presS/Tletter

presS/Tletter

Qualche idea (senza troppe illusioni) su un ‘architettura potenziale (1) – di Luigi Manzione

Qualche idea (senza troppe illusioni) su un ‘architettura potenziale (1) – di Luigi Manzione

Autore: Luigi Manzione
pubblicato il 10 Gennaio 2013
nella categoria Focus su...

1.

Varcata la soglia del XXI secolo, siamo ancora dentro la modernità, pur non essendo mai stati moderni come diceva Bruno Latour. Nonostante il post-modern, la post-architettura, la post-storia e tutti i post da cui siamo invasi e sommersi. Non più il moderno che venne connotato (e idealizzato) coniugandolo al movimento, ma una modernità o solida o liquida che sia o che cambia a ritmi sempre più incalzanti e che ci coinvolge tutti nel suo flusso.

 

A più di un secolo dai suoi inizi, l 'architettura contemporanea deve riconoscere, con il disincanto e la lucidità di un 'età tutto sommato matura, il suo statuto di esperienza minoritaria. Amorevolmente o odiosamente custodita tra le mani dei suoi tutori, essa diviene sempre più una produzione di minoranze per minoranze. Le apparenze visibili del territorio urbanizzato, a scala planetaria, si compongono di manufatti le cui logiche divergono dai canoni di ciò che può ragionevolmente chiamarsi architettura. Di quella architettura che viene coltivata e nutrita all 'ombra di qualche studio privilegiato, delle riviste (le poche superstiti), dei musei e delle biblioteche. Mentre en plein air, nel mondo reale, è sommersa dall 'indifferenza e, nel migliore dei casi, dal disprezzo. Oggi, come nel passato più o meno eroico.

 

L 'invenzione-produzione di manufatti nei quali è destinata ad aver luogo la vita dell 'uomo, in tutte le sue declinazioni, sembra ora completamente dominata dalle regole del mercato. Un 'architettura che possa ancora dirsi tale si materializza quindi come eccezione, testimonianza singolare di resistenza alla omologazione globale o alla dialettizzazione locale, nella intera estensione che va dal sistema delle archistar fino alla ripetizione meccanica e DIY degli stilemi nelle periferie contemporanee.

 

In alternativa a tutto ciò, una riflessione su un 'architettura potenziale o parafrasando il senso originario dell 'OuLiPo (Ouvroir de Litterature Potentielle), come nuove strutture e schemi che possano essere rielaborati a partire da condizioni date (contraintes) e utilizzati con libertà dagli architetti o non potrebbe avere inizio interrogandosi proprio su tali elementi, sulla possibilità e l 'interesse della loro ricerca?