#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA o GIUGNO 1963 – di Arcangelo Di Cesare

giugno 1963

Lo scenario della comunicazione degli anni ’60.

“Nel 1963 si poteva affermare che la tecnologia moderna aveva condotto alla democratizzazione della cultura in senso strumentale; il consumo di un determinato oggetto culturale, da parte delle grandi masse, era possibile grazie alla moltiplicazione effettuata tramite replica, duplicato o fac-simile.

Al tempo di Beethoven era necessario un pubblico che ascoltava e una sala che conteneva l ‘orchestra: l ‘evento era singolare, speciale e non si poteva replicare.

Oggi, nel 1963, il godimento di un brano di Beethoven, può essere e, di fatto, è di solito individuale, isolato e quanto più moltiplicato.

Questo ha allargato il bacino di ascolto, a volte numeroso solo statisticamente, e ha alterato il valore culturale della forma, esaltandola o umiliandola; manipolando, infatti, le forme in vista di una distribuzione di massa il produttore inevitabilmente le modifica: sia per pura venalità sia per motivi più nobili. Comunque si tratta di un processo estraneo ai requisiti estetici della forma e pertanto nocivo alla sua integrità artistica.

La tecnologia ci pone di fronte ad un dilemma: da una parte è la base irreversibile per l ‘abbondanza e la prosperità materiale ed economica, dall ‘altra, con la produzione standardizzata di massa, svuota di significato il prototipo. Nessuno, che sia interessato al benessere dell ‘umanità può proporre il ritorno alla condizione preindustriale, ma nessuno, che sia interessato alle potenzialità emotive e intellettuali dell ‘uomo, può restare indifferente al declino del gusto collettivo.

Oggi la comunicazione viaggia a una velocità tale che questi concetti ci sembrano arcaici: la connessione istantanea globale ci porta al superamento di quelle tesi; non parliamo più del dualismo prototipo-oggetto in serie perche le creazioni odierne hanno la possibilità di girare in rete così velocemente che tutto ci sembra superato un minuto dopo averlo visto.

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