presS/Tletter n.13-2013

La cultura e l ‘intelligenza non salvano – Un poeta cipriota ci parla di città – Portatori di silenzio – Gli italiani al Weissenhof – Zio Vania – Vittorio Gregotti, Zaha Hadid, Facebook e l ‘astrazione compositiva contemporanea – Young Architects.

 

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ESERCIZI DI ERMENEUTICA di Marcello del Campo

 

Acronimi in libertà?

Ignoro recenti architetture, combatto esperimenti

 

IN EVIDENZA

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA: Seconda edizione del Premio Fondazione Renzo Piano: pubblicato l ‘elenco dei 12 finalisti

L ‘OPINIONE: La cultura e l ‘intelligenza non salvano

IMPREVISTI E PROBABILITA ‘: di Alessandra Muntoni: Un poeta cipriota ci parla di città

AIAC TUBE: Fuori Contesto – Spot

INCONTRI DELLA SETTIMANA: News di Elisabetta Fragalà

MOSTRE DELLA SETTIMANA: News di Filippo Puleo

RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: Portatori di silenzio

LA STORIA DELL ‘ARCHITETTURA: L ‘architettura del 1900 raccontata da LPP: 3.2.7 Gli italiani al Weissenhof

AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter…

INTERMEZZO: Edoardo Alamaro ci parla di: Zio Vania

IDEE: Christian De Iuliis: lavorare gratis

SGRUNT: Marco Maria Sambo: Vittorio Gregotti, Zaha Hadid, Facebook e l ‘astrazione compositiva contemporanea

TESTIMONIANZE: Emanuele Ferrarese: Il cacciatore. Ode alla libera professione

CONTRO-ARCHITETTURA: Massimo Locci: Young Architects

LETTERE: Christian De Juliis e Valerio Martella: Uccidere l ‘azzeccagarbugli che c ‘è in noi

 

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA

 

Seconda edizione del Premio Fondazione Renzo Piano: pubblicato l ‘elenco dei 12 finalisti.

 

E ‘ stato pubblicato su presstletter.com l ‘elenco dei 12 finalisti individuati dalla giuria della prima fase della Seconda Edizione del Premio Fondazione Renzo Piano 2013 ad un giovane talento, organizzato dalla Fondazione Renzo Piano e dall ‘Associazione Italiana di Architettura e Critica.

Il concorso ha lo scopo di valorizzare l ‘architettura di qualità ideata dai giovani progettisti italiani under 40 e di promuoverne la conoscenza. In particolare è finalizzato a premiare un ‘opera realizzata, che esprima particolare attenzione alla tecnica e all ‘arte del costruire.

Dopo i risultati della giuria della prima fase composta dallo Studio Piano e dall ‘Associazione Italiana di Architettura e Critica_presS/Tletter, iniziano ora i lavori della giuria della seconda fase: il giurato unico della seconda fase è Renzo Piano che proclamerà i vincitori.

Il primo classificato riceverà un premio di 10.000 euro offerto dalla Fondazione Renzo Piano.

 

L ‘elenco dei finalisti è consultabile al link: http://presstletter.com/2013/04/premio-fondazione-renzo-piano-2013-i-finalisti/

 

 

L ‘OPINIONE

La cultura e l ‘intelligenza non salvano

E’ strano come una stagione, come quella postmoderna, che mise sul tappeto riflessioni di notevole interesse generò architetture spesso squallide e mediocri. Segno che alla riflessione teorica non sempre segue una adeguata produzione di opere o, forse, che in architettura, come nella vita, non sono necessariamente la cultura o l’intelligenza che salvano (LPP)

 

 

IMPREVISTI E PROBABILITA ‘ di Alessandra Muntoni

 

Un poeta cipriota ci parla di città

Cercando contenuti e valori per le nostre città, trovo questa poesia di Michalis Pierìs che ha recentemente scritto un libro intitolato Metamorfosi di città (Donzelli). La poesia è pubblicata sul numero di febbraio 2013 di ┬½Limes┬╗, dedicato a L’Egitto e i suoi fratelli.

Cipro è isola europea ove convergono Oriente e Occidente. ├ê stata definita da Leonzio Machieràs ┬½una pietra lanciata in mezzo al mare e, intorno a lei, Turchi e Saraceni┬╗. ├ê perciò città sintesi di tantissime città mediterranee, tra le quali anche le nostre Palermo e Venezia. Oggi si trova nell’occhio di un ciclone economico che preoccupa tutti.

Ciononostante, o viceversa proprio perciò, questa poesia di Pierìs mi pare importante, carica com’è di nostalgia e di saggezza, ma anche di semplicità e concretezza. La propongo alla lettura, nella traduzione di Paola Maria Minucci.

 

VOGLIO UNA CITTA CHE MI NASCONDA, Rètimno (1984-1990)

Una città che sia tollerante una città che sia d’aiuto

una città che sia comprensiva una città che collabori

una città che sia accogliente una città che approvi

una città che sia stimolante una città che sia pietosa

una città più adatta ad una vita segreta.

 

Una città eccitante una città che infiammi

una città che complotti una città che partecipi

una città che esploda e si lasci trascinare

condividendo illeciti piaceri…

che si apra come braccia calde

in ore speciali su certe circostanze

e copra i suoi misfatti con il suo bell’aspetto.

Voglio una città, cosa cerco, una città che mi nasconda.

Una città con forme sconosciute

nuovi posti ogni sera

con possibilità di molte combinazioni

inaspettate coincidenze e occasioni fortuite

Voglio una città coraggiosa, una città che riscaldi

una città che si commuova, una città che ispiri

una città affabile città conforto

città dolce consolante e tepore della mia mente

una città che nel suo caldo grembo mi chiuda

voglio una città, cosa cerco, una città che mi nasconda.

Non il duro freddo cuore del paese indiscreto

il volto gelido dai molti specchi

le case trasparenti, gli auricolari nelle strade.

Pierìs ci parla di una città scomparsa e desiderata, dalla quale esclude, però, i segni della modernità. Abbiamo di fronte a noi il tempo per dimostrare che il contemporaneo non è nemico della tolleranza e del conforto, della collaborazione e dell’accoglienza, della dolcezza e della pietà, e che quelle forme sconosciute, quelle occasioni inaspettate, quel fiammeggiare di complotti e di piaceri -che Pierìs immagina dal suo nascondiglio- otrebbero non essere in rotta di collisione con la metropoli contemporanea, luogo della complessità e delle reti. Roma potrebbe essere uno dei più adatti terreni per questa sperimentazione. Ci auguriamo che la prossima Amministrazione ne tenga conto.

 

 

AIAC TUBE

http://www.youtube.com/user/architetturaecritica

 

Fuori Contesto – Spot

All ‘interno del nostro Spazio Video Preferiti, dedicato agli 855 iscritti al nostro canale, questa settimana vi segnaliamo l ‘interessante spot di un nostro nuovo iscritto, in diretta da Vicenza: Fuori contesto (www.fuoricontesto.com). Come si legge nel comunicato stampa che descrive il filmato, Fuori Contesto è un concorso di opere audiovisive che devono essere realizzate in sole 48 ore, dall’ideazione alla stesura, dalle riprese al montaggio, il tutto corredato di backstage. L’evento ambisce ad essere il primo di una serie di incontri annuali che possa rappresentare un appuntamento fisso per la cittadinanza e un’occasione per mettersi in gioco e far emergere il proprio estro creativo. Il contest è aperto a tutti. Professionisti e non, e dura tre giorni. La partecipazione è gratuita.

