Schermi invece di disegni – di Marco Ermentini

Shermi Marco Ermentini

La scorsa settimana mi e successa una cosa strana: dopo una serie di incontri con un cliente (un progetto di sistemazione di una vecchia casa di campagna), capivo che c’era qualcosa che non andava per il giusto verso. L’edificio era stato analizzato e compreso nei dettagli, l’idea di fondo della conservazione attenta e umile era piaciuta così come le aggiunte con linguaggio contemporaneo; le prime ipotesi erano state approfondite ed esaminate ma la trasmissione del risultato finale e del processo decisionale sembrava non essere colta dal committente. Gli schizzi di progetto, disegni, prospettive, particolari, materiali non erano capiti, o forse -anche dopo tanti anni di professione- non ero più in grado di trasmettere le informazioni in modo completo e coinvolgente. Insomma qualcosa nella comunicazione mancava, e si sentiva! Dopo una pausa di riflessione ho miracolosamente trovato il bandolo della matassa. E la soluzione e venuta osservando il mio nipotino Giovanni nella sua occupazione preferita pomeridiana: videogiochi. Ho provato a trasferire disegni, schizzi, materiali, decisioni sullo schermo. Nell’ incontro successivo il cliente e stato immerso in un continuum multimediale: I-Pad, proiezioni, video, schermi di tutte le fogge e misure e compagnia bella proprio come ci fa capire Vanni Codeluppi nel suo magnifico libro “l’era dello schermo”. Risultato: un successo. L’idea ha avuto la sua comunicazione adeguata, l’approssimazione del colore del pastello a cera sul foglio ruvido sublimata nello schermo piatto, l’imperfezione del tratto catturata nella sua veste digitale, l’immagine astratta della realtà convertita nel virtuale che, paradossalmente , costituisce il vero nostro reale. ├ë curioso: da questa esperienza si può capire come per noi ormai il reale e solo il mediale. Se la realtà non è veicolata da uno schermo, in sostanza, non esiste proprio, e questo implica grandi conseguenze. Forse aveva proprio ragione Paul Virilio: ” Siamo in un mondo dove non si guardano più le stelle, ma gli schermi.”

 

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