Koolhaas che parla di identità nazionali (sia pure riviste all’interno della globalizzazione e senza troppi rimpianti) non sembra credibile. Non c’è un suo progetto che non sia, e per fortuna, global. Da Euralille alla Kunsthal, dall’auditorium di Porto al grattacielo a tarallo cinese. Si potrebbe pensare a una brillante strategia scelta dall’olandese per riposizionarsi, in un periodo di caccia alle streghe dello star system. Poco male. Ne verrà fuori una buona biennale. E tanto più Koolhass farà fatica, nonostante la sua straordinaria abilità, a sostenere il gioco, tanto più emergeranno le contraddizioni e tanto più aumenterà l’interesse di questa biennale rispetto a quella moscissima e reazionaria di Chipperfield.

Rem Koolhaas ha dichiarato:

Fundamentals sarà una Biennale sull’architettura, non sugli architetti. Dopo diverse Biennali dedicate alla celebrazione del contemporaneo, Fundamentals si concentrerà sulla storia – sugli inevitabili elementi di tutta l’architettura utilizzati da ogni architetto, in ogni tempo e in ogni luogo (la porta, il pavimento, il soffitto, etc.) e sull’evoluzione delle architetture nazionali negli ultimi 100 anni. In tre manifestazioni complementari – che si svolgeranno al Padiglione Centrale, all ‘Arsenale e nei Padiglioni Nazionali o questa retrospettiva darà luogo a una rinnovata comprensione della ricchezza del repertorio di fondamenti dell ‘architettura, che attualmente sembra essere esaurito.

 

Nel 1914 aveva senso parlare di architettura cinese, architettura svizzera, architettura indiana. Cent’anni dopo, sotto la pressione di guerre, regimi politici diversi, molteplici condizioni di sviluppo, movimenti architettonici nazionali e internazionali, talenti individuali, amicizie, traiettorie personali casuali e sviluppi tecnologici, le architetture che un tempo erano specifiche e locali sono diventate intercambiabili e globali. Sembra che l’identità nazionale sia stata sacrificata sull’altare della modernità.

 

Grazie al decisivo vantaggio di poter avviare i lavori con un anno di anticipo rispetto al consueto programma della Biennale, speriamo di utilizzare questo tempo in più per introdurre un certo livello di coordinamento e coerenza tra le Partecipazioni Nazionali. Idealmente ci piacerebbe coinvolgere tutti i Paesi rappresentati su un unico tema o Absorbing Modernity: 1914-2014 o e indurli a mostrare, ciascuno a modo proprio, il processo di annullamento delle caratteristiche nazionali a favore dell’adozione su scala quasi universale di un singolo linguaggio moderno all’interno di un singolo repertorio di tipologie.

 

La prima guerra mondiale – l’inizio della globalizzazione moderna – funge da punto di partenza delle diverse narrazioni. La transizione verso ciò che sembra essere un linguaggio architettonico universale è un processo più complesso di quanto solitamente riconosciuto, poiche coinvolge significativi incontri tra culture, invenzioni tecniche e modalità impercettibili di restare “nazionali”. In un’epoca di universale utilizzo di google research e al tempo stesso di appiattimento dalla memoria culturale, è essenziale per il futuro dell ‘architettura far riemergere e mostrare questi racconti.

 

Raccontando in modo cumulativo la storia degli ultimi 100 anni, le mostre che si svolgeranno all’interno dei Padiglioni Nazionali daranno luogo a una panoramica globale dell’evoluzione dell’architettura verso un’unica estetica moderna e, allo stesso tempo, sveleranno all ‘interno della globalizzazione la sopravvivenza di caratteristiche e mentalità nazionali uniche che continuano ad esistere e fiorire all ‘interno delle culture individuali, anche con l ‘intensificarsi della collaborazione e dello scambio internazionali….

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