presS/Tletter n.29-2012

Essere disturbati – Boundaries: un ‘altra architettura sta crescendo ai bordi del mondo – Botta e risposta tra Enrico Arosio e LPP su Loos – Trasgressioni sul tema – Ombre e luci del Padiglione Italia all ‘Expo 2015 – Gentilezza – Dettagli – Giardini Globali_una filosofia dell ‘ambientalismo urbano – Architettura e musica – Frammenti civili, estetica collettiva – Il progetto della memoria. Casi e strategie di progettazione architettonica e ambientale per la valorizzazione del patrimonio storico monumentale – Oscar Niemeyer

 

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ESERCIZI DI ERMENEUTICA di Marcello del Campo

Chi è?

Maxximamente Esprime L ‘Atteggiamento Nazionalpopolare Dei Riciclati Italiani

 

IN EVIDENZA

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA: AAA Bando per Borse di studio dell ‘American Academy in Rome

L ‘OPINIONE: Essere disturbati

IMPREVISTI E PROBABILITA ‘: di Alessandra Muntoni: Boundaries: un ‘altra architettura sta crescendo ai bordi del mondo

FOCUS SU: Master di primo livello in Exhibit & Public Design

AIAC TUBE: Spazio Video Preferiti: Leonardo Dalessandri

DOCUMENTI: Botta e risposta tra Enrico Arosio e LPP su Loos

ALTROcheARCHITETTURA: Maria Clara Ghia ci parla di: Trasgressioni sul tema

INCONTRI DELLA SETTIMANA: News di Elisabetta Fragalà

MOSTRE DELLA SETTIMANA: News di Filippo Puleo

CORRISPONDENZE: Zaira Magliozzi:Ombre e luci del Padiglione Italia all ‘Expo 2015

RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: Gentilezza

LA STORIA DELL ‘ARCHITETTURA: L ‘architettura del 1900 raccontata da LPP: 3.1.9 Poetismo e costruttivismo: Teige

AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter…

INTERMEZZO: Edoardo Alamaro ci parla di: Dettagli

RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI: Giulia Mura recensisce: Giardini Globali o una filosofia dell ‘ambientalismo urbano

IDEE: Gerardo Mazziotti: Architettura e musica

SGRUNT: Marco Maria Sambo: Frammenti civili, estetica collettiva

SEGNALAZIONI: Mariagrazia Leonardi, (a cura di): Il progetto della memoria. Casi e strategie di progettazione architettonica e ambientale per la valorizzazione del patrimonio storico monumentale

CONTRO-ARCHITETTURA: Massimo Locci: Oscar Niemeyer

 

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA

Anche quest ‘anno segnaleremo, come richiesto dalla lettera che qui di seguito riproduciamo, due candidature per la Borsa di studio dell ‘American Academy in Rome. Coloro che fossero interessati mandino entro il 15 dicembre un breve curriculum in formato pdf all ‘indirizzo l.prestinenza@gmail.com. Tra tutti quelli arrivati i due saranno selezionati per partecipare, a loro volta, alla selezione dell ‘American Academy.

L ‘American Academy in Rome ha il piacere di annunciare il concorso per una borsa di studio riservata ad artisti italiani e valida dal settembre 2013 al luglio 2014. Per questa ragione le chiediamo di proporre il nome di uno o due artisti del suo campo che potremmo invitare a presentare la domanda di partecipazione.

La selezione per la borsa di studio è aperta ad artisti delle seguenti discipline: architettura, design (che comprende il disegno di gioielli e abiti, di pezzi d ‘arredamento e manufatti industriali, la progettazione e l ‘installazione di illuminazione, il disegno grafico, editoriale, tecnico, urbanistico e le attività correlate agli altri campi del design), restauro e conservazione dei beni storico artistici (che include disegno architettonico, regolamentazione e conservazione delle opere d ‘arte), architettura, architettura del paesaggio, letteratura, composizione musicale ed arti visive.

Il candidato ideale dovrebbe manifestare un avanzato livello di maturazione nell ‘àmbito della propria ricerca artistica e mostrare le premesse per un ulteriore sviluppo futuro, e tuttavia non dovrebbe aver ancora raggiunto la piena affermazione. Dovrebbe inoltre possedere almeno una discreta padronanza della lingua inglese ed essere disponibile a condividere con gli altri borsisti la vita e le attività dell ‘Accademia. I vicitori della selezione risiederà presso l ‘American Academy in Rome, e sarà membro della nostra comunità per un periodo dai tre ai quattro mesi.

La borsa per artisti italiani mette a disposizione vitto, alloggio, l ‘uso di uno studio per lavorare e un cospicuo stipendio (l ‘equivalente in Euro di 2200 dollari al mese). Alleghiamo alla presente la lista dei vincitori della Borsa negli ultimi anni.

Verranno prese in considerazione unicamente le candidature segnalate dai nostri consulenti; al contrario, le domande di selezione presentate spontaneamente dagli artisti non saranno accettate. La invitiamo dunque a proporci il nominativo e le informazioni di contatto di uno o due artisti del suo campo, meritevoli a suo avviso della borsa, e di comunicare questi dati via email a Lexi Eberspacher (l.eberspacher@aarome.org), del dipartimento di programmazione artistica dell ‘American Academy in Rome, non oltre il 28 Dicembre 2012. Lexi Eberspacher si metterà quindi in contatto con gli artisti segnalati per incoraggiarli a presentare, entro il termine fissato al 15 febbraio 2013, una domanda completa (composta da una dichiarazione d ‘intenti di non più di 300 parole, da un curriculum vitae e da esempi o estratti dal proprio lavoro). Queste domande, il cui ricevimento sarà confermato al candidato, saranno esaminate da un comitato di selezione.

I vincitori della borsa per artisti italiani saranno annunciati sia in Italia sia a New York durante la cerimonia di conferimento del Rome Prize prevista il 18 aprile 2013. A causa dei tempi di stampa dei materiali, la presentazione delle segnalazioni e delle domande di partecipazione deve rispettare rigorosamente le scadenze stabilite; vi preghiamo dunque di comunicarci i nomi dei candidati il prima possibile.

Per ulteriori informazioni sull ‘American Academy in Rome, consultate il nostro sito web: www.aarome.org. La ringraziamo in anticipo per il suo aiuto per questa borsa di studio per artisti italiani, che è parte fondamentale della vita e dello scambio culturale tra l ‘American Academy in Rome, la città di Roma e l ‘Italia.

Cordiali saluti,

Christopher S. Celenza,

Direttore, American Academy in Rome

The American Academy in Rome is happy to announce a competition for an Affiliated Fellowship open to Italian artists for the period September 2013 to July 2014, and we invite you to submit the names of up to two artists in your field to be invited to apply.

Artists in the following fields are eligible: Architecture, Design (including jewelry and fashion, furniture and product, set and lighting design, graphic design, publishing, engineering, urban planning, and other related design fields), Historic Preservation and Conservation (including architectural design, public policy and the conservation of works of art), Architecture, Landscape Architecture, Literature, Musical Composition, and the Visual Arts.

