Architettura oggettuale – di Alessandro e Leonardo Matassoni

La nostra tecnologia se non la nostra coscienza non ci consentirà ancora per molto approcci parziali ai nostri problemi … L’architettura è urbanistica, come è ecologia della natura, trasfigurata in ecologia dell’uomo. L’architettura non può restare un fenomeno atomistico. Deve sorpassare i bisogni dell’uomo e donargli più che il semplice gusto delle cose future.

ÔǪÔǪÔǪÔǪÔǪ. L’evoluzione è questa rivoluzione che giustifica i suoi balzi ponendo la società su un piano veramente elevato dove è assente la frustrazione che affaticando lo spirito dell’uomo dallo stesso elimina le idee come delle utopie

Paolo Soleri

Fin dove è lecito abbandonarsi all ‘attrazione per la forma senza scadere nel formalismo? Qual è in fondo la differenza sostanziale con la scultura per la quale la forma, la materia e la superficie sono il fine ultimo?

Con i suoi SIMBIONTI lo scultore friulano Nane Zavagno non scava la materia grezza, ma assembla fogli sovrapposti di rete metallica piegata in modo da definire forme astratte, spigolose ed essenziali, dedicando un ‘attenzione ed un ‘enfasi particolari ai punti di contatto, agli appoggi ed agli spigoli. Alcune delle sue realizzazioni più recenti sono costituite da coppie di elementi totemici e complementari, tra le cui parti si instaurano rapporti di vicinanza e di contatto o si generano tensioni suggerite da equilibri apparentemente instabili e da disallineamenti che sembrano preludere un movimento. L ‘elemento più interessante però è costituito dalla volontà dello scultore di lavorare in negativo, cioè di indagare le possibilità espressive del vuoto più che del pieno, del volume più che della superficie, modellando forme nette che contemporaneamente, grazie al loro alto grado di permeabilità visiva appaiono eteree. Spostando l ‘attenzione verso lo spazio racchiuso dalla superficie piuttosto che verso quello che l ‘avvolge, Zavagno intraprende una via inconsueta per uno scultore ma molto familiare agli architetti e compie un sottile ma importante cambio di prospettiva, reso possibile dalla scelta strategica del materiale.

Opere di Tony Cragg (immagine tratta dall’album di Haags Uitburo)

Recentemente in effetti, capita spesso che la promiscuità tra campi artistici affini provochi commistioni e travasi, in particolar modo tra architettura e scultura. Si potrebbe pensare al cubo aperto incompleto di Lewitt come al probabile modello per certi esperimenti formali di Steven Holl sfociati recentemente nel centro culturale di Nanjing, ma anche ai lavori di Tony Cragg, da cui il filone oggettuale sembrerebbe trarre una forte ispirazione, così come da quelli di Serra o Kapoor. Con una inversione di campo quindi, si può facilmente constatare come i lavori di molti architetti contemporanei, anche di primo piano, manifestino una vocazione scultorea attraverso un ‘anima espressionista.

UFA Kristallpalast, Dresda – Coop Himmelblau (foto tratta dall’album di mamnaimie)

Così tra le molte attitudini dell ‘internazionalismo architettonico, assistiamo ad una profusione di forme di ispirazione naturalistica con variazioni biomorfiche, spongiformi, cristalline, liquefatte o aerodinamiche, molte delle quali sono indubbiamente dotate di grande fascino formale e costituiscono la presunta iconografia dell ‘architettura contemporanea, la discriminante in base alla quale essa può ritenersi sufficientemente evoluta o al passo con i tempi. Osservando alcuni dei progetti più significativi del filone scultoreo oggettuale come quelli recenti di Coop Himmelblau, per esempio il Dalian Conference Center, o l ‘Opera House di Guangzhou della Hadid, risultano evidenti alcuni caratteri comuni come la tendenza al monumentalismo ed alla compattezza delle forme; questi elementi negando la frammentazione della massa architettonica come viatico in grado di riportarla alla scala umana, fanno sì che queste architetture assumano l ‘aspetto di oggetti fuori scala enfatizzandone di conseguenza la naturale propensione autocelebrativa, sicuramente favorita anche dal carattere di solito rarefatto e anonimo dei contesti urbani in cui si inseriscono.

