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Álvaro Siza. Laurea Magistrale ad honorem in Architettura a Milano o di Giulia Russo

Álvaro Siza. Laurea Magistrale ad honorem in Architettura a Milano o di Giulia Russo

Continuano le celebrazioni dei 150 anni del Politecnico di Milano e la Facoltà di Architettura e Società conferisce la Laurea Magistrale ad honorem in Architettura ad ├ülvaro Siza Vieira e a lui dedica tre mostre, visitabili fino all ‘ 8 novembre, all ‘interno dello Spazio mostre Guido Nardi. ├ülvaro Siza. Disegni e maquettes, curata da Maddalena d ‘Alfonso, punta l ‘attenzione su cinque dei suoi progetti più noti: le piscine di Le├ºa da Palmeira, le residenze di Bou├ºa a Porto, la ricostruzione del Chiado a Lisbona, il Centro di Arte contemporanea a Santiago de Compostela e la recente Casa della Musica a Lecce, visti attraverso l ‘esposizione di un mestiere fondato sullo schizzo come indagine plastica e i modelli come verifica spaziale del pensiero progettuale. Ritratti di Matosinhos, fotografie di Gabriele Basilico e disegni di ├ülvaro Siza a confronto, parallelamente agli scatti del grande Maestro, scomparso quest ‘anno, è una rilettura della città natale di Siza. D ‘affezione 1977-2012. Siza al lavoro, installazione nell ‘ atrio dell ‘Aula Rogers, propone un racconto fotografico di Roberto Collovà sull ‘architetto, sulla sua attività in studio e in cantiere.

La laurea ad honorem è conferita a Siza per l ‘eccezionale valore alla sua opera, riconosciuta a livello internazionale e, in particolare, come ha sottolineato la Preside Ilaria Valente nella motivazione:

per la sua costante ricerca compositiva che ha declinato criticamente il pensiero e i principi del Movimento Moderno in rapporto alla complessità dei contesti contemporanei, interpretando felicemente il carattere dei luoghi e l ‘essenza del tempo depositato nelle tracce della città e dei paesaggi esistenti;

per la sua ricerca progettuale, i suoi scritti, il suo insegnamento che rappresentano un apporto esemplare alla disciplina ed un esempio per gli studenti.

La scuola milanese negli ultimi vent ‘anni ha sviluppato significative collaborazioni con la Scuola di Architettura di Porto. La mostra al Pac di Milano, nel 1979, ha aperto il dialogo con la cultura architettonica italiana, trovando spazio su Casabella e Lotus. Da quell ‘anno in poi, infatti, Siza progetterà anche in Italia. Fra i principali lavori il recupero urbano e della Chiesa Madre a Salemi nel 1980, la stazione Municipio della linea 1 della metropolitana di Napoli e il restauro del palazzo Donnaregina di Napoli, oggi Madre, Museo d ‘arte contemporanea.

Premio Pritzker nel 1992, Medaglio d ‘Oro del RIBA nel 2009 e Leone d ‘oro alla carriera alla Biennale di Venezia nel 2012, Siza, attento e sapiente costruttore, ribadisce la necessità dell ‘architettura come strumento inevitabile di scrittura e protezione della città e dello spazio abitato, incarnando l ‘obiettivo primario dell ‘edificare.

├ülvaro Siza, attraverso le sue architetture, i suoi scritti, i suoi insegnamenti invita alla sperimentazione, al viaggio, ad osservare senza perdere mai la curiosità, lasciandosi trascinare dall ‘emozione che può nascere dall ‘intuizione di un ‘idea, come ha dimostrato con la grande vela all ‘Expo di Lisbona. Rifiutando le proposte degli ingegneri sulla realizzazione della vela ricorrendo ad una pelle leggera di metallo o membrane sintetiche, Siza insiste, invece, sul cemento, sottile e al contempo pesante, tale da non ingannare l ‘osservatore. L ‘onestà della materia, l ‘intuito di un pensiero. Siamo tutti debitori al bianco di Siza e al suo modo di pensare e rappresentare il mediterraneo. Ci ricorda il ritmo lento dell ‘architettura e dunque dell ‘abitare, l ‘esigenza di interiorità, protezione e sicurezza. La luce attraversa i suoi spazi per tagli elementari e scavi che enfatizzano la materia sottratta, annullando la gravità che radica al suolo l ‘architettura.

Dopo i saluti del Rettore Giovanni Azzone, la presentazione della Preside della Scuola di Architettura e Società Ilaria Valente e la Laudatio del Professor Remo Dorigati, ├ülvaro Siza tiene la sua Lectio. Davanti ad una platea di studenti e docenti di architettura, proietta e spiega le sue architetture attraverso le esperienze personali, le relazioni umane, sociali e marginali che le hanno prodotte, confessando Io volevo essere scultore.

Conclude rispondendo ad una domanda sul destino di Porto. La seconda città del Portogallo sta vivendo un grave processo di decadenza. Il centro storico ha dimezzato la popolazione che si trasferisce nelle fatiscenti periferie simbolo di un orgoglio popolare provato dalla crisi in cui versa il paese, che però non sembra preoccuparsene più di tanto. Siza si sofferma sulla necessità di nuove proposte per le periferie, di recupero, di riqualificazione per il Portogallo come per il resto dell ‘Europa. Riqualificazione, quante volte ne abbiamo sentito parlare? Quante volte si è preferita, invece, la realizzazione di nuove costruzioni e dunque l ‘occupazione di altro territorio? Laddove l ‘architettura propone la politica risponde.

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