Ideal candidates will have shown achievement in their fields of endeavor and hold great promise for the future, but will not be yet well-established in their careers. They should be at least modestly fluent in English, and committed to participate in the life and activities of the Academy and its Fellows. The winning candidates will live in the Academy and be part of our community for part of the 2013-2014 academic year, each with a stay of three to four months. The Fellowship for Italian artists includes room and board and a studio for the residency period as well as a stipend ($ US 2,200/month). We include here as an attachment a list of Italian Affiliated Fellowship winners in recent years.

All candidates must be nominated; no unsolicited applications will be accepted. We ask that you communicate the names and contact information for one or two nominees in your field to Programs Associate Lexi Eberspacher at the American Academy in Rome (lexi.eberspacher@aarome.org) no later than December 28, 2012. Lexi Eberspacher will then be in touch with nominees to invite them to submit a completed application (comprising statement of purpose of no more than 300 words in length, a curriculum vitae, and work samples) by the competition deadline of February 15, 2013. Nominees ‘ applications will be acknowledged and reviewed by a selection committee.

Italian Affiliated Fellowship winners will be announced both in Italy and in New York, as part of the American Rome Prize ceremony on April 18, 2013. Because of the lead time required for printed materials, the nomination and application deadlines for the competition must be firm, and we urge you to let us know the names of your nominees as soon as possible.

Please feel free to visit our website www.aarome.org for further information on the American Academy in Rome. We thank you in advance for your help with this Italian Affiliated Fellowship, which is vital part of the cultural life and the cultural exchange between the American Academy, the city of Rome, and Italy.

Cordially,

Christopher S. Celenza

Director, American Academy in Rome

 

L ‘OPINIONE

Essere disturbati

Troppi architetti affrontano l’arte credendo che sia una passeggiata da risolvere con il solo buon senso, tanto pragmatismo e un po’ di marketing. Eppure nessuno mi toglie dalla testa che i grandi artisti sono tali perchè riescono a proiettare nella loro opera un io disturbato mentre noi apprezziamo in loro questa dimensione che da persone normali, e per la nostra salute mentale, rimuoviamo da noi stessi. Certo, oltre ad essere disturbati, devono essere tante altre cose: eccellenti manipolatori dello spazio, padroni delle tecniche costruttive, ladri d ‘idee, critici incoerenti, pseudofilosofi pronti a captare quello che appare come lo spirito del tempo, abili venditori, implacabili organizzatori, egoisti a un grado sommo, straordinari mentitori, macchine schiacciasassi ecc… Insomma per essere grandi architetti ci vuole un animo (e un fisico) speciale. (LPP)

 

IMPREVISTI E PROBABILITA ‘ di Alessandra Muntoni

Boundaries: un ‘altra architettura sta crescendo ai bordi del mondo

C ‘è una nuova rivista che sta esplorando cosa e come si costruisce fuoriuscendo dal consueto. Il suo direttore, Luca Sampò, ha individuato una nuova formula di indagine critica mettendosi in contatto con realtà che agiscono in tutto il mondo, ma che solo sporadicamente attraggono l ‘attenzione delle testate più note. Il primo numero, del settembre 1911, era dedicato a Contemporary Architecture in Africa; l ‘ultimo, uscito nel settembre 1912, ad Architecture and Recycling. In mezzo sono stati trattati argomenti riguardanti l ‘architettura della pace, della emergenza o la città alternativa.

Fare riferimento a luoghi di ‘frontiera’, spostando un po ‘ più in là la linea di orizzonte serve a superare i confini storici, economici e politici, o riscriverli e rendere il confine una terra d ‘incontro, un crocevia di culture, lingue e discipline, humus fertile per idee nuove, spiega il direttore di ┬½Boundaries┬╗ che ha raccolto intorno a se giovani ricercatori, architetti, urbanisti, designer e storici dei cinque continenti.

Un precedente al common ground recentemente presentato alla Biennale di Venezia? Una utopia? In realtà la rivista sprigiona un deciso senso di concretezza e informa che, lontano da ogni azzardo, sta maturando un altro modo di fare architettura. Qualche esempio estratto dai cinque numeri usciti: Francis Kere ha realizzato nel Burkina Faso una School and Teaching Housing dalle forme di un colorato capannone bioclimatico; Koji Tsutsui ha messo in forma ad Haiti e a Tohoku, dopo i rispettivi terremoti, un piccolo orfanotrofio e un sistema di abitazioni con semplici ma divertenti intrecci di origami; TYIN Architects ha realizzato a Noh Bo Tak, Thailandia, delle case in legno e bamboo dalle sorprendenti spazialità interne; Arqui 5 e lo Slum(e)scape Design Sudio hanno tratto ispirazione dai contesti urbani poveri del Sud-America e, learning from favelas, hanno proposto una intelligente ristrutturazione di alcune conurbazioni brasiliane; AllesWirdGut Architektur (il nome è un programma bene-augurante), hanno allestito un percorso zigzagante in una cava abbandonata per spettacoli Rom. Tecnica soft, recupero della manualità, riuso disinvolto di residui metropolitani o dalle tastiere dei computer ai copertoni colorati di automobili fino alle ali d ‘aeroplano o sono gli elementi base di nuove procedure aperte al mixage e al gioco.

Sarà utile seguire con attenzione questo aspetto inedito della globalizzazione alla rovescia, ponendo subito una domanda: possono queste nuove modalità interagire con quanto è stato esperito dall ‘architettura contemporanea emersa dal Novecento? Dovremo fare sondaggi incrociati.

 

FOCUS SU

Master di primo livello in Exhibit & Public Design

Sapienza Università di Roma, Facoltà di Architettura – dipartimento DATA

a.a. 2012/13 – 6┬░ edizione

direttore: prof. arch. Cecilia Cecchini

http://w3.uniroma1.it/masterexhibit/

INFO: masterexhibit@uniroma1.it

SCADENZA ISCRIZIONI 17 DICEMBRE 2012

20 posti disponibili

Il Master inizierà alla fine di gennaio 2013 e si concluderà a gennaio 2014

 

Il tema del Master in Exhibit & Public Design è il progetto dello spazio pubblico, affrontato attraverso un percorso formativo – rivolto a laureati di primo livello o titoli superiori – finalizzato a sviluppare nei partecipanti sensibilità culturale e consapevolezza tecnica nel campo della progettazione degli spazi pubblici, temporanei e permanenti, indoor e outdoor.

Il Master opera in quel territorio di confine che va dall ‘urban landscape all ‘installazione site specific, dal retail design alla progettazione di piccole strutture temporanee.

Si tratta di un ambito progettuale caratterizzato da forte innovazione e sperimentazione, a cavallo tra architettura, design, arte, comunicazione multimediale.

L ‘attività didattica – improntata alla trasversalità e alla contaminazione tra saperi diversi – si avvale di docenti della Facoltà di Architettura di Roma, di altri atenei italiani e di affermati professionisti del settore.

