Roma: un “alto” punto di vista – progetto di Damiano Rocchi

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A seguito della pubblicazione del progetto “Una teleferica a Roma” di Francesco Napolitano LAD Laboratorio di Architettura e Design mostriamo l’idea progettuale di Damiano Rocchi per un’altra teleferica, da Monte Mario a Villa Glori a Roma.

Il quartiere Flaminio ha una storia in continua evoluzione candidandosi a divenire, nei prossimi anni, un nuovo centro di Roma. Recentemente sono stati fatti interventi che hanno migliorato la conformazione territoriale, aumentandone il potenziale attrattivo; e altri sono in progetto, andando così a rifinire un ambizioso programma urbanistico e architettonico.

L’area si trova, con il villaggio olimpico, tra due colli di importanza storica e morfologica elevatissima, Monte Mario e Villa Glori, che la separano rispettivamente dal quartiere Trionfale e dai Parioli.

Il quartiere Trionfale risulta completamente scollegato con la zona olimpica e con il quartiere Flaminio, nonostante la distanza sia davvero minima. Monte Mario è un luogo impensabile da raggiungere a piedi. Estremamente pericoloso con mezzi che non siano a motore. Eppure il parco ha grandi potenzialità, tra le quali un importante patrimonio naturalistico e un belvedere che offre una delle panoramiche più belle della città. Il suo isolamento però lo rende scenario ideale (e che scenario) per le sole coppiette che non sanno dove appartarsi.

Quasi lo stesso vale per Villa Glori, indubbiamente meno nota e affascinante, ma con discreto carattere e una storia che la città di Roma ha il dovere di ricordare e omaggiare: qui infatti ebbe luogo una famosa battaglia per liberare Roma dal governo pontificio durante le Campagne garibaldine. Lo scontro ispirò non pochi artisti, persino Carducci scrisse un sonetto in memoria dei valorosi che vi combatterono. Ad oggi, questo giardino urbano è purtroppo misconosciuto alla gran parte dei romani; il suo parco di scultura contemporanea, inaugurato nel 1997 e arricchito nel 2000, è praticamente già in stato di abbandono. Eppure le figure sbucano tra gli arbusti e ravvivano l’ambiente, incuranti del fatto che a guardarle non ci sia nessuno. L’idea, a mio parere lodevole, delle sculture disseminate tra i percorsi, andrebbe ampliata; e non solo all’interno del parco, ma fuori da esso, per la città.

Neanche a dirlo, l’accesso al parco è assai difficoltoso e riservato a chi arriva da una quota più alta.

L’edificio di Renzo Piano, nonostante si mostri più che favorevole ad un dialogo con la collina, non riesce ad approcciarvisi, ne a stabilire un legame oltre quello prettamente visivo. E lo stesso vale per il quartiere Parioli: il pedone che da qui proverà a raggiungere a piedi o in bici l’auditorium resterà quantomeno intimorito da un marciapiede quasi completamente mangiato da una vegetazione incolta, che per poco non raggiunge il bordo della carreggiata. Certo, l’architetto genovese ha previsto l’ingresso anche da questo lato, ma com’è che il cancello è costantemente chiuso? Non è forse questo un atteggiamento che invita a spostarsi in auto? Per non parlare di Viale Maresciallo Pilsudski, strada altamente sconsigliata per chi non vi accede con un mezzo a motore.

Per il pedone è come se quella parte di città fosse staccata dal quartiere Flaminio, come se un muro insormontabile (Corso di Francia?) facesse da barriera tra le due zone.

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Per fortuna il PRG prevede una riqualificazione generale e migliori collegamenti pubblici con l’asse della cultura, che può senza dubbio diventare un centro alternativo. E deve diventarlo.

Se è vero che l’architettura è evento, bisogna connettere, amplificare, stimolare.

C’è bisogno di un catalizzatore che metta in moto un sistema molto più vasto, che non si limiti all’asse GuidoReni-PietrodeCoubertin ma che consenta un’osmosi totale tra pezzi sconnessi di città, per dare ancora più valore agli sforzi che sono stati fatti negli ultimi anni.

