Qualche idea (senza troppe illusioni) su un ‘architettura potenziale (2) – di Luigi Manzione

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Esistono le condizioni per riprendere, dalle fondamenta e con decisione, un lavoro di riconoscimento e di selezione di questi schemi e strutture che possono confluire, per traduzione e insieme per depurazione (per restare nel lessico di Latour), nel corpo di un ‘architettura consapevolmente e radicalmente contemporanea? Di un ‘architettura che, senza bypassare i vincoli entro i quali si fa, sia capace di liberarsi dai divieti e di sottrarsi alla accettazione incondizionata degli imperativi del mercato globale, della moda e della promozione mediatica?

 

Al di là dello spettacolo che ha a lungo imperato, e che ha abbagliato più o meno tutti noi, l ‘architettura dovrebbe ritrovare il coraggio di rimettersi in gioco come un insieme di discorsi e progetti aperti e orientati verso l ‘esterno (la società, la politica, l ‘economia), senza perdere di vista se stessa. Ricostruire la sensibilità dell ‘architettura verso il mondo, in un ‘epoca in cui l ‘idea di mondo si decompone nell ‘universo della imprecisione, mandando in frantumi tutte le certezze: questa, credo, sia la sfida da cui ripartire.

 

Come prendere posizione in un contesto in cui tutto appare possibile proprio perche indistinto? Come occupare concretamente gli spazi non ancora colonizzati dal proliferare della non-architettura e dell ‘anti-architettura? Come ricostituire un ‘identità per l ‘architettura, rimettendo insieme con pazienza le tessere infinite che un ‘intera generazione ha rimescolato, taroccato e disperso?

 

Le risposte non possono venire ne dallo storicismo ristretto di una nuova accademia in formazione, ne da prospettive intellettualistiche, aggregazioni elitarie, compiacimenti stilistici. Un ‘architettura potenziale potrà essere tutto tranne che retorica e calligrafia, dal momento che se ne dovranno probabilmente reinventare, ad un tempo, le parole e le scritture, prima delle narrazioni e delle tematizzazioni. Per questo, la sfida che ci attende è ancora più difficile di quella che aveva visto misurarsi coloro che una volta erano chiamati maestri. Una sfida che affrontiamo forse con minore entusiasmo, ma con la consapevolezza delle illusioni e delle debolezze del passato.

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