Fortemente variegata anche la provenienza dei partecipanti nelle cinque edizioni precedenti: laureati triennali o quinquennali in architettura, in allestimento, in design, in grafica e comunicazione visiva; studenti italiani e stranieri. Un mix di preparazioni ed esperienze diverse, fertile terreno per lo sviluppo di positive sinergie di scambio e di crescita.

La didattica del Master, di durata annuale, è articolata in moduli ciascuno diretto da uno o più docenti. L ‘attività formativa è pari a 1500 ore di impegno complessivo, di cui minimo 500 di didattica frontale. Con il superamento della prova finale si acquisiscono 60 Crediti Formativi Universitari.

 

AIAC TUBE

http://www.youtube.com/user/architetturaecritica

Spazio Video Preferiti: Leonardo Dalessandri

– All ‘interno dello spazio dedicato ai nostri filmati preferiti, questa settimana vi segnaliamo il video di un nostro iscritto, Leonardo Dalessandri (http://www.youtube.com/user/leonardodalessandri). Il filmato si intitola “THESE THINGS TAKE TIME” ed è accompagnato dalla musica “The carnival is over” dei Dead Can Dance, gruppo musicale anglo-australiano di world fusion. Questo piccolo film in bianco e nero è un concentrato di eleganza, poesia, dinamica. ├ê ricco di sfumature e dettagli realizzati con grande qualità fotografica da un bravissimo regista. Insomma, un video da non perdere.

Buona visione. Ecco l ‘indirizzo:

http://www.youtube.com/watch?v=2nhk4fauQyw&list=FLFB6lY-VpP0rLNhry9BtfvA&index=1

DOCUMENTI

Botta e risposta tra Enrico Arosio e LPP su Loos

Caro LPP,

il tuo giudizio su Adolf Loos è convincente e non privo di argomenti: ma soprattutto su un asse, quello della sua espressione stilistica rispetto all’evoluzione storica intorno al 1900. Loos fu, tu dici, più legato alla tradizione di suoi contemporanei, ed è come si gli dessi dell’epigono. Ma questo è ingeneroso. Non so se gli si rende ragione. Loos fu estremamente sorvegliato e rispettoso di Vienna storica, per esempio sul piano della scala dei suoi edifici, sul piano delle proporzioni. Ma in senso linguistico fu anticipatore: le sue linee sono anche espressione di asciuttezza, di sintesi, e questo fu un fatto innovativo nella Vienna del Ring, sostanzialmente neo barocca e storicista ancora alla fine dell’Ottocento, quando altrove Cezanne e Kandinsky già facevano intravvedere l’essenza del moderno, la sua nuova composizione. Loos architetto asciutto e semplice è comunque innovativo nella Vienna 1900, non possiamo minimizzare questo aspetto.

Sono pienamente con te nel giudizio finale. Loos fu davvero un polemista di classe. Molto incisivo nella scrittura, e senza perdere in eleganza. Mi permetto di aggiungere che fu anche un educatore del gusto. Oggi può far sorridere, in età neo barbarica (la nostra), ma allora il suo ruolo fu anche quello di buon divulgatore sul piano dell’arredo, dell’artigianato, del vestire. Loos ebbe, venti o trent’anni prima, un approccio pontiano alla vita quotidiana: non solo nel dialogo tra le arti, ma in una riflessione quasi pedagogica su quel che significava, o doveva significare, il vivere moderno.

Un caro saluto

 

Caro Enrico

Innovativo: certo. Ma sempre con una zavorra al piede e troppo spesso con ansie classiciste. Forse il successo di Loos fu anche un’invenzione di Le Corbusier che pubblicizzò la sua idea dell’ornamento come delitto. In realtà Loos, nonostante i suoi scritti, amava l’ornamento e, per la scuola che voleva fare, aveva pensato a chiamare addirittura Sullivan, il maestro di Wright. Un miscuglio di ambiguità e contraddizioni che lo renderebbero simpatico se non fosse diventato l’architetto di riferimento di tutti i reazionari snob che non vorrebbero rinunciare a dirsi moderni.

Un abbraccio e grazie del tuo commento

Luigi

 

ALTROcheARCHITETTURA di Maria Clara Ghia

Trasgressioni sul tema

La questione era come evitare che gli architetti guardassero all ‘architettura come a un prodotto conforme alla società dominante e far sì piuttosto che vedessero la propria professione come catalizzatrice del cambiamento.

B. Tschumi, Architettura e disgiunzione, 1996.

Pensare che a Zurigo esiste un posto dove in strada non ci sono semafori, strisce pedonali, corsie preferenziali e neanche il marciapiede. Un posto dove, ogni estate, un bar mette i tavolini all ‘aperto, proprio in mezzo alla strada, e nessuno batte ciglio. Un posto dove le multe sono salatissime, ma non c ‘è bisogno di farle, perche ognuno rispetta lo shared space. Pensare invece al trailer del film di Antonio Albanese: Cetto Laqualunque parla al cellulare a voce alta, una voce fuori campo timidamente dice: parlare al telefono qui è vietato e Cetto risponde alzando la voce ancora di più, ammiccando per la complicità del pubblico e del suo interlocutore e concludendo: qui le regole sono due. La prima: non si può parlare al telefono. La seconda: fatti i cÔǪ tuoi.

Regola e trasgressione. Mi pare proprio che abbiamo perso di vista il senso delle parole. Anche in architettura.

Tanto i critici marxisti quanto Henri Lefèbvre e i situazionisti hanno dichiarato nel maggio parigino il loro scetticismo sul fatto che l ‘architettura potesse arrivare a incidere sulle strutture politiche e sociali esistenti. Architettura è piuttosto assoggettamento di uno spazio ai poteri in atto: Michel Foucault ha espresso meglio di chiunque altro la facilità con cui le istituzioni accolgono anche gli atteggiamenti ribelli, traducendoli in ulteriori espressioni del potere dominante. La questione da cui prende le mosse la riflessione di Bernard Tschumi verte sulla possibilità di invertire il postulato: da condizionare il progetto a progettare le condizioni.

Lo scopo non è la realizzazione dell ‘oggetto architettonico quanto il rivelare attraverso l ‘architettura la realtà e le sue contraddizioni. Un tentativo che si avvantaggia dei contrasti interni alla società proprio perche essi esistono da sempre anche all ‘interno dell ‘architettura.

L ‘architettura riguarda due termini che si escludono a vicenda: il concetto di spazio e l ‘esperienza dello spazio, ossia lo spazio e l ‘evento, lo spazio e il suo uso. L ‘incontro fra questi due termini può essere piacevole o violento, avere luogo in armonia o provocare attrito. L ‘uso scorretto dello spazio può servire come una mina per smuovere anche gli elementi più conservatori della società. Escludere che nell ‘uso dell ‘architettura siano implicite incertezze, dovute ai movimenti imprevedibili dell ‘uomo, significa negare all ‘architettura la possibilità di essere fattore di cambiamento sociale.