 

Ecco l ‘indirizzo del filmato, buona visione:

http://www.youtube.com/watch?v=wbup321xvVs&list=FLFB6lY-VpP0rLNhry9BtfvA&index=1

 

 

INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Elisabetta Fragalà

Biennale dello spazio pubblico a Roma

Seconda edizione dell’iniziativa dedicata agli spazi urbani pubblici.

La Biennale, promossa e organizzata dall ‘Istituto Nazionale di Urbanistica, vede, oltre ai partner della precedente edizione come la Facoltà di architettura Roma 3, l’Ordine degli Architetti di Roma e la Casa dell’architettura, nuovi partner di prestigio come Cittalia – ANCI, Il Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori, Legambiente, Inarch.

La Biennale tiene fede all ‘ambizioso impegno che aveva preso due anni fa: diventare osservatorio permanente e privilegiato da cui poter diffondere esempi positivi, stimolare il dibattito , intercettare le buone pratiche in Italia e all ‘estero. Alla Casa dell ‘architettura di piazza Manfredo Fanti e nei locali della Facoltà di architettura dell ‘Università di Roma Tre (all ‘ex Mattatoio) si incontreranno e parteciperanno alla mostra e ai workshop progettisti, amministratori, docenti, studiosi italiani e stranieri, studenti ma soprattutto semplici cittadini desiderosi di apprendere i metodi e le possibilità per creare o riqualificare gli spazi urbani di tutti, le strade, le piazze, i parchi e i luoghi di incontro che spesso le amministrazioni pubbliche, a causa delle ristrettezze finanziarie, non riescono a valorizzare e manutenere nel modo giusto.

Uno slogan caratterizza questa edizione: Prove di città, con il quale si vuole sottolineare da un lato la necessità di ripristinare, a fronte di fenomeni di incontrollata dispersione urbana, i valori propri della città e dall’altro affermare la necessità di fornire strumenti operativi concreti per la rigenerazione urbana.

dal 16/05/2013 al 19/05/2013 a Roma.

 

Florence Design Week 2013. Fetival dedicato a Design, LifeStyle, Piacere, Arte di Vivere

Da tutto il mondo professionisti, aziende, università, buyers, direttori artistici, appassionati, artisti, si ritrovano a Firenze, nel cuore della città nei giorni più belli dell ‘anno, per un ‘esperienza a tutto tondo di LifeStyle, Piacere, Arte di Vivere nel nome del business e della convivalità.

Crossing People è il tema del Festival che si spiegherà nei tanti incontri, aperti all ‘ampio pubblico internazionale e che ispirerà le creazioni di designers e artisti coinvolti.

Le persone varcano una Firenze consapevole del proprio bagaglio storico e del valore del proprio presente, per immergersi in un itinerario dove dalla Biblioteca Nazionale Centrale e passando per Palazzo Bombicci Guicciardini Strozzi il Design si coniuga alla prestigiosità dei luoghi.

Le persone percorrono nuovi scenari di sostenibilità e di innovazione, in una serie di esperienze interattive presso il Complesso delle Murate, dove workshops, speed dinners, esposizioni culturali e intrattenimento si alterneranno, tra business sostenibile, e cultura digitale in collaborazione con FabLab e ToscanaIN.

Le persone oltrepassano la distanza che c ‘è tra l ‘Italia, il Brasile, la Russia, gli Stati Uniti, il Taiwan, la Spagna, l ‘Inghilterra, la Danimarca, per ritrovarsi nei vari luoghi del Festival dove nell ‘espressione del proprio modo di fare design si ritrova l ‘espressione della propria profonda cultura per fertilizzare nuove collaborazioni.

dal 20/05/2013 al 26/05/2013 Firenze.

 

Real Corp 2013. 18esima Conferenza internazionale di Pianificazione Urbana, Sviluppo Regionale a Roma

l rapporto fra spazio e tempo è stato declinato nelle più varie teorie della pianificazione ed ha affascinato l ‘umanità sin dalla notte dei tempi.

Quando pianifichiamo le nostre città, quando sviluppiamo progetti che potrebbero migliorare le condizioni della nostra società, quando proponiamo processi decisionali per gestire lo spazio che ci circonda, quando mettiamo in pratica tecniche per incrementare lo sviluppo o è con la relazione fra spazio e tempo con cui stiamo lavorando. Lo spazio ed il tempo lavorano con differenti scale, dimensioni ed argomenti o e ci portano a formulare domande quali:

Come pianificare tenendo in considerazione il tempo, sia la storia del passato e lo sviluppo futuro?

Come integrare il monitoraggio all ‘interno dei processi decisionali, come nel caso dei disastri naturali?

Come gestire il tempo che non può essere pianificato, come lunghi processi decisionali o decisioni in tempo reale?

REAL CORP 2013 a Roma sarà l ‘occasione per discutere di teorie e metodi ma anche esperienze pratiche da tutto il mondo su come la pianificazione si occupa del tempo e dello spazio in modo da pianificare le nostre città e le nostre regioni.

dal 20/05/2013 al 23/05/2013, CASA DELL ‘ARCHITETTURA-ACQUARIO ROMANO (PIAZZA MANFREDO FANTI, 47 ROMA.

WORKSHOP, LIGHTING DESIGN. Economia ed Efficienza Energetica

Il progetto illuminotecnico, che fino a qualche anno fa aveva come principale e quasi unica finalità di consentire la visione degli ambienti per svolgere le diverse attività, oggi è inteso in senso molto più ampio, grazie alla disponibilità da un lato di nuovi software e dall’altro di tecnologie innovative spesso affiancate da sistemi di controllo automatico.

Non si può parlare di “Lighting Design” e “Progettazione Illuminotecnica” in modo differenziato: progettare la luce significa realizzare ambienti luminosi che soddisfino non solo i requisiti illuminotecnici previsti dalle normative, ma che determinino una corretta visione dell’ambiente che ci circonda, tenendo presenti le esigenze architettoniche ed estetico-percettive e l’impatto della luce sulla salute dell ‘uomo e sull’ambiente. Tutto ciò deve essere realizzato con sistemi energeticamente efficienti e sostenibili, con lo scopo di minimizzare i costi di installazione e gestione.

In questo scenario, il “Lighting Designer” non può essere più inteso come un creatore intuitivo di ambientazioni luminose, ma deve possedere un ‘adeguata conoscenza dell’illuminotecnica, delle normative, delle tecnologie, delle prestazioni energetiche degli impianti e delle caratteristiche spaziali e architettoniche degli ambienti in cui opera.

Il workshop, aperto a tutti, si terrà nel contesto degli Incontri Internazionali NEWITALIANBLOOD ARCTEC; si rivolge in particolare ad Architetti, Ingegneri, Designer, professionisti, installatori, promotori e studenti, fornendo un ‘ampia panoramica sulle applicazioni della progettazione illuminotecnica che può incidere in modo significativo sulla qualità complessiva di edifici e spazi pubblici e privati. In particolare si tratterà il tema dell ‘efficienza energetica e dell ‘innovazione tecnologica, in linea con le finalità delle smart cities, prospettando soluzioni impiantistiche ecosostenibili, soprattutto nel caso degli spazi pubblici (piazze, giardini, facciate, monumenti, beni culturali).

