Venezia 2050.

Un professore della facoltà di architettura Massimo Caccio Dal Cois, come lezione d’addio all’insegnamento, fa l’esegesi di una canzone di Lucio Dalla.

Recita lentamente: “ti hanno visto bere a una fontana che non ero io”. Con mossa fulminea fa apparire prima una immagine della fontana della vita , poi una clip di The Fountainhead e , infine, la Fontana di Duchamp, l’orinatoio. L’uditorio ha un sussulto. Eccitato dal successo, continua: “ti hanno visto alzare la sottana, la sottana sino al pelo”.

Con inusitata destrezza fa apparire il dipinto “L’origine della vita” di Courbet. Tra gli studenti si sente un “oh” di ammirazione. Il professore imperterrito prosegue ” che nero, che nero” e rapidamente mostra un Black Painting di Ad Reinhardt. Applauso.

Caccio Dal Cois è un fiume in piena: “il tuo sesso poveretto dallo al gabinetto”. Pronta la diapositiva di “Merda di artista ” di Manzoni che accompagna una fulminante disquisizione sul nichilismo nietzschiano dell’arte.

Qualcuno nel pubblico si commuove pensando ad Heidegger. Ma è sul finale che si leva il grande applauso “è partita la mia mano” mentre il professore accenna al saggio “Elogio della mano” di Focillon mostrando, al contempo, il Monumento della mano aperta di Le Corbusier.

Commozione. Erano anni anni, sostengono i colleghi presenti alla lezione d’addio, che non si sentiva una lezione così colta.

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