presS/Tletter
 

presS/Tletter n.16-2013

Architects meet in Selinunte 14-16 giugno – Tornare a pensare – Ricorrenze: Gruppo 63, Umberto Eco e l ‘architettura – Copenaghen – Le Corbusier, Mies e lo spirito dell ‘epoca – Nuovi appetiti – Effettualità, funzione e decostruzione – Comporre e scomporre l ‘architettura

 

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ESERCIZI DI ERMENEUTICA di Marcello del Campo

Acronimi in libertà?

Detesto architetture moderne amando tradizioni orripilanti

 

IN EVIDENZA

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA: Architects meet in Selinunte 14-16 giugno

L ‘OPINIONE: Tornare a pensare

IMPREVISTI E PROBABILITA ‘: di Alessandra Muntoni: Ricorrenze: Gruppo 63, Umberto Eco e l ‘architettura

FOCUS SU: In attesa della mostra di quadri, organizzata da Ruggero Lenci, per ricordare Renato Nicolini, e che coinvolge numerosi artisti e architetti, ecco il testo di LPP che apparirà nel catalogo: Un ricordo

AIAC TUBE: Correia/Ragazzi Arquitectos, aspettando Selinunte 2013

INCONTRI DELLA SETTIMANA: News di Elisabetta Fragalà

MOSTRE DELLA SETTIMANA: News di Filippo Puleo

RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: Copenaghen

LA STORIA DELL ‘ARCHITETTURA: L ‘architettura del 1900 raccontata da LPP: 3.2.10 Le Corbusier, Mies e lo spirito dell ‘epoca

AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter…

INTERMEZZO: Edoardo Alamaro ci parla di: Nuovi appetiti

SGRUNT: Marco Maria Sambo: Effettualità, funzione e decostruzione

CONTRO-ARCHITETTURA: Matteo Clemente: Comporre e scomporre l ‘architettura

LETTERE: Luigi Centola: Attività a Salerno e provincia — Valerio Martella su Leggi meno perfette, ma più intelligenti e Arcosanti e Masdar.

 

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA

L ‘AIAC o Associazione Italiana di Architettura e Critica e presS/Tfactory

presentano il

Terzo Meeting Internazionale

Architects meet in Selinunte_ L ‘architettura che verrà

14-15-16 Giugno 2013, Selinunte (TP)

 

Sulla scia del successo delle edizioni del 2011 e 2012 che hanno visto la partecipazione di centinaia tra giovani architetti provenienti da tutto il mondo e di personaggi affermati della scena internazionale, quali Daniel Libeskind, James Wines e Massimiliano Fuksas.

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La terza edizione del meeting Architects meet in Selinunte si svolgerà a Selinunte dal 14 al 16 Giugno 2013. L ‘evento, articolato in dibattiti e conferenze, è completato dalla mostra L ‘Architettura che verrà allestita all ‘interno del Parco Archeologico di Selinunte. Nella storica cornice del Tempio E o il Tempio di Hera o un lungo tavolo di 84 metri (circa la lunghezza di un campo da calcio) espone idee e progetti per l ‘Architettura del prossimo futuro. Tra questi le opere del Premio Fondazione Renzo Piano 2013, del Concorso Young Italian Architects 2012, del Premio Nazionale Rostagno e del Premio Internazionale Abitare il Mediterraneo.

Nelle giornate del 14 e 15 Giugno si alterneranno sulla scena i 30 più interessanti studi di architettura italiani. Tra questi 5+1AA, ABDR, Alvisi e Kirimoto, Bellaviti+Coursaris, Botticini de Appolonia, Lazzarini e Pickering, Park Associati, Giovanni Vaccarini, Alessandro Zoppini, con lecture di Mario Cucinella e Mario Bellini. Ognuno illustrerà la propria visione dell ‘Architettura che verrà.

Seguiranno le conferenze degli architetti under 40 tra cui i finalisti del concorso Young Italian Architects 2012, del Premio Fondazione Renzo Piano 2013 e i giovani siciliani. A completare la manifestazione il simposio 7+7+1 idee per la Sicilia, architetti e costruttori a confronto per delineare il futuro dell ‘isola (in partnership con Inarch Sicilia).

All ‘interno del Parco Archeologico di Selinunte, nella speciale serata di gala di sabato 15 Giugno, avverrà la premiazione della seconda edizione del Premio Internazionale Selinunte di Architettura. Un riconoscimento che valorizza il talento promuovendo l ‘area di Selinunte o Castelvetrano come laboratorio di cultura architettonica nazionale e internazionale. Il Premio internazionale verrà assegnato a Mario Bellini mentre il Premio nazionale sarà conferito agli architetti, alle imprese e ai personaggi coinvolti nell ‘evento. Nella stessa occasione avverranno le premiazioni del Premio Nazionale Rostagno e del Premio Internazionale Abitare il Mediterraneo.

L ‘ingresso e la partecipazione alle mostre e ai convegni sono gratuiti.

A breve saranno disponibili il programma dettagliato e i nomi degli studi partecipanti.

 

Partner:

Assessorato Regionale per i Beni Culturali della Regione Sicilia attraverso il Parco Archeologico di Selinunte

Comune di Castelvetrano Selinunte

Campus Archeologico Museale

Fondazione Kepha.

 

Patrocini:

Ordine degli Architetti di Trapani

Consulta Regionale Siciliana degli Architetti.

 

 

L ‘OPINIONE

Tornare a pensare

Notava, prima di morire, il professor Zevi che l ‘architettura gode oggi di una ampia libertà che la sottrae da precetti, dogmi, imposizioni. La libertà, tuttavia, crea disorentamento. E ciò, come ci mostra l ‘esperienza storica, vale in per tutte le discipline artistiche. Così, infatti, è successo con la perdita del vincolo della mimesi e poi della figura astratta in pittura e scultura. E con la perdita della rima in poesia. Alla scomparsa di guide disciplinari subentra l ‘euforia della moda. Tutto è possibile, tutto si prova cercando di far colpo sullo spettatore. Da qui, alla lunga, una certa noia che si può facilmente riscontrare sfogliando le riviste che pubblicano in sequenza progetti accattivanti ma sempre meno interessanti. I reazionari interpretano questi sintomi come prova che bisogna tornare indietro alle regole noiose e senza senso della disciplina. Noi vorremmo invece suggerire che la libertà non basta, serve la capacità di individuare nuovi punti di vista articolandoli all ‘interno di discorsi teorici convincenti. L ‘architettura, insomma, se non vuole essere un banale gioco di forme, deve tornare a pensare. (LPP)

 

IMPREVISTI E PROBABILITA ‘ di Alessandra Muntoni

Ricorrenze: Gruppo 63, Umberto Eco e l ‘architettura

Sono passati giusto cinquanta anni dalla fondazione del Gruppo 63. Marco Filoni, nel suo articolo Gruppo 63, noi scrittori con tanta voglia di fare a cazzotti, (┬½Venerdì di Repubblica┬╗, 1 febbraio 2013) lo ricorda come una confluenza di talenti che sarebbero diventati punto di riferimento della cultura italiana. L’intervistato Umberto Eco, che ne faceva parte, spiega che tutti loro seguivano l ‘idea guida di Nanni Balestrini: far arrabbiare la gente, ma con strumenti diversi da quelli dell ‘avanguardia. Non un attacco diretto, violento, alle istituzioni, non un atteggiamento terroristico e suicida (così definiva l ‘avanguardia Renato Poggioli), ma un lavoro spericolato e spiazzante all ‘interno delle istituzioni stesse, scardinandone regole, comportamenti educati, compiacimento. Erano, del resto, già professori universitari o lavoravano per case editrici e giornali; lo scopo era piuttosto quello di rendere illeggibile, o improbabile ciò che il lettore, l ‘ascoltatore, lo spettatore o l ‘editore si aspettava. Non puntavano al potere, ma all ‘analisi spregiudicata delle sue regole. Fondamentali, dunque, l ‘attenzione al linguaggio, in tutte le sue curvature e applicazioni.

Mai ricorrenza è stata più attuale. In senso generale, culturale, politico, ma anche per noi architetti.