Il workshop è realizzato nell ‘ambito degli Incontri Internazionali NEWITALIANBLOOD ARCTEC – Architettura|Territorio|Economia che si terranno a Salerno, Pontecagnano, Cava dei Tirreni e Ravello nei mesi di maggio/giugno 2013. La sede del workshop è la Mediateca Marte nel centro storico di Cava dei Tirreni.

INFO:

sito internet: www.newitalianblood.com

e-mail: info@newitalianblood.com

facebook: www.facebook.com/nib.newitalianblood

 

 

MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Filippo Puleo

Partire_Tornare_Restare, Mostra itinerante degli architetti italiani all ‘estero.

19 aprile o 2 maggio 2013

Dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 18. Sabato ore 9.30-12.30. Domenica chiuso.

a cura di Diego Barbarelli

La mostra presenta il lavoro di circa 50 studi di architetti italiani operanti all ‘estero: con una valigia ogni studio racconta liberamente gli anni di esperienza personale e professionale vissuti lontano dall ‘Italia. Si mostrerà con valigie provenienti dai paesi più diversi o Francia, Olanda, Spagna, Cina, Corea, Giappone o quanto, in un momento di crisi come l ‘attuale, l ‘architettura italiana sia vitale.

Casa dell ‘Architettura, piazza Manfredo Fanti 47, Roma

Cave of Tales by Alice Pasquini, -1 Art Gallery, a cura di Giorgio de Finis

periodo espositivo 17 aprile o 30 agosto 2013

L ‘intervento di AliCè, una grotta preistorica del Terzo Millennio, fa la sua comparsa nello spazio underground dell ‘ex Acquario Romano dopo il Cabinet of Natural History di Lucamaleonte, la Chinese Room di Diamond e la Sancta Sanctoroom di Mr. Klevra e omino71.

-1 art gallery _ Casa dell ‘Architettura, piazza Manfredo Fanti 47, Roma

Milano del piano di sotto: 1368 o 1968, mostra fotografica e documentaria

a cura di Maria Antonietta Breda

Milano, 24 aprile – 15 maggio 2013

Le parti più profonde e nascoste di architetture sotterranee illustrate in 60 immagini di grande formato, corredate da didascalie e testi esplicativi. Sarà visitabile, fino al 15 maggio, la mostra fotografica e documentaria Milano del piano di sotto: 1368 – 1968. Seicento anni di uso delle architetture sotterranee tra Medioevo e Guerra Fredda, curata da Maria Antonietta Breda.

La mostra porta alla luce le gallerie di collegamento, opere idrauliche, passaggi segreti del Castello di Milano, rifugi antiaerei pubblici e privati di Piazza Duomo costruiti tra il 1931 ed il 1945 ed il “Tempio della Notte”, una ottocentesca architettura ipogea da giardino presente nel parco pubblico Finzi, nel quartiere di Gorla.

Appuntamenti | ingresso libero

Inaugurazione: 24 aprile 2013, ore 10.00 | Interventi di: G. Pasqui, M. A. Breda, G. Padovan
Periodo espositivo: 24 aprile – 15 maggio 2013 | orario di apertura 9.00 – 19.00
sede: Politecnico di Milano Campus Bovisa via Durando n. 10, Sala Mostre Edificio C

www.polimi.it

Il Cantiere della Cultura, il progetto di Gae Aulenti

a cura di Gae Aulenti Architetti Associati

Modena, 20 aprile – 23 giugno 2013

Nell’ex ospedale della città emiliana, inaugura il 20 aprile, la mostra sulla riqualificazione del complesso Sant’Agostino nel progetto firmato dall’architetto Gae Aulenti. Il progetto, da oltre 60 milioni di euro, è uno degli ultimi ai quali l’architetto milanese ha lavorato e prevede la trasformazione del settecentesco ospedale Sant’Agostino di Modena in un grande polo culturale di 23 mila metri quadrati.

La mostra, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e curata dallo studio Gae Aulenti Architetti Associati, illustra in maniera analitica gli interventi previsti sull’edificio, chiarisce i criteri di fondo che hanno ispirato il progetto e approfondisce le funzioni del futuro Polo culturale.

Appuntamenti
Periodo espositivo: 20 aprile – 23 giugno 2013 Ex Ospedale Sant’Agostino
Inaugurazione: sabato 20 aprile, ore 18.30. Dal 20 al 25 aprile ingresso libero.

Sede: Largo Porta Sant’Agostino, 228 41121 – Modena.

Orari di apertura: mart.11/13 – 15/19; merc./ven. 15/19; sab., dom.e festivi 11/19.
Biglietto d’ingresso Ôé¼ 5,00. Ingresso libero tutti i martedì

 

RESTAURO TIMIDO di Marco Ermentini

Portatori di silenzio

Esistono parole che fanno passare e altre che portano in qualche luogo senza farcene conoscere la metà. Esistono parole di passo e parole d’ombra. Queste ultime avvengono scaturendo dalla luce – la sorgente reale delle ombre e del silenzio – dimorando nei loro contrari: nel chiarore e nel brusio, imboccando entrambi una strada nuova.

Stefano Raimondi, Portatori di silenzio, 2013.

 

 

LA STORIA DELL ‘ARCHITETTURA di LPP

3.2.7 Gli italiani al Weissenhof

Nel 1926 si costituisce il Gruppo 7. È formato da: Ubaldo Castagnoli (cui subentra nel 1927 Adalberto Libera), Luigi Figini, Guido Frette, Sebastiano Larco, Gino Pollini, Carlo Enrico Rava e Giuseppe Terragni. Scrivono una serie di articoli su La Rassegna Italiana che escono tra il dicembre e il maggio del 1927.

 

Rivendicano uno spirito nuovo, il rinnovamento artistico, un ‘architettura aderente alla logica, attenta alle funzioni, in sintonia con il mondo dell ‘industria. Le dichiarazioni programmatiche del Gruppo 7, sono tutt ‘altro che radicali.

Più volte è rivendicato il ruolo della tradizione, sottolineato che ci si vuole muovere in continuità piuttosto che in contrapposizione con il passato, che i valori di fondo della composizione non sono messi in discussione.

Da qui la critica allo slancio artificioso, alla furia distruggitrice del futurismo, il riconoscimento di una tradizione del nuovo che va da Gropius a Le Corbusier, l ‘accostamento della nuova architettura alla tradizione classica greca e romana, il proposito di non disperdere i caratteri nazionali.

 

Un pasticcio teorico che è da attribuire anche alla giovanissima età degli estensori, tutti ventenni (Terragni ha ventidue anni ed è appena laureato).

D ‘altronde, come è stato o giustamente ma con un accenno senza dubbio ingeneroso per Ponti o notato da Carlo Belli: Era il momento in cui Piacentini progettava il tempio Votivo Internazionale per la Pace in stile bramantesco; Muzio trionfava con il suo algido e tutto esteriore neo-classicismo; Gio Ponti cominciava a inventare il suo celebre cattivo gusto nell ‘arredamento; e il Portaluppi elevava centrali elettriche in Val d ‘Ossola nello stile dei templi birmani. Non vorrei nemmeno accennare qui ad architetti che, a rigore, non entrano nella storia dell ‘architettura come un Bazzani, un Brasini, un Calza Bini, se non per ricordare che allora erano potentissimi. Se non fosse stato per quei sette ragazzi milanesi, contornati e sorretti da pochissimi amici pittori, scrittori e scultori [*] l ‘architettura italiana si sarebbe inserita nel movimento rinnovatore europeo con un ritardo anche maggiore di quello che già pativa.