Il concetto ideale di spazio è il prodotto di processi mentali, mentre lo spazio reale è il prodotto della prassi sociale. L ‘impossibilità di risolvere simultaneamente questi due aspetti rende l ‘architettura l ‘inevitabile espressione di una perenne mancanza, di una non-integrità. In effetti, la giustificazione e il limite del discorso di Tschumi sullo spazio esperienziale risiede nel fatto che questo spazio non si può dire come oggetto astratto, trasformato dalla coscienza. Si può solo dare come prassi, come attività umana immediata e concreta, con tutti i suoi risvolti soggettivi. Eppure, come nell ‘esperienza interiore e nell ‘erotismo di Bataille, l ‘esperienza dell ‘architettura fa interagire il piacere dei sensi e la ragione. In che modo? Attraverso operazioni di trasgressione: la trasgressione comporta sia consapevolezza che trasporto sensuale. La trasgressione in architettura consiste nel simultaneo ricorso al concetto di spazio e all ‘esperienza dello spazio. Questa trasgressione porta con se l ‘ambiguità della posizione dell ‘architettura, fra autonomia e impegno, fra contemplazione e uso, fra estetica e etica.

Spazi ed eventi trasgrediscono gli uni le regole degli altri. Superamento di un limite e conseguente reperimento di nuove regole, per rinnovare il piacere dell ‘architettura. L ‘antitesi fra controllo e follia è parallela a quella fra regola e trasgressione. La follia del saltatore con l ‘asta che decide di lanciarsi all ‘interno della Cappella Sistina, quella dell ‘abitante della casa che decide di pranzare in camera da letto e di fare l ‘amore in cucina, quella di una folla di giovani che balla la techno nel Palazzo delle Esposizioni durante Dissonanze.

La trasgressione di cui parla Tschumi non ha nulla a che vedere con la pornografia di molte immagini attuali che promettono il soddisfacimento di ogni desiderio, non ha nulla a che vedere con l ‘ostentazione dell ‘uomo (La)qualunque cui tutto è concesso, perche è una trasgressione che ha bisogno di regole, a cui rispondere e semmai da sovvertire. Piuttosto che un ‘operazione pornografica, quella messa in atto dall ‘architettura dovrebbe essere un ‘operazione seduttiva: mettere in moto l ‘inconscio, non esteriorizzare i desideri della società ma accoglierli, farli confluire. E tentare ogni volta un superamento dei limiti, spaziali, sociali, anche psicologici ed emotivi, posti al soddisfacimento di tali desideri.

L ‘architettura non deve far altro che accogliere la gamma più ampia di possibilità e l ‘architetto può metterle in relazione inserendole in un insieme di combinazioni possibili. Un ‘affermazione che definisce il minimo possibile e che include il più possibile. Una definizione minima di architettura.

 

INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Elisabetta Fragalà

Piero Sartogo & Nathalie Grenon_Conferenza MAXXI BASE, Roma

Nell’ambito della giornata “Incontri Internazionali d’Arte 1972-2012”, l’architetto Sartogo illustrerà i progetti per le 2 famose mostre d’arte, “Vitalità del Negativo” (Palazzo delle Esposizioni, 1970) e “Contemporanea” (Parcheggio di Villa Borghese, 1974) per le quali ha curato il coordinamento dell’immagine e l’allestimento. Inoltre, illustrerà il progetto di architettura “Roma Interrotta” da lui ideato, che fu esposto nella mostra ai Mercati di Traiano nel 1978 e alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2008.

Mercoledì 12 dicembre p.v., alle ore 11.00 , presso il MAXXI BASE Roma.

 

Imm Cologne 2013

Esposizione Internazionale dedicata all’interior design a Cologne.

A circa quattro mesi dall ‘ultima edizione, molti espositori hanno registrato un ottimo incremento degli ordini e questo è un chiaro segnale del fatto che imm cologne non sia semplicemente una vetrina espositiva, ma anche una concreta piattaforma di business di livello internazionale.

Con 1.157 espositori provenienti da 54 Paesi e circa 115.000 visitatori, si è ricavata un ruolo ben definito rispetto agli altri eventi del settore.

Le aziende italiane, già assolute protagoniste lo scorso gennaio a Colonia, stanno mostrando un fortissimo interesse per la prossima edizione: oltre alla riconferma di tutti i principali brand, sono già arrivate numerosissime nuove ed eccellenti richieste di partecipazione.

imm cologne 2012 è stata sicuramente caratterizzata da Das Haus o Interiors on the Stage che ha riscosso un enorme successo. Il progetto di casa ideale messo a punto dalla coppia creativa Doshi Levien è stato molto apprezzato sia dal pubblico dei visitatori, sia dalla stampa.

Da qui la conferma che Das Haus continuerà ad essere un evento distintivo della manifestazione anche nel 2013: a breve sarà svelato il progettista che presenterà la sua visione di casa ideale il prossimo anno.

dal 14/01/2013 al 20/01/2013, COLOGNE, GERMANY.

 

Biocity. La Città intelligente

Ciclo di conferenze con architetti di fama nazionale ed internazionale a Salerno.

L’obiettivo principale è dare una visione organica degli aspetti che entrano in gioco nella valutazione di sostenibilità del costruire, con un taglio pratico e multi-disciplinare. L’iniziativa permetterà, previa registrazione, di poter partecipare ad importanti lezioni sostenute da esperti italiani e stranieri impegnati concretamente ad investire e credere sempre più sull’economia verde. Dalla teoria alla pratica per affrontare una tematica fondamentale, quella dell’impatto delle nostre vite sull’ambiente naturale fuori e dentro le città in un momento di forte crisi economica. Recuperare dunque il senso del rapporto tra qualità della vita e spazio confinato, che ha prodotto esempi di alta efficienza energetica e di ineguagliabile pregio nelle aree mediterranee, è un obiettivo cui tendere per evitare la riproposizione di modelli, metodi e tecnologie importate da esperienze consolidate in altre aree geografiche. L’ampliamento degli orizzonti di “sostenibilità urbana” può consentire la trasformazione delle nostre città dal basso, dai bisogni delle comunità locali. Il tema degli incontri è dunque da una parte il racconto di esperienze concrete e dall’altro è dibattito, discussione e proposte su come indirizzare le trasformazioni dal basso e su come questo processo possa influenzare tutti gli aspetti del vivere civile in un senso completo di sostenibilità delle città.

Venerdì 14/ Sabato 15 dicembre, Salerno http://www.workshopbiocity.it

 

NOW! Design à Vivre 2013 Paris

Fiera internazionale dedicata alle nuove tendenze del design.

OW! Design à Vivre 2013 is a selective and international home design exhibition that tracks down innovation, creates areas where people can meet and find out all that is going on, a crossroads event reflecting current trends, showcasing the new design generation.

LIVING DESIGN!

The new generation of designers is playing with forms and mixing styles with talent and inventiveness. Hall 8

Producers and editors of objects and furniture, designers who combine functionality, design and technology – all want to make our daily lives easier, more beautiful and uncomplicated.