 

In quegli anni sono nati i Gruppi di studenti di architettura che s’ispiravano alle neoavanguardie o alla critica radicale. Ebbene, i testi di Umberto Eco sono stati per tutti valido punto di riferimento. Soprattutto i testi critici dedicati alla linguistica, materia che allora si studiava con passione: Opera aperta (1962), Segno (1973), manuali nei quali concetti chiave (significato e significante, designazione e connotazione, caso e intreccio, informazione e percezione…) oppure orientamenti della letteratura (che si potevano tradurre in architettura e arte contemporanee), impostati sullo sperimentalismo e sulla ricerca, erano spiegati quasi come teoremi matematici.

 

Ma più tardi ci si è potuti accorgere come anche i romanzi di Eco fossero fortemente legati, anzi avvinghiati, all ‘architettura che li permeava e quasi dava loro significato. In nome della rosa (1980) si svolge nel 1327 nei labirinti di una Abbazia benedettina, metafora della fede e delle sue mistificazioni. Ne Il pendolo di Foucault (1988), le strade di Parigi incarnano insieme eresie e ricerca scientifica. L ‘isola del giorno dopo (1994) racconta l’enigma delle longitudini ed è impostato sullo spazio geografico e sul tempo cosmico. L’universo degli orologi sono macchine che servono a misurarli e ricordano quelle di Brunelleschi per la festa della Nunziata descritte dal Vasari; l ‘ineffabile Padre Caspar si esprime in un frasario ibrido che include tutte le lingue. Baudolino (2002) oscilla tra la fondazione razionale di Alessandria e le feroci battaglie per le false reliquie a Costantinopoli: Oriente e Occidente, due parti del mondo, ove il Medioevo è metafora di avventure e di pensiero. In La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), lo smemorato Yambo Bodoni è capace di leggere dall’esterno la casa del nonno, individuandone così l’ambiente dove probabilmente si cela il mistero della sua memoria. Ne immagina mentalmente la pianta, come facciamo noi guardando il prospetto di un edificio. Il cimitero di Praga (2010) descrive i sotterranei della Parigi del XIX secolo, dove nell’offuscamento criminale dell ‘identità di Simonino Simonini affondano le radici lontane della shoah.

 

C ‘era stato, del resto, ad aprire la serie, Apocalittici e Integrati (1964) che, con la sua critica del pensiero totalizzante, aveva squadernato il campo allo studio di universi inesplorati e fino all ‘ora considerati irrilevanti proprio perche provenienti dalla cultura di massa; apprendevamo così i nuovi sistemi di comunicazione. C ‘era già l ‘intuizione della Pop Art che proprio nel 1964 era approdata alla Biennale di Venezia, stessa data di Understanding Media di McLuhan.

 

Quell ‘aggettivo, integrati, risuonava però in modo del tutto particolare: ricordava un testo di Walter Gropius, tradotto da Renato Pedio in Architettura integrata (1959), che avevamo letto con qualche difficoltà al primo anno di architettura, senza riuscire a ricavarne quanto ci aspettavamo.

Un argomento buono per una ulteriore riflessione.

 

FOCUS SU

Un ricordo

Ho conosciuto Renato Nicolini quando mi iscrissi alla facoltà di Architettura di Roma. Era allora assistente di Mario Fiorentino a Composizione I. Come era prassi in quegli anni, Fiorentino si faceva vedere poco e delegava molto ai suoi assistenti che diventavano i nostri principali punti di riferimento. Scelsi Nicolini perche godeva fama di essere persona particolarmente brillante e preparata e poi per affinità politica perche era anch ‘egli iscritto al PCI, il partito che in quegli anni frequentavo. Le sue lezioni affrontavano complessi problemi disciplinari ed erano sempre traboccanti di riferimenti al mondo dell ‘arte, del teatro, della letteratura. Spesso citava la metafisica, diverse volte Borges, ce l ‘aveva con i libri di Benevolo, mentre guardava con simpatia i saggi di Aymonino e il noioso libro di Samonà , pubblicato da Laterza, su l ‘urbanistica e l ‘avvenire delle città che ci era stato dato come libro di testo. Devo dire che nonostante avessi alle spalle una solida preparazione liceale, per tre o quattro mesi non riuscii a capire granche di quello che diceva sull ‘architettura. Non coglievo i termini del dibattito architettonico che lui dava per scontati. Insomma: chi sosteneva cosa e per quali motivi. Nonostante tali difficoltà, che credo non fossero solamente mie, sviluppai per Nicolini una grandissima ammirazione. Per il suo modo di parlare punteggiato dall ‘intercalare come dire?, per la sua vasta cultura e anche per la sua capacità di bluffare, a volte per il semplice gusto del gioco. Ricordo ancora un suo intervento in Aula Magna in cui sono sicuro che citò a memoria intere frasi di uno scrittore latino americano mai esistito.

Fui felice quando propose a me e a Nino Saggio, con il quale in quegli anni condividevo gli studi, di dargli una mano, cosa che tuttavia non si concretizzò. A partire dagli ultimi anni universitari, mi orientai diversamente. Mi avvicinai al pensiero liberale e mi allontanai dall ‘architettura rossiana e della Tendenza che Nicolini apprezzava. Negli stessi anni e in quelli successivi, Nicolini, da brillante protagonista quale era, inventò l ‘estate romana, fu assessore comunale e deputato. Lo riavvicinai più tardi quando tutto questo era finito e era o troppo autonomo? troppo intelligente?- stato scaricato dal partito. Avevo lanciato una specie di rivista elettronica via mail che tutt ‘ora funziona: la presS/Tletter. Avevo bisogno di una persona speciale che avesse un punto di vista originale e divergente rispetto alla linea editoriale. Non poteva essere che lui. Uno dei pochi eredi dei terribili anni ottanta che però, a differenza delle cariatidi accademiche, aveva curiosità per ciò che di nuovo stava bollendo in pentola. Gli proposi di scrivermi una cartolina a settimana. A lui l ‘idea piacque e di regola me ne mandava più di una. Con l ‘acume che lo contraddistingueva, aveva capito il proprio ruolo alla perfezione tanto che nei numerosi anni che è durata la nostra collaborazione non ho mai sentito il bisogno di fargli una telefonata per contestargli un pezzo. Certo, Renato continuava ad apprezzare architetti che io considero bolliti e forse lui non sempre condivideva le mie posizioni. Ma questo fa parte delle regole di qualsiasi gioco culturale non ingessato.

Quando ho saputo della sua scomparsa ho avuto dolore. Credo che sia stato una delle cinque persone che mi ha insegnato di più.

Questa mostra, organizzata da Ruggero Lenci, gli avrebbe fatto piacere. E nonostante sia un ‘illusione pensare che chi è andato via possa vedere il lavoro e l ‘affetto di chi rimane, mi piace pensare che ciò possa essere, invece, in qualche modo possibile.

 

AIAC TUBE

http://www.youtube.com/user/architetturaecritica

http://vimeo.com/architetturaecritica

 

Correia/Ragazzi Arquitectos, aspettando Selinunte 2013

–Aspettando l’evento internazionale di architettura Architects meet in Selinunte 2013 a cura dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica (Selinunte, Trapani – dal 14 al 16 giugno 2013), pubblichiamo su AiacTube il video del gruppo di progettazione Correia/Ragazzi (http://www.correiaragazzi.com). Il filmato è stato presentato lo scorso anno per “Architects meet in Selinunte 2012”, in occasione della mostra Partire, Tornare, Restare dedicata al lavoro e alle idee degli Young Italian Architects.

