Estetica della sconfitta – di Tommaso Bovo

 

Alcune sconfitte sono più trionfali delle vittorie scrisse Michel de Montaigne, suggerendo un’estetica, e non solo un’etica, dei vinti. Che esista nella sconfitta un valore estetico ce lo raccontano quegli artisti – poeti, cantanti, registi, fotografi… – che ne hanno esaltato il valore spirituale e che ne sottolineano la quasi ineluttabilità. Ok, lo ammetto, il tema mi si è prepotentemente presentato alla luce dei risultati elettorali. Mi sono domandato se della sconfitta ci si possa alla fine innamorare fino a perseguirla più o meno coscientemente. Non ho risposta e non provo nemmeno a darla, non con questo articolo almeno, provo piuttosto ad abbozzare il tema per cercare di fare una riflessione a voce alta sull’estetica della sconfitta. Vi ricordate La locomotiva? la canzone di Francesco Guccini, anno 1972: in questa lunga ballata si narra la storia di un ferroviere, che, stanco dei soprusi subiti, un giorno prende la guida di una locomotiva per scagliarsi contro un treno che trasporta dei ricchi borghesi, ma La storia ci racconta come finì la corsa / la macchina deviata lungo una linea morta… : il ferroviere muore nello schianto senza portare a termine la sua missione. Sarebbe stato altrettanto eroico se la missione fosse riuscita? Oppure, è proprio nella sconfitta che a volte leggiamo la sublimazione del gesto?
Da I vinti di Verga, fino ai Ragazzi di vita di Pasolini, la letteratura ha una lunga e profonda tradizione legata alla sconfitta: i perdenti sono o spesso – anche i giusti.
Il cinema di Nanni Moretti racconta sempre di una minoranza incompresa, un po’ snob, sempre perdente al momento del voto, consapevole però di essere dalla parte giusta.
La sconfitta ha una sua poetica, è un atto di eroismo, soprattutto quando credi di essere dalla parte della ragione. Perdere è la prova che fosse difficile riuscirci, gli eroi sono coloro che affrontano il nemico anche se consapevoli di non potercela fare. Insomma, la sconfitta assume una valenza positiva.

La vittoria è passeggera. La sconfitta è per sempre. disse la tennista Billie Jean King poco prima di ritirarsi dai campi di gioco. Penso avesse ragione. Credo anche, però, che se la sconfitta è bella, ogni tanto una vittoria lo è anche di più.

PS
Scopro ora che il primo cortometraggio girato con pellicola Super8, dal regista Nanni Moretti, ha come titolo La sconfitta, nomen omen!

 

1 Comment

  1. Fra 11/04/2013 at 18:59

    Beh, che dire? Questo articolo ha tristemente ragione.

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