Responding to our desire to live better, they all strive to preserve the environment by adopting an ecological approach with “Made in Europe” production. Once again this year, now! design à vivre welcomes over 200 exhibitors for whom innovation is always in style, with a vintage trend that can be seen in furniture pieces by Anouchka Potdevin or, at the heart of the new Tech now! space, Elipson’s re-editions of stereo systems from the ’70s.

Dal 18/01/2012 al 22/01/2013 Villepinte Bp 95970, Cedex Roissy Paris Nord (France).

 

MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Filippo Puleo

Sancta Sanctoroom_by Mr. Klevra e omino 71

Casa dell ‘Architettura, Roma, 23 novembre o aprile 2013

-1 art gallery propone nella nuova wunderkammer l ‘iconologia giudalaico-cristiana riletta in chiave POPolare dai due artisti o Mr. Klevra e omino 71 o invitati a trattare il tema attualissimo della fine del mondo.

Casa dell ‘Architettura Piazza Manfredo Fanti, 47 00185 Roma

http://www.casadellarchitettura.it/

GD4PhotoArt o La fotografia s ‘industria

Bologna, 22 novembre o 30 dicembre 2012

Progetti fotografici di valore dedicati alla fotografia industriale in mostra alla Pinacoteca Nazionale. I lavori sono di: Jiang Jun, Txema Salvans, Tomoko Sawada e Andrea Stultiens, finalisti al concorso GD4PhotoArt.

Comune denominatore nei lavori di quest’anno è la volontà comune di prendersi gioco dei codici della fotografia cosiddetta documentaria, offrendo un interessante spunto di riflessione su quali possano essere i linguaggi fotografici per esprimere il mondo nel quale viviamo.

www.gd4photoart.com

 

Urbantexture_Milano. Dalla metafora alla metamorfosi

fotografie di Andrea Rovatti, a cura di Denis Curti

Urban Center – Galleria Vittorio Emanuele, Milano. 7 – 20 dicembre 2012

Inaugura all’Urban Center, in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, la mostra fotografica di Andrea Rovatti Urbantexture_Milano. Dalla metafora alla metamorfosi.

Voluta dall’Assessorato all’urbanistica edilizia privata come omaggio natalizio ai milanesi e ai visitatori di tutto il mondo, rappresenta la città nelle sue molteplici componenti, attraverso le sue immagini visionarie: dai luoghi d’arte alla città della moda, dalle case popolari alle ristrutturazioni postindustriali, dalla Milano delle case di ringhiera a quella della produzione e dei quartieri periferici.

www.comune.milano.it

 

Era carta, tra arte e design

1 – 22 dicembre 2012. Studio di Architettura 70m2, Via Poggiali, 10 – Livorno

Carta e cartone, materiali versatili e riciclabili, sono i protagonisti delle creazioni in mostra nello studio di architettura 70m2 a Livorno, espressione della creatività di artisti e designer oltre che di una sensibilità culturale fondata sul rispetto delle risorse naturali.

“Era carta” racconta le molteplici interpretazioni dei materiali a base di cellulosa, trasformati secondo tecniche antiche che recuperano le tradizioni (cartapesta e quilling) o utilizzano le nuove tecnologie dell’industrial design per dare vita alla produzione di oggetti in serie.

Orari: lun. – ven. 9:30/13 – 16/19:30 | sab. 16/20 | dom. chiuso

Web: www.70m2.it

 

Piazza dell’Architettura

Trieste, 29 novembre 2012 – 24 febbraio 2013

Torna a Trieste, al Museo Revoltella, la manifestazione biennale dedicata all’architettura. Mostre, incontri ed eventi collaterali per dialogare con la comunità e le istituzioni. Come in una piazza, spazio urbano simbolo della socialità e della comunità, l’evento apre all’incontro ed al confronto delle diverse realtà che l’evento intende coinvolgere: architetti, studi professionali, associazioni culturali e studentesche.

Galleria d’Arte Moderna Museo Revoltella, Via Diaz, 27 – 34123 Trieste.

www.piazzadellarchitettura.wordpress.com/

 

Superurbano, rigenerazione urbana sostenibile

Allestimento a cura di Siamo Tutti Tufi.

Gravina in Puglia (BA), 13 ottobre 2012 – 6 gennaio 2013 (solo weekend)

Il Laboratorio Urbano Partecipato Siamo Tutti Tufi ripropone e reinterpreta la mostra “Superurbano. Rigenerazione Urbana Sostenibile”, presentata a Padova tra ottobre 2011 e febbraio 2012 nell’ambito della Biennale Internazionale di Architettura “Barbara Cappochin” curata dalla Fondazione Barbara Cappochin e dall’Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Padova.

Sabato e domenica: 11:00 – 13.00 / 18.00 – 21:00. Altri giorni: solo su prenotazione. Chiusura: 24-25-26 dicembre; 31 dicembre – 01 gennaio.

Seminario Diocesano (Ipogei), via Giardini 18 – Gravina in Puglia

www.superurbanogravina.it

 

CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi

Ombre e luci del Padiglione Italia all ‘Expo 2015

Quando il 20 novembre è stato presentato il concept che avrebbe animato il Padiglione Italia all ‘Expo 2015 molti addetti ai lavori hanno storto il naso. A essere scelto come ideatore non è un personaggio del mondo dell ‘architettura. Marco Balich è infatti uno dei direttori creativi di eventi più conosciuti all ‘estero. Oltre che presidente della Filmmaster Events. E di certo non lo si può considerare l ‘ultimo arrivato se ha curato, tra l ‘altro, le cerimonie olimpiche di Torino 2006 e Londra 2012.

Tempo dieci giorni e, sul concept di Balich, viene lanciato il concorso per la progettazione del Padiglione Italia con un bando a procedura aperta. In prima battuta, passato lo spauracchio del solito incarico diretto, il consenso è unanime. Finalmente un concorso aperto a tutti dove far emergere la qualità e la creatività che i progettisti hanno da offrire.

I numeri sono importanti: 40 milioni di euro il costo massimo complessivo dei lavori e oltre 276 mila euro lordi al primo classificato da considerarsi come anticipo, pari al 60% dell ‘importo per la progettazione preliminare. Termine per la consegna 20 febbraio 2013.

Passano poche ore e, soprattutto sui social network, si iniziano a leggere i primi commenti negativi per le non poche limitazioni del bando. A una più attenta lettura sono almeno un paio i punti che non convincono.

Prima constatazione: l ‘elevato fatturato considerato requisito economico fondamentale. Il concorrente deve dimostrare di possedere un fatturato di almeno 4.949.876,68 euro, espletati negli ultimi cinque esercizi antecedenti il bando. Il motivo è in relazione alla particolare rilevanza, sotto il profilo architettonico e ingegneristico, dell ‘intervento da realizzare. Come a dire, solo chi ha un fatturato di questa portata può essere all ‘altezza di un incarico di tale consistenza e assicurare un buon prodotto. In questo modo a partecipare potranno essere solo le grandi firme. O, se si è un piccolo o medio studio, bisogna cercarsi un partner più forte economicamente come una società di ingegneria. Con l ‘inevitabile spostamento dell ‘attenzione dalla qualità dell ‘architettura alla quantità del fatturato.

