I napoletani olivettiani – di Gerardo Mazziotti

stabilimentopozzuoli

Ho letto e apprezzato il pezzo di Alessandra Muntoni Un Olivetti da presepio nella fiction Tv. All ‘indomani della sceneggiata, trasmessa da Rai1, ho scritto un pezzo, pubblicato su NapoliNews, nel quale ho denunciato la superficialità, il pressapochismo e l ‘ignoranza dell ‘autore, degli sceneggiatori e del regista. E del produttore Luca Barbareschi. Un giudizio condiviso da moliti architetti e,in particolare, dal mio caro amico Eduardo Alamaro,che mi scrisse col suo affascinante linguaggio immaginifico.

Infatti: 1) non viene citata, sia pure di sfuggita, l ‘accoglienza che all ‘ing. Olivetti, venuto a Napoli per illustrare il programma politico di Comunità, riservò il mondo culturale cittadino nell ‘aula magna della facoltà di Architettura (Roberto Pane, Luigi Cosenza, Luigi Tocchetti, Ferdinando Isabella, Edoardo Vittoria e tantissimi giovani, tra i quali chi scrive);2) se Ivrea è entrato a far del patrimonio unesco dell ‘umanità un certo merito va riconosciuto all ‘architetto Edoardo Vittoria, professore emerito della Federico II, assessore all ‘urbanistica della giunta Bassolino, autore di numerosi edifici di Ivrea, pubblicati sulle più prestigiose riviste d ‘architettura italiane ed estere. E anche a Figini e Pollini e a Marco Zanuso (il suo nome viene pronunciato da Zingaretti-Olivetti quando dice chiamate Zanuso per fargli disegnare il Calcolatore, mettendo un tarlo nel cervello dei telespettatori che si chiedevano chi mai fosse questo carneade); 3) mostra Olivetti che, su una collinetta di Pozzuoli, annuncia alla immaginaria giornalista americana (prima salvata da Olivetti e poi spiona per conto della Cia, roba che nemmeno la più scalcinata tv localeÔǪ) la decisione di costruire nella cittadina flegrea una Officina ma trascura il fatto che vi andò in compagnia dell ‘ing. Luigi Cosenza, al quale affidò l ‘incarico di progettarla; e non mostra una sola immagine della Officina realizzata assieme a Marcello Nizzoli (uno dei grandi designers italiani che disegnò gli arredi fissi e mobili) e a Pietro Porcinai (il più grande paesaggista italiano del Novecento, che curò le sistemazioni a verde), una fabbrica che divenne famosa per la sua bellezza e per la sua concezione olivettiana (ambiente di lavoro e servizi sociali). Un grande napoletano (ancora non gli hanno dedicato una strada o una piazza mentre si dibatte di dedicarle ad Almirante o a Lauro), un personaggio che ebbi il piacere di conoscere e di diventarne amico. Tant ‘è che mi coinvolse nella progettazione della Chiesa che doveva sorgere nel villaggio Olivetti, il quartiere residenziale degli operai realizzato da Cosenza a pochi chilometri della Officina. La chiesa rimase a livello di progetto dopo la improvvisa morte di Olivetti. E ‘ imperdonabile che la famosissima Olivetti 22 non sia stata attribuita a Marcello Nizzoli, come ha denunciato anche Alessandra.

Ed è ancor più imperdonabile che non sia stato fatto il nome di Le Corbusier, al quale Olivetti, accompagnato a Parigi da Luigi Cosenza amico di tutt ‘e due, chiese di progettare il Centro di calcolo elettronico a Rho milanese. In conclusione, una pessima fiction, che, ideata da gente più preparata, avrebbe potuto mostrare il valore dell ‘architettura come mezzo in grado di esprimere valori, del tutto necessari alla vita spirituale, e di trasmettere il messaggio della bellezza.

Una occasione persa. Peccato.

 

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