 

Nonostante la debolezza degli assunti teorici o stigmatizzata più tardi anche da Persico che, non senza ragioni, parlerà di avanguardia da salotto o i sette partecipano alla terza biennale di Monza facendosi notare e, su interessamento di Roberto Papini, all ‘esposizione in occasione del Weissenhofsiedlung.

 

Nel 1927 Adalberto Libera, di ritorno dalla mostra Die Wohnung che si svolge in Germania, entra a far parte del Gruppo 7, subentrando a Castagnoli. Nello stesso anno organizza al Palazzo delle Esposizioni di Roma la I Mostra italiana di architettura razionale.

Si svolge dal 15 marzo al 30 aprile 1928. In mostra un centinaio di progetti. Quarantatre gli espositori. Tra questi, oltre al Gruppo 7: Mario Ridolfi, Gino Capponi, Alberto Sartoris, Giuseppe Bottoni, Luciano Baldessarri. Partecipano anche alcuni architetti che oggi difficilmente definiremmo moderni, quali Alberto Calza Bini, capo del Sindacato Architetti.

 

Con la mostra del 1928 a Roma inizia l ‘epoca eroica dell ‘architettura moderna in Italia. Sartoris, vicino al Gruppo 7, partecipa al primo CIAM.

Nascono le riviste La Casa Bella, diretta da Guido Marangoni (più tardi subentreranno Giuseppe Pagano o dal 1931 o ed Edoardo Persico o condirettore dal 1933 o trasformandola nella più importante rivista d ‘architettura europea) e Domus, diretta da Gio Ponti. Nel 1928 è ultimato il Novocomum, opera del più dotato degli architetti razionalisti: Giuseppe Terragni.

 

 

AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama

 

Le cose grandi sono disegnate con matite piccole

Meglio una casa vista che cento ascoltate

Nessuno ha nostalgia dell ‘architettura fatta con nostalgia

Chi progetta, realizza

Le cose piccole non sono disegnate con matite grandi

 

 

INTERMEZZO di Edoardo Alamaro

 

Zio Vania

Il cliente ha sempre ragione. E i nostri clienti osi sa- sono i lettori, specie se attenti e scriventi come Vania Di Stefano, studioso di epigrafia latina, che è stato colpito ‘nfronte (forse a morte) da un mio malinconico INTERMEZZO (cfr. le lettere in PresS/Tletter n. 12/2013, ndr). In quello scrittariello andai dolente dalla Napoli-Bagnoli di Città della Scienza incendiata, fino al Cimitero monumentale di Poggio Reale. Qui trascrissi piangente il fior fiorello delle scritte lapidarie di dimenticati uomini illustrati dell ‘arte napolitana, in primis quelli dell ‘architettura che fu (cfr. PresS/Tletter n. 9/2013, ndr). Un prece.

Silenzio e dispettoÔǪ. perche improvviso mi sovvenne il Foscolo sepolcrale degli: ÔǪ a egregi Intermezzi il forte animo accendono l’urne de’ forti, oh Eldorado; e poi perche dalle medie scuole m ‘è notoruis il valore del salvifico codice epigrafico, ricco di testi scelti in ragione della malinconica filosofia riportateÔǪ. Zio Vania, lettore partecipe cechoviano ‘e PresS/T, m ‘invitava poi ad una seconda puntata. M ‘invitava ad un approfondimento antologico lapideo, al fine di ampliare la cerchia degli uomini illustri (cimiteriali napoletani) la cui storia, distrutto ogni foglio di carta, viaggerà su quelle pietre, su quei marmi sino a quando esisterà la capacità di leggere e capire l’italiano del XIX secolo; poi sarà solo materiale da costruzione o da cuocere in calcaraÔǪ..

Detto, fatto. Detto, scritto e de-scritto. Ogni desiderio del lettore per me è ordine (e disciplina). Soddisfatti o rimborsati. Ieri pomeriggio, tosto tosto, mi son recato col mio amico Pasquale in un melanconico pellegrinaggio: sono andato per i viali polverosi di un altro cimitero napoletano di uomini illustri e illustrati; quello posto nella disastrata Villa comunale di Chiaja, già Villa reale. Oggi è ridotta a una sorta striscia di Gaza recintata e (s)cancellata, stretta com ‘è tra la Riviera di Chiaja terremotata dalla sfortunata (e inutile) linea sei (ma dove sei?) della Metronapoli e il lungomare Caracciolo liberato senza senno, come tutti sanno.

Più che una villa, questa pare un vaso di Pandora scoperchiato. Appilatelo, cummigliatelo, per favore!!! Tanti effimeri sogni di gloria politica e mediatica usciti dal vaso disgraziato hanno infatti scatenato su questa villa guai concentrati, negli ultimi venti anni; dai tempi della sindacatura Bassolino e della conseguente stupida recinzione di supposte dorate, disegnata dall ‘atelier Mendini di Milano nel ’98. Ma la questione, si sa, non è tanto l ‘autoreferenziale archistrapp di turno (ben noto e ben nato patinato), ma sta in chi lo chiama a farlo operare senza sponde e limiti, per lo strapp aurato e ben eurato invocato. Specie se, come in questo caso casinato, si agisce in un contesto storico delicato, per una malintesa modernizzazione di Napoli, da allineare alla grandi capitali del postqualcosa. Che tempi!

E quello, l ‘archistrapp gasato mediatico, ha gioco facile, avendo avuto carta bianca (e carta moneta colorata) da una committenza che si dimostra così provinciale di fatto, nei fatti. Come scriveva, a suo tempre, il siculo bufalo Bufalino: E ‘ terribile dover scegliere tra gli imbecilli progettuali che vogliono cambiare tutto e i mascalzoni che non vogliono cambiare nulla. (E noi ci trovammo, nella commissione edilizia ambientale, a dover dare sincero parere su questo dilemma cornuto e supposto dorato di fine millennio, nel 1998, nda).

 

Per la povera Villa comunale mendinizzata senza appello è andata poi sempre peggio, fino al recente crollo pandorico del palazzo alla Riviera, all ‘arco Mirelli; fino agli scavi della talpa della linea sei (ma dove sei?) della Metronapoli, e alla conseguente confusione delle falde acquifere dolci-salate, causa (o con causa) del recente ulteriore taglio di altri trenta alberi della superstite nobile architettura del verde che fu.

 

La Villa Nazionale c ‘appare perciò, a me e a Pasquale, come un campo di battaglia: intere aree sono state recintate da reti metalliche; scavi in corso, terreni ammucchiati delimitati da allegri nastri plastici bianchi e rosso; interrogative zone off limits: attenzione pericolo, ÔǪ; alberi tagliati e fatti a pezzi giacciono come cadaveri, nessuna manutenzione ordinaria s ‘intravede, cumuli di foglie secche e rami secchi sono da rimuovere, ÔǪ; e dai corpi statuari in decomposizione d ‘arte ‘800 emana un antico puzzo d ‘uomini illustri ÔǪ con lastre marmoree fatiscenti e violate, ÔǪ un vero e proprio cimitero in riva al mare, una prece, dal quale emergono buffi e surreali gruppi marmorei, con relative superstiti scritte identificative, del tutto e in tutto simili (e interscambiabili) con quelle già tra-scritte & de-scritte al Poggio Reale. Per la gioia nostra e di zì Vania.

