Un Olivetti da presepio nella fiction TV – di Alessandra Muntoni

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Olivetti, la forza di un sogno, prodotto da Luca Barbareschi per la regia di Michele Soavi, nipote dell’Ingegnere di Ivrea, è stato trasmesso da RAI 1 (28-29 ottobre). Più che un sogno, un incubo per chi è interessato alla cultura scientifica e artistica italiana, per architetti e urbanisti.

Personaggi improbabili: Camillo Olivetti, lungi dall’essere un industriale lungimirante, sembra il Babbo Gerolamo di Alice nel paese delle meraviglie; l’impacciato Adriano-Zingaretti, con un sorriso stereotipato, è ridotto a un uomo qualunque, invischiato in trappole familiari e in poco credibili spy story USA. Scarse o retoriche le sue frasi sull’innovazione industriale e sul movimento Comunità.

Assente l’apporto della cultura architettonica e del design italiano, allora ai vertici internazionali. La ‘lettera 22’, anziche a Nizzoli, è attribuita ad un fanciullesco tecnico che si chiama (simbolicamente?) Libero. La fabbrica di Figini e Pollini, mai nominati, è appena intravista in scene d’assieme. Nessun cenno al negozio Olivetti a Venezia (Scarpa) o alla sede di Barcellona (BBPR). La fabbrica di Pozzuoli serve per spunti panoramici o poco più e, ovviamente, di Luigi Cosenza nessuna traccia. Per non parlare della pubblicità Olivetti, qui attribuita agli spunti infantili di una impiegata. E poi un Parlamento italiano da operetta, dove Adriano si aggira solo e privo di idee.

Ricordando il bel documentario di Minoli riproposto nel Padiglione italiano dell’ultima Biennale, che Luca Zevi aveva dedicato con cura scientifica e confronti all’attualità proprio alla impresa di Adriano Olivetti, viene da chiedersi se qualcuno possa ancora pensare che la RAI sia un servizio pubblico, o se il suo scopo sia soltanto quello di fare disinformazione.

 

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