presS/Tletter n.11-2013

Non c ‘è niente da dire – Adriano Olivetti parlava di stelle ai suoi operai – Benvenuto presidente – Neutra, Schindler, Wright, Mendelsohn – La casa dell’architetto – Joe Satriani, Steve Vai, Yngwie Malmsteen e le Archi-Ego-Star

 

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ESERCIZI DI ERMENEUTICA di Marcello del Campo

Acronimi in libertà?

Gestisco radical international magazine assopendovi

 

IN EVIDENZA

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA: Non ti pago! Di Francesco Orofino

L ‘OPINIONE: Non c ‘è niente da dire

IMPREVISTI E PROBABILITA ‘: di Alessandra Muntoni: Adriano Olivetti parlava di stelle ai suoi operai

AIAC TUBE: Progetto museo

INCONTRI DELLA SETTIMANA: News di Elisabetta Fragalà

MOSTRE DELLA SETTIMANA: News di Filippo Puleo

RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: Benvenuto presidente

OCCHIO ALL ‘ECOLOGIA: Francesca Capobianco ci parla di: Piccoli gesti per salvare la biodiversità- smart home

LA STORIA DELL ‘ARCHITETTURA: L ‘architettura del 1900 raccontata da LPP: 3.2.5: Neutra, Schindler, Wright, Mendelsohn

AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter…

CRONACA E STORIA: Arcangelo di Cesare continua con Cronache e storia: marzo 1963

INTERMEZZO: Edoardo Alamaro ci parla di: Vincoli

RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI: Giulia Mura recensisce: La casa dell’architetto

SGRUNT: Marco Maria Sambo: Joe Satriani, Steve Vai, Yngwie Malmsteen e le Archi-Ego-Star

LETTERE: Moreno Cassiani: sulla capacità di insegnare e sugli acronimi in libertà

 

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA

NON TI PAGO! Di Francesco Orofino

Mi è capitato di leggere un bando per una gara di progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva, Direzione lavori ecc. per la realizzazione di una scuola in un Comune Molisano finanziata dalla Regione.

Ad un certo punto leggo questa frase:

I pagamenti (degli onorari professionali ndr) saranno effettuati nei limiti delle risorse finanziarie effettivamente disponibili presso le casse comunali, a seguito del rispetto dei vincoli di finanza pubblica previsti dal patto di stabilità interno posti a carico di questo Ente dalla legislazione nazionale e comunitaria. Pertanto, nessun onere potrà essere addebitato alla Stazione Appaltante in caso di ritardo in esecuzione dei pagamenti per cause imputabili al rispetto dei vincoli di finanza pubblica previsti dal citato patto di stabilità interno. I pagamenti dei corrispettivi per i servizi affidati sarà effettuato nel rispetto delle clausole contrattuali ed in particolare verranno corrisposti ad avvenuto accredito delle somme necessarie da parte dell ‘ente erogatore.

 

Faccio notare che questa è l ‘unica parte sottolineata di tutto il testo del Bando.

Dunque le cose starebbero così: tu professionista fai il tuo lavoro, redigi tutte le fasi del progetto ecc. ma io Amministrazione potrei anche non pagarti perche devo rispettare i vincoli del patto di stabilità o perche la Regione potrebbe non versare i fondi. Professionista avvisato mezzo salvato?

 

Mi è allora venuta in mente un ‘idea. La prossima volta che presenterò la mia dichiarazione dei redditi ed il conteggio delle tasse da pagare allegherò al mio UNICO questa postilla (opportunamente sottolineata ed in grassetto):

 

I pagamenti delle mie tasse saranno effettuati nei limiti delle risorse finanziarie disponibili nel mio conto corrente e delle compatibilità del mio bilancio personale. Pertanto nessun onere mi potrà essere addebitato dalla Stato nel caso ritardassi i pagamenti per cause imputabili al rispetto della mia stabilità economica. I pagamenti delle mie tasse, inoltre, saranno effettuati solo ad avvenuto accredito delle somme che le Amministrazioni Pubbliche mi devono per il mio lavoro!

 

COSE DA PAZZI!!

 

 

L ‘OPINIONE

Non c ‘è niente da dire?

Sarà colpa della crisi economica che mette in secondo piano le vicende sovrastrutturali della cultura. Sarà colpa della nuova tecnologia che ci disorienta, annullandoci certezze, tuttavia mai si era registrato un clima così angoscioso, ansioso e, insieme, piatto e svogliato. Eppure, proprio la sensazione che non ci sia niente da dire credo dovrebbe metterci sull ‘avviso che dobbiamo, se non vogliamo annegare in questa palude, dire qualcosa. Per fare i conti con un mondo che crolla. Per ipotizzare un modo nuovo di intendere la cultura. Tra dieci anni, sono convinto, nessuno comprerà più un giornale e tra venti i libri saranno una curiosità come i dischi in vinile di oggi. Inoltre oggi è più importante che un ragazzo impari cosa sia un SEO per divulgare un post che a scrivere una ineccepibile bibliografia. E’ maledettamente difficile, per persone anche non vecchie come me, ma con le sinapsi in declino rispetto a un ventenne, stare dietro a tanta velocità e capire cosa ne verrà fuori. Forse neanche i ventenni, oggi in questo confuso momento di transizione, riescono a capirlo. Ma, qualcuno diceva che da sempre la cultura è saper stare sulle onde con una tavola da surf: non per giocare come pensano i tradizionalisti imbecilli, ma per non annegare nel divenire della nostra storia. (Lpp).

 

 

IMPREVISTI E PROBABILITA ‘ di Alessandra Muntoni

Adriano Olivetti parlava di stelle ai suoi operai

Aprile 1955. Inaugurando la bella fabbrica di Pozzuoli appena costruita di fronte al golfo di Napoli su progetto di Luigi Cosenza, Adriano Olivetti pronuncia un discorso che è stato appena ristampato per le nuove Edizioni di Comunità. A leggerlo oggi sembra che provenga da un altro mondo, tanto quei concetti sono distanti dall ‘attuale momento storico e politico dell ‘Italia, nonche della cultura architettonica che vi circola, in sintonia più o meno dichiarata con le ricerche internazionali.

 

Nell ‘operaio del Sud – dove quello stabilimento veniva inserito – Olivetti vedeva un uomo che era appena uscito dalla condizione di una millenaria civiltà di contadini e pescatori, ma che, sospinto dagli sconvolgimenti di due guerre mondiali, entrava ormai nella dimensione nuova dell ‘industria e dell ‘urbanesimo. Quell’operaio, però, continuava a sentirlo come l’uomo vero, […] ricco del dono di amare la natura e la vita, che usava contemplare lo scintillio delle stelle e amava il verde degli alberi, amico delle rocce e delle onde, ove, tra silenzi e ritmi, le forze misteriose dello spirito penetrano nell ‘anima per la presenza di Dio.

E dunque la fabbrica di Pozzuoli avrebbe dovuto rispettare quella natura e quella bellezza, cosicche, entrandovi, il nuovo operaio avrebbe ritrovato, lavorando quotidianamente accanto alle grandi finestre aperte sul mare, gli scorci visivi che avrebbero continuato a comunicare al suo animo le cose che conosceva ed amava da sempre. Si sarebbe, perciò, affezionato alla fabbrica e, mentre gli oggetti prodotti – le calcolatrici Divisumma – avrebbero circolato nelle vie del mondo per tornare agli operai come salari, il loro lavoro sarebbe diventato a poco a poco parte della nostra anima, [*] quindi una immensa forza spirituale. Abituati a ben altri modi, ben più aspri, duri, provocatori, con i quali si svolge oggi il dibattito politico e sindacale, stentiamo a credere che quel mondo sia veramente esistito e ci chiediamo le ragioni della sua estinzione.

