L’incognita della forma minima – di Gabriello Grandinetti

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Ai prodromi di un linguaggio organicista proteso all ‘essenza della forma, che impegna il minimo di spazio e di materia, possiamo ascrivere un ‘architettura tardo moderna che ha remote filiazioni sperimentali con i progetti di Konrad Wachsmann, Buckminster Fuller, Yona Friedmann, Eero Saarinen, Felix Candela, Eduardo Torroja, Pierluigi Nervi, Riccardo Morandi.

Impegnati su un fronte unico di ricerca, i principali artefici di geodetiche pressostatiche, di matrici tetraedriche, di gusci e volte sottili o di paraboloidi iperbolici derivanti da superfici rigate, sono stati indotti a ripensare ai sistemi costruttivi delle grandi superfici coperte al di fuori di ogni schematismo.

 

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Persuasi che l ‘approccio alle nuove tecnologie e a quei materiali avulsi dalla tradizione costruttiva, ma dalle elevate caratteristiche meccaniche, consentisse di ottenere quella resistenza intrinseca della struttura che si riteneva non dovesse più discendere dalla massa.

Prima dell ‘avvento della modellazione computazionale, che simula il comportamento dinamico dei sistemi strutturali, la partita si giocava su una ricerca empirica supportata dalle verifiche a collasso dei modelli di laboratorio e col supporto analogico del regolo calcolatore ÔǪ

sala sperimentale della musica

 

Molti passaggi intermedi si sono alternati da quell ‘equazione differenziale di Eulero-Lagrange, da cui si svilupperà la teoria della superficie minima, fino alle applicazioni reticolari biomorfe di Otto Frei, che trovano riscontro in natura nella più ottimale delle sintesi tensostrutturali costituita dalla tela ordita dal ragno, magistralmente recepita nella copertura in fibra di poliestere e PVC dello stadio Olimpico di Monaco di Baviera nel 1972.

 

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La forma minima desunta dal comportamento delle lamine saponate di Plateau forniva un repertorio di esempi illuminanti, com ‘è noto immergendo un telaio chiuso in tale sostanza liquida, estraendolo, la pellicola di sapone si dispone a formare una membrana la cui tensione riduce la sua superficie al minimo di estensione.

Superfici rigate, configurazioni spaziali a sella, catenoidi, conoidi, elicoidi, nastri di Moebius, da cui discendono le rispettive equazioni parametriche, supporteranno una ricerca che fin dal XIX ha contribuito a porre le basi topologiche nel campo dei prototipi strutturali per le coperture leggere di grandi luci.

Nel padiglione Philips dell ‘ Expò di Bruxelles (1956) Le Corbusier e Iannis Xenakis sviluppano in un tripudio di paraboloidi iperbolici e costolonature in cemento armato scandito dalla colonna sonora del Poème ├ëlectronique di Edgard Varese, quella natura duale di modelli matematici applicati al calcolo strutturale e alla composizione musicale.

Dello stesso Xenakis abbiamo osservato Le Diatope la tensostruttura eretta per l ‘inaugurazione del Centro Pompidou nel 1978, emblema polifonico di una partitura morfologica e di una composizione tematica che esplora il punto di vista dell ‘orecchio che ricalcherà nella sala sperimentale per la Città della Musica (La Villette, Parigi 1984) assieme a Jean-Louis Veret.

 

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La ricerca della forma limite che deriva dal minimo impiego di risorse materiali e spaziali al netto di ogni contributo di ridondanza, ha guidato il percorso teorico scientifico dello strutturista Sergio Musmeci. << Esiste una ed una sola quantità minima di una determinata materia con cui ogni struttura può essere realizzata, una volta definito il sistema delle forze esterne. Tale invariante è connessa direttamente al concetto di minimo strutturale. >>

Il suo avveniristico progetto, vincitore del Concorso sullo Stretto di Messina (1970), sembra tradurre più di ogni altro la sua cifra teorica: << La forma è l ‘incognita, non le tensioni >>. Pervenendo ad un ‘ architettura strutturale unicamente attraverso le condizioni statiche e non tramite la gratuità di assecondare una forma data a priori.

 

ponte sullo stretto

disegni ponte

 

In mostra al MAXXI Architettura con EXHIBITING the COLLECTION 1950 o 2010 , il modello del ponte e i disegni del geniale ingegnere civile ed aeronautico sono ricomparsi all ‘attenzione dell ‘incuriosito pubblico under forty.

Il sistema di stralli (cavi di sospensione) che si dipartono dalla sommità delle antenne di 600 m solleva sia la coppia delle funi sospese (curve catenarie) nel tratto mediano di 2 km che quelle che discendono verso le estremità del ponte per complessivi 3 km di luce libera. In tale configurazione i tiranti di appendimento che sostengono l ‘impalcato stradale e ferroviario concepito come carico attivo collaborante con la statica dell ‘insieme, si riducono progressivamente in prossimità dei piloni che risultano così privati dell ‘impatto dell ‘azione del vento, come avviene nei comuni ponti sospesi.

A supporto della stabilità laterale e della prestazione aerodinamica intervengo i cavi traenti, a curvature contrapposte, delle tensostrutture orizzontali che abbassandosi sulla superficie del mare si svasano in prossimità delle basi dei piloni. Una tensostruttura che combina insieme la statica del ponte sospeso con quella del ponte strallato.

 

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Con il ponte sul Basento (PT) 1971- ’75 Musmeci raggiunge il picco di un ‘espressività organicista incentrata sulla sintesi statica della Teoria del minimo strutturale perseguita anche attraverso l ‘impiego sperimentale di modelli in scala di microcalcestruzzo, metacrilato, membrane in gomma e film di sapone, sottoposti all ‘azione degli sforzi di trazione.

Il ponte di Musmeci ci rimanda ad una modalità scultorea della sottrazione di leonardesca memoria (Trattato della Pittura) circa l ‘espulsione della materia ridondante dal blocco di marmo fino all ‘ottenimento della forma definitiva.

 

il ponte sul basento

 

La struttura si sviluppa in una successione continua di gusci membranali equicompressi, assimilabili a scafi carenati in cemento armato, ritmata da quattro campate concavo o convesse di 70 metri, il cui inviluppo genera finanche un percorso pedonale lungo l ‘estradosso longitudinale secondo l ‘andamento curvilineo dei dossi.

Ad un sistema di arcate rovesce , che si protendono come arti, è affidato il sostegno dell ‘impalcato stradale a sagoma lenticolare che appare come sospeso in un campo di forze di gravità. Il concretizzarsi di un progetto originato da un processo di astrazione che attraverso modalità logico- matematiche estrae dal Caos i parametri per la definizione dello spazio minimo occupato dalla materia.

Quintessenza minimalista del concetto Miesiano e dello statuto, ab origine, Aristotelico tra materia e forma, che inaugura un processo creativo che ci costringe a sostare nel perimetro di un ‘estetica che combina arte e tecnica delle costruzioni.

Prima o poi il tempo si dispone a rivelarci con Lamartine che << Le utopie non sono altro che verità premature >>.

 

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2 Comments

  1. fausto giovannardi 30/11/2014 at 10:11

    Salve, vorrei utilizzare la sua foto del diatope per una pubblicazione su Iannix Xenakis.
    La ringrazio

    • Gabriello Grandinetti 04/01/2015 at 12:02

      OK pu├▓ usarla. Leggo solo ora la sua richiesta. G.G.

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