Agli Antipodi dell’Architettura – di Alessandra Muntoni

N. Foster  Marsiglia 2013

Mi è rimasta impressa, dal marzo del 2013, l’immagine del Padiglione di Norman Foster al Porto di Marsiglia, eletta a capitale europea della cultura per quest’anno. Me ne sono chiesta molte volte la ragione e forse oggi, dopo aver letto L’America dimenticata di Luigi Russo, posso spiegarla.

Russo ci parla del collasso culturale avvenuto nel secondo secolo a. C., che comincia faticosamente a ricomporsi dal secondo secolo della nostra era, per integrarsi con la scienza moderna solo nel XVII secolo. Perduta la conoscenza della scienza greca ed egizia ÔÇÆ e prima ancora di quella etrusca, cartaginese e mesopotamica ÔÇÆ a causa della distruzione delle centrali del pensiero antico perpetrate dai romani, la stessa forma e geografia del mondo era stata dimenticata e deformata al punto di credere la terra piatta. Una volta restituita alla sua forma sferica, Claudio Tolomeo non era però riuscito a conferirle la dimensione giusta, già calcolata da Eratostene direttore della Biblioteca di Alessandria. L’ecumene si era, per questo errore, ristretta e la navigazione oceanica era stata considerata impossibile.

Oggi la cultura ÔÇÆ non parliamo poi dell’architettura ÔÇÆ è nuovamente, e soprattutto in Italia, a rischio di un nuovo collasso. Ma questa volta per una opposta ragione: l’inflazione di dati che non siamo in grado di maneggiare. Dovremmo dunque ribaltare questa situazione, a partire dalla nostra capacità di percezione.

Già Anish Kapoor, con le sue sculture geometriche perfettamente specchianti e deformanti, ce ne ha dato qualche spunto. Il cielo artificiale di Foster, che riflette le figure ribaltandole da sott’insù, ce lo fa toccare con mano ancor meglio.

Qual’è la folla vera, qual’è la città vera, e quali sono gli antipodi: quelli sotto o quelli sopra?

 

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