Seconda nota: l ‘obbligo del giovane. Per compensare l ‘alto livello del fatturato imposto, il bando richiede che almeno uno dei firmatari della proposta progettuale deve essere abilitato da meno di 5 anni. Credendo di favorire la partecipazione delle nuove generazioni in realtà se ne sottolinea il ruolo di minoranza e subordinazione. Quante sono le grandi società che permettono a un giovane professionista di ricoprire un ruolo da protagonista nella progettazione? E quante invece useranno l ‘ultimo degli stagisti per dimostrare di avere le credenziali per poi, in caso di vittoria, relegare lo stesso stagista a una funzione puramente accessoria?

 

RESTAURO TIMIDO di Marco Ermentini

Gentilezza

Un tempo l’associazione tra donna e gentilezza era considerata necessaria, oggi è invece segno di una perdita di potere. La gentilezza potrà anche essere apprezzata ma è una virtù sorpassata; è un segno di debolezza che viene giudicato negativamente. In un mondo arrogante, competitivo e violento il cuore aperto della persona gentile, quell ‘attitudine che unisce se all’altro, significa spesso un inutile atteggiamento di nessun vantaggio. Questa virtù compare in luoghi speciali della nostra vita, sono gli spazi più intimi, essenziali, semplici e timidi che conosciamo. Sono gli spazi che ricordiamo con nostalgia della nostra infanzia: la capanna sognata nel bosco, la cantina e la soffitta della nonna, la casetta delle bambole, la tenda nel giardino, la zattera sul fiume, il castello delle fate. Non c’è niente da fare, la dimora del passato vive nel nostro cuore e ci fa sognare.

 

LA STORIA DELL ‘ARCHITETTURA di LPP

3.1.9 Poetismo e costruttivismo: Teige

Karol Teige è critico d ‘arte, giornalista, artista, esperto in tipografia, militante politico. Da Praga, dove è uno dei leader del gruppo Devetsil, si muove verso Parigi, Vienna, Weimar, Milano, Mosca, dove incontra gli esponenti del cubismo, del futurismo, del neoplasticismo e del costruttivismo. Grazie a un instancabile attivismo, organizza mostre, conferenze, eventi.

Per lui, come per Flaubert, che cita spesso, l ‘arte del futuro non può che essere sempre più impersonale e scientifica. Sulle riviste Stavba e ReD, di cui è direttore, pubblica i lavori delle avanguardie.

Scrive moltissimo: pezzi di cronaca, interventi di taglio storico e teorico, manifesti polemici. Seguono un rigoroso filo logico che si dipana su due versanti: di polemica contro le interpretazioni passatiste e di attacco alle derive espressioniste e classiciste dell ‘avanguardia.

Nel 1922 Teige è a Parigi, dove soggiorna per un mese. Conoscitore di pittura e poesia, scopre un particolare interesse per l ‘architettura, la fotografia e i film. La passione per la prima gli è trasmessa probabilmente da Le Corbusier, per la seconda da Man Ray.

├ê colpito dall ‘atteggiamento rigoroso del primo, aperto alla forma ma alla luce della logica meccanica introdotta dalla civiltà industriale, ed è affascinato dalla capacità del secondo di attivare, attraverso un mezzo in apparenza così oggettivo come la macchina fotografica, un modo originale di guardare alla realtà.

Negli stessi anni scopre il costruttivismo. Del movimento apprezza la volontà di fare tabula rasa della tradizione per un processo razionale di costruzione dell ‘oggetto fondato sulle esigenze dell ‘uomo e sulle leggi imposte dalla struttura portante, dai materiali di rivestimento e, in generale, dalla produzione industrializzata del processo edilizio, cioè dalla macchina, la forza che per Teige guida la civiltà contemporanea, la nostra civilizzazione.

Così, quando nel 1923 gli offrono la direzione della rivista di architettura Stavba, la orienta verso le posizioni puriste e costruttiviste. Nell ‘agosto dello stesso anno entra in contatto con Gropius.

Sono i mesi in cui il Bauhaus sta abbandonando la direzione espressionista imposta da Itten, il quale ha dato le sue dimissioni nel mese di aprile, per muoversi verso direzioni apertamente costruttiviste, con il contributo di L├ízl├│ Moholy-Nagy che, come abbiamo visto, dall ‘ottobre diventerà responsabile del corso propedeutico. I rapporti fra Gropius e Teige non saranno però facili: prudente e mediatore il primo, appassionato e imbevuto di ideologia sino al settarismo l ‘altro.

Come conciliare ricerca estetica e oggettività scientifica? Come non ridurre la costruzione a semplice perseguimento di standard funzionali? Come mediare l ‘autonomia dell ‘arte con l ‘eteronomia degli eventi extrartistici, in particolare della politica? Sono queste le domande alle quali Teige cerca di rispondere quando, nel 1923, inventa il termine poetismo. Vi dedicherà numerose riflessioni e uno scritto-manifesto dal titolo Poetismo, apparso nel luglio del 1924 su Host3.

Il poetismo è, per usare un termine caro ai formalisti della scuola di Praga, una funzione, un modo di vedere le cose. L ‘arte di vivere e di godere del mondo. In quanto atteggiamento, non si sostituisce allo strumento, ma ne finalizza l ‘uso. Lo strumento è il costruttivismo che, radicato nella scienza e nella tecnica contemporanea, permette di vivere la realtà per quello che è, di scoprire le infinite possibilità dei nostri sensi, la razionalità soggiacente alla natura.

Il poetismo o afferma Teige o non è quindi l ‘opposto, ma il necessario completamento del costruttivismo. Non è difficile trovare nell ‘estetica di Teige motivi ricorrenti del formalismo russo e della scuola di Praga, in particolare di Sklovskij e Mukarovsky.

Di Sklovskij è il senso del nuovo, la capacità che ha l ‘arte di rimettere in gioco le categorie spaziotemporali mostrando l ‘oggetto sotto una luce diversa. Di Mukarovsky l ‘insistenza sul concetto di funzione estetica: l ‘arte non ricorre a strumenti extrascientifici, come vorrebbe una certa tradizione mistica o romantica, ma guarda la realtà del mondo, che è unica, da un punto di vista originale, cioè quello della contemplazione disinteressata. In entrambi i pensatori vi è l ‘insistere sull ‘inaspettato, sull ‘irrompere del nuovo che genera il processo artistico.

A differenza dell ‘arte accademica, che rafforza i nostri preconcetti, perche accetta un sistema di norme apprese e tramandate, l ‘opera contemporanea produce relazioni prima ignorate, materializza mondi da scoprire. Racconta un desiderio orientato verso un universo possibile, che si dischiude con l ‘apparire di un segno attraverso cui l ‘oggetto si presenta come epifania del reale, profezia di liberazione.

