La statalizzazione dell’architetto – di Christian De Iuliis

La statalizzazione dell'architetto

I tempi non sono ancora maturi, ma non manca tanto all ‘ultimo stadio della mutazione genetica dell ‘architetto italiano: la sua statalizzazione. Per accelerare il processo, gli architetti italiani dovrebbero innanzitutto prendere atto che il mito del lavoro autonomo è morto e sepolto. Quelle che ci sono ancora, sono delle sacche di cocciuta resistenza, piccoli architetti autonomi quanto rivoluzionari in giro per la giungla della burocrazia, armati fino ai denti, che si illudono di poter ancora vincere qualche battaglia. Questi sopravvissuti che combattono come guerriglieri di trincea bisogna convertirli in tempo, altrimenti basterà la prossima spruzzata di Legge di stabilità tossica, l ‘aumento della dose giornaliera di iva o l ‘esplosione di nuovi contributi pensionistici, a sterminarli.

Per questo motivo, faccio un appello a questi coraggiosi guerriglieri sparsi nel sottobosco italico: arrendetevi. Uscite allo scoperto, riponete il mouse e sventolate la bandiera bianca sul tubo dei vostri progetti. Dopodiche tutti insieme chiedete di essere statalizzati, questo è il momento giusto, ora che avete anche un rappresentante a vita nel Senato della Repubblica che può sponsorizzare l ‘idea e promuoverla tramite una grande operazione di massa che potremo dunque chiamare (anche in omaggio alla velocità con la quale avvengono i cambiamenti in Italia) Piano Piano.

Il principio è molto semplice: compiere un ulteriore passo verso il socialismo reale dello Stato e rendere anche l ‘architettura accessibile a tutti, come un servizio di assistenza sociale, tipo la sanità tanto per intenderci. Il piano Piano prevede che lo stato assumi a stipendio fisso mensile tutti gli architetti che ne faranno richiesta, dandogli una scrivania con un ‘attrezzatura tecnologica minima per consentire che mettano a disposizione del pubblico la loro professionalità. Ovviamente tutto questo con precisi orari d ‘ufficio, e tutto quello che segue: sindacati, pause e buoni pranzo, ferie come da calendario, cartellini da timbrare, assemblee, visite mediche ecc.

L ‘architetto statalizzato, (che da ora in poi chiameremo per brevità Starch) verrebbe inquadrato sufficientemente vicino al luogo di residenza, suddiviso per aree geografiche e densità abitative, come i farmacisti; per gli Starch sarà trovato un edificio adeguato tale da sistemarli in maniera ordinata per farlo agire in completa serenità. E ‘ facile. Se passa l ‘amnistia si possono riciclare le carceri, ma vanno bene anche i tribunali soppressi, gli ospedali mai aperti, i centri sociali sgombrati ecc.; in breve sul territorio sorgerebbero così centinaia di PPAL (Palestre Per l ‘Architettura Locale), atte ad allenare lo spirito e la scienza del professionista e del cittadino. Così chiunque avesse bisogno di un architetto può recarsi in una PPAL, può farlo sia l ‘assessore comunale che il cittadino per un intervento alla sua abitazione privata, ammesso che da qui a qualche anno esista ancora la proprietà privata, ovviamente.

Lo Starch riceverà negli orari e nei giorni stabiliti, il cliente dovrà solo pagare un ticket in portineria, (per i meno abbienti però ci sarà l ‘esenzione) e ritirare un codice che lo indirizzerà in maniera del tutto casuale ad uno degli Starch del PPAL. Con questo sistema, lo Starch lavorerebbe con maggiore tranquillità, seguirebbe un numero congruo di assistiti senza l ‘ansia della fine del mese, senza bollette da pagare, contributi da versare, fatture da emettere e pagamenti da riscuotere. Inoltre farebbe molta meno fatica perche periodicamente il ministero tramite apposite circolari gli detterà la linea architettonica da adottare, suggerendogli i materiali, il linguaggio adeguato e le tecniche da applicare di volta in volta. Questo uniformerebbe finalmente il volto delle nostre città, mettendo un freno a questo dilagare della creatività e fine a questo pasticcio di stili senza regola. Nei momenti di scarsa affluenza o di noia lo Starch può seguire corsi di aggiornamento, giocare a Cityville su Facebook o chattare con gli amici, abbassando di molto il suo livello di stress.