 

Il passaggio tra i lacerti dell ‘antica nobiltà della villa reale borbonica e la villa comunale nazionale (e nozionale, come si vedrà) dell ‘età post/unitaria è infatti ancor oggi in qualche modo leggibile proprio nella statuaria, anche senza essere grandi esperti del settore. All ‘inizio, anzi al ri-inizio borbonico, secoli or sono e or sani (1780 c.), c ‘era una volta un re Ferdinando e il suo architetto Carlo Vanvitelli del fu Luigi ÔǪ ai bei tempi del Real Passeggio di ChiajaÔǪ; all ‘inizio, dicevamo, trionfava l ‘allegria e la spensieratezza ancien regime. La statuaria era infatti disimpegnata e non militante, fatta com ‘era di soggetto epico, favoloso e mitologico. I gruppi plastici parevano porcellane di Capodimonte ingrandite; biscuit di Tagliolini, gnocchi e bonbon, zuccheriere, tazzine da caffè, magica cioccolata: una palestra fantasiosa su cui andare a (real) passeggio con la forza dell ‘Ercole che apre le fauci del leone; o volando alto con il disco volante mironiano (copia romana); o colloquiando con l ‘Oreste ed Elettra (sempre copia); o stando avvinti nel vortice marmoreo del ratto delle Sabine del raffinato scultore Tommaso Solari, avendo tra le mani la sensualissima sabina, che eros!; o ci si poteva aggirare nel verde col satiro famelico, con Bacco e coi baccanti, colle ninfe e coi puttini; andare musicali tra lo zampillio di monumentali fontane barocche o neoclassiche, come quella (già detta) delle paparelle; o quella dell ‘acqua zuffregna che stava a Santa Lucia e qui trasportata a fine ‘800; o, ancora, quella del ratto d ‘Europa: insomma, una specie di parco giochi, di esclusiva (e molto viva) arcadia napoletanaÔǪ, o di borboniland, facite vuje.

 

Poi venne Garibaldi e la rivoluzione; venne Dumas col suo Corricolo; venne il tempo della liberazione e dei liberali, del mercato e dell ‘arte per tutti; della civilizzazione savoiarda e della passeggiata didattica ed istruttiva alla Villa nazionale aperta al Popolo (più o meno) Soprano. E fu il tempo dell ‘istruzione e dell ‘uniformità degli uomini illustri esemplari nozionali, con tante statue e mezzibusti civili esemplari.

 

E ‘ il tempo dei monumenti ai caduti di guerra, ai caduti del lavoro, nonche degli atti eroici e solidali. Infatti, in un ‘aiuola, come fosse un albero di pietra, lungo un elegante basamento di un monumento, si può leggere la seguente scritta: AI FRATELLI GENEROSI / DI OGNI PROVINCIA D ‘ITALIA / CHE NELLA STRAGE COLERICA DEL 1884 / ACCORSERO EROICAMENTE / IN AIUTO DEI COLPITI / NAPOLI / CONSACRA QUESTO RICORDO / E RACCOMANDA ALLA MEMORIA DEI POSTERI / I NOMI DEI CADUTI / NELL ‘OPRA PIETOSA / SUOR MARIA ESTEVE / SUOR CECILIA LEFOVR / MASSIMILIANO BOSCHI / ANTONIO VALFRE ‘ / ROCCO LOMBARDO / CONTE ANTONIO BARBARO / OSCAR ETTARI.

 

Erano quelli tempi in cui non c ‘erano ancora Zamberletti o Bertolaso, non c ‘era la protezione civile e tutto il resto (mancia) di Stato. Era il tempo generoso e romantico a costo zero degli italiani-pellicani; quelli che si squarciavano il petto per nutrire i figli e i fratelli dell ‘Italia tribolata. O almeno così amavano rappresentarsi. E ‘ per questo che gli scultori napoletani V.(incenzo) e F.(rancesco) JERACE ricorsero alla nota iconografia del Cristo-pellicano, qui adattata alla solidarietà nazionale delle larghe intese (moriremo democristiani, nda). Il modellato dell ‘uccello de Jerace vibra col suo elegante modellato alla luce del sole, ma il tema e la figurazione temo che sia assolutamente incomprensibile ai più (e ai meno) spartenopei d ‘oggi (e di ieri). Provare per credere.

 

Vado oltre e altro. Oh, guarda chi c ‘è lì: il vate d ‘Italia, Giosuè Carducci con vista mare, con occhio su Capri, anzi su Castel dell ‘Ovo, mica male! E che fa qui, perche Napoli? Non lo so, chi lo sa? Mi sforzo, aguzzo l ‘occhio e vedo che il marmoreo busto è firmato sulla base dallo scultore napoletano Saverio Gatto (1877-1959). L ‘alto basamento quadrangolare è firmato e datato a caratteri stampatello incisi: BERNICH ARCH. 1914 NAPOLI. Sulle due facce opposte incisi i versi del Carducci: SENTO IN CUOR L ‘ANTICA PATRIA / E ALEGGIARMI SU L ‘ACCESA FRONTE GL ‘ITALI IDDII, Alle fonti del Clitumno; E poi: POSA NEL GIUSTO ED A L’ALTO / MIRA E S’IRRADIA NE L’IDEALEÔǪ. poi ÔǪ illeggibile!

 

Fine prima puntata. La villa comunale di Napoli è lunga un chilometro cimiteriale, ci vediamo e ci leggiamo la prossima settimana.

Saluti a zì Vania e a tutti, vi aspetto lapidario, Eldorado

 

 

IDEE

Christian De Iuliis: Lavorare gratis

Qualche giorno fa uno dei più prestigiosi quotidiani italiani riportava l ‘annuncio che alcune amministrazioni cercavano architetti per compilare piani urbanistici o quant ‘altro; fin qui poteva anche trattarsi di una ottima notizia, se non che gli architetti prescelti avrebbero dovuto, per contratto, fare il lavoro gratis. La contropartita sarebbe stata solo ingrassare il proprio curriculum. In realtà non essendoci corrispettivo in denaro non si può parlare di lavoro. Diciamo che lo si fa per la gloria o più semplicemente per hobby. Sulle prime sono rimasto un po ‘ perplesso, un filo arrabbiato, poi ci ho pensato bene e ho realizzato che lo sdoganamento dell ‘architetto a gratis può rappresentare una svolta nell ‘ambito della professione. D ‘altronde le amministrazioni hanno preso atto di un trattamento che chi lavora con clienti privati conosce bene ma che non si aspettava di ricevere anche dal pubblico, non così ufficialmente almeno.

Tuttavia l ‘architetto a gratis va aiutato a praticare la sua attività, va almeno incentivato; quindi ad esempio dovrebbe essere Inarcassa esente poiche non ha reddito, o quantomeno beneficiare di qualche agevolazione.

Preso atto che ci può essere un certo numero di architetti disposti a lavorare per hobby o perche disperati e quindi in attesa di tempi migliori, o perche benestanti o semplicemente benefattori della società, non si può ignorare che esistano architetti che hanno esigenza di ricevere una contropartita in denaro alle loro prestazioni, per sopravvivere. Per questo motivo, a mio avviso, dal punto di vista legislativo vanno sdoganate almeno altre cinque categorie di architetti borderline.