Troppo raffinato nel suo formalismo immanentistico e anticlassico nell ‘ansia di disvelamento, attraverso l ‘arte di mondi nuovi, Teige non può che vedere con crescente sospetto il purismo di Le Corbusier. Segnali di distacco s ‘intravedono a partire dall ‘inverno del 1923-24, quando appaiono su Stavba commenti critici sul libro Vers une architecture.

Nel 1925 Teige insiste sul costruttivismo nei testi Il costruttivismo e la liquidazione dell ‘arte e Il costruttivismo e la nuova architettura in URSS.

Nel 1927, insieme al progetto di Le Corbusier per l ‘edificio della Società delle Nazioni, appoggia quello di Hannes Meyer, che preferisce. La rottura matura probabilmente nel 1928, quando Le Corbusier si reca a Praga e impartisce lezioni su ciò che l ‘architettura debba essere. Nel 1929 Teige non esita ad attaccarlo a proposito del concorso del Mundaneum.

Il purismo, afferma, dietro il rigorismo macchinista nasconde nostalgie classiciste e forse accademiche. Voglia di colloquio con il passato, piuttosto che apertura al futuro. Bisogno di trovare il noto, piuttosto che apertura per l ‘inaspettato.

├ê il lavoro di Mart Stam, di Hans Wittwer, di El Lissitskij, di Hannes Meyer che invece guarda con crescente attenzione. Teige attiverà con quest ‘ultimo un fitto scambio di idee. Meyer, subentrato a Gropius, cercherà di coinvolgere l ‘amico praghese nell ‘esperienza del Bauhaus, ma, licenziato nel 1930, non farà a tempo ad assumerlo in pianta stabile.

 

AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama

Chi progetta fesserie realizza stupidaggini

A cancellare ci vuole ispirazione

L’architetto che vince le abitudini resta giovane

In architettura certe cose le vedi solo se chiudi gli occhi

L ‘edificio si costruisce comunque, con o senza architetto

 

INTERMEZZO di Edoardo Alamaro

Dettagli

Memento, prox scadenza Presst: giovedì 6 dic ore 18.

Ecco, lo sapevo, è arrivato l ‘avviso di Lpp: e che gli scrivo?

Dio pietoso vede e provvede, come si sa. E così mi soccorre una provvidenziale mail dell ‘architetto Gaetano Troncone di Napoli, (abbastanza) giovane consigliere comunale; nonche dinamico animatore di una agguerrita associazione (Studio 147) composta da più di 1000 architetti & ingegneri e dotata anche di prestigiosi garanti & soci onorari (Massimo Rosi, Massimo Pica Ciamarra, Mario De Cunzo, Giovanni De Franciscis ecc ÔǪ).

 

Alla mail sono accluse anche due allegati di cronaca, di storia locale. Li apro: nel primo, una lettera rivolta al presidente del Consiglio dell ‘Ordine degli architetti e blaÔǪ bla… bla di Napoli, nella sostanza si domanda: Ma perche in queste commissioni di incarico (commissione urbanistica, commissione edilizia, commissione edilizia integrata, collaudi pesanti, concorsi ad invito, ecc. ecc. ÔǪ ci state sempre voi consiglieri dell ‘Ordine che vi autonominate: è un caso?

Il secondo allegato è la sentita e ri-sentita risposta del sullo-dato Presidente dell ‘Ordine. In sostanza dice che per regolamento interno, per casi di particolare rilievo istituzionale, per commissioni particolari, al fine di mantenere alto il profilo di garanzia del Consiglio stesso ÔǪ, i nomi li fanno L ‘oro, tra di loro del Consiglio dell ‘Ordine degli architetti e blaÔǪ bla… bla di Napoli.

Ma questo è solo un caso, comunque di merito, documentato da pregnanti curriculum vitae universitari & professionali (spesso tra loro intrecciati) che ne documentano le competenze. Leggere per credere, e per cedere (il passo e il pass)!

Usanza locale che però non vince e non con-vince il coriaceo Troncone. Che non demorde e replica sostenendo che a Napoli, per questi incarichi, di fatto: esistono architetti di serie A, in gran parte, per una strana coincidenza, eletti come consiglieri dell ‘Ordine ÔǪ e architetti di serie B adatti per una partecipazione più generica ÔǪ, ecc.

Domanda ancora l ‘ingenuo: se il regolamento citato sia mai stato approvato dal Consiglio Nazionale e sia mai stato visionato dagli 8000 iscritti prima dell ‘adozione. .. e comunque invita a pubblicarlo integralmente sul sito dell ‘Ordine degli Architetti.

Giusto: partecipazione, trasparenza, rinnovamento e rottamazione di vecchie abitudini!

E ‘ stato così che, tutto ciò posto & tosto, martedì 4 dicembre 2012, alle ore 9.57, ho spedito al turbatore d ‘Ordine di Napoli questa mia mail che qui apro ‘e PresS/T per Voi (così finisco rapidamente l ‘Intermezzo):

Caro Troncone tranciante comunale napulitano, la lettera del Presidente è bellissima, specie quando dice che, ab initio di questa vicenda degli incarichi: “… è doveroso e indispensabile chiarire alcuni dettagli ÔǪ.”.

Perche si sa che la vita è sempre una questione di “dettagli”. Specie la vita votata dell’architetto d’Ordine a Spartenope (dal verbo spartire …. cioè: spartimmece ordinatamente ‘e dettagli, perche quelli primma ‘e nuje se so’ già magnate tutt’e ccose .. & tutte ‘e ccase). Besos, Eldorado

Gratificante l ‘immediata risposta del Troncone:

Caro Eduardo, le tue mail sono sempre un capolavoro! Le conservo tutte: ricordo ancora quella di qualche tempo fa sull ‘iniziativa di Siola: Berlino andata e ritorno. Grazie assaje.

Altrettanta rapida la mia replica. Grazie a te per il capolavoro ai quali m ‘induci. Ma io vorrei semplicemente un po ‘ di normale lavoro d ‘architettura senza capo. E magari anche senza coda giudiziaria e ringraziamenti a chicchessia. Troncò, pensaci tu che stai ‘ncoppa al Comune, ÔǪ. parla tu cu De Maghistriss: mo ‘ vene Natale e io tengo famiglia e ÔǪ tengo pure un posto d ‘Intermezzo a perdere cu Prestinenza on line!!