 

La strategia di Olivetti era basata sulla comunità, che poi faceva sistema con fabbrica-modernità-mondo. Per lui la comunicazione al mercato attraverso la pubblicità e la piena occupazione erano due valori intrecciati. E il prodotto e la sua pubblicità si appoggiava sull’intelligenza progettuale, garantendo un proficuo dare-avere tra lavoro e salario. Nella catena marxiana merce-danaro-merce s’inseriva prepotentemente, così, un anello mancante: quello della esistenza umana e della sua condizione. Ma si saltava, invece, l’anello della società che, ad esempio il Werkbund tedesco all’inizio del Novecento aveva messo al centro della sua associazione. Il sistema Werkbund era basato sulla catena fabbrica-modernità-società-mondo, quello di Olivetti su fabbrica-modernità-comunità-mondo. E la opposizione tra comunità/società diventava un ostacolo troppo forte per una democrazia strutturata come la nostra, coi partiti, le organizzazioni degli industriali, degli operai, e così via. Si può ben capire la ragione per cui il sistema Olivetti fu estraneo alla Confindustria, perche da essa percepito come alieno e fuori dalle regole condivise, ma anche ai partiti della sinistra che sostenevano apertamente lo scontro di classe, o anche alla società italiana che tarpava le ali alla ricerca.

La domanda è dunque se, pur in quegli scarti logici, se ne possa recuperare almeno l’alto valore culturale, se non morale, e la coesione uomo-lavoro-prodotto. Tra cui mettiamo, oltre il design, anche l’architettura. Tenendo conto della difficoltà della democrazia che abbiamo oggi di fronte.

 

Il secondo libro che esce in questi giorni nella stessa collana di testi di Adriani Olivetti s’intitola proprio Democrazia senza partiti. ├ê stato presentato alla Fondazione Olivetti di Ivrea dalla sua figlia Laura, Presidente della Fondazione stessa, suscitando ovviamente una catena di commenti.

Ecco le sue parole di presentazione: “Il Pensiero di Comunità era che la società dovesse essere composta da piccole comunità, torno a ripetere che parliamo di una Italia del dopoguerra con una popolazione diversa da quella di oggi, e queste piccole comunità si sarebbero dovute confederare in qualche maniera e esprimere i loro rappresentanti. E così attraverso una sequenza di rappresentanti si sarebbe poi arrivati al governo centrale. Una delle cose a cui più Adriano Olivetti teneva, erano le competenze.” (Il Passaparola di Laura Olivetti). Può essere utile rileggere anche questo libro.

 

 

AIAC TUBE

http://www.youtube.com/user/architetturaecritica

http://vimeo.com/architetturaecritica

Takakahn, Giappone

All ‘interno del nostro Spazio Video Preferiti, dedicato agli 850 iscritti al nostro canale, questa settimana vi segnaliamo il filmato di Takakahn, direttamente dal Giappone: si tratta di una elaborazione tridimensionale, un edificio che si costruisce pian piano -cadendo dall ‘alto- e che si inserisce poi nel contesto urbano.

 

Ecco l ‘indirizzo, buona visione:

http://www.youtube.com/watch?v=VYfddHjD41c&list=FLFB6lY-VpP0rLNhry9BtfvA&index=1

 

Visitate anche il canale ti Takakahn:

http://www.youtube.com/user/takakahn

 

 

INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Elisabetta Fragalà

Maria Goula – Ruralità urbana: nuovi modelli agricoli per la metropoli contemporanea. Workshop di progettazione. Milano, 17 – 21 aprile 2013

L ‘esodo dalle campagne del dopoguerra non è stato solo un fenomeno sociale epocale: l ‘abbandono dei terreni più impervi per la coltivazione ha prodotto un impoverimento progressivo dei paesaggi, aprendo la strada a fenomeni fino ad ora sconosciuti di desertificazione ed erosione dei suoli che ora minano persino la sicurezza idrogeologica del nostro paese. Ma la resistenza di aziende agricole, spesso a carattere artigianale e familiare, all ‘adeguamento ai sistemi di produzione industrializzati intensivi sta dando i suoi primi frutti. Importante presidio per il territorio, esse rappresentano infatti, soprattutto in prossimità dei grandi centri urbani, una fonte di consapevolezza civica della presenza rurale: imprese capaci di offrire ad un vasto e ricco bacino di utenza non solo prodotti di una riscoperta filiera produttiva locale, ma servizi collettivi, eventi culturali, attività turistiche e sociali di sostegno all ‘area metropolitana. Si profilano così condizioni per la formazione di nuovi paesaggi connotati dalla natura ibrida, rurale e urbana, di tali contesti. Il potenziamento delle strutture di ospitalità in vista dell ‘EXPO 2015, e del suo successivo impatto sul territorio, induce alla rigenerazione del sistema delle cascine, introducendo allo stesso tempo il tema dell ‘impiego del cluster produttivo che ha originato il paesaggio agrario lombardo, ma con nuove e inesplorate finalità. ATTIVITA’/ PROGRAMMA Il workshop contempla una serie di apporti teorici giornalieri (lezioni dell’autore attinenti il tema) e si svilupperà in tre fasi pratiche: conoscenza ed interpretazione del luogo (visione dei materiali e dell’area); elaborazione del progetto (singolarmente o in gruppo); dibattito e presentazione delle proposte. ISCRIZIONI Il workshop fa parte del programma di Master in Architettura del Paesaggio e di Formazione Permanente della UPC di Barcellona/ACMA Milano. Si configura come un corso intensivo di perfezionamento ed aggiornamento rivolto a: diplomati, studenti e laureati nelle discipline di carattere tecnico-scientifico legate alla gestione del territorio (architettura, architettura del paesaggio, ingegneria, scienze ambientali, scienze naturali, scienze agrarie e forestali, beni culturali, antropologia, sociologia, urbanistica, scienze e politica del territorio ecc.). In particolare è indicato al personale, ai collaboratori e ai consulenti dei parchi e delle soprintendenze, agli studi professionali che operano nelle progettazione ambientale. Le iscrizioni verranno raccolte fino al raggiungimento del numero massimo di partecipanti previsto.

Mercoledì 17 Aprile 2013, ore 09.00 – 18.00, ACMA Centro Italiano di Architettura, via Conte Rosso 34, 20134 Milano (MI).

 

Festa d ‘Artisti

La rivista ARIA, con le sue pagine di contributi visivi, continua a proporre una testimonianza diretta di partecipazione e di coinvolgimento. Al gioco trasversale della rivista aderiscono artisti che veicolano il loro attuale operato in essa. La -1 art gallery, spazio del piano interrato della Casa dell ‘Architettura, è in continua trasformazione: ogni sua parete, una vera pelle mutante, periodicamente si trasforma, per una straordinaria immersione nella street art più attuale. Si è organizzata una grande festa, aprendo lo spazio alla città, per condividere passione comune e visioni personali con tutti gli artisti e gli amanti dell ‘arte. Teatro, street art, arte visiva, musica eclettica e performance sono la girandola di scintillanti ingredienti della torta di compleanno.

mercoledì 17 aprile 2013, ore 18 alle 24, Casa dell ‘Architettura, Piazza Manfredo Fanti, 47 00185 Roma.

Dal 17 al 20 aprile 2013 | facoltà architettura

 

LE:NOTRE Landscape Forum

Meeting in the middle | Un punto di contatto per diverse culture del paesaggio

Il LE:NOTRE Landscape Forum è un evento unico che raccoglie rappresentati di circa 120 scuole di architettura del paesaggio iscritte all ‘ECLAS (European Council of Landscape Architecture Schools) e si articola in sessioni plenarie e laboratori di ricerca applicati a casi studio dei paesaggi di Roma.