L ‘architetto in nero: Di solito si tratta di un doppiolavorista, magari con un impiego pubblico, magari in un settore che non ha niente a che fare con l ‘architettura. A fine turno l ‘architetto in nero si reca in uno studio professionale dove ci sono altri professionisti che dividono le spese dell ‘affitto, delle bollette, del condominio, della spazzatura ecc. e che hanno bisogno di un aiuto per non mollare nessun incarico. Qui entra in gioco l ‘architetto in nero che può essere un disegnatore autocad, un compilatore di computi metrici, un esperto di Photoshop o altro ancora. Ufficialmente l ‘architetto in nero è un amico che è venuto a trovare gli amici, spesso tutti i giorni; il successo o la sventura dello studio si ripercuotono sul pagamento delle sue prestazioni. L ‘architetto in nero può anche occuparsi delle relazioni esterne dello studio, tipo seguire un cantiere, scegliere i materiali con i clienti (ricevendo percentuale) o effettuare sopralluoghi con foto. Essendo in nero non ha orari fissi, può anche tirare notti insonni tanto potrà riposarsi il giorno dopo a casa o meglio ancora in ufficio. L ‘architetto in nero essendo completamente sconosciuto al fisco non ha bisogno di essere iscritto all ‘ordine e dunque neanche ad Inarcassa; a volte può anche non essere neppure un architetto, bastano una decina di esami o una discreta passione.

L ‘architetto extra: Molto adoperata nel campo della ristorazione, la prestazione extra può essere riconvertita anche in quello dell ‘architettura. Se in uno studio ci sono scadenze imminenti da rispettare e il personale non basta, ecco che si può ricorrere all ‘architetto extra. Come è comprensibile il suo ambito lavorativo è prettamente al servizio del privato, ma anche enti pubblici potrebbero tenere d ‘occhio questa opportunità di usufruire di prestazioni extra senza nessun obbligo di assunzione. Di solito l ‘extra viene pagato a serate esattamente come il cameriere o il lavapiatti. Comodi anche i pacchetti settimanali. Se l ‘architetto extra viene pagato con denaro tracciabile allora ricade nei casi di fatturazione tradizionale, tuttavia proprio per l ‘estemporaneità della prestazione sono molto graditi i contanti.

 

L ‘architetto hostess (o steward): Si tratta dell ‘architetto chiamato per fare bella figura. Può lavorare a domicilio quindi presso lo studio del titolare o in trasferta e può essere sia maschio che femmina infatti si tratta di un ‘attività assolutamente bisex, dipende da chi lo utilizza e per quale motivo. Spesso l ‘architetto hostess (donna) e/o l ‘architetto uomo (steward) sono chiamati presso uno studio per fare scenografia in caso di visita di cliente molto ricco; di frequente vengono impiegati nelle cene di lavoro. All ‘architetto hostess sono chieste poche ma fondamentali cose: bella presenza, eleganza (abbigliamento succinto ma non volgare per la donna; impeccabile per l ‘uomo), sorriso permanente, proprietà di linguaggio e conoscenza degli argomenti lavorativi più ricorrenti (tasse, burocrazia, mostre d ‘arte). Spesso quest ‘architetto lavora in caso di visite ai comuni per procacciare incarichi pubblici. Frequente l ‘utilizzo di architetti hostess/steward per simpatizzare con assessori e/o sindaci; di solito lo steward può anche ricoprire ruoli da autista o portaborse. Alcuni architetti possono sostituire questa figura professionale avvalendosi di figli/e, mogli/mariti o amanti, che però possono ricoprire il ruolo solo se sufficientemente edotti dal punto di vista nozionistico. La differenza infatti è tutta (e qui subentra la professionalità del ruolo) nella possibilità di riuscire a fronteggiare una improvvisa domanda su Renzo Piano o magari su Le Corbusier. Anche in questo caso, come è intuibile, non è necessaria l ‘iscrizione all ‘ordine, ne tantomeno il titolo di studio e si preferiscono i pagamenti in contanti, possibilmente anticipati.

L ‘architetto che firma: In tempi di conflitto di interesse si fa largo con prepotenza la figura dell ‘architetto addetto solo alla firma. Si tratta di un professionista molto utile quando per un motivo qualsiasi un altro architetto non può apporre firme sui documenti compilati. Gli esempi più comuni sono i progetti da sottoporre a comuni gestiti da familiari o collaudi su opere progettate. Utile anche per perizie uso tribunale, direzioni di lavori scomodi e piani di sicurezza. L ‘architetto che firma è convocato alla bisogna, giunge munito di timbro che appone unitamente al suo nome su qualsiasi cosa gli si sottoponga. Fondamentale fare poche domande. Necessaria l ‘iscrizione all ‘ordine e il regolare pagamento dei contributi. Può farsi ben retribuire, naturalmente tramite una trattenuta in fattura a beneficio dell ‘architetto committente.

L ‘architetto a consiglio: E ‘ un ‘attività che coinvolge centinaia, probabilmente migliaia, di architetti, soprattutto quelli più giovani. Sono coloro ai quali si chiede un consiglio; consiglio che il giovane architetto elargisce sempre con molta buona volontà e disciplina, spesso accompagnandolo con schizzi, disegni, ricerche d ‘archivio, rendering e quant ‘altro. Infatti l ‘elargizione del consiglio è una pratica che, nella maggior parte dei casi, non si esaurisce in pochi minuti, bensì occupa l ‘architetto per diverso tempo. Dopodiche il richiedente, accetta il consiglio (unitamente ai relativi incartamenti), ringrazia e consegna il tutto ad un altro architetto (o anche ad un capomasto) che farà il lavoro e sarà retribuito. Siccome il consiglio è sempre, rigorosamente, non pagato, occorre tutelare questa forma di lavoro stabilendo una tariffa per ogni consulenza, soprattutto quella verso i parenti che sono specialisti del consiglio non oneroso. Si potrebbe optare per una tariffa standard o redigere una tabella per la tipologia di consiglio erogato, una specie di marchetta del consiglio: agevole, raddoppiato, triplo. O ricorrere ad una tariffa oraria o più semplicemente a tempo.

 

Christian De Iuliis

www.christiandeiuliis.it

 

 

SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo

Vittorio Gregotti, Zaha Hadid, Facebook e l ‘astrazione compositiva contemporanea

