La nuova estetica del tubo – di Christian De Iuliis

L'estetica del tubo

Gli architetti si mettano pure l ‘anima in pace, oggi non sono loro a disegnare i prospetti degli edifici, bensì il tubista. Non è internet, non è l ‘high tech, non è il recupero dell ‘antico, bensì il tubo il vero elemento caratteristico del nostro panorama urbano. E ‘ il tubo, con tutte le sue affine tubature, che ignorando qualsiasi tipo di ostacolo si arrampica lungo le facciate degli edifici, si intrufola sui balconi, percorre chilometri di parete con incurante insensibilità unendo tutto ciò che tocca, più rigorosamente di ogni collegamento tecnologico.

Il tubo ha origini illustri: fu inventato da Dio in persona, anzi, prima della vita, Dio era egli stesso un tubo Dio possedeva la flessibilità di quest ‘ultimo e al tempo stesso giaceva rigido e inerte, confermando così la sua natura di tubo. Sperimentava la serenità assoluta del cilindro. Filtrava l ‘universo e non tratteneva niente*; quando creò l ‘uomo lo immagino esattamente così: un tubo con un foro di entrata e uno di uscita. Poi decise di donargli un linguaggio e uno sguardo e l ‘uomo smise di essere tubo; tuttavia ancora oggi non è raro incontrare esseri umani con sembianze e comportamenti simili ad un tubo.

La tubatura ha fatto parte dell ‘architettura fin dall ‘epoca dei Romani che nel V secolo a.C. avevano già costruito un sistema fognario perfettamente funzionante. E la storia della tubatura segue l ‘evoluzione dei materiali da costruzione: dalla terracotta, alla ghisa, dal piombo all ‘eternit, fino alle condotte in materiale plastico di oggi.

Fino a mezzo secolo fa, la tubatura serviva esclusivamente all ‘approvvigionamento d ‘acqua potabile, per lo scarico dei bagni e per lo smaltimento delle acque piovane. Le tubature erano presenze discrete e spesso occultate intorno o dentro le nostre case. Finche negli ultimi anni è esploso il “boom” del tubo. Una moltiplicazione esponenziale generata dai suoi nuovi utilizzi. Ai nostri edifici si sono aggiunte nuove tubazioni, infatti, per la distribuzione del gas, per le condotte dell ‘aria condizionata, per le canne fumarie delle caldaie, per la canalizzazione dei cavi elettrici o degli impianti satellitari, per le areazioni forzate dei locali ma anche perche passiamo un altro tubo che non si può mai sapere.

E pensare che c ‘è stato un tempo in cui il tubo scorreva invisibile, con il suo alloggio ricavato all ‘interno della muratura, discreto utensile, dimenticato e dimenticabile poiche quasi praticamente indistruttibile. Oggi non si usa più incassare le tubature. La settimana scorsa ho chiesto ad un capomastro di farlo con una pluviale e lui mi ha guardato come se gli avessi chiesto di stuprargli la figlia.

Fino alla prima metà del XX secolo, le condutture erano così ben mimetizzate nella muratura che il ritrovamento del tubo era una delle operazioni più delicate in quanto occorreva possedere qualità da rabdomante edilizio. Venivano convocati vecchi geometri in pensione, manovali che ricordavano che un suo zio gli aveva raccontato che il nonno forse aveva riparato il bagno in quell ‘edificio, o forse in quello accanto che comunque è quasi uguale. In futuro il ritrovamento di un tubo nella muratura sarà un evento raro quasi quanto un goal di Amauri.

Oggi il vero modulor Le Corbuseriano non è organizzato intorno alle proporzioni dell ‘uomo, ma a quelle dell ‘idraulico. E ‘ il tubo, con il suo disegno geometrico, simmetrico o meno, con il suo tessuto cartesiano o astratto a caratterizzare i prospetti degli edifici delle nostre città. Il dedalo dei tubi, inevitabili quanto numerosi, mortifica qualsiasi desiderio di composizione architettonica, fino a sostituirne le ambizioni e diventarne strato sovrapposto.

E ‘ l ‘idraulico il nuovo potenziale architetto del XXI secolo, l ‘estetica del tubo sostituirà quella del mattone o del calcestruzzo. Il raccordo a gomito e la flangia prenderanno il posto del timpano e della lesena rappresentando l ‘aspirazione costruttiva del nuovo millennio. La braga e il raccordo a messicano più espressive della finestra a nastro e del tetto-giardino.

Il Le Corbusier di domani sarà un tubista diplomato alle serali.

 

*: Tratto da La metafisica dei tubi di A. Nothomb

 

2 Comments

  1. knulp 31/10/2013 at 13:07

    qui non ci sono solo iraccordi a gomito ma anche dei tubi sospesi che prendono la forma curva dovuta al gioco di forze in campo.

    http://www.flickr.com/photos/jonashansel/8300113687/

  2. piero guarneri 31/10/2013 at 13:30

    Non sono per niente d’accordo con quanto riportato sull’articolo tratto da “La metafisica dei tubi” di A. Nothomb.
    Certo, se l’architetto si dimentica che l’edificio che sta progettando dovr├á essere dotato di servizi, riscaldato e/o raffrescato e dovr├á poter disporre di gas e acqua calda, ecc., poi possono nascere gli obbrobri della foto.
    Tranquillo Sig. Nothomb a Le Corbusier non sarebbe successo di dimenticarsi dove far passare i tubi negli edifici.
    Tranquillo Sig. Nothomb, cazzate le possono fare anche quelli che non sono idraulici e che hanno studiato al Politecnico.
    Sa, Sig. Nothomb, perch├¿ uno frequenta le scuole serali? Se vuole in un’altra occasione glielo spiego.

Scrivi un commento