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L’IMPORTANZA DI ESSERE IN BOLLA – di Davide Boselli

L’IMPORTANZA DI ESSERE IN BOLLA – di Davide Boselli

Autore: Davide Boselli
pubblicato il 18 Novembre 2013
nella categoria PARADIGMI EPICUREI di Davide Boselli

 

Esistono dei luoghi deputati al far arte?

Esistono i luoghi istituzionali, come gallerie, musei e fondazioni, dove si espone l'arte, ostendandola.

E ci sono altri luoghi, quelli non istituzionali, ove l'arte si fa tout court.

Nelle piazze, nelle strade, e ovunque la gente si trovi ad interagire quasi per caso con l'arte, creando l'identità dell ' hic et nunc.

Nasce da quest'ultima suggestione l'idea di portare una mostra temporanea all'interno di un luogo di passaggio, in un crocevia di persone e idee che, seguendo differenti direttrici, si facciano testimoni del loro incontro inaspettato.

La stazione Tiburtina, capofila delle infrastrutture controllate da Grandi Stazioni, entra perciò a pieno diritto nel novero di quei luoghi ideali dell'incontro con il fatto artistico.

Osmosis è la mostra d'arte contemporanea ospitata dal 6 al 28 Novembre presso la Stazione Tiburtina: polo ambizioso e snodo fondamentale di persone in viaggio, idee di passaggio e non solo.

Osmosis ambisce ad essere una stazione dedita alla propagazione ed al transito di progetti e cultura.

Osmosis è di scena alla stazione Tiburtina affinche si origini un processo fisico di ibridazione da affidare ai passanti - visitatori, che come vagoni trainati tra un binario e l'altro, creino un fluido ibrido e consequenziale.

All'interno di uno dei volumi sospesi che caratterizzano l'architettura della struttura, le cosiddette bolle, èinscenato in una capsula ovattata il tentativo di democratizzazione dell'incontro con l'arte.

Le bolle della Tiburtina, sopraelevate e sconfinanti la struttura, infrangendo lo spazio strabordano, diventando il luogo ideale di un'esposizione come Osmosis.

Le bolle appaiono imponenti e precarie al contempo, sospese ma facilmente raggiungibili e, come nel processo osmotico, infrangono lo spazio circostante.

La bolla, in virtù della sua essenza liquida, delimita uno spazio fluttuante, altamente nomade e fluido, da attraversare.

Essere in bolla, significa aver lavorato a regola d'arte, ma anche essere estremamente sensibili alla benchèminima vibrazione.

Da questo deriva l'importanza di essere in bolla.

Osmosis è in bolla a Roma, nel cuore dell'Italia, all'interno di una tra le più importanti stazioni della penisola, ove innovazione tecnologica ed infrastrutturale si accompagnano a braccetto, un cantiere aperto che ospitando una mostra d'arte (con)temporanea si apre alla ricerca culturale.

Con Osmosis l'arte emigra dalle pareti istituzionali, si rivolge ad un ventaglio molto più vasto di pubblico e nelle bolle della Tiburtina chiede al passante frettoloso e distratto di elevarsi, ovattandosi all'interno del volume sospeso, per trovare la chiave di volta dell'atto unico.

L'arte chiede di essere interpretata, l'arte chiede di essere ospitata.

Non solo.

Nel volume sospeso di Tiburtina l'arte si frammenta in sinfonia e musica di contemplazione, diviene riflessione e si rende trasportabile ovunque attraverso il catalogo su pendrive.

Occorre prender coscienza del fatto osmotico - che è un fatto culturale - che dalla bolla chiede di essere trasportato nella testa e sui binari.

Se Tiburtina è uno degli scali dell'alta velocità, una piazza urbana che, nelle parole dell'a.d. di Grandi Stazioni, Fabio Battaggia, si pone come un ponte di riqualifica e giunzione, cos'è l'arte se non quel ponte che, durante il transito del viaggiatore curioso, da un capo all'altro offre il sublime panorama del suo percorso?

Osmosis è il ponte che permette di viaggiare ad alta velocità dalla bolla di Roma Tiburtina, come un vettore su binari ad alta capacità per propagarsi chissà dove grazie alle infinite mete dei viaggiatori, esportando un nuovo modo di fare cultura ed una nuova concezione di luoghi dell'arte, riducendo distanze spaziali all'interno di coordinate temporali.

In fin dei conti, l'arte altro non è se non un ministro senza portafoglio, che avvalendosi del principio di libera circolazione di persone e idee, chiede al processo osmotico di essere il traino per il nuovo che verrà.

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