Ecco l ‘indirizzo, buona visione:

http://www.youtube.com/watch?v=ZsUVszaS_q4

 

 

–Vi ricordiamo anche di guardare il filmato dei LAD o Laboratorio di Architettura e Design, con l ‘idea originale ed efficace di costruire una teleferica a Roma, a Monte Mario. Ecco l ‘indirizzo del video:

http://www.youtube.com/watch?v=wN0CExHVqD8

 

–Nel nostro Spazio Video Preferiti odedicato agli 860 iscritti al nostro canaleo questa settimana vi segnaliamo il video di Ester Annunziata del Gruppo Foresta (http://www.gruppoforesta.com). Il filmato mostra uno sguardo interessante sulle attività del Centro Studi Punto A Sud Est che si occupa di promuovere l ‘architettura contemporanea nel Salento, in Puglia e in Italia, con particolare attenzione alle realtà locali, emergenti e di qualità. Ecco l ‘indirizzo:

http://www.youtube.com/watch?v=l_guq7zwTc4&list=FLFB6lY-VpP0rLNhry9BtfvA&index=1

 

 

INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Elisabetta Fragalà

Kengo Kuma: Lectio magistralis “Power of place

MART, Sala Ricerca, all’interno della mostra “La magnifica ossessione”

A cura di:

MART Museo di Arte moderna e contemporanea, Ordine degli architetti di Trento, Progetto Manifattura Kengo Kuma torna a Rovereto. Lavorerà con il gruppo di progettisti della Manifattura al progetto del quale ha firmato il preliminare – l’ambito manifatturiero. E terrà una lectio magistralis sull’argomento “Power of place” nella Sala Ricerca all’interno della mostra “La magnifica ossessione” del MART in corso Bettini 43 a Rovereto. Una fortunata collaborazione fra MART, Ordine degli architetti di Trento e Progetto Manifattura ha portato alla presentazione di “Power of place”, lectio magistralis dell’architetto Kengo Kuma.

Martedì 21 maggio alle 10.30, Mart, Rovereto.

Pensare la città di domani o Talk

L ‘esperienza di Torino può essere utile a una Milano in cerca di scenari per il dopo 2015? Questo il tema dell ‘incontro che SpazioFMGperl ‘Architettura ospita giovedì 23 maggio. Organizzato da Luca Ballarini, direttore creativo dello studio Bellissimo nonche editore di ITALIC e da Giacomo Biraghi, fondatore di Secolo Urbano e coordinatore Tavoli Expo 2015, l ‘incontro è un occasione di dialogo e confronto tra personalità del mondo politico, culturale e creativo, a partire dall ‘esperienza di Luca Ballarini nell ‘elaborazione del nuovo piano strategico della città di Torino. Ad immaginare il futuro di Milano il prossimo 23 maggio saranno Ada Lucia De Cesaris, vice sindaco di Milano e assessore a Urbanistica e Edilizia Privata, Luca Molinari, critico di Architettura contemporanea e curatore dello SpazioFMGperl ‘Architettura, Matteo Robiglio, Architetto e docente al Politecnico di Torino e Paolo Verri, direttore Matera Capitale Europea della cultura 2019. Ente Organizzatore: Studio Bellissimo.

Giovedì 23 maggio 2013,via Bergognone 27 Milano.

 

Clerkenwell Design Week 2013

Three-day festival celebrating design’s creative richness.

Clerkenwell Design Week is a three-day festival celebrating design’s creative richness, social relevance and technological advancements through an exciting programme of workshops, presentations, product launches and debates. Clerkenwell takes place in London, EC1- The Heart and Home of Design.

Clerkenwell Design Week is considered a ‘must-visit’ event on the international design calendar. Clerkenwell Design Week features all the elements you would expect from a festival: exhibitions, installations, street entertainment, music, food, parties and receptions. It is the ideal opportunity for the creative design community to meet new and existing clients, network, specify and be inspired in a relaxed and unique environment. Clerkenwell Design Week just keeps growing. In 2012, the design community flocked to Clerkenwell with over 30,000 registered attendees and over 150 international brands.

We are now planning for an even more spectacular 2013, so watch this space!

dal 21/05/2013 al 23/05/2013 LONDON.

 

Conferenza di Benedetta Tagliabue

L’associazione L.A.C. Laboratorio di Architettura Contemporanea invita alla conferenza dell’architetto Benedetta Tagliabue dello studio Miralles Tagliabue – EMBT, che si terrà mercoledì 22 maggio presso il Museo di Santa Giulia a Brescia alle ore 18:45.

mercoledì 22 maggio 2013 ore 18.45, Brescia.

 

Spazio Pubblico: Arte e Architettura a confronto

“Spazio pubblico e dinamica urbana”, quattro incontri sul tema dello spazio pubblico.

Coordinamento INARCH-Lombardia con il contributo di Assimpredil e La Triennale Milano.

A cura di Renzo Bassani e Sonia Calzoni.

Il ciclo di incontri dal titolo “Spazio pubblico e dinamica urbana” chiama soggetti provenienti dal mondo universitario, dell’arte, della progettazione architettonica e urbana a proporre il loro pensiero.

Il primo incontro si occuperà del rapporto tra Arte e Architettura, il secondo del ruolo urbano dello spazio pubblico nella trasformazione della città contemporanea, il terzo metterà a confronto casi e progettisti, il quarto sarà dedicato al ruolo della fotografia nella rappresentazione-documentazione del paesaggio urbano.

Intervengono: Sonia Calzoni, Anna Detheridge, Alberto Garutti, Richard Ingersoll.

Modera: Fulvio Irace.

Giovedì 23 Maggio 2013 ore 19.00, Triennale di Milano.

 

 

Visitare Aquileia con le nuove tecnologie

Laboratori didattici e visite guidate ai siti archeologici di Aquileia con l’utilizzo di nuovi strumenti multimediali.

Grazie al contributo del progetto “Openmuseums – Musei sloveni e italiani in rete: valorizzazione e innovazione tecnologica nei musei delle città d’arte dell’Alto Adriatico”, la Fondazione Aquileia, in collaborazione con Arteventi propone gratuitamente a studenti, insegnanti, guide, operatori turistici e rappresentanti di associazioni culturali dimostrazioni operative e visite alla città mediante l’utilizzo di nuovi strumenti multimediali: i partecipanti potranno visualizzare sui tablet forniti dalla Fondazione le ricostruzioni virtuali dei principali siti archeologici di Aquileia in epoca romana e durante la visita alla città potranno capire meglio come si presentavano i grandi edifici della città antica e come si viveva 2000 anni fa.

Tutti i laboratori inizieranno alle 16.30 ma essendo i posti limitati è necessaria la prenotazione al numero 3456454855 (segreteria Arteventi).

Appuntamento: Aquileia (UD), maggio 2013 + info: www.fondazioneaquileia.it

“Openmuseums – Musei sloveni e italiani in rete” è finanziato nell’ambito del “Programma per la Cooperazione Transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013”.

25 maggio 2013, Aquileia (UD).

Architettura in Città.

Carlo Novarino, presidente della Fondazione OAT ha presentato i numeri della terza edizione del Festival Architettura in Città (promosso da OAT e Fondazione OAT) che si terrà dal 28 maggio al 1┬░ giugno. Per 5 giorni l ‘architettura sarà protagonista in città con oltre 75 iniziative realizzate attraverso la collaborazione di oltre 100 istituzioni culturali operanti in città e nell ‘area metropolitana. I numeri delle due passate edizioni sono confortanti e anche quest ‘anno aspettiamo tante persone interessate a seguire sia l ‘inaugurazione che, soprattutto, gli eventi in calendario. Il festival sarà inaugurato lunedì 27 maggio ore 18.00 e resterà aperto tutti i giorni dalle 10 alle 21 con conferenze, mostre, laboratori, happening, concerti,ÔǪ e chiuderà o ad eccezione di due mostre Rovine Esposte. Urban Exploration e Identidad en la diversidad. Architettura argentina visitabili nei week end successivi fino al 23 giugno.

La novità di quest ‘anno è data anche dal giornale del festival Archemist in distribuzione gratuita, realizzato con la preziosa collaborazione dello IAAD e l ‘immagine di copertina del noto illustratore Emilano Ponzi. ├ê possibile scrivere la propria interpretazione dell ‘illustrazione su www.lastampa.it/taoblog sul testo Un gorilla in città e su twitter #archemist, e ovviamente condividere su facebook.

TORINO, dal 28/05/2013 al 01/06/2013

 

Architettura, rappresentazione spaziale e immaginario cinematografico

Simposio internazionale per esplorare la complessa interrelazione tra architettura e cinema dalla modernità al presente.

Dieci studiosi tra architetti, storici dell ‘arte, dell ‘architettura e del cinema – Olivo Barbieri, Marco Brizzi, Giuliana Bruno, Teresa Castro, Marisa Galbiati, Edward Dimenberg, Christina Kerez, Henry Keazor, Richard Koeck, Martino Stierli – analizzano prospettive diverse, che si intrecciano in un dialogo produttivo. I relatori considerano il potenziale del cinema e dell ‘immagine in movimento come strumento di conoscenza e di ricerca per l ‘analisi e la rappresentazione dell ‘architettura e dello spazio.