Ma ci sarebbero numerosi vantaggi anche per gli assistiti: innanzitutto lo Starch diventando egli stesso un burocrate si rilascerebbe da solo le autorizzazioni che gli servono, o perlomeno saprebbe come fare a farsele rilasciare, accorciando bruscamente i tempi tecnici, inoltre non ci sarebbe più il timore delle parcelle salate e tutti ricorrerebbero alla figura dell ‘architetto alzando il livello tecnico e culturale delle costruzioni. In aree particolarmente sensibili o in occasione di eventi straordinari (Expò, G8, ma anche terremoti, dissesti idrogeologici gravi) si potrebbero erogare degli incentivi straordinari, perfezionando un sistema mutuale e premiale dell ‘architettura. Per quanto riguarda lo stipendio, per cominciare, anche 1000 euro al mese, nette, considerando che lo Starch non avrebbe praticamente nessun ‘altra spesa, sarebbe un compenso ragionevole. Cifra assai più elevato di quanto guadagnano oggi la maggioranza degli architetti autonomi, che ovviamente lavorano molto di più.

In breve tempo il Piano Piano rivoluzionerebbe il mondo lavorativo degli architetti italiani, donandogli un miglior tenore di vita, ovviamente tutti coloro che non vorranno aderire potranno continuare a fare gli autonomi e a rimanere fuori dalle PPAL.

L ‘ARCHITEMARIO STA DIVENTANDO UN LIBRO!!

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4 Comments

  1. fc3000 30/11/2013 at 02:07

    Secondo me ci siamo bevuti il cervello. “Lo starch essendo egli stesso un burocrate” non si pu├▓ sentire. Questo ├¿ un ripiego a 20 anni di decadimento culturale della professione e la responsabilit├á ├¿ a priori di chi doveva occuparsi dell’ attualizzazione della professione e della diffusione del valore della stessa, invece di rimanere ancorati a vecchi sistemi e dogmi che fanno il bene di pochi a danno dei molti. 1000 euro al mese per timbrare un cartellino, ma che cavolo stiamo dicendo. La verit├á ├¿ che l architetto non fa l architetto, ma per fare le pratiche che avete catalogato sopra secondo voi serve questa laurea? Lo Starch come lo avete chiamato esiste gi├á e si chiama geometra. Quello che serve in questo momento ├¿ un contratto nazionale per la categoria che tuteli e regoli i rapporti con le aziende che sono quelle che hanno veramente bisogno di noi ma che continuano a sfruttarci perch├® non siamo rappresentati da nessuno. Cos├¼ chi vuol fare il libero professionista lo fa e chi vuole fare il dipendente ha un contratto che rappresenta la sua professionalit├á, qualifiche ed anni di esperienza come il pi├╣ normale operaio metalmeccanico. Non ├¿ possibile che ad un azienda sia consentito prendere un architetto di 40 anni con 15 anni di esperienza a partita Iva a 1000euro lordi. Dovrebbe essere illegale.

  2. Francesco Lombardo 03/12/2013 at 11:06

    La normativa sui lavori pubblici nelle gare di progettazione ha tagliato fuori i liberi professionisti a favore delle Società di ingengeria che si aggiudicano il 98% delle gare di progettazione. Questo è il risultato di un decennio di legislazione in materia esclusivamente a favore delle società di Ingegneria, forse è giunto il momento (tardivo ed a scapito della stessa sopravvivenza) che i Liberi professionisti devono far modificare al più presto la Legge in materia di gare di progettazione relative ai Lavori Pubblici

  3. m.abiss 04/12/2013 at 13:03

    Salve , dovete fare in modo che possiamo condividere i vostri articoli su facebook , ancora non avete messo questa possibilità , peccato

  4. Rem 09/12/2013 at 18:09

    Un’idea a dir poco geniale, una specie di architetto della mutua, un architetto di famiglia con tanto di ricettario rosa con soluzioni tipologiche per ogni evenienza. Immagino gi├á la goduria di aspettare in anticamera sfogliando vecchissimi numeri ingialliti di Casabella e Domus, oppure obsoleti cataloghi di materiali edili.
    :-))

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