Riflettendo sull ‘architettura, sfogliando le riviste, mi chiedo spesso per quale motivo vengano pubblicati progetti così diversi tra loro. Apparentemente non c ‘è mai, a una prima lettura, un filo conduttore, un legame che unisca culturalmente, architettonicamente, filosoficamente, concettualmente, le costruzioni pubblicate. In effetti l ‘unico legante che esiste, alla fine, è la dimensione estetizzante, iconica, della fotografia d ‘architettura pubblicata: l ‘impatto emotivo dell ‘architettura presentata. Per cui non conta tanto se in una pagina viene pubblicato Vittorio Gregotti e poche pagine più avanti c ‘è Zaha Hadid. Quello che cambia è semplicemente il livello di astrazione iconico-estetizzante che la forma e l ‘immagine fotografata riescono a comunicare. Sembra di assistere a ciò che avviene quotidianamente su facebook: tante immagini, tutte diverse, da far divorare ai lettori, senza selezione. Conta la ‘quantità emotiva ‘, solamente questo. Quindi Gregotti e Hadid possono tranquillamente stare nella stessa selezione iconografica e il McDonald d ‘architettura è servito. Cambiano solamente le sfumature estetiche. Nel caso di Gregotti troviamo un ‘astrazione rigida, rossiana. Nel caso della Hadid abbiamo invece un ‘astrazione espressionista, talvolta addirittura steineriana. Ma sempre di astrazione si tratta. Anche la metodologia di costruzione di queste architetture parte da un ‘astrazione compositiva, distante anni luce dal metodo progettuale che tenta invece di umanizzare l ‘architettura, la tecnologia, il contesto, insomma un metodo che mette l ‘uomo al centro della progettazione, come nella buona pratica d ‘architettura di Renzo Piano, tanto per intenderci. ├ê come avere (semplificando) un atteggiamento nichilista da una parte (astrazione, rifiuto della realtà in nome della forma, in nome di una sorta di spirito metafisico dell ‘uomo) e un atteggiamento umanista dall ‘altra (progettazione attenta alle esigenze dell ‘uomo, attenta al luogo e allo spazio, attenta alla città contemporanea). Nella maggior parte dei casi, quindi, la comunicazione astratta da rivista (derivante anche dal mondo comunicazionale di facebook) vince su di una selezione attenta del materiale architettonico da pubblicare. La guerriglia del marketing tra una rivista e l ‘altra, poi, accentua questo meccanismo di diffusione iconica della forma e spinge un po ‘ tutti a pensarla nello stesso modo con il risultato che l ‘unica cosa che conta davvero è quella di avere una grande quantità di icone da mostrare. Una sorta di ‘pensiero unico del nulla ‘, quindi, a cominciare dai critici che, per scrivere sulle riviste e per avvicinarsi ai grandi architetti del momento, non fanno altro che elogiare dalla mattina alla sera questa astrazione compositiva iconico-estetizzante spacciandola per ricerca spaziale (anche quando la ricerca spaziale non c ‘è affatto e rimane solo una forma). E qui entra in gioco un altro problema, di fondo, della comunicazione d ‘architettura contemporanea, il fatto cioè che tutto si basa sulla critica d ‘arte delle icone. Per cui l ‘unica cosa che interessa è il grado espressionista della forma (Hadid), o l ‘assenza di dinamica in nome di una forma più o meno pura e razionale (Gregotti). Per questo motivo passa spesso in secondo piano l ‘attenzione umanista per la dimensione, per la scala dell ‘architettura (la ‘quantità emotiva ‘ estetizzante dell ‘architettura porta quasi sempre al fuori scala); passa in secondo piano la relazione con il contesto (se ci sono panchine, alberi, servizi per i cittadini); passa in secondo piano il costo della costruzione e il suo reale beneficio per la collettività (gli edifici troppo ‘emotivi ‘ costano sempre tantissimo, per la gioia delle archistar miliardarie). Il risultato è che tutte (o quasi) le riviste d ‘architettura, tutti (o quasi) i blog importanti d ‘architettura, tutti (o quasi) i critici d ‘architettura, rientrano in questo meccanismo compositivo ed astratto, per niente umanista, del tutto nichilista, per niente progettuale, talvolta metafisico; e tutti fanno critica d ‘arte, perche questo è quello che tira, oggi, quello che va di moda. E chi non fa critica d ‘arte sta fuori dal grande circuito internazionale della comunicazione. Questa è la realtà. Non c ‘entra niente la coerenza filosofica e critica. C ‘entra solamente l ‘opportunismo di stare nel giro buono, il giro di quelli che contano. Ma come dar torto alle riviste che, in caso contrario, selezionando con più attenzione, con metodo progettuale e non compositivo, non privilegiando solamente l ‘impatto emotivo per avere 1000 Like sulla pagina di facebook, venderebbero sicuramente meno copie? Come dar torto ai critici che, oggi, per scrivere sulle riviste, devono fare critica d ‘arte per stare sempre a galla?

 

marco_sambo@yahoo.it

 

 

TESTIMONIANZE

 

Emanuele Ferrarese: Il cacciatore. Ode alla libera professione

Il cacciatore dev ‘essere una figura preparata, rispettosa dell ‘etica che pregna ciò che fa, rispettosa in primis della sua preda e di cosa essa significhi per il mondo, rispettosa delle regole e della pericolosità delle sue azioni. Il cacciatore dev ‘essere figura rispettabile. Un buon cacciatore sa cosa sta cercando e sa riconoscere i propri limiti. Sa in che ambiente riesce a muoversi e quale preda può affrontare, ma per quelle, dev ‘essere pronto. La prontezza è virtù data dall ‘allenamento, dalla dedizione, dalla freddezza e dalla lucidità. Se si è ben preparato allora non sbaglia il colpo. Gesto consapevole e preciso racchiuso in un istante; un istante dietro al quale stanno tutte le nozioni e la preparazione che fanno di quel gesto un gesto corretto.

Un buon cacciatore sa valutare le distanza, la traiettoria in divenire, riesce a vedere la fine del gesto prima che esso si verifichi: percezione, analisi ed esecuzione in rapida successione. Un buon cacciatore può incontrare difficoltà, ma le difficoltà fanno della caccia l ‘ambiente predestinato in cui muoversi, dove nulla è dato, dove l ‘attimo giusto è atteso, cercato nel mezzo delle difficoltà, solo una cosa fa della nobile arte una vera schifezza.

I cacciatori della domenica. Ci sono cacciatori che escono alle 14:00, si siedono all ‘ombra di un albero mangiando pastine e fumando sigarette in attesa che il fido procacciatore a quattro zampe gli scovi la malcapitata preda dalla vicina zona di riserva, che senza saperlo va verso la morte. Maledetti cacciatori a tempo perso.

L ‘architetto dev ‘essere una figura preparata, rispettosa dell ‘etica che pregna ciò che fa, rispettosa in primis del suo progetto e di cosa essa significhi per il mondo, rispettosa delle regole e della pericolosità delle sue azioni. L ‘architetto dev ‘essere figura rispettabile. Un buon architetto sa cosa sta cercando e sa riconoscere i propri limiti. Sa in che ambiente riesce a muoversi e quale progetto può affrontare, ma per quello, dev ‘essere pronto. La prontezza è virtù data dall ‘allenamento, dalla dedizione, dalla freddezza e dalla lucidità. Se si è ben preparato allora non sbaglia il colpo. Gesto consapevole e preciso racchiuso in un istante; un istante dietro al quale stanno tutte le nozioni e la preparazione che fanno di quel gesto un gesto corretto.

Un buon architetto sa valutare le distanza, la traiettoria in divenire, riesce a vedere la fine del gesto prima che esso si verifichi: percezione, analisi ed esecuzione in rapida successione. Un buon architetto può incontrare difficoltà, ma le difficoltà fanno dell ‘architettura l ‘ambiente predestinato in cui muoversi, dove nulla è dato, dove l ‘attimo giusto è atteso, cercato nel mezzo delle difficoltà, solo una cosa fa della nobile arte una vera schifezza.

Gli architetti della domenica. Ci sono architetti che escono alle 14:00, si siedono all ‘ombra di un ufficio mangiando pastine e fumando sigarette in attesa che il fido procacciatore a due zampe gli scovi il malcapitato committente dalla vicina zona di riserva, che senza saperlo va verso la morte. Maledetti architetti a tempo perso.

www.emanueleferrarese.it 2012

 

CONTRO-ARCHITETTURA di Massimo Locci

 

Young architects

Valutando la selezione dei migliori 20 studi italiani, partecipanti a Young Italian Architects 2012, notavo che con questa generazione di progettisti la finalità della ‘qualità diffusa ‘, dell ‘inserimento corretto nel contesto e della ‘sostenibilità ‘, inseguita da un quarto di secolo, si può definire un obiettivo raggiunto.

Nella gran parte dei progetti e delle realizzazioni in mostra alla Casa dell ‘Architettura di Roma (purtroppo più i primi che le seconde) si riscontra un dato comune: gli interventi sono misurati, non vogliono rappresentare un landmark urbano, sono ben risolti linguisticamente e tecnologicamente. In sintesi sono tutti lavori coerenti e di buona qualità complessiva.