Il dibattito affronta le modalità utilizzate dagli architetti per esplorare e rappresentare qualità spaziali, sia storicamente che nel presente, la relazione tra design architettonico e iconografia cinematografica e il ruolo che riveste il cinema nella ricerca architettonica e urbana.

Gli interventi inoltre esaminano anche le caratteristiche dello spazio urbano costruito, che rendono visibili gli artisti quando ricorrono al mezzo dell ‘immagine in movimento, e le interpretazioni dello spazio in base a prospettive politiche, economiche e di genere.

Il simposio apre con i due interventi di riferimento: la conferenza di Giuliana Bruno (Harvard University) e la presentazione del film di Olivo Barbieri, a cui seguono i contributi di esperti provenienti da tutto il mondo.

Il cinema, come la metropoli, è un tipico prodotto della modernità. Per questo motivo, la rappresentazione cinematografica dell ‘architettura moderna e dello spazio urbano è stata un punto centrale fin dalle sue origini. Più di ogni altra cosa, cinema e architettura sono accomunati da analoghe prassi della percezione e della rappresentazione dello spazio: entrambi devono essere percorsi per diventare leggibili. ├ê stata la metropoli moderna di fine Ottocento a dare vita al dispositivo spaziale della transitorietà attraverso tipologie caratteristiche quali gallerie, stazioni ferroviarie, grandi magazzini o i padiglioni espositivi descritti da Charles Baudelaire, Walter Benjamin e altri, che fecero del caratteristico fl├óneur il mediatore di uno sguardo protocinematografico. In questo contesto urbano si svilupparono nuove macchine per vedere immagini, come il panopticon, il panorama e il diorama, che possono essere tutti considerati precursori del cinema. Come ha affermato in proposito la studiosa di cinema Giuliana Bruno: Modificando il rapporto tra percezione spaziale e movimento corporeo, l ‘architettura di transito ha preparato il terreno per l ‘invenzione dell ‘immagine in movimento.

Giovedì 13 e venerdì 14 giugno, l ‘Istituto Svizzero di Roma, sede di Villa Maraini, Roma.

 

 

MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Filippo Puleo

Vacant Spacerigenerare la città della produzione e del commercio

Tavagnacco (UD), 25 maggio – 1 giugno 2013

A cura di Paolo Remy Fossati e Luca Zecchin

Inaugura sabato 25 maggio 2013 alle ore 17.30 a Tavagnacco (UD), la mostra “Vacant Space. Rigenerare la città della produzione e del commercio” organizzata dal Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica dell’Università di Trento, con Claudia Battaino.

Inaugurazione: sabato 25 maggio 2013, ore 17.30 sala E. Feruglio
Piazza Indipendenza Feletto U. Tavagnacco (UD).

Periodo espositivo: 25 maggio/1 giugno 2013 | lun./merc. 16.00-18.00
mart./giov./ven. 11.00-13.00 | sab. 11.00-13.00 15.00-18.00.

 

Fatti conoscere – INTO A CUBEmostra itinerante

Catania, 25 maggio – 25 luglio 2013

Un cubo per esprimere la propria personalità e il proprio talento. Giovani che, lontani dalle logiche della speculazione materiale ed economica, hanno voglia di mettersi in gioco per il puro piacere di farsi conoscere condividendo il proprio lavoro e le proprie passioni. Morfosis GiArch Catania organizza la mostra itinerante “fatti conoscere/INTO A CUBE” come momento conclusivo dell’omonimo concorso, che ha selezionato studenti e professionisti under 35, pronti ad autopromuoversi durante la mostra, raccontando la propria storia artistica o la propria produzione.

 

Inaugurazione mostra: Catania 24 maggio Cortile Capuana ore 19.30

Le date della mostra itinerante:

ÔÇó dal 25 maggio al 1 giugno 2013 // CORTILE CAPUANA, via Luigi Capuana 104 – Catania
orari: martedì-domenica | 12.00-16.00 // 18.00-23.30
ÔÇó dal 2 giugno al 29 giugno 2013 // ROMANO HOUSE, via Giovanni di Prima 20 – Catania
orari: lunedì-domenica | 10.00-23.30
ÔÇó dal 30 giugno al 25 luglio 2013 // MAMMUT, via S. Lorenzo 20 – Catania
orari: mercoledì-domenica | 19.30-23.30

morfosisgiarch.tumblr.com | www.morfosis.org

Prove di volo. Architetture per la città moderna (1948-1968) – Giovanni Donadon

Pordenone, 18 maggio – 14 luglio 2013

L’Ordine degli Architetti P.P.C. di Pordenone promuove un percorso di approfondimento sugli architetti che hanno contribuito allo sviluppo e alla storia della città. Ad inaugurarlo è la mostra che rende omaggio al lavoro di Giovanni Donadon: il primo architetto pordenonese ad operare in città, dopo gli interventi di architetti di diversa provenienza.

Periodo espositivo: 18 maggio – 14 luglio 2013
Inaugurazione: sabato 18 maggio 2013 alle ore 18.00
presso Spazio Parco 2, via Bertossi – Pordenone.

orario: da martedì a sabato 15.30 – 19.30 | domenica 10.00 -13.00 e 15.30 – 19.30 | lunedì chiuso.

www.artemodernapordenone.it/mostre/donadon

 

Biennale dello Spazio pubblico | edizione 2013. Quale spazio pubblico? Idee per nuove forme di spazio pubblico

Roma, Casa dell’Architettura, 16 – 31 maggio 2013

La Casa dell ‘Architettura inaugura un ciclo di mostre che riflettono sul rinnovamento del significato dello spazio pubblico. Spazio pubblico che non può essere oggi ricompreso in uno sguardo univoco, ma nel suo trasformarsi, accoglie le molteplici contraddizioni che descrivono la città contemporanea. Interrogarsi sulla sua definizione significa indagare gli aspetti materiali e immateriali che definiscono il senso dell ‘abitare nella condizione urbana attuale.

 

RESTAURO TIMIDO di Marco Ermentini

Copenaghen

Percorrendo in bicicletta la zona del porto ci si sente strani. Questa sensazione continua anche nelle vie del centro. E’ vero: non si sente il solito brusio del traffico, non ci sono stridori di frenate e rumori di ferraglia dei tram. Conclusione: nessuna città è silenziosa come Copenaghen. L ‘ha capito anche un amico architetto scappato dal Belpaese e automobilista sfegatato: è rimasto intrappolato più volte nei diabolici divieti di accesso. Alla fine ha desistito e ha dovuto parcheggiare la macchina in periferia e utilizzare i taxi. Risultato: un grazioso pacchetto di multe danesi molto meno buone delle birre. Qui sono riusciti a portare il traffico ai minimi termini e ad agevolare al massimo l’uso delle bici. Il problema è quando si torna a Milano, città piatta e ideale, e si è costretti a rimettere oltre che la mascherina anche i tappi nelle orecchie.

 

 

LA STORIA DELL ‘ARCHITETTURA di LPP

3.2.10 Le Corbusier, Mies e lo spirito dell ‘epoca

Nel 1927, Le Corbusier sta lavorando a una villa a Garches. L ‘edificio, pur non applicando ancora in maniera integrale i cinque punti teorizzati per l ‘esposizione del Weissenhof, è basato, come hanno mostrato gli studi di Colin Rowe, su una griglia di passi strutturali e su un sistema di proporzioni che ricorda le ville di Palladio.

 

L ‘obiettivo, afferma le Corbusier, è realizzare una scala costante, un ritmo, una cadenza di quiete. All ‘esterno si presenta come un prisma compatto, disegnato con eleganza dalle finestre in lunghezza. Gli scavi e i volumi in lieve aggetto intaccano la compattezza dei piani di facciata.

 

Alludono a un susseguirsi e concatenarsi in profondità di spazi e funzioni che, sempre secondo Rowe, si leggono come in trasparenza, sempre che questa si intenda questa in senso concettuale più che fisico. All ‘interno opere scultoree, tra cui un nudo di Matisse, sono collocate dagli Stein in punti strategici, a sottolineare la continuità dei percorsi.