Ognuno dei partecipanti al Forum potrà scegliere a quale workshop partecipare in forma attiva, portando il proprio contributo. Potrà inoltre collaborare preventivamente alla preparazione dei temi del Forum e alla comprensione dei casi studio. Il coinvolgimento potrà continuare anche dopo l ‘incontro come co-autore della relazione finale, redatta sulla base dei risultati del Forum.

I quattro gruppi tematici del Forum sono:

crescita urbana e dispersione delle periferie | paesaggi della città contemporanea

turismo sostenibile | strategie per la rigenerazione del paesaggio

patrimonio e identità | permanenza vs trasformazione

frange rurali | produzione o cultura?

Ulteriori informazioni sul programma e il modulo di iscrizione si possono trovare sul sito:

http://www.le-notre.org/public/news-detail.php?news_id=317

 

KULTUR FABRIK PERUGIA WORKSHOP o CONCORSO

Ricerca di studenti interessati al Concorso. Scadenza 19 aprile 2013

La Facoltà di Ingegneria di Perugia, nell’ambito dell’edizione Festarch 2013 organizza un workshop-concorso calandolo nell’ambito del progetto di ricerca titolato Kultur-Fabrik-Perugia.

Tale progetto di ricerca si propone di ipotizzare possibili strategie di riqualificazione e di rivitalizzazione del centro storico di Perugia promuovendo al contempo il dialogo culturale e l’internazionalizzazione della cultura. Nello specifico, in virtù della candidatura di Perugia (con Assisi e l’Umbria) a Capitale Europea della Cultura per l’anno 2019, è stata stabilita una sinergia tra l’Università e la Fondazione Perugiassisi 2019 (costituita per statuto da Regione Umbria, Comune di Perugia e Comune di Assisi, ma a cui partecipano anche, tra gli altri, l’Università degli Studi di Perugia, l’Università per Stranieri di Perugia e l’Accademia di Belle Arti di Perugia): l’idea fondante è quella di trasformare il centro storico di Perugia in una Capitale Europea della Cultura in senso letterale ovvero in un sistema/rete di ambasciate culturali dei paesi europei accolte in una serie di contenitori/aree attualmente dismessi o sottoutilizzati.

Nell’ambito di tali contenitori/aree uno riveste una particolare importanza e sarà dedicato alla valorizzazione della creatività dei giovani: si tratta dell’ex carcere maschile di piazza Partigiani, edificio tipologicamente affascinante, realizzato a fine Ottocento e non più funzionante da oltre venti anni. Sulle sorti di questo edificio sono state nel tempo avanzate numerose e alterne ipotesi: oggi il comitato scientifico della Fondazione Perugiassisi lo ha eletto a luogo-simbolo, vera e propria bandiera della candidatura di Perugia a Capitale Europea della Cultura nel 2019. Tanto da organizzare un workshop a livello universitario, volto ad aprire e alimentare il dibattito cittadino su questo specifico tema.

Il workshop è rivolto a gruppi di progettazione aventi come referente un docente universitario di un Ateneo italiano, che per la Sapienza Università di Roma è il Prof. Tommaso Empler. Ciascun gruppo sarà costituito dal docente referente, un tutor e sei studenti dell’Ateneo di riferimento (di qualsiasi età, purche regolarmente iscritti e non ancora laureati) e sarà affiancato, sia per gli aspetti logistico-organizzativi che per quelli conoscitivo-operativi, da due studenti del corso di Laurea Magistrale in Ingegneria edile-Architettura dell’Università di Perugia.

Gli esiti finali della progettazione (che saranno affrancati dalla piena rispondenza normativa e praticheranno lo spazio fecondo del verosimile, riguardando soprattutto il concept e la trasformazione figurativa) saranno illustrati pubblicamente da uno o più componenti il gruppo, con una presentazione multimediale realizzata con tecniche rappresentative libere (dal power-point al filmato) in occasione di un convegno dedicato, che si svolgerà a Perugia, nella Sala dei Notari del Palazzo dei Priori, nella giornata di venerdì 14 giugno 2013: ciascun intervento avrà una durata orientativa pari a 20 minuti. La presentazione si concluderà con una valutazione da parte di una giuria qualificata e con l’assegnazione di premi agli studenti partecipanti messi a disposizione dalla Fondazione Perugiassisi 2019. Tutti i progetti presentati saranno poi pubblicati in modo esteso in un volume dedicato che sarà redatto durante i mesi successivi e presentato in occasione di Festarch 2014.

Come candidarsi

Gli studenti interessati possono contattare il Prof. Tommaso Empler alla seguente mail: tommaso.empler@uniroma1.it entro e non oltre venerdì 19 aprile 2013.

 

 

MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Filippo Puleo

Cave of Tales by Alice Pasquini

-1 art gallery | Mostra a cura di Giorgio de Finis

17 aprile o 30 agosto 2013 -1 art gallery

Casa dell ‘Architettura, piazza Manfredo Fanti 47, Roma

Il prossimo 17 aprile alla Casa dell ‘Architettura di Roma inaugurerà Cave of Tales, la stanza d ‘artista realizzata dalla street artista e illustratrice Alice Pasquini per la -1 art gallery, che festeggia con questa mostra il suo primo anno di attività. A detta del suo ideatore, il fatto che si riesca ogni volta a trasformare il corridoio che conduce ai bagni (la -1 coincide con l ‘accesso ai servizi aperti al pubblico dell ‘edificio, n.d.r.) in una stanza delle meraviglie è la prova provata che l ‘arte può cambiare il mondo.

 

Massimo Iosa Ghini, architetto e designer

Milano, 9 aprile – 1 maggio 2013

La Triennale di Milano ospita una mostra dedicata a Massimo Iosa Ghini, (Bologna, 1959), una delle personalità più eclettiche dell’architettura e del design internazionale.

MASSIMO IOSA GHINI. Architetto e designer Milano, Triennale (viale Alemagna 6) 9 aprile – 1 maggio 2013. orari: dalle 10.30 alle 22.00. Ingresso libero.

Web: www.iosaghini.it

 

Overspeed

mostra fotografica

Floridia (SR), 25 marzo – 26 aprile 2013

Sabato 23 marzo, in occasione dell’inaugurazione del nuovo Pekstudio, l’associazione culturale Pekstudio Foundation presenta Overspeed, un progetto fotografico di Salvatore Gozzo, a cura di Salvatore D’Agostino.

Appuntamenti Periodo espositivo: 25 marzo – 26 aprile 2013 Inaugurazione della mostra: sabato 23 marzo, ore 19.00

Sede: Pekstudio Via Floridiani di Hartford, 31/33 – Floridia, Siracusa.

Info email: mail@pekstudio.it | Visite su appuntamento +39 0931 948972.

 

RESTAURO TIMIDO di Marco Ermentini

Benvenuto presidente

“Se si risolvono i problemi non c ‘è guadagno, se non c ‘è crisi non esiste la speculazione affermano candidamente politici e poteri forti nel nuovo film con Claudio Bisio. Un ritratto del tutto realistico, purtroppo, della situazione del nostro povero paese. Un improbabile Presidente, eletto per caso, si rivela l’uomo giusto per riparare una società malata. Si esce dal cinema sognando: almeno questo ci è ancora concesso!