Anche la comunicazione al pubblico delle esperienze maturate risulta piana, le espressioni utilizzate efficaci e l ‘uso delle immagini coerenti. Dopo anni di spiegazioni ‘concettuose ‘ la descrizione è diventata essenziale e pragmatica, in linea con le modalità internazionali. Molti di loro, infatti, hanno già avuto varie esperienze all ‘estero.

La consolidata formula del brainstorming, studiata dall ‘AIAC-Associazione Italiana di Architettura e Critica, prevede che ogni studio si presenti attraverso l ‘utilizzo di tre parole che sintetizzano la poetica progettuale e concettuale della proposta; e le parole scelte dalla maggior parte dei presenti sono pienamente in linea con quanto sopra evidenziato e come, peraltro, testimonia il dato statistico dei termini più usati: Contesto, Semplicità/Complessità, Sostenibilità.

Su Contesto ha ben chiosato Luigi Prestinenza Puglisi che auspica si possa intendere anche come coniugazione al presente del verbo Contestare, intendendo che in un eccesso di approcci coerenti e di soluzioni pulite, si avverte la necessità di approcci più deroganti, di un po ‘ di opposizione o forse di un pensiero disturbato.

Per quanto mi riguarda sarebbe auspicabile avere meno omologazione nei linguaggi espressivi e di comunicazione delle idee, meno standardizzazione nei materiali e nelle soluzioni formali, che risultano troppo ‘educate ‘ e prodotte da giovani troppo ‘saggi ‘. Mi piacerebbe trovare meno Sapere e più Sapore come affermava Roland Barthes.

Sul Contesto ho un idea del tutto differente dai partecipanti a Young Italian Architects 2012. A dispetto di quanto asserito ho visto, infatti, soluzioni prevalentemente a-contestuali, nessuna relazione con gli stilemi locali (per fortuna!), una declinazione progettuale che prescinde da materiali e tecniche costruttive dei singoli luoghi. Mi domando perche sentano la necessità di negare o annacquare il carattere di approccio innovativo universalizzante, che ben padroneggiano e che è caratteristico – pur nella differenza dei linguaggi – della ricerca contemporanea.Semmai vorrei ritrovare la poesia e l ‘atmosfera dei luoghi.

Ripensando a Italo Calvino e alle 5 parole per il futuro (Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità) ipotizzate negli anni ’80 per le Lezioni Americane, si riscontra come la capacità di anticipazione sottese da quelle titolazioni abbia portato alla loro piena affermazione proprio nel tempo presente e che si abbia la difficoltà di gestire questa eversiva eredità culturale.

Anche sul tema del risparmio energetico e della sostenibilità ambientale si sente l ‘esigenza di una riflessione complessiva (una ribellione?), non tanto sull ‘impostazione tecnico-impiantistica, che i giovani architetti italiani sanno ben utilizzare, quanto sulla sudditanza alle logiche del mercato e della produzione industriale che fornisce soluzioni pronte, standardizzate e omologanti per conseguire i tanto mitizzati livelli di classe energetica. Come se questi ultimi fossero più importanti della conformazione spaziale o dell ‘immagine architettonica e la classificazione (Leed, Casaclima o HQE) fosse una certificazione di qualità assoluta.

Per spiegare il senso di questa osservazione utilizzerò le parole di Rudy Ricciotti, contenute in arguto pamphlet (HQE, Alinea Editrice 2008) curato per l ‘edizione italiana da Flavio Mangione.

Le norme o gli usi in materia terziaria hanno raggiunto un tale livello di intolleranza (facciata a doppia pelle, pompa di calore, climatizzazione, gestione tecnica centralizzata inaccessibile all ‘utente, emissività generalizzata, protezione solare, sovraisolamento) che si può parlare di terrore tecnologico e di ostracismo rispetto a un gesto semplice: aprire la finestra per ventilare appare ingiurioso, socialmente degradante e deve essere negoziato coi rappresentanti del personale. Rifiutare di isolare dall ‘esterno, sotto un rivestimento grigliato, diventa un atto asociale. Costruire in cemento è complotto militare. Lasciare il cemento grezzo provoca la lotta armata.

Massimo Locci

massimolocci.arch@gmail.com

 

 

LETTERE

Lettere spedite a: l.prestinenza@gmail.com

 

Uccidere l ‘azzeccagarbugli che c ‘è in noi

Gentile LPP

Volevo solo comunicarle la mia solidarietà assoluta al suo brano “uccidele l’azzeccacarbugli che è in noi” pubblicato nella sua ultima presstletter.

Io che vivo in un’area stravincolatissima, lo condivido al 101%. E gli e ne potrei raccontare di assurdità legate all’ipervincolismo (e qualcuna già l’ho narrata)

Saluti.

Christian De Iuliis

 

 

Sono completamente d’accordo con i concetti che Lei ha espresso nell’articolo

intitolato Uccidere l ‘azzeccagarbugli che è in noi.

Aggiungerei, però, che, a volte, la giungla normativa a cui Lei si è riferito

è frutto di malafede e non di buone intenzioni. Quando, infatti, le norme sono

troppe e poco chiare chi impedisce di sospettare che esse siano state

introdotte per generare opportunità di malaffare?

Tanti cordiali saluti.

Suo dev.mo Valerio Martella

 

presS/Tletter

Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design. Ai sensi della Legge 675/1996, in relazione al D.Lgs 196/2003 La informiamo che il Suo indirizzo e-mail è stato reperito attraverso fonti di pubblico dominio o attraverso e-mail o adesioni da noi ricevute. Si informa inoltre che tali dati sono usati esclusivamente per l ‘invio della presS/Tletter e di presS/Tmagazine. Per avere ulteriori informazioni sui suoi dati, che di regola si limitano al solo indirizzo di e-mail può contattare il responsabile, Luigi Prestinenza Puglisi, all ‘indirizzo l.prestinenza@gmail.com. Tutti i destinatari della mail sono in copia nascosta (Privacy L.75/96).

E’ gradito ricevere notizie, le quali, dovranno essere comunicate via mail all ‘indirizzo l.prestinenza@gmail.com con almeno una settimana di anticipo e, comunque, entro il giovedì che precede l ‘evento, con brevi comunicati stampa, di regola non superiori alle cinque righe. In questi dovrà essere chiaro giorno e luogo dell’evento, titolo, partecipanti, telefono, mail, sito web per approfondimenti. Le notizie, a giudizio insindacabile della redazione, sono divulgate quando se ne intravede un potenziale interesse. E’ però cura di chi riceve la lettera verificarne attendibilità e esattezza. Pertanto esplicitamente si declina ogni responsabilità in proposito. La redazione si riserva il diritto di sintetizzare le lettere e gli interventi da pubblicare. Il materiale mandato in redazione, che è anche il luogo dove sono custoditi i dati, viale Mazzini 25, Roma, non verrà restituito.

 

In redazione: LPP, Edoardo Alamaro, Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Claudio Betti, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Rossella de Rita, Arcangelo di Cesare, Marco Ermentini, Claudia Ferrauto, Elisabetta Fragalà, Maria Clara Ghia, Diego Lama, Nicolò Lewanski, Salvator-John Liotta, Massimo Locci, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Mario Miccio, Alessandra Muntoni, Giulia Mura, Santi Musmeci, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Benedetta Stoppioni, Diego Terna, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

 

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