 

Vi è poi Ville Savoye, iniziata a partire dal 1929 e conclusa nel 1931. In uno schizzo schematico tracciato da Le Corbusier è sintetizzato il metodo compositivo: un volume puro scavato sino al punto in cui l ‘articolazione delle parti non compromette l ‘unità dell ‘insieme. ├ê la quarta fase di un processo evolutivo che parte dalla Maison La Roche, in cui i volumi sono semplicemente accostati; si chiarifica nella villa a Garches, dove predomina la semplicità del prisma; trova una sintesi nelle case al Weissenhof, in cui unitarietà di forma e frammentazione delle parti coesistono senza che il primo principio prevalga sul secondo; e, infine, si realizza come appunto in Ville Savoye, con la subordinazione della varietà all ‘ unità.

 

Della costruzione, che da un punto di vista tipologico è una casa a patio su pilotis e formalmente è la concreta dimostrazione dell ‘applicazione integrale dei cinque punti, colpisce il rapporto con la natura. Avviene attraverso le bucature delle murature della terrazza-patio che incorniciano il verde trasformandolo in semplice panorama.

Anche le forme geometriche della villa dialogano poco, se non in maniera metaforica, con il contesto. L ‘ideale cui si riferisce Le Corbusier è il tempio greco o l ‘astronave che scende dal cielo o non la casa di Wright, che si distende lungo lo spazio naturale, afferrandolo.

Se le relazioni con il terreno sono concettualmente escluse, massima è l ‘apertura al cielo e al sole. Il solarium o culmine della promenade architecturale che si dipana lungo un sistema continuo di rampe e percorsi che porta dall ‘ingresso al tetto o è il coronamento plastico che si differenzia dal prisma pieno del piano intermedio e dagli snelli pilotis del piano terreno.

Con una progressione dall ‘alto verso il basso così sintetizzabile: spazio vuoto, volume pieno, forma libera.

 

Mies condivide con le Corbusier l ‘idea che l ‘architettura vada oltre il puro funzionalismo, che rappresenti le condizioni di spirito dell ‘epoca.

Ma mentre lo svizzero-francese si focalizza sul gioco sapiente dei volumi, sugli scavi che esaltano gli effetti chiaroscurali e arriva al risultato finale con un processo sostanzialmente additivo, il tedesco cerca la forma per eliminazione, con un metodo sottrattivo, proprio come uno scienziato, che è tanto più convinto di aver raggiunto lo scopo quanto più riesce a inventare formule sempre più brevi e più generali.

In architettura la brevità corrisponde al minor dispendio di materia, alla leggerezza; la generalità alla capacità dell ‘edificio di adempiere al maggior numero possibile di funzioni. L ‘ideale di Mies è dunque l ‘illimitato spazio flessibile. Se la formula ideale di uno scienziato tende alla brevità zero, cioè al silenzio che tutto dice, la formula ideale di Mies aspira alla leggerezza zero, cioè al nulla che tutto abbraccia.

 

Da qui la proverbiale lentezza, le giornate su giornate impiegate a studiare dettagli minimi, il fastidio per coloro che ogni giorno vogliono trovare una formula nuova, l ‘incapacità, da insegnante, di valorizzare la creatività degli studenti, il carattere insieme ritroso e arrogante.

 

Conclusa nel 1927 l ‘esperienza del Weissenhof, dove ha sondato il tema della flessibilità abitativa tanto da assegnare ad altri l ‘arredamento degli alloggi, Mies lascia Stoccarda per tornare a lavorare a tempo pieno a Berlino. Del luglio 1928 è l ‘incarico per il padiglione tedesco dell ‘Expo di Barcellona. Sarà inaugurato dai reali di Spagna il 26 maggio 1929.

 

Il padiglione e ‘, però, un oggetto tutt ‘altro che semplice. E ‘ l ‘incontro di almeno tre diversi modi d ‘intendere l ‘architettura: il neoplasticismo De Stijl, la nuova oggettività vista in chiave berlinese, un neoclassicismo schinkeliano orientato verso la monumentalità e la misura greca. Come spesso succede quando gli uomini di genio producono ibridi o e non succede quasi mai per opere più pure sul piano linguistico e compositivo o il risultato è un capolavoro.

Il neoplasticismo De Stijl è riscontrabile nella scomposizione per piani. Vi è però una maggiore fluidità spaziale, il senso quasi teatrale della percorrenza che ricorda le opere di Wright. Nel padiglione, infatti, come nelle case Prairie, non si entra di fronte e si è costretti a un percorso fatto di svolte improvvise e di repentini cambiamenti di visuale: verso l ‘acqua, verso la statua, verso il corpo secondario.

I piani, poi, sono collegati tra loro secondo una logica di ammorsature senza dubbio riferibile all ‘influsso di Wright. Il quale ammirava molto il padiglione, anche se, poco sopportava i pilastrini cruciformi che si alternavano alle lastre. Un giorno o l ‘altro, diceva, dovremo convincere Mies a sbarazzarsi di quei dannati pilastri in acciaio che appaiono così pericolosi e invadenti nei suoi bei progetti.

 

I pilastrini, insieme ai vetri, usati con diverse trasparenze, fanno parte del secondo aspetto stilistico, cioè di un ‘estetica costruttivista, sia pure sviluppata in chiave personale, tendente verso la smaterializzazione dell ‘oggetto edilizio.

Un gioco che viene esaltato dall ‘inserimento delle vasche d ‘acqua, dalla levità dei piani e dall ‘uso di materiali freddi e levigati. Vi è infine la componente classica, quasi di influsso loosiano.

L ‘edificio, per quanto dinamico al suo interno, all ‘esterno si presenta come un oggetto i cui pesi sono calibrati con estrema cura, quasi monumentale nella tripartizione di basamento, corpo, copertura. Robin Evans, in Mies van der Rohe ‘s Paradoxical Symmetries, forse l ‘articolo più acuto e intelligente che sia stato scritto su quest ‘opera, ha notato che vi è un effetto di simmetria, non in pianta, ma rispetto al piano dell ‘orizzonte, che rende la percezione inquietante, come all ‘interno di una spazialità omogenea e assoluta, priva di punti concreti di riferimento.

Se poi aggiungiamo il senso di eternità e di perennità della pietra, gli effetti di luce, come nella spettacolare trovata della statua di Georg Kolbe illuminata dall ‘alto, ecco che questo oggetto effimero o che vivrà pochi mesi e i cui materiali saranno presto riveduti anche a causa della crisi economica o appare un monumento senza tempo (da qui una delle motivazioni per ricostruirlo nel 1986).

 

L ‘incarico della casa Tugendhat arriva a Mies negli ultimi mesi del 1928, mentre sta lavorando al padiglione di Barcellona. Sarà terminata verso la fine del 1930.

 

La strategia è diversa. Il gioco dei piani è fortemente ridimensionato. Saranno limitati a due: uno curvo per delimitare la zona pranzo e uno rettilineo per dividere lo studio dalla zona conversazione. All ‘esterno la casa ha due volti: chiusa verso la strada, si apre idealmente verso il giardino grazie a una parete vetrata di ventiquattro metri suddivisa in pannelli scorrevoli di circa quattro metri e mezzo che si alternano ad altri fissi.

Arredata con la collaborazione di Lilly Reich oche dal Weissenhof lo coadiuva nella progettazione degli interni o casa Tugendhat è curata sin nei minimi particolari: sedie in tubolari d ‘acciaio disegnate da Mies, pavimento in linoleum bianco per rispecchiare il soffitto, tappeti in lana naturale, tende in seta cruda, legno d ‘ ebano per la parete curva, onice per il divisorio del salotto, acciaio dei pilastrini.

Non vi si può appendere un quadro, appoggiare un soprammobile o alterare la disposizione degli arredi, la cui posizione è millimetricamente calibrata. La casa, insomma, è gelida, priva di qualsiasi valore domestico. Die Form le dedica un servizio e un articolo dal titolo

├ê possibile vivere in casa Tugendhat? La tesi dell ‘articolista Justus Bier è che la costruzione è senz ‘altro un ‘opera d ‘arte, ma non un posto in cui si possa mangiare, dormire, vivere in libertà. Interviene la Tugendaht per difendere Mies e per dire che a lei e al marito la casa va bene così. L ‘interrogativo, però, com ‘è facile intuire, ha carattere più generale: investe la propensione crescente delle avanguardie di concepire in termini esclusivamente figurativi o e quindi fotografici, cinematografici, ma non esistenziali o le architetture.