Phaeno Wolfsburg – Zaha Hadid (immagine tratta dall’album di Doommeer)

In generale questi oggetti architettonici ponendosi in una posizione di altero distacco rispetto all ‘ambiente circostante manifestano un carattere poco democratico o aristocratico, probabilmente legato anche alla loro natura di monumenti contemporanei o architetture manifesto spesso finalizzate alla promozione delle economie e delle nazioni in ascesa. Fatalmente infatti, questo tipo di approccio produce architetture tendenzialmente ermetiche la cui superficie esterna, in quanto elemento di definizione della forma, risulta ininterrotta e avvolgente; è come una membrana separatrice che integra tutti gli elementi da cui dipende la loro permeabilità ai flussi di movimento esterni, instaurando con l ‘habitat urbano un rapporto osmotico più che una libera e reciproca percezione spaziale. Di conseguenza gli assi ottici, gli scorci, i punti di vista, insomma le relazioni spaziali sono tendenzialmente monodirezionali; volendo usare un ‘espressione provocatoria, potremmo dire che queste architetture troppo spesso sembrano bellissimi soprammobili urbani che rifiutano l ‘arricchimento attraverso la contaminazione con la complessità del sistema città.

Allora ci chiediamo dove sia finita la conquista della disarticolazione dell ‘involucro e della rottura del rigido rapporto tra interno ed esterno, grazie alla quale lo spazio può fluire liberamente? Insomma questi esiti non contraddicono una delle maggiori conquiste del movimento moderno? Non si tratta di una involuzione estetizzante? Ovvero potremmo chiederci se l ‘entusiasmo per la rivoluzione informatica nel campo dell ‘architettura non stia sviando i suoi proseliti verso una deriva stilistica e se non sia giunto il momento di un atteggiamento più rigoroso.

Opera Pavilion, Munich – Coop Himmelblau (immagine tratta dall’album di springm/Markus Spring)

Se l ‘architettura non deve ridursi ad un fenomeno atomistico, come sosteneva Soleri, ma elevarsi a disciplina di ordine superiore in grado di proporre il modello di spazio urbano contemporaneo ancora mancante, a nostro avviso questa via non sembrerebbe poter proporre molto di più che una sommatoria di singoli elementi e di conseguenza, un insieme fisiologicamente troppo rarefatto e semplicistico in cui l ‘alta qualità della singola architettura non può compensare la complessità stratificata e la ricchezza dei sistemi urbani storicizzati. Sul filo di questa riflessione ci tornano alla mente le utopie architettoniche del secolo scorso che proponevano densi e ricchi ecosistemi urbani e pensiamo che l ‘architettura dovrebbe essere più coraggiosa di così!

 

2 Comments

  1. Alfonso Panzetta 22/01/2013 at 19:46

    articolo interessantissimo…ma che non mi sconvolge minimamente. Se l’architettura ├¿ “arte maggiore” e sorella della pittura e della scultura…e se la scultura ├¿ come il gradino intermedio e di passaggio tra la pittura e l’architettura….e naturale che spesso i linguaggi mostrino tangenze straordinarie ed eccellenti. Non ├¿ un caso che chi si occupa di scultura….di tutte le epoche…abbia una particolare predisposizione ad apprezzare e valutare l’architettura in tutte le sue forme e in tutte le epoche.
    L’architettura contemporanea poi….quella vera si intende…possiede linguaggi, ritmi e sintassi…sovrapponibili alla migliore scultura aniconica.

  2. Gambino Di Sicilia 24/01/2013 at 16:28

    Congratulazioni amici, in questo articolo, oltre a motivare la sensibilit├á della forma architettonica, innovare un modo per visualizzare la prospettiva tridimensionale di architettura, facilita e esplora un nuovo tipo di coscienza sull’oggetto stesso, architettura e scultura collegati tra loro, un legame perpetuo, un’opera architettonica conserva il lato della plastica, la scultura, deve sorprendere, rendere le persone a prescindere dalla classe sociale di ammirare e causare la si ricerca la scelta di un particolare partito da architetto, la buona architettura sta provocando stupore e ammirazione negli occhi di tutti, la tecnica e la funzione ├¿ necessario, ma il lato di plastica di architettura scultorea ├¿ essenziale.

    Parab├®ns amigos, este artigo al├®m de motivar a sensibilidade da forma arquitet├┤nica, inovam a maneira de se visualizar a perspectiva tridimensional na arquitetura, facilita e explora um novo tipo de consci├¬ncia com rela├º├úo ao objeto propriamente dito, arquitetura e escultura ligadas entre si, um elo perp├®tuo, uma obra arquitet├┤nica preza muito pelo lado da pl├ística, o escultural, tem que causar espanto, fazer com que as pessoas independente do tipo de classe social a admirem e cause a vontade da investiga├º├úo da escolha de determinado partido pelo arquiteto, a boa arquitetura ├® a que causa espanto e admira├º├úo aos olhos de todos, t├®cnica e fun├º├úo ├® necess├írio, mas a pl├ística, o lado escult├│rico da arquitetura ├® indispens├ível.

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