 

 

OCCHIO ALL ‘ECOLOGIA a cura di Francesca Capobianco

Piccoli gesti per salvare la biodiversità- smart home

Si è svolta a Milano, dal 15 al 17 marzo, la manifestazione Fai la cosa giusta, organizzata da Terre di Mezzo e dedicata alle best practices dell ‘abitare sostenibile: dalla mobilità all ‘alimentazione, dall ‘abitazione (che deve tendere al risparmio energetico in ogni dettaglio) al consumo etico (vedi M. Passariello, Come scegliere il migliore dei mondi, R Club, la Repubblica 9.03.13). Tra i progetti pilota presentati quello della creazione di corridoi ecologici a Milano, ossia della realizzazione di corridoi biologici, un fil rouge tra i diversi parchi urbani e extraurbani a tutelare i percorsi delle presenze biologiche più piccole e più deboli, ha visto la partecipazione di tutta la comunità: infatti, ad ogni abitante viene chiesto di curare i propri terrazzi, balconi o semplici davanzali ospitando le essenze vegetali di cui le farfalle (insetti impollinatori preziosi quanto le api) si nutrono (dal finocchio selvatico al prezzemolo, dall ‘erba medica alla colza selvatica), consentendone così il ritorno in città. Il progetto è stato ideato dall ‘ambientalista e docente di Genetica della Conservazione della Facoltà Veterinaria di Milano Gustavo Gandini, dall ‘entomologo Gianumberto Accinelli, fondatore di Eugea che con l ‘Università di Bologna crea insetti per la lotta biologica e dalla responsabile dell ‘associazione Civiltà contadina Geraldina Strino. Gli ideatori si sono ispirati all ‘esperienza della municipalità di San Francisco (l ‘unica in questo campo), di una trentina di anni fa, che attraverso la definizione di un tracciato di oasi urbane trattate con lupino selvatico riuscì a salvare la Mission Blue, la farfalla blu della California. Il progetto italiano fa riferimento ad una app dove chiunque desideri partecipare inserisce i suoi dati, indica il luogo in cui è situato il balcone, terrazzo, davanzale (anche aggiungendo le foto) per costruire con gli altri partecipanti una rete alimentare per farfalle, che potranno volare, di balcone in balcone, fino al parco più vicino (C. Brambilla, Autostrade verdi per le farfalle così torneranno a volare in città, R2 L ‘Ambiente, la Repubblica 13.03.13, www.verdecuratoda.com; www.effettofarfalla.net). Il progetto ha un arco temporale ben delimitato, marzo-dicembre di quest ‘anno e, per il momento, riguarderà le località di Milano Marittima, Cervia, Montegrotto Terme, Padova, Brodano, Udine. Il rispetto della biodiversità è uno dei principi dell ‘ecologia, Accinelli invita a non considerare solo gli insetti fastidiosi, ma a ripensare al ruolo di quelli utili, come ad esempio le coccinelle che mangiano gli afidi. Con poco, ogni giorno possiamo contribuire a salvare e proteggere gli altri esseri viventi che popolano il pianeta. I corridoi biologici possono essere letti nella logica del circuito, come un approfondimento degli obiettivi dei community gardens (vedi F. Capobianco, Metti un albero in città, Occhio all ‘Ecologia, PresS/Tletter n┬░26/2006) o della sperimentazione della Maison Edouard Francois come quella del vertical garden di Patrick Blanc e, per rimanere in ambito milanese, della Foresta Verticale dello Studio Boeri. Rimane aperto, in ogni caso, un interrogativo perche c ‘è da chiedersi se le farfalle vorranno seguire questi corridoi o prendere altre vie.

 

In un ‘altra linea di considerazioni e ad un altro tema, quello dell ‘internet delle cose (gli oggetti collegati alla Rete consentiranno di analizzare informazioni in tempo reale per avere un pianeta più intelligente) e delle case ma anche del risparmio energetico, fa riferimento il progetto Smart Things proposto da Kickstarter, l ‘estate scorsa, accompagnato dalla richiesta di finanziamenti per mettere a punto una piattaforma che consentisse a chiunque di collegare con dei sensori i vari oggetti della casa per poterli controllare in ogni momento, da ogni luogo via web (vedi R. Luna, Home Smart Home, La Domenica, Next, Inquilini 2.0, la Repubblica, 10.03.03). In poche settimane fu raccolto un milione 209 mila 423 dollari. L ‘idea è nata da una disavventura di un informatico e neuroscienziato americano Alex Hawkinson, che andato per il weekend nella casa di famiglia in Colorado aveva trovato l ‘abitazione del tutto inagibile, con l ‘apparato elettrico cortocircuitato e i tubi dell ‘acqua che perdevano. Ed ecco che nasce Smart Things, un kit da 299 dollari con il quale chiunque può rendere intelligente ovvero smart gli oggetti della casa e controllarli con un clic dal proprio telefonino. Si pensi che i primi kit sono stati consegnati a metà marzo. In poco tempo sono stati definiti e lanciati altri progetti che hanno riscosso altrettanto successo ne sono un esempio Lifx, una lampadina intelligente che si collega al wifi, cambia colore e si controlla con un telefonino [ÔǪ ] Twine, un sensore che ti avvisa via mail e sms su cosa stanno facendo gli oggetti della casa; Air Quality Egg, un aggeggio che monitora la qualità dell ‘aria di un ambiente e che avvia delle conversazioni tematiche sui social network e Jamy, un tostapane che ti stampa sul pane anche le previsioni del tempo aggiornate e geolocalizzate.

Tra i prodotti intelligenti non si può non ricordare Nest, un termostato particolare, ideato da Tony Fadell alla fine del 2001, ex dirigente di Apple a cui si deve la progettazione e la realizzazione dell ‘iPod: il termostato apprende dalle abitudini delle persone, registra a che ora si svegliano, quando ritornano dal lavoro e conosce il livello di comfort che desiderano trovare nelle loro abitazioni.

Sottolinea in merito il giornalista Riccardo Luna che nel panorama degli strumenti tecnologici ad alta definizione l ‘Italia gioca un ruolo importante: Arduino, il microcomputer inventato ad Ivrea da Massimo Banzi, avviato a diventare lo standard mondiale con il quale mettere a punto progetti intelligenti (una schedina Arduino costa appena venti euro ed è facile da usare anche per chi non è del settore); così come la piattaforma Paraimpu, studiata dal Centro di Ricerche Sardegna 4, a Cagliari, consente di connettere e gestire in maniera affidabile e facile qualsiasi tipo di oggetto dotato di connessione permettendo di sviluppare applicazioni con i dati ottenuti in tempo reale. I target sono diversi: il risparmio energetico; la sicurezza tra le mura domestiche, il poter disporre di informazioni inerenti le condizioni climatiche come anche le condizioni dei percorsi e il traffico; poter avere servizi gestiti collettivamente.

Ad Arduino fanno riferimento progetti di vario genere: si va dal pannello di controllo fai-da-te per la lavatrice che ti avvisa via internet quando i panni sono lavati; l ‘Ardu-lettiera per gatti registra quante volte le ventole sono state attivate, dice se bisogna pulire i filtri e ha uno spray automatico dopo ogni uso; una mangiatoia per gatti che riconosce quale gatto ha davanti e seleziona il cibo più adatto a ciascuno; Plantduino, un sistema che regola acqua e temperatura della serra, inoltre manda un segnale via tweet quando bisogna innaffiare, etcÔǪ. Si tratta, in ogni caso, di tecnologie invitanti, destinate certamente a sedurre la sensibilità criptata di ogni gattara, ma soprattutto a prospettare il possibile salto di qualità dei livelli di comfort quotidiano nella presa di coscienza dei problemi della decrescita. F.C.

 

 

LA STORIA DELL ‘ARCHITETTURA di LPP

3.2.5: Neutra, Schindler, Wright, Mendelsohn

Tra il 1921 e il 1922 Richard Neutra lavora presso lo studio di Mendelsohn. I due progettano la sopraelevazione della sede del Berliner Tageblatt a Berlino. Il nuovo corpo di fabbrica, seguendo leggi e ritmi propri, si sovrappone con violenza al vecchio.

