Contro la storia imprecisa. Un piccolo esempio – di Guido Aragona

MarcellaGallottaTorino, Palazzo del Nuoto 2003-2011 @Marcella Gallotta

Uno storico ha il diritto o forse il dovere – di interpretare i fatti in modo anche fantasioso e addirittura tendenzioso.

Quel che non può fare è invece essere inesatto sulle date e le circostanze di fatto. Questo diritto, non ce l ‘ha. L ‘imprecisione nei fatti e circostanze, a cui purtroppo siamo abituati nell ‘informazione di massa, non è lecita nei libri, specie di autori ed editori di grande reputazione, anche perche l ‘imprecisione nei fatti reprime la possibile ricchezza dell ‘interpretazione degli stessi, ottunde la lettura della realtà.

Un piccolo esempio. Nel recente Storia dell ‘architettura italiana 1985-2015 di Biraghi e Micheli per Einaudi, nel capitolo sugli interventi degli architetti stranieri in Italia, si legge su Isozaki : Sommato agli altri incarichi affidati a Isozaki in Italia, – tra cui la Torre e gli edifici residenziali di Citylife a Milano (2003), il Palasport Olimpico a Torino (2000-2006), la stazione TAV a Bologna (2008), l ‘incarico per la nuova sede della provincia di Bergamo giustifica la decisione di aprire uno studio a Milano …

La vittoria del concorso per la nuova sede della provincia di Bergamo è del maggio 2009 (per un rassegna dei progetti di secondo grado, si può andare qui http://europaconcorsi.com/results/85894-Nuova-sede-della-provincia-di-Bergamo-New-Building-of-the-Province-of-Bergamo

Ma, a parte il fatto che l ‘incarico non venne dato a dispetto della vittoria al Concorso , in realtà, come si legge persino su Wikipedia italiana alla voce Isozaki, lo studio milanese, in associazione con Andrea Maffei, c ‘è dal 2005 (anno in cui era di prossima ultimazione il Palaolimpico torinese e i progetti di Citylife erano allo stadio preliminare). In precedenza, gruppi di lavoro dello studio Isozaki deputati allo sviluppo dei progetti italiani risiedevano in forma ospite presso lo studio ArchA (del co-progettista Pierpaolo Maggiora) a Torino, anche per sviluppare insieme agli italiani altri due rilevanti progetti torinesi realizzati invece non menzionati, quali il Parco Olimpico e il Palazzo del Nuoto.

Ora, sia chiaro: non ci piace fare i precisini tanto per fare. E ‘ solo per dire che questa imprecisione sui fatti non ha consentito di illuminare a dovere un caso di rapporti professionali fra architetti di diversa nazionalità e delle loro strutture in un mondo globalizzato, di affrontare la questione dei modi di lavorare di gruppi internazionali di progettazione, ecc. Oltre a tenere ingiustamente in ombra i partner italiani di Isozaki, che pure hanno avuto un ruolo importante in quelle avventure progettuali terminate da poco, o ancora in corso con costruzioni di entità rilevante seguite da Maffei.

Non dico di dedicarvi sei pagine e due illustrazioni come è stato fatto per informarci minuziosamente su questioni di fondamentale importanza per la storia dell ‘architettura italiana quali le affinità e divergenze fra il compagno Grassi e il gruppo Baukuh, (pag. 278-284).

Ma almeno fare un po ‘ di inchiesta al fine di non sbagliare sui fatti succintamente raccontati, mi pare sarebbe stato il minimo per un libro. Fermo restando che sbagliare è umano e solo chi non fa nulla non sbaglia mai.

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