 

AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama

Chi abita in un nido sa volare

Dentro gli edifici troppi grandi ci si perde

I pensieri sono più veloci degli schizzi

A ogni centimetro di tetto è destinata almeno una goccia di pioggia

Nel mio studio l’errore è sempre della fotocopiatrice

 

 

INTERMEZZO di Edoardo Alamaro

Nuovi appetiti

Mandare giù il rospo, alla lettera. Ne abbiamo mandati giù parecchi nella modernità ‘900 d ‘Italia, (quasi) sempre in forma simbolica, democratica o di regime. Ora, nella crisi contemporanea di produzioni ┬½made in Italy┬╗, bisogna che impariamo a mandare giù rospi, bruchi, coleotteri, formiche, lombrichi a tutte l ‘ore: a pranzo, cena e colazione. Mangiare vermi, insetti, api, vespe, cavallette, locuste e grilli a 5 stelle si può. Anzi si deve, è conveniente. E ‘ necessario all ‘economia e allo sviluppo compatibile. Per crescere bisogna de-crescere. Credere, obbedire, cucinare! Per gli architetti d ‘Italia in crisi strutturale potrebbe essere una buona occasione per riciclarsi in cucina: di vermi e vermiculite zeviane se ne intendono.

 

Una spinta in tal senso è venuta dalla Fao. A Roma, nei giorni scorsi, il direttore generale dell’Agenzia per l’agricoltura e l’alimentazione dell’Onu ha infatti affermato: ┬½Si stima che gli insetti siano parte già oggi delle diete tradizionali di almeno due miliardi di persone al Mondo. La raccolta di insetti ed il loro allevamento potrebbe offrire occupazione e reddito, per il momento solo a livello familiare, ma potenzialmente anche a livello commerciale┬╗.

Problema: bisogna solo che gli occidentali superino le loro tradizioni e il loro gusto consolidato nei secoli d ‘Europa. Superino cioè il dis-gusto che cucinare insetti e mandar giù rospi e vermi generano oggi in loro. Le nuove tecnologie lo consigliano, lo vogliono. Leggerezza, leggerezza: bruchi, lombrichi e coleotteri non si mettono sullo stomaco. Vola a fai volare italiano: la pancia non c ‘è più!!

Alessandra Muntoni, scrutando simpaticamente tra i suoi imprevisti e probabilità, aveva avvertito in tal senso (PresS/tletter n. 14/2013, ndr): ┬½ÔǪ Oggi il design si dedica alla revisione profonda dello spazio cucina, e dunque della vita privata┬╗. Aggiungeva poi previ-dente per dente: ┬½La tendenza sembra quella di offrirci una cucina virtuale che tende a smaterializzarsi e a diventare schermo digitale per improbabili e insipide degustazioni┬╗.

Aveva visto giusto, cucinando ad arte nel futuro nostro prossimo venturo. L ‘Occidente greco, giudaico e cristiano si adeguerà? L ‘Italia cambierà canone e gusto collaudato? Acquisterà quella furbizia orientale sexi-culinaria della quale la Ruby di Ar core mio sembra essere (per il rito ambrosiano padano) esotica cuoca d ‘avanguardia. Andranno via dalla tavola nostra vitelli, agnelli, mucche e caprette per cedere il posto e il pasto a mosconi api, escort e vespe al brodo? Magari inserite in un mix originale col passato della tradizione: coleotteri al sugo? Nuovi Carnicina nasceranno?, altro che libretti rossi al pomo d ‘oro ’68 che fu !?

Non lo so, la quistione è solo di resistenza estetica italica. Di tempi d ‘adeguamento del tradizionale pubblico televisivo ai novelli gusti al verme on line. Di capitali d ‘investimento per aprire al nuovo B & B; al nuovo Bello e Buono: buono da mangiare, s ‘intende. In questa prospettiva estetica epocale intra-vedo-vedo, mago di Napoli ‘e PresS/T, una provvidenziale ciambellona di salvataggio per le antiche Belle Arti che, com ‘è noto, da tempo si sono infilate in un inconcludente cul de sac. Il nuovo scenario brulicante proveniente dall ‘Oriente via Fao, costituirebbe, al contempo, l ‘eclisse per il design e per la moda, almeno per come l ‘abbiamo conosciute nel ‘900. O meglio, forse, altro scenario, sarebbe la definitiva pacificazione nel brutto dell ‘art-design: un governo di scopo culinario vermicolturale (simme ‘e Napoli-tano, paisà!, nda)

Riassunto del Bignami prece-dente al dente. Nel ‘900 si sono invertite le tradizionali parti della commedia dell ‘arte: le (già) arti minori hanno clamorosamente scippato la bellezza alle (fu) arti maggiori. La bellezza è diventata infatti campo esclusivo ed elusivo del bel design, della moda, dell ‘oggetto d ‘uso designato, del buon vivere e odi conseguenza- della bontà della cucina; viceversa, le arti grandi, per secoli e per definizione dette belle, son state costrette e ristrette sempre di più verso il primitivo, l ‘espressione, l ‘inconscio oscuro, l ‘art brut, lo scarto, il rottame, l ‘objet trouvè: tu fotti a mme, io fotto a tte (e il pubblico-massa)!!

La parola bellezza è così sparita dal lessico dei critici d ‘arte moderna ed è diventata sempre più appannaggio dei venditori dell ‘oggetto d ‘uso contemporanei design. Molto abusata negli show e show room. Il Bello palpeggiato con concupiscenza (modello collaudato & brevettato) dai grandi sarti e dagli stilisti global. Nonche dagli shampisti delle sale dei parrucchieri e dalla sartine ed escort delle case chiuse di moda.

Per gli artisti impegnati e tormentati, la bellezza è diventata invece una categoria tossica da rifuggire, da schifare, indegna. Da rivoltare alla Duchamp, orinale merdoso qual è. Il corpo dell ‘arte solo il luogo del taglio, dello sfregio, della guapparia, della gag, del turbamento ombelicale; cioè del compiaciuto disturbo nevrotico, del disagio esistenziale, dell ‘ansia inquietante e petulante, deviante, castrante: pubblico normale ed ordinario, fai schifo, puahh!!! ÔǪ

 

Vista la mala parata, la Venere di Milo s ‘è rifugiata prima nella cucina tutta piastrellata della casa linda linda di Voghera; poi nella stanza da pranzo a luci rsse di Ar core mio; indi nella bocca e nello stomaco di Noemi a Caloria, Napoli-metropoli. Cioè nel bello diffuso e televisivo da vedere a tavola e nel buono da mangiare, sempre a tavola, guardando la tv. (Dopocena a parte, secondo i gusti, le buste e le tasche, nda).

 

L ‘Italia della Bellezza da cartolina design è parsa ai più (e ai meno) il bel Paese ideale per far cucinare tutto ciò: espressione geografica variegata del nuovo gusto, buon appetito! Da qui l ‘odierna overdose di guerre televisive di chef, di cuochi, di maestri del fuoco, di Veneri del grand gourmet, di Cuccioline e Cicciolone, di farfalline ben cotte: il consumatore si prende per la gola, si sa, bunga bingo bongoÔǪ e vvai!!! La vera arte italiana sta in cucina, altro che Burri e Bolliti all ‘Oliva che furono, una prece.

E ‘ vero, ora ricordo, pero però: lo aveva già pre-visto Baudelaire nell ‘800, nei suoi ┬½imprevisti e probabilità del malfiore ‘900 p.v. ┬╗: ┬½ÔǪ Bellezza italica: tu cammini sui morti (e chi t ‘è mmuorte) / che pur beffarda deridi; leggiadro fra i tuoi vezzi spicca l’Orrore (e l ‘Errore)/ mentre in cucina si sbattono le uva per la frittata tricoloreÔǪ.┬╗

 

Come si esce da questo empasse dell ‘arte-industria, minore-maggiore, alto basso ┬½made in Italy┬╗?