 

Nel 1923, Neutra decide di tentare la fortuna in America, dove da tempo risiede l ‘amico Schindler, con cui è in contatto epistolare. Nel luglio 1924, con la moglie Dione, si reca a Taliesin, per incontrare Wright. Favorevolmente colpito dall ‘austriaco, Wright lo invita a lavorare nel suo studio. Neutra torna in ottobre per starci sino a febbraio.

 

A novembre Mendelsohn è anch ‘egli a Taliesin, in viaggio per scrivere un libro sull ‘America, commissionatogli dal proprietario del Berliner Tageblatt (uscirà nel 1926 con il titolo Amerika, Bilderbuch eines Architekten, per le edizioni Mosse).

L ‘incontro con il maestro cinquantasettenne lo segna profondamente. Scriverà: Nessuno sfiora il suo genio.Tornato in Europa, Mendelsohn inizia una nuova stagione creativa. Spiccano i magazzini Schocken a Stoccarda (1926-28), caratterizzati dal cilindro svetrato che trasforma l ‘angolo tra due strade in un segnale urbano, e il complesso Woga sul Kuf├╝rstendamm a Berlino (1926-28), un quartiere residenziale con integrate attività ricreative e commerciali che ospita il cinema Universum la cui entrata è segnalata dall ‘incastro tra una curva, un alto prisma e l ‘insegna pubblicitaria.

 

Neutra, nel marzo del 1925, lascia Wright e raggiunge Schindler a Los Angeles. Con la moglie e il figlio alloggiano in Kings Road.

 

Schindler, in quegli anni, è riuscito a costruirsi una buona notorietà come progettista di case unifamiliari, quali la villa Packard a Pasadena del 1924 e la casa di vacanza a La Jolla del 1923-25. Nel 1925 sta lavorando alla casa del dottor Philip M. Lovell, un medico famoso con il quale condivide l ‘amore per la vita all ‘aria aperta, il sole, la luce, l ‘aria e l ‘igiene.

L ‘opera segna l ‘allontanamento definitivo dall ‘esuberanza formativa wrightiana, in questo momento orientata verso effetti scultorei e una forte matericità. Ma anche la rinuncia alla semplificazione volumetrica perseguita dall ‘ala rigorista del movimento moderno. Schindler opta invece per una composizione volumetricamente complessa di vassoi, intervallati, lungo l ‘orizzontale, da fasce vetrate e, lungo la verticale, da pilastri sagomati.

 

Nel 1926 Neutra e Schindler decidono di aprire insieme uno studio. Insieme partecipano al concorso per la sede della Lega delle Nazioni (1926).

La partnership, però, non dura a lungo anche perchè Neutra, approfittando di qualche malinteso tra Schindler e i committenti, nel 1927 soffia al partner l ‘incarico per il progetto per la casa di città dei Lovell (tra le altre scorrettezze: Neutra farà circolare in Europa il progetto della Lega delle Nazioni solo a proprio nome).

 

La Lovell Health House, completata nel 1929, lancerà Neutra nel mondo professionale americano. E ‘ costruita su un ‘intelaiatura d ‘acciaio, rivestita da un involucro sintetico. Sintetizza i temi della libertà spaziale wrightiana e del rigore formale di Mies van der Rohe. ├ê la prima di numerose altre, tutte di fattura perfetta, alcune incantevoli o per esempio la Kauffmann Desert House del 1947 o, ma tutte di maniera.

Il periodo che va dal 1924 al 1927 non è per Wright dei migliori. Nel marzo del 1924 è morto Sullivan. ├ê il secondo grande dolore dopo la morte della madre, avvenuta l ‘anno prima. Nello stesso anno entra in crisi il matrimonio con Miriam Noel celebrato appena dodici mesi prima. Incontra la iugoslava Olgivanna Lazovich, di oltre trent ‘anni più giovane, con cui intesse un ‘appassionata storia.

Sempre nel 1924, il fuoco distrugge per la seconda volta Taliesin. Indomito, Wright si mette all ‘opera per ricostruirla, anche se le sue entrate sono drasticamente ridotte per l ‘assenza di lavoro.

Salvai, racconta, molte pietre non troppo danneggiate e con i frammenti tinti dal fuoco ricostruii le nuove pareti. Nel 1925 chiede il divorzio da Miriam Noell. Nel dicembre a Wright e Olgivanna nasce una figlia. Ad agosto Wright è costretto a nascondersi con amante e figlia ed è arrestato, sia pure per un giorno.

Per sopravvivere mette all ‘asta la collezione di stampe giapponesi. Ad agosto divorzia dalla Noel. Nel gennaio dell ‘anno successivo la proprietà di Taliesin è sequestrata e a luglio venduta alla Bank of Wisconsin.

 

Nel 1928 Wright, praticamente disoccupato, scrive per The Architectural Record una serie di nove saggi, con cui mette a punto la propria filosofia operativa: si riferiscono alla progettazione della pianta, alla questione dello stile, al significato dei materiali. La salvezza viene da San Marcos in the Desert, in Arizona, dove lo chiamano a disegnare un albergo. Il rapporto con il deserto lo ricarica, permettendogli di affrontare le avversità. Dirà: Ritengo che non potesse esistere nulla di più suggestivo su questa terra. [*] nell ‘albergo del deserto, commissionato da Alexander Chandler, intendevo incorporare tutto ciò che di degno avevo appreso sull ‘architettura naturale.

Per disegnare il progetto allestisce nel 1929 un accampamento di baracche, ricreando in Arizona una Taliesin in legno e tela. Qui in questi spazi immensi, la simmetria stanca rapidamente e mortifica la fantasia. Sentii che non doveva esservi simmetria nei vari edifici costruiti in questo deserto, e in particolare nel campo che in seguito chiamammo Ocatillo.

 

Con Olgivanna, che si dimostra una donna energica e risoluta, mettono a punto una strategia per ripartire. Consiste nel trasformare lo studio in una società per azioni e nell ‘aprire una scuola con apprendisti residenti. Servirà a creare un nucleo per la diffusione del pensiero e dell ‘opera di Wright; ad acquisire, tramite le rette, risorse economiche; ad avere mano d ‘opera per produrre progetti complessi e altrimenti costosi, quali il piano per la città ideale di Broadacre (1932), e anche per ricostruire, con il lavoro fisico degli apprendisti stessi, Taliesin, nel frattempo riscattata.

 

AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama

Più studiava la storia dell ‘architettura e più faceva di testa sua

Scegliere un bel nome da dare allo studio non basta a far bella l ‘architettura

Un architetto stupido può fare opere intelligenti

L ‘architetto che ha fame spesso trova la fama

Gli edifici fatti mali fanno male

 

 

CRONACA E STORIA di Arcangelo Di Cesare

Marzo 1963

 

Nel fascicolo di marzo 1963, tra gli editoriali in breve, ne troviamo uno di beffarda attualità:

Si può insegnare architettura senza farla?

Cinquant ‘anni fa la polemica del pieno impiego dei professori universitari si concluse con le prudenti decisioni, prese dall ‘Associazione Nazionale Professori Universitari di Ruolo, di effettuare un trattamento economico differenziato per i docenti che, volontariamente ed anche per un periodo di tempo limitato, sceglievano il pieno impiego.

All ‘epoca si riteneva assurdo pretendere che i professori rinunciassero per tutta la vita ad ogni attività extra-scolastica; come era dannoso, d ‘altra parte, impedire che, gli stessi, potessero dedicarsi esclusivamente agli studi.

Oggi dopo cinquant ‘anni e freschi dell ‘attualità del caso Peluffo, siamo ancora a discutere della norma che impedisce ai professori delle facoltà di architettura di esercitare la professione a meno che non scelgano il tempo parziale.

Per evitare inutili concorrenze, bisognerebbe fondere la figura del libero professionista con quella dell ‘accademico, determinando quella personalità, maestra nell ‘insegnamento e con indubbia capacità costruttiva.

