Padiglione Italia Expo 2015 – di Gerardo Mazziotti

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Carissimi Amici, ho ricevuto per posta un depliant su carta patinata con alcune immagini del Padiglione Italia per l ‘Expo 2015 di Milano, che, come sapete, ha per tema Nutrire il Pianeta, Energia per la vita. Contiene una brevissima cronaca delle Esposizioni Universali, da quella del 1851 di Londra ( ma, chissà perche, non cita il Cristal Palace di Paxton) a quella di Parigi del 1889 con la Tour Eiffel. E basta. Non cita l ‘Atomium di Bruxelles ne il Festival Plaza di Tange all ‘Expo di Osaka. Ma non è questo il punto. C ‘è da restare sbalorditi, stupefatti, basiti di fronte all ‘accozzaglia di volumi variamente e capricciosamente sagomati, coperti da un groviglio di aste, probabilmente metalliche, evocatorio di quell ‘ escremento che è il nido d ‘uccello dello Stadio di Pechino di Herzog e DeMeuron ( scrissi a suo tempo che solo un uccello paranoico avrebbe costruito un nido sgangherato). Nel depliant si legge Il Padiglione Italia sarà il vero biglietto da visiti del nostro Paese all ‘Expo 2015 e sarà uno dei lasciti dell ‘Esposizione alla città di Milano. Alto 25 metri, è stato progettato come una comunità intorno alla sua piazza ed è ispirato all ‘albero della vita, rappresenterà una foresta urbana. Il progetto sviluppa l ‘idea di un organismo architettonico il più possibile energicamente indipendente, in cui è garantito al massimo l ‘equilibrio tra produzione e consumo d ‘energia attraverso l ‘uso di tecnologie all ‘avanguardia . Il solito linguaggio criptico che non mi ha fatto capire un accidente. Ma, non sapendo ne il progettista ne gli organizzatori dell’Expo cosa metterci, il plastico sarà esposto dall ‘8 novembre 2013 al 15 gennaio 2014 nella Sala della Guardia d ‘onore nel palazzo del Quirinale, e poi in altre città, perche la gente suggerisca cosa esporre. Potrebbe sembrare sorprendente ( in architettura non si progetta mai un contenente senza conoscere il contenuto). E forse lo è. Ma devo ricordare che qualcosa di simile avvenne all ‘Esposizione londinese del 1851. Nemmeno Paxton sapeva cosa metterci nel palazzo di cristallo. Furono i londinesi a proporre cosa mostrare ai visitatori. E l ‘ing. George Jennings vi espose il primo wc con scarico con acqua corrente. Un prototipo che rivoluzionò le abitudini fisiologiche del mondo civile. A cominciare da quelle della Regina d ‘Inghilterra. Per saperne di più ho aperto il sito www.padiglioneitaliaexpo2015.it ed ho appreso che per la progettazione è stato indetto un concorso internazionale, che si è concluso con Nemesi & Partners, Proger SpA, BMS progetti al 1┬░ posto, Mario Bellini al 4┬░ posto ( con una variazione del Guggenheim wrightiano), Italdesign Giugiaro architettura al 6┬░ posto (meglio che continui a disegnare bellissime automobili), Massimo Pica Ciamarra Associati e Altri al 12┬░ posto ( un bellissimo progetto che meritava il 1┬░ posto) e Paolo Portoghesi (l ‘ideatore del post-modern), Michele Achilli ( il primo architetto deputato col PSI craxiano) e Altri al 48┬░ posto. Se vi punge vaghezza di sapere come si sono classificati gli altri 63 gruppi di architetti, ingegneri e designers cliccate il sito. Nel dispiacermi che il concorso non l ‘abbia vinto il mio amico Massimo Pica devo ritenere che l ‘autore di questo orrore siano i tre gruppi classificatosi al 1┬░ posto. Talchè di fronte a follie del genere non posso che concordare con il compianto Oscar Niemeyer che, prima di morire alla veneranda età di 104 anni, non ha voluto perdere l ‘occasione per esprimere questo giudizio Gli architetti contemporanei mi fanno inorridire, la loro architettura è noiosa e priva di ogni bellezza. Del resto Thom Mayne, teorico della ciber-architectur, scaturante da certi dati immessi in un supercomputer, e autore di autentici orrori premiati con il Pritzker da quei mattacchioni della Giuria, sostiene che L ‘architettura classica, quella di Palladio e di Brunelleschi, ha un futuro soltanto come reperto da museo. L ‘architettura del 21┬░ secolo è fatta da grandi tecnologie e non più di memorie, di artigianalità, di storia o di tradizione. Dimenticate Wright, Mies, LeCorbusier e Kahn, grandissimi ma superati .La bellezza non è un compito dell ‘architettura. Talchè, di fronte alle stravaganze architettoniche hi.tech, postmodern, ceap-scape, decostruttiviste, minimaliste, neoclassiche e chi più ne ha più ne metta mi viene la tentazione di definire epigoni di Caravaggio i vari Kounellis, Kossuth, Merz, Kapoor, Pistoletto, Lewitt, Fabro, Serra, Kiefer et similia. Cordialissimi saluti e il consiglio di ricorrere a generose tazze di camomilla.

 

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