Perchè allora non volare in alto? Se si prende a modello Montjuic il successo è assicurato.

La mia idea di progetto, rimasta puro concept, nasce proprio da considerazioni su cos’è ora e cosa (si spera) diventerà il quartiere Flaminio con l’attuazione del piano regolatore. Una nuova fermata della metro e la riqualificazione del lungotevere giocheranno un ruolo importante nello sviluppo del tessuto urbano. Osservando la teleferica di Barcellona, con i suoi fili che si stagliano in cielo (dove sono i piloni?) ho pensato: perchè non unire l’utile al dilettevole?

Chissà cosa si proverebbe a fare una trasvolata sopra quella parte di Roma.

Spiccare il volo da Monte Mario mentre guardiamo in lontananza il Cupolone; il verde si allontana sotto i nostri piedi, lasciando spazio al rigore formale del Foro Italico, con lo stadio, le piscine, la casa della scherma di Moretti; tra la vegetazione riusciamo a scorgere Villa Madama (sì, c’è anche lei). Attraversiamo il Tevere, che da quassù sembra abbracciare tutto il quartiere, superiamo il Ponte della Musica e le branchie del MAXXI, seguendo quella striscia di platani che sembra indicarci la strada… La cabina rallenta e sul vetro, in alto, una mappa virtuale di Roma ci regala un approfondimento su ciò che stiamo vedendo là fuori e che ci sta lasciando a bocca aperta. Tra migliaia di tetti riusciamo ad apprezzare la Flaminia tutta d’un fiato, da Ponte Milvio a Piazza del Popolo, e oltre. E ancora lo stadio Flaminio e l’astronave di Nervi, il Villaggio Olimpico, gli scarabei di Piano, fino ad essere nuovamente inghiottiti dal verde. Scopriamo così che Villa Glori è un bel posto per rilassarsi e fare una passeggiata tra pini, cavalli e sculture, mentre discutiamo delle emozioni che la traversata ci ha suscitato.

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Questa è un’idea che ho avuto dopo recenti sopralluoghi nel quartiere, durante i quali mi sono imbattuto in difficoltà che gli abitanti del posto non considerano neanche più come tali, rassegnati ad una situazione che non sembra avere alternative.

Essendo ancora impegnato negli studi, ho dovuto accantonarla. Fino a che non mi sono imbattuto nel progetto del gruppo LAD (pubblicato su presS/Tletter qui ndr). La cosa mi ha fatto molto piacere perchè mi ha confermato che il problema è reale e che una soluzione potrebbe essere questa, non solo dal mio punto di vista.

Ci tengo a precisare che non intendo in alcun modo rivaleggiare con architetti certamente più esperti di me. In fondo il mio non può neanche essere definito progetto.

Devo dire invece che, dal mio punto di vista, Francesco Napolitano ha centrato l’obiettivo: il suo progetto tiene conto di aspetti molto più pragmatici, con alla base uno studio di fattibilità intelligente.

├ê un progetto che andrebbe preso seriamente in considerazione dalle istituzioni: per la sua semplicità e per la quantità/qualità dei problemi che va a risolvere, è decisamente una azione di riqualificazione conveniente ed estremamente vantaggiosa, che doterebbe Roma di una nuova meraviglia e di un ennesimo impulso al suo miglioramento.

Per alzare ancora di più l’asticella, sarebbe bello vedere collegato il verde dei due parchi: trasformare via Guido Reni in una rambla, con la vegetazione che scendendo a valle da Monte Mario si insinua tra i palazzi, per le strade, stanziandosi dove meglio riesce. Vederla poi fuggire verso Villa Glori e risalire il suo versante, creando un corridoio ecologico senza barriere. Sopra di esso, frotte di turisti volanti si chiedono quale altra città riuscirà mai a sfiorare la bellezza di Roma, la Città eterna.

Damiano Rocchi

 

 

 

 

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