A questo punto basterebbe garantirgli uno stipendio congruo, tale da impedirgli di cercare altrove altre fonti di guadagno, e impegnarlo per un periodo massimo di due anni, al termine dei quali può tornare alle sue attività precedenti.

Si eviterebbero carriere universitarie svolte da professori svogliati, incompetenze costruttive generate dal poco impegno sul campo e quel sottile equilibrismo economico svolto da molti per giungere ad una sopravvivenza accettabile.

Il tutto a favore degli studenti che d ‘incanto si troverebbero di fronte a figure professionali stimolanti, stimolate e preparateÔǪÔǪÔǪÔǪÔǪÔǪÔǪÔǪ..e non più quegli apatici professori che oltre alla scarsa capacità di insegnamento, sia pratico che teorico, non ti degnano neanche della loro presenza, tanto il posto è assicuratoÔǪÔǪÔǪ

Ritorno a Villejuif.

Trent ‘anni dopo l ‘inaugurazione, la rivista ritorna su quello che può essere considerato il capolavoro del razionalismo francese di Andrè Lur├ºat: la scuola-modello Karl-Marx.

La scuola fu costruita a Villejuif, comune a circa un ‘ora da Parigi, in quella che oggi è diventata la banlieue, ma un tempo era un abitato disadorno, illustre solo per la lunga tradizione di lotte sindacali.

La municipalità Comunista la edificò per i figli dei lavoratori; trent ‘anni dopo i figli e i nipoti dei figli vi studiano e vi giocano ancora a loro agio perche l ‘insegnamento attivo non riflette solo l ‘indirizzo didattico, ma è inerente alla struttura architettonica della scuola.

Lur├ºat diceva: La costruzione di una scuola pone all ‘architetto un problema che non è solo di ordine costruttivo ma anche di ordine pedagogico. Egli non solo deve conoscere i regolamenti in vigore, ma in egual misura deve conoscere la mentalità del bambino, il suo modo particolare di vivere e di considerare la vita. Analizzato ciò, il suo compito è poi di coniugare i diversi bisogni, psicologici e biologici, e di concretizzarli per mezzo dell ‘architettura.

Spronato dal tema sociale della scuola pubblica in una periferia operaia e contadina, Lur├ºat concepì l ‘edificio di getto curandone l ‘esecuzione con una perfezione tale da non sbagliare nessun dettaglio.

Il risultato fu un capolavoro sia dal punto di vista espressivo che funzionale, riuscendo ad ottenere il massimo dell ‘efficacia con una concisione estrema.

E se per il mondo, questa scuola, rappresentò un testo fondamentale della modernità in architettura, per Lur├ºat, rappresentò, il canto del cigno di una carriera punteggiata in seguito da opere serie ma non più significative.

Anche dal punto di vista stilistico la scuola è rimasta isolata se è vero che non vi è traccia del suo linguaggio nelle costruzioni limitrofe; per inspiegabile atrofia spirituale anche gli architetti che hanno disegnato i nuovi edifici di VilleJuif vi sono passati davanti senza accorgersene; lo stimolo creativo generato dalla scuola si è andato affievolendo fino al silenzio.

Volendo riassumere la vicenda di questa scuola con un titolo potremmo usare questo: Il preludio divenne il suo epilogo.

Polemiche su Alvar Aalto.

In un saggio pubblicato pochi mesi prima l ‘architetto Luciano Rubino aveva analizzato la Ricerca incompiuta di Alvar Aalto; sul fascicolo di marzo gli rispose stizzito l ‘architetto Federico Marconi, che lavorava nello studio dell ‘architetto finlandese.

La critica, seppur dura, di Rubino non fu estemporanea ma suffragata da quella libertà di giudizio che, in un clima di critica encomiastica internazionale che circondava l ‘architetto finlandese in quegli anni, riusciva ad evidenziare quelle opere che, seppur fatte da un maestro dell ‘architettura, apparivano minori.

Rubino riconobbe sempre il valore lirico elevatissimo dell ‘opera di Alvar Aalto e lo fece in diverse pubblicazioni, ma non lesinò critiche, perche riteneva, giustamente, che è ai Poeti che bisogna rifiutare l ‘indulgenza.

Se nel 1963 compravi un pannello laminato Piriv, leggero, elegante e indeformabile, disponibile in 50 colori diversi,fabbricato dalla Laminati Pirelli Riv spendevi 850 lire .pardon 0,44 euro..

 

Architetto Arcangelo DI CESARE

www.xxl-architetture.com

mail: a.dicesare@xxl-architetture.comarchang@libero.it

 

 

INTERMEZZO di Edoardo Alamaro

Vincoli

Santo subito. Per il papa polacco, sulla spinta della piazza mediatica, si accelerarono le procedure per manifesta santità. Fu infatti concessa la dispensa della regola di cinque anni dalla morte per l’inizio della causa di beatificazione. Nel 2007, si chiuse ‘e PresS/T l ‘iter giuridico-procedurale con la deposizione di 130 testimoni a favore e (nessuno) contro la beatificazione, nonche le conclusioni di teologi e storici dell ‘arte santa. Il 19 dicembre 2009 ci fu la proclamazione di venerabile. Poi avvenne provvidenziale l ‘invocato miracolo, riconosciuto dal relativo decreto. Il 1 maggio 2011 la proclamazione della beatificazione, con gran concorso di folla, di televisioni e inviati molto speciali!

Ci sono parole e opere d ‘architettura contemporanea che dovrebbero essere fatte sante subito, con procedura accelerata. Sono miracolose, fatte in & per Stato di grazia. Basta un solo miracolo certificato, riconosciuto dall ‘Alto ed è fatta. Tutti gli altri miracoli sono solo grazie ricevute, una cosa privata, ad personam, diretta dal produttore al consumatore di santità. Abitare in uno di queste architetture d ‘autore significa essere in uno Stato di grazia quotidiana, tutelati dalla bellezza per legge. Vincolati e avvinti all ‘arte del ben costruire, come l ‘edera ministeriale è attaccata alla poltrona. E i casi non mancano.

 

Il santosubito dell ‘architettura contemporanea in Italia più invuocato, a cui il fedele poverocristo edilizio può rivolgersi speranzoso nei momenti più difficili delle proce dure-dure ministeriali edeliziose, è senz ‘altro Renzo Piano. Infatti il Nostro ha visto riconosciuti come sante e miracolose sia l ‘auditorium Paganini a Parma (2001), vincolato il 23 dicembre 2002, che lo stadio di Bari (1987-1990), la cui procedura si è conclusa il 18 maggio 2007. Anche la filiale del Banco di Roma (1985) di Ludovico Quaroni, realizzata nella capitale e vincolata nel 2005, pare faccia bei miracoli; così come si difende bene il nuovo Palazzo municipale di Fiumicino di Alessandro Anselmi, terminato nel 2003 e sottoposto precipitosamente a tutela di Stato appena due anni dopo con procedura santosubito. Santità ta – tà: Anselmi meglio di Wojtila, mira e fai mira-colare!

 

Ma attenzione alla eccessiva quantità di santità contemporanea d ‘autore: è pericolosa. Troppa grazia, San Contemporaneo! La santità va ben calibrata, va opportunamente centellinata, altrimenti se tutte son sante edificazioni, nessuna è da beatificare con vincolo miracoloso. S ‘impone una graduazione dei provvedimenti dall ‘alto rapportati alla realtà del territorio; e soprattutto che tutto ciò sia equilibrato, come avviene per la Chiesa, da testimonianze dal basso, popolari e diffuse nella coscienza di fede palpi-tante-tanti. Non si può essere fedeli per legge, ma solo per Grazia e giustizia contemporanea ricevuta.