La Fao (forse) ci tende una mano, gran cinquestellone d ‘Italia: se infatti gli italiani si convinceranno che la raccolta e l ‘allevamento di bruchi e degli insetti offrono occupazione e reddito; se sopratutto si convinceranno che cucinarli ad arte è un affare (nazionale) e c ‘è la clientela (internazionale), ÔǪ state pur sicuri che il design abbraccerà di botto e di brutto la bruttezza tout court: il dissidio con l ‘arte si risolverà in un battibaleno nel dis-gusto: diventeremo tutti artisti artigiani del lombrico, solubili distanti all ‘istante.

 

Coraggio quindi, baciare il rospo si può, strisciare da vermi nei tegami si deve. Solo la bellezza salverà il mondo. Anzi no, contrordine: solo i lombrichi dell ‘arte lo salveranno. O no?

Saluti, Eldorado

 

SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo

Effettualità, funzione e decostruzione

Non penso proprio che debba per forza esserci una contraddizione tra funzione, decostruzione ed effettualità nell ‘architettura contemporanea di qualità. Ciò che rende faticosa l ‘ideologia d ‘architettura contemporanea sembra infatti la perenne divisione in fazioni critiche, culturalmente armate fino ai denti e contrapposte per partito preso. Da un lato ci sono i critici strenuamente interventisti (i duri e puri), quelli dell ‘architettura ovunque e comunque, anche se è a forma di luna e si trova a Dubai, quelli che se solamente accenni alle parole ‘funzione ‘ e ‘utilità ‘ si mettono le mani nei capelli. Per loro il sogno maximo è quello di fuggire insieme a Zaha Hadid, a bordo del motoscafo da lei progettato, sorseggiando champagne e sfogliando i libri su Rudolf Steiner. Sono gli stessi che sognano un mondo fatto solamente di grattacieli e di mega-maxi strutture fuori scala, enormi, possibilmente fashion, antiumane, perche la città bassa e le architetture piccole sono troppo antiche; per loro bisogna guardare al futuro, al progresso, e basta, le dimensioni umane non sono contemplate nel processo futurista-espressionista.

Da un ‘altra parte ci sono invece i passatisti, quelli per i quali Vittorio Gregotti è Dio, Botta uno dei suoi discepoli e Leon Krier un apostolo. Sognano di farsi frati, un giorno, nella Chiesa di Botta sul monte Tamaro. Oppure sognano di vivere in una desolata campagna londinese con le casette fatte da Krier, tutte in stile Germania anni 30/40.

Pensando a queste tre parole invece, effettualità-funzione-decostruzione, pronunciate insieme, vengono in mente (ad esempio) le architetture di Samuel Mockbee e del Rural Studio in Alabama: funzionali, sociali e decostruttive; oppure alcune architetture di Gunter Behnisch, come il suo celebre asilo d ‘infanzia Luginsland: funzionale, decostruttivo ed umano, a misura d ‘uomo e di bambino; oppure alcune opere di Marcello Guido: funzionali, descostruttive, utili, non fuori scala. E così via, gli esempi sono molti (e ne faremo altri nelle prossime puntate). Queste architetture, in sostanza, sono effettuali ed hanno in comune il fatto che mantengono un sostanziale legame con la realtà, creando positivi rapporti tra spazi e utenti, non perdendo la caratteristica principale dell ‘architettura, cioè quella di essere utile all ‘uomo e alla società. Da qui, forse, possiamo ripartire per discutere d ‘architettura nei prossimi 10/20 anni.

 

Ps, come già scritto nel precedente numero di presS/Tletter (repetita iuvant): ┬½Effettuale è un aggettivo di uso non molto comune; nel linguaggio filosofico è lo stesso che reale e sottolinea il carattere che la realtà possiede di fronte a ciò che è solo immaginato o desiderato (Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, UTET, Torino 1984, ad vocem); si parla dunque di concretezza, di realtà, di efficienza (dal verbo latino efficere, da ex-facere=far sì, compiere). Effettuale è ciò che si riferisce agli effetti, ed implica l ‘azione di una causa efficiente: qualcosa è effettuale se produce effetti.

Per un ‘architettura effettuale intendiamo sia l ‘effetto che la causa efficiente: un ‘architettura che produce effetti nella realtà, e non già in quanto produzione (edilizia) ma, come vedremo, per la capacità di definire nuovi rapporti tra spazi e utenti, divenendo causa efficiente delle modificazioni dell ‘abitare e delle sue consuetudini┬╗ (Federico Bilò o MECANOO o EdilStampa, Roma 2003 o pag 11).

 

marco_sambo@yahoo.it

 

 

CONTRO-ARCHITETTURA di Massimo Locci

Matteo Clemente: Comporre e scomporre l ‘architettura

Un giorno un rabbino domandò a un giovane: chi è più libero tra un uccello e un fiore?. Contrariamente a quanto si può immaginare è il fiore, spiegò, perche possiede la coscienza del legame al luogo, l ‘appartenenza alle radici della propria storia e allo spazio geografico. La libertà è proprio la capacità di scegliere, è l ‘aderenza ai valori e ai principi; questo vale in particolare per le discipline complesse come l ‘architettura. Ma per poter scegliere con cognizione di causa bisogna avere strumenti che il libro di Matteo Clemente Comporre e scomporre l ‘architettura cerca di fornire: obiettivo è acquisire una sensibilità (il saper vedere) ed una propensione (il saper utilizzare).

il libro, scritto con linguaggio piano ed efficace, mira a costruire una vera didattica del “comporre”, un metodo di analisi dell’architettura condotto sia attraverso la scomposizione sintattica e lessicale delle opere, sia attraverso il metodo simbolico-rappresentativo del disegno.

Oggi si sente particolarmente forte l ‘esigenza di una teoretica non ingessata, con approcci metodologici problematici e interpretativi, quindi, una pubblicazione come questa è benvenuta. La finalità è comprendere e spiegare le ragioni complessive del progetto: formali, spaziali, funzionali, ritmiche, estetiche ( materia, colore, luce) ma anche il valore etico del nostro operare.

Serve per far capire il senso del nostro operare, per individuare/sintetizzare le motivazioni e rendere condiviso il nostro lessico espressivo; pensato innanzitutto per gli addetti ai lavori e poi per trasmettere ai nostri interlocutori il significato delle scelte, per rintracciare le parole chiave che esprimono i valori espressivi.

Franco Purini nella presentazione lo definisce un trattato in nuce; l ‘autore si schernisce e parla di un semplice libro di esercizi pratici. A me piace l ‘idea che sia stato pensato come promemoria sintetico di processi compositivi e progettuali, scritto in primo luogo per se e, indirettamente, per gli studenti, gli architetti, i critici, per chi giudica i concorsi, i committenti, chi finanzia le opere, per gli utilizzatori dello spazio architettonico.

Il progetto di architettura, evidenzia Matteo Clemente, non è una semplice risposta alle necessità funzionali, nasce da una richiesta/risposta di significati e contenuti, è l’esito di una ricerca continua di spazio, che definisce le modalità di costruzione della forma, stabilisce le regole e le relazioni tra le parti. Obiettivo del testo è mettere in evidenza l ‘iter narrativo, è fornire una guida per la rappresentazione (non solo grafica), una modalità di trasmissione coerente di un’idea architettonica, per evidenziarne i nessi con gli esiti morfologici, con il linguaggio formale e le tecnologie costruttive.

Non è un caso Zevi scriveva Capire l ‘architettura significa scoprirne i molteplici percorsi, le accelerazioni e le pause, le cerniere strutturali, i riverberi degli involucri murari sugli invasi, perfino gli apparati plastico-decorativi sono talvolta funzionali ad un risultato spazio-temporale.

Il suo era un invito a leggere l ‘architettura come sommatoria di timbri espressivi, anche contraddittori, come viaggio alla scoperta delle dissonanze e delle frammentarietà.

Una pubblicazione come questa, scritta da un autore giovane e arguto (qualche anno fa aveva scritto Gli architettiÔǪ dovrebbero ammazzarli da piccoli), serve per imparare ad analizzare l ‘architettura, per riconoscerne i valori; per ribadire che come azione intellettuale essa va sempre intesa come un processo articolato e che, per la sua buona riuscita, deve coinvolgere tutti gli attori. Attori che, a loro volta, sono tutti parimenti titolati a esprimersi sulle scelte, e proprio per questo sono chiamati a condividerle e, poi, a difenderle.