 

Ne sa qualcosa Guido Canella che oben motivatoo aveva avanzato, ai sensi della legge del diritto d ‘autore, richiesta di vincolo per ben 10 (dicodieci) sue opere realizzate a Milano e dintorni, al fine di scongiurare mano-missioni di infedeli. Ma non aveva testimonianze di fedeli a supporto, tanto meno di miracoli e grazie ricevute, a suo supporto e supporter. Forse per questo semplice motivo la richiesta iniziale s ‘è ridimensionata a sole tre architetture (Scuola di Cesano Boscone, Centro Incis di Pieve Emanuele, Municipio di Segrate), ed infine a 1 (dicouna): è stato vincolato dall ‘alto il solo Municipio di Segrate perche, di particolare significato, ma soprattutto perche presentava condizioni di emergenza (trasformazione in centro socio-culturale e d ‘arti).

 

Emergenza, parola magica che in Italia tutto move. Molti vincoli di intoccabilità, di tardivo riconoscimento di santità, sono concessi sotto la spinta di imminenti stravolgimenti. Di possibili manomissioni e/o di ulteriori sfregi all ‘opera santa edificata d ‘autore. Effetti, questi ultimi, della mancanza di fede diffusa nel contemporaneo, portato perverso della scristianizzazione, della svaporizzazione della figura del Padre (Eterno). Cioè delle tradizioni e dei valori condivisi pacificamente, riconosciuti senza ricorrere alla violenza del vincolo di Legge, con relative Tavole e tavolette ministeriali. (Siamo vincoli o sparpagliati? ci e si domandava profetico il Pappagone televisivo negli anni sessanta del boom, ma lo presero per un buffone ministeriale del sabato sera, ahinoi, nda).

 

La questione è che oggi siamo certamente sparpagliati e raminghi. Procediamo contemporanei in ordine sparso pecoreccio, se è vero, com ‘è vero, che appena si profila l ‘eventualità di sottopone un ‘opera recente a dichiarazione d ‘interesse culturale, ai beatificandi, a quelli in odore di (possibile) santità, gli saltano mille diavoli per capello. Ingaggiano perciò agguerriti studi di avvocati che, ricorrendo e rincorrendo a tutti i cavilli e ai cavalli legali, si danno (e che danno!) un gran da fare per provare il contrario. Per dire: non siamo Santi edifizi, siamo diavoli con le corna architettoniche; iper-contemporanei padri puttanieri del chiagn ‘e fotti d ‘Italia, oggi e sempre, da Bolzano a Lampesclusa!

 

Traggo queste simpatiche notizie (talvolta buon canovaccio per un film alla maniera di Alberto Sordi che fu), da Maledetti vincoli, la tutela dell ‘architettura contemporanea, un godibile libro di Ugo Carughi (Allemandi, euro 20.00). Ci sono varie anime che dialogano in questo robusto libro di Carughi, tipico sempregiovane di una generazione interrogativa d’architetti napoletani ’68, per molti versi rimasta intensa e intonsa, nascosta, inedificata. Spesso conflittuale con se stessa e in lotta tra il sogno (talvolta rivoluzionario, spesso riformista) degli anni sessanta- settanta e la dura realtà quotidiana di burrocrati di Stato e statarello. Architetti a forza da pubblico impiego, professori uni e pluri universitari, funzionari e (talvolta) finzionari d ‘enti vari, tecnici comunali e comunevoli, assessori e assessuologhi per necessità; docenti e inde-centi medi superiori, sotto e sopra inten-denti, talvolta perdenti e cariati, (aspiranti) consiglieri del Principe e del principino, del principale e del principiante, ecc ÔǪ

 

L ‘anima più bella di Carughi (e di questo suo libro) a me pare quella passionale che traspare da certe sue descrizioni poetiche dei manufatti edilizi, giustificative del vincolo di santità contemporanea invocato. Quando cioè parla palpitante, in prima persona, dell ‘architettura che osserva dal vivo; quando s ‘immedesima e s ‘implica nel testo e nel contesto; quando si mette in gioco e nel fuori gioco di funzionario della soprintendenza: allora è scrittore d ‘arte.

Ne è esempio, tra le tante, la pagina 107, quando l ‘autore descrive la copertura della stazione centrale di Napoli (anni ’50: Nervi, Piccinato, Zevi, Vaccaro, Cocchia, De Luca), nel 2004 santificata col bollo di architettura d ‘interesse relazionale (escamotage usato per ovviare alla mancanza dei necessari 50 anni per dichiararla di valore intrinseco, santa di per se, nda)

 

Scrive Carughi: ÔǪVista da lontano, appena giunti in piazza Garibaldi dal rettifilo del corso Umberto I, l ‘immagine complessiva (della stazione centrale di Napoli) è identificabile nell ‘estradosso dentato della sua grande tettoia, che fa pensare alle increspature delle onde di un mare pietrificato, oppure al dorso di un grande dinosauro o, ancora, a una gigantesca grattugia ÔǪ E poi, più avanti, sempre a pag. 107: ÔǪ Arrivati all ‘altezza dei primi pilastri (tutti seriali a tripode, potenzialmente infiniti), grazie allo sfalsamento tra la copertura e la pensilina dei binari, si può notare un ‘asola continua di cielo azzurro che inquadra, sulla destra, il possente Vesuvio: la dimensione rappresentativa del paesaggio convive, così, assieme a quella coinvolgente dell ‘architettura ÔǪ.

 

Altra pagina di scrittura partecipata e vincolata ad arte ministeriale, è quando Carughi descrive la recente stazione Metronapoli artdesign dello Studio Mendini a Salvator Rosa con l ‘annessa reinvenzione di un ‘area di risulta priva di preesistenze condizionanti; ÔǪ si potrebbe considerare quest ‘inedita enclave urbana una gigantesca stanza avente il cielo per soffitto e le cui pareti sono costituite dalle facciate cieche dei fabbricati che vi si affacciano, utilizzate come supporto di opere d ‘arte create per l ‘occasioneÔǪ (p. 174). Insomma: il cielo in una stanza della Metromendini a Salvator Rosa, cronaca Rosa salvatrice napoletana, Napule mille colori. Infatti, oltre all ‘azzurro e al rosa, in Carughi c ‘è anche molto giallo e noir; molto mistero buffo napoletano, spesso da gustare nelle note: per il contestatissimo restauro di Mendini della Villa comunale di Napoli (1998) si legge, ad esempio, che fu, (p. 176): il Ministero a spalancare le porte del Contemporaneo a Napoli onde evitare ogni imitazione stilistica, ÔǪ anche per le architetture interne alla Villa stessa. E Bassolino azzuppò opo-pò!

 

Basta, non c ‘è più spazio. Un consiglio da un vecchio topolone di libri è però d ‘uopo: fossi nell ‘Allemondi farei di questo libro una versione ridotta, rivenduta e scorretta. Una edizione più agile e accattivante, più vendibile e commerciale, per un pubblico più ampio e diffuso, che non è cosa da poco, anzi. Da lanciare alla grande con lo slogan: Tutto quello che avreste voluto sapere sul vincolo contemporaneo in architettura, ma non avete mai osato chiedere!

All ‘uopo, innanzitutto, metterei accurati indici, che in questa edizione mancano del tutto: puntuali indici dei luoghi, degli autori, delle opere, virtù e dello Spirito santo contemporaneo trattate in schede facilmente raggiungibili nel testi; magari con a corredo foto, grafiche e cartine d ‘Italia con le localizzazioni degli edifici santi vincolati. Forse addirittura i percorsi: una guida per un giro dell ‘Italia contemporanea aedificata e sotto tutela di bellezza di Stato oggi. Con paesaggi, centri storici e compagnia bella compresi e comprensibili.

 

Insomma, ri(n)correrei a tante cose accatti-avanti per ammorbidire-dire un argomento così tosto, così lontano dall ‘Italia abusiva e abusata, dilettante e dilettevole, di ieri e di oggi. Ma non di domani, certamente. Seminiamo speranza ‘e PresS/T, fidiamo nello stellone. Anzi, vista la svalutazione di valori duraturi, nei cinque stelloni d ‘Italia! Levateve ‘a sotto!!?? Saluti, Eldorado

 

 

RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI

La casa dell’architetto

di Gennaro Postiglione con Francesca Acerboni, Andrea Canziani, Lorenza Comino, Claudia Zanlungo.

Edizioni TASCHEN, 2013

euro 29,99

 

Cosa accade se la persona che vive in una casa è anche l’architetto che l’ha progettata? Ovviamente, le case degli architetti riflettono in maniera affascinante ed interessante i bisogni e le personalità degli individui che le hanno create. Gli stessi edifici appaiono come opere autobiografiche, in quanto la più grande sfida nel costruire qualunque casa risiede nel valutare e nel trovare un equilibrio tra estetica architettonica e desideri personali di coloro che vi abitano…

 

Uno di quei volumi che è bello tenersi, che è piacevole sfogliare, anche più volte. Un libro che racconta, insieme, la storia dell’architettura e le biografie dei suoi maggiori protagonisti. Cosa c’è di più intimo in fondo dello spazio domestico della propria casa? Di quella che, per di più, si è scelto di costruire, di sistemare, di arredare? E’ lo specchio di se stessi.

L’indagine condotta da Gennaro Postiglione o redattore di Area e dal 1998 docente di Progettazione architettonica preso il Politecnico di Milano – insiste proprio su questo, sulle relazioni che sussistono tra architettura moderna e cultura dell’abitare. Il suo merito (oltre all’immensa ricerca storiografica ed iconografica portata avanti) sta nell’aver incluso anche realizzazioni di architetti minori, che sarebbero stati facilmente dimenticati, ma che, svelati nell’intimità delle loro scelte domestiche, rappresentano invece un interessante campo di studio e di ispirazione. 100 i progetti presentati, alcuni dei quali sconosciuti o neanche più visibili, altri invece recenti e più noti, elencati semplicemente in ordine alfabetico, senza pretese concettuali o divisioni stilistiche. Alcuni dei quali di una contemporaneità struggente, nonostante l’epoca, e testimoni di come, la creatività del singolo non fosse sempre intuita nel tempo corrente, ma avesse bisogno di sedimentare, per essere capita. Da qui, la scelta di osare o restare tradizionali tra le proprie quattro mura perche, dopo tutto, una buona casa è quella in cui si abita bene (Adriano Cornoldi) qualsiasi sia il secolo, la latitudine o il gusto.

 

C’è niente di più vero?

 

Voto: 8

Giulia Mura

 

SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo

Joe Satriani, Steve Vai, Yngwie Malmsteen e le Archi-Ego-Star

Guardate questo straordinario video musicale, un concerto memorabile: Joe Satriani, Steve Vai e Yngwie Malmsteen suonano insieme. Poesia che si traduce in musica. Ecco l ‘indirizzo:

http://www.youtube.com/watch?v=7U_Q-M8Bnvw

 

Se poi volete, tornate qui e leggete questa inutile riflessione:

 

I grandi artisti riescono a condividere sempre, prima o poi, la propria arte; confrontandosi, unendo le proprie forze. Creando eventi nei quali la personalità di ciascuno cede il passo oalmeno per un po ‘o alla realizzazione di un progetto comune per regalare al pubblico un momento artistico ancora più intenso. In queste occasioni, oltre alla crescita culturale (e di immagine) di ciascun artista, c ‘è una magica diminuzione della egolatria dei singoli. Ma questo non vuol dire che i singoli scompaiono, al contrario. Tutto ciò, incredibilmente, produce una esaltazione del collettivo e costituisce nuova linfa vitale per i singoli artisti che partecipano a tali eventi. Questo accade spesso tra i musicisti che costantemente creano manifestazioni musicali nelle quali suonano insieme, scambiando note, emozioni. Mettendo insieme diversi linguaggi, confrontando modi di essere.

Chissà perche questo, al contrario, non avviene mai, oggi, tra i grandi architetti. Al di là di qualche inutile e pomposa conferenza, i grandi architetti sembrano arroccati, ciascuno nel proprio quartier generale, tutti occupati a farsi la guerra tra di loro per accaparrarsi commesse internazionali. In trincea. Armati di matita e render patinato. E non decidono, spontaneamente, di mettersi insieme, magari in occasione di eventi catastrofici, o solamente per cercare di migliorare le condizioni dei Paesi poveri, o per migliorare quartieri periferici della metropoli contemporanea. Non vogliono, in realtà, confrontare le idee, non vogliono progettare insieme, non vogliono unire le matite, mischiare realmente i linguaggi per dar vita a nuove cose, nuove idee. No, le ArchiStar non lo fanno mai. La loro immagine, e l ‘immagine della loro architettura, è più importante di tutto. Forse perche onel teatrino del mercato globaleo l ‘ego vince, sempre. Ego contro ego. Ego today. Archi-Ego-Star si dovrebbero chiamare, non più ArchiStar.

 

Alla prossima, Sgrunt a tutti.

 

marco_sambo@yahoo.it

 

 

LETTERE

Lettere spedite a: l.prestinenza@gmail.com

Moreno Cassiani: sulla capacità di insegnare

Paolo Greco: Mi inserisco nel dialogo tra Dario Canciani e Gerardo …sarebbe come dire che se un professore di composizione musicale non produce almeno un paio di sinfonie ogni qualche anno, col tempo perde la capacità di insegnare?

poi, coi tempi che corrono?… provi a pensare ai liberi professionisti che non hanno neppure quel mezzo stipendo!

cosa fare? è semplice: lasciare ampia libertà ai professori di partecipare “solo” ai concorsi di architettura-urbanistica-design che prevedono l’anonimato degli elaborati: restano sempre avvantaggiati perchè il loro tempo è spesato, mentre i liberi professionisti pagano di tasca loro, però almeno ci si confronta in campo neutro…forse!

cordialmente

 

Moreno Cassiani: sugli acronimi in libertà

…capisco la colta ricerca che sta dietro l’acronimare, ma se invece di “tonte” avesse scritto “tonde” avrebbe ugualmente centrato l’acronimo e detto una sciocchezza in meno: averne dell’architettura del livello di Mario Botta!

 

 

presS/Tletter

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E’ gradito ricevere notizie, le quali, dovranno essere comunicate via mail all ‘indirizzo l.prestinenza@gmail.com con almeno una settimana di anticipo e, comunque, entro il giovedì che precede l ‘evento, con brevi comunicati stampa, di regola non superiori alle cinque righe. In questi dovrà essere chiaro giorno e luogo dell’evento, titolo, partecipanti, telefono, mail, sito web per approfondimenti. Le notizie, a giudizio insindacabile della redazione, sono divulgate quando se ne intravede un potenziale interesse. E’ però cura di chi riceve la lettera verificarne attendibilità e esattezza. Pertanto esplicitamente si declina ogni responsabilità in proposito. La redazione si riserva il diritto di sintetizzare le lettere e gli interventi da pubblicare. Il materiale mandato in redazione, che è anche il luogo dove sono custoditi i dati, viale Mazzini 25, Roma, non verrà restituito.

 

In redazione: LPP, Edoardo Alamaro, Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Claudio Betti, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Rossella de Rita, Arcangelo di Cesare, Marco Ermentini, Claudia Ferrauto, Elisabetta Fragalà, Maria Clara Ghia, Diego Lama, Nicolò Lewanski, Salvator-John Liotta, Massimo Locci, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Mario Miccio, Alessandra Muntoni, Giulia Mura, Santi Musmeci, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Benedetta Stoppioni, Diego Terna, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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