Se ciò fosse avvenuto negli anni ’80 non ci sarebbe stato lo scempio della Casa della Scherma di Moretti. Per inciso in questi giorni, dopo un restauro parziale atteso per anni, pare sia diventato un ristorante per i VIP degli Internazionali di Tennis d Roma.

 

Massimo Locci

massimolocci.arch@gmail.com

 

 

LETTERE

Lettere spedite a: l.prestinenza@gmail.com

 

Messaggio da NIB

ciao Luigi,

ci aiuti a diffondere?

programma in progress è su:

www.newitalianblood.com

Valerio Martella

1) “Leggi meno perfette, ma più intelligenti”.

Condivido pienamente. Modificherei, però, leggermente titolo e contenuto:

“Meno leggi e meno perfette, ma più intelligenti”. E’ confortante constatare

che da qualche parte – purtroppo non nelle sedi istituzionali – si mostri

consapevolezza sull’argomento e spero che questo suo post e quello precedente “uccidiamo l’azzeccagarbugli che è in noi” incitino i Suoi lettori ad aprire un dibattito – sarebbe bellissimo pensare a proposte concrete – sul tema.

2) “Arcosanti e Masdar”

Perche gli Italiani non si vedono mai in prima fila in progetti avveniristici,

tanto più che appare ormai ineludibile cambiare radicalmente stile di vita e

modo di concepire l’ambiente, e ripensare i criteri di sfruttamento delle

risorse della terra?

Suo aff.mo

Valerio Martella

 

 

presS/Tletter

Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design. Ai sensi della Legge 675/1996, in relazione al D.Lgs 196/2003 La informiamo che il Suo indirizzo e-mail è stato reperito attraverso fonti di pubblico dominio o attraverso e-mail o adesioni da noi ricevute. Si informa inoltre che tali dati sono usati esclusivamente per l ‘invio della presS/Tletter e di presS/Tmagazine. Per avere ulteriori informazioni sui suoi dati, che di regola si limitano al solo indirizzo di e-mail può contattare il responsabile, Luigi Prestinenza Puglisi, all ‘indirizzo l.prestinenza@gmail.com. Tutti i destinatari della mail sono in copia nascosta (Privacy L.75/96).

E’ gradito ricevere notizie, le quali, dovranno essere comunicate via mail all ‘indirizzo l.prestinenza@gmail.com con almeno una settimana di anticipo e, comunque, entro il giovedì che precede l ‘evento, con brevi comunicati stampa, di regola non superiori alle cinque righe. In questi dovrà essere chiaro giorno e luogo dell’evento, titolo, partecipanti, telefono, mail, sito web per approfondimenti. Le notizie, a giudizio insindacabile della redazione, sono divulgate quando se ne intravede un potenziale interesse. E’ però cura di chi riceve la lettera verificarne attendibilità e esattezza. Pertanto esplicitamente si declina ogni responsabilità in proposito. La redazione si riserva il diritto di sintetizzare le lettere e gli interventi da pubblicare. Il materiale mandato in redazione, che è anche il luogo dove sono custoditi i dati, viale Mazzini 25, Roma, non verrà restituito.

 

In redazione: LPP, Edoardo Alamaro, Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Claudio Betti, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Rossella de Rita, Arcangelo di Cesare, Marco Ermentini, Claudia Ferrauto, Elisabetta Fragalà, Maria Clara Ghia, Diego Lama, Nicolò Lewanski, Salvator-John Liotta, Massimo Locci, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Mario Miccio, Alessandra Muntoni, Giulia Mura, Santi Musmeci, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Benedetta Stoppioni, Diego Terna, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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2 Commenti

  1. Rosario 16/06/2013 at 10:32

    Gentile LLP,
    ti inoltro una mail ricevuta che evidenzia lo schifo che pu├▓ accadere in un concorso di architettura a Roma aperto anche agli studenti. Da questa brutta storia ancora non risolta, gi├á da ragazzi di venti anni, ci viene insegnato che l’Italia ├¿ in mano ad altri e non sar├á mai in mano a noi. Lei era in giuria in questo concorso, era al corrente di questa anomalia?
    Se in un concorso di architettura (www.atelierpaema.eu) , ove hai speso 60 euro per partecipare, vince il tesista del presidente di commissione con la sua tesi, ti sembrano rispettate le regole di anonimato? Di seguito la spiegazione della mail che ho ricevuto.

    Gentile architetto/i,
    mi scuso innanzitutto della forma scelta per questa e-mail, ovvero ÔÇ£anonimaÔÇØ, ma vi chiedo di andareal di l├á della forma spendendo un poÔÇÖ di attenzione sul contenuto.
    Il contenuto ├¿ il Concorso ÔÇ£The EuropeÔÇÖsBecomeÔÇØ, promosso da Atelier Paema e vinto da Jakub Wachocki; nel Bando ditale concorso mi ├¿ parso di capire leggendolo che ci fossero delle precise condizioni da rispettarsi, pena lÔÇÖesclusione.
    Una prima condizione(solo in ordine di esposizione) ├¿ quellaprevista dallÔÇÖart. 20 che testualmente recita: ÔÇ£fino alla data di pubblicazione della graduatoria nominativa , pena lÔÇÖesclusione,├¿ fatto divieto ai concorrenti di pubblicare le proprie proposte inviateÔÇØ;vi inviterei, invece, a controllare in rete al linkhttp://ronny.altervista.org/Tesi/007%20Wachocki.htmse non fosse stato da poco rimosso. Ma le stesse immagini per fortuna letrovate nel sito portfolio del vincitore al linkhttp://www.jakubwachocki.com/index.php?option=com_content&view=article&id=16&Itemid=12

    Una seconda condizione,poi, ├¿ legata al fatto che ad ogni progetto concorrente doveva essere associatoun codice alfanumerico per il rispetto del principio della non identificabilit├áe della non riconoscibilit├á del progetto, ovvero il rispetto dellÔÇÖanonimato.
    Ma vi chiedo selÔÇÖelaborato del vincitore coincide con la tesi di laurea del vincitore,discussa due anni fa (maggio 2011) con il relatore prof. Lenci e nel nostrocaso anche presidente di giuria del concorso, cosa ne ├¿ accaduto del rispettodi questo principio ??
    Anche se, guarda caso,il link della tesi, ospitato prima nella pagina delle tesi del prof. Lenci, ├¿stato (chiss├á perch├®) qualche giorno fa rimosso, ma la pagina ├¿ ancoraconsultabile ed ├¿ di propriet├á del prof. Lenci come si legge sullÔÇÖetichetta inalto al soprariportato link. (se cercate su google ÔÇ£jakub wachocki lenciÔÇØ viapparir├á tra i risultati il primo link che vi ho segnalato, se cliccate perconsultare la copia cache di google apparir├á la pagina rimossa!)
    Per operare il giustoconfronto vi fornisco anche il link delle tavole (le prime due della pagina con codice EUR0PE) del concorso inoggetto da poco pubblicato in rete allÔÇÖindirizzo:
    http://www.atelierpaema.eu/WEB_concorso_/Proposals.htm;
    noterete che seppurlÔÇÖedificio cambia funzione (da aeroporto nella tesi a centro culturale nelconcorso), ├¿ il medesimo, reso con i medesimi render e schemi, il che ne rendeevidente lÔÇÖimmediata rintracciabilit├á da parte di uno dei componenti di giuria,nonch├® presidente (il prof. Lenci).
    Spero, convinto comesono che utilizzerete al meglio queste informazioni, se anche voi condividetela necessit├á di concorsi ÔÇ£pulitiÔÇØ e di ridurre il processo di svilimento deiconcorsi in Italia, sotto gli occhi dei vari Crompton, Pinos etc. chetroveranno unÔÇÖennesima motivazione per non contribuire al dibattitoarchitettonico italiano.
    Probabilmente anchequesti link sono destinati alla rimozione, a meno che non si intervenga prima. E adesso dovremmo anche pagare la pubblicazione del progetto “vincitore”?
    Con non pochi disagio.
    Un collega

    • LPP 18/06/2013 at 19:32

      Non mi piacciono le mail anonime. E poi i voti del concorso erano dati da giurati diversi. Dubito che il voto da solo di Lenci- che a quanto mi ha detto Lenci stesso non ├¿ stato alto – possa aver modificato il risultato finale. Comunque pubblico per trasparenza.

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