Besos, alla prossima, tenete duro, Eldorado

 

RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI

Giardini Globali o una filosofia dell ‘ambientalismo urbano

di Marcello Di Paola

Con prefazione di Dale Jamieson

Luiss University Press, 2012

Euro 18,00

 

I giardini non ricevono il rispetto che meritano

 

Un libro che è, sostanzialmente, un trattato, scritto da un giovane filosofo esperto di teoria e pratica dei giardini – con studi alla Luiss, alla New York University e alla London School of Economics, quindi direi non l ‘ultimo arrivato -che esplora le potenzialità dei giardini quali strumenti per fronteggiare un significativo numero di problemi ambientali, in particolare la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico, integrando sostenibilità ecologica, efficienza economica e giustizia sociale. Un libro che è piuttosto complesso, perche vuole sottolineare il lato etico e il valore pubblico, morale e politico del lavoro in giardino: dove per morale si intende ciò che riguarda il modo in cui trattiamo gli altri, mentre politico ciò che riguarda i nostri modi di vivere insieme. Un libro che, ovviamente, non insegna a coltivare la terra quanto piuttosto ad avere una lettura dell ‘argomento di fronte a problematiche ambientali sempre più globali e complesse e che fornisce un approccio sistematico che si incanala per i tortuosi sentieri della filosofia ambientale e degli studi sullo sviluppo sostenibile.

Scienze che tra l ‘altro finora hanno sempre snobbato il tema del giardino in nome di un purismo che ora non possono più permettersi. Unica pecca:

concettualmente chiaro ed importante, ma praticamente davvero troppo noioso.

Ahimè.

Voto: 4 e mezzo

Giulia Mura

IDEE

Gerardo Mazziotti: Architettura e musica

Quando ci si volge a considerare quell ‘unico mondo di fantasia e liricità nel quale poesia, musica e arti figurative parlano lo stesso linguaggio il confronto fra l ‘architettura e la musica si affaccia immediato alla nostra mente ha scritto il mio Maestro e Amico Roberto Pane nel suo Architettura e Arti figurative del 1923. A conferma della immagina di Goethe secondo cui L ‘architettura è una musica pietrificata.

La relazione tra le due espressioni artistiche era già stata espressa da Vitruvio nel Primo e nel Quinto libro del De architectura, nei quali, attingendo direttamente da precedenti scrittori ellenistici (Piteo, Ermodoro, Metodoro), aveva mostrato come le stesse proporzioni numeriche e gli stessi rapporti modulari usati per la musica si ritrovassero nei primi templi dorici. Donde la domanda se gli architetti greci, che già vi avevano adottati i principi della simmetria e della euritmia d ‘ ordine puramente spaziale, non avessero tentato d ‘introdurre nella composizione delle loro opere anche le proporzioni e i ritmi riproducenti gli elementi matematici delle teorie musicali e non solamente i riflessi analogici di queste teorie. Del tutto giustificata,perciò, l ‘ammirazione di M.Renè Puauz che, su Temps del 20 novembre 1926, scisse che L ‘intero tempo era una sinfonia musicale in marmo. Al punto, si spinse a ipotizzare, che era del tutto agevole ai pitagorici leggere un canto di Orfeo nelle armoniose proporzioni del Partenone.

Nei secoli che seguiranno l ‘analogia tra la musica e l ‘architettura sarà presente alla coscienza di pochi eletti artisti del Rinascimento e del Movimento moderno, che, intenzionalmente, trasferiranno nelle loro opere architettoniche i ritmi, le frequenze, i rapporti propri della forma musicale. Basterà citare L.B. Alberti che adotta intenzionalmente nella facciata di S.Maria Novella il rapporto 2:1 corrispondete alla relazione musicale della ottava (assunto il quadrato come figura di inscrizione della facciata la composizione architettonica si sviluppa, secondo un processo dicotomico, attraverso il progressivo dimezzamento dei quadrati) con questa spiegazione Quei medesimi numeri per i quali avviene che il concerto delle voci appare gratissimo agli orecchi degli uomini sono quelli stessi che riempiono gli occhi e l ‘animo di piacere meraviglioso. La stessa immagine verrà ripresa da Palladio (quell ‘Orfeo dell ‘architettura che Goethe amò e intese profondamente) quando scrive Secondo che le proporzioni delle voci sono armonia delle orecchie così quelle delle misure armonia degli occhi nostri.

Sul pan de verre del convento di La Tourette, ossia les ondulatoires disposte secondo i numeri del Modulor ( cm 70, 113, 183, 226, 43, 140 e così via), Johannes Xenakis, ingegnere, architetto, musicista e collaboratore di Le Corbusier, ha composto una sinfonia per orchestra di 65 esecutori, disponendo les ondulatoires (o tenda-vetro) secondo precisi rapporti musicali. La relazione tra la musica e l ‘architettura, tante volte evocata a proposito del Modulor, si realizza ora praticamente in uno sparito musicale Les Metastassis del mio amico Xenakis ha scritto LC. Ed è la sinfonia che, in sottofondo, vi accompagna nella visita al convento.

Mi pare perciò di non trascurabile attenzione l ‘idea di definire il principio (e quindi la ricerca e la costruzione del relativo strumento di lettura) che ogni opera costruita contiene in se rapporti musicali, anche quando non siano stati deliberatamente adottati i ritmi e le proporzioni delle teorie musicali bastate sui rapporti matematici. Nei templi greci, nelle fabbriche di Brunelleschi, di Alberti, di Palladio e nell ‘ architettura corbusiana, wrightiana e miesiana questi rapporti sono certamente armonici (l ‘armonia è un accordo di più suoni gradevoli secondo le definizione albertiana) e corrispondono al valore plastico dell ‘architettura, tale da evocare composizioni musicali prossime a un canto di Orfeo oppure non lontane dai concerti di Brahms o di Mozart oppure dalle sinfonie di Beethoven (Wright ha scritto nel suo Io e l ‘architettura che le mie opere hanno la musicalità delle sinfonie beethoveniane e che la musica del grande compositore è ispirata alle mie opere). Di contro alla produzione di tanta edilizia recente che, pur paludata da etichette del tipo post-modern, hi-tech, decostruttivismo, minimalismo, neoclassicismo e quant ‘altro, rivelerebbe rapporti cacofonici o, al massimo, il motivo di qualche canzonetta. Sarebbe un modo meno opinabile di quanto non lo siano i criteri finora definiti e largamente adoprati per distinguere il bello dal brutto e per individuare il confine di separazione tra ciò che consideriamo architettura e ciò che non lo è.

 

SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo

Frammenti civili, estetica collettiva

Sfogliando il numero 151 di Lotus (novembre 2012) ho ritrovato un ottimo progetto di Antonio De Rossi, Massimo Crotti, Marie-Pierre Forsans e Liliana Bazzanella (Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino). Si tratta della Città universitaria della Conciliazione a Grugliasco (Torino) costruita tra il 2002 e il 2004. Un piccolo frammento d ‘architettura di ottima qualità, dinamica e al servizio della collettività. Un piccolo centro dove le diverse funzioni accolgono servizi per le famiglie, con un asilo nido e una scuola materna. Un luogo allegro e pieno di contenuti. Un ‘architettura costruita ai margini di Torino che riqualifica la città, il suo confine sfrangiato, portando elementi positivi senza gesti eclatanti, parlando ai cittadini, ricostruendo quella che Fulvio Irace ha definito la valenza civile di una metafora urbana (Fulvio Irace o La Città universitaria della Conciliazione a Grugliasco (To) di Massimo Crotti e Antonio De Rossi o articolo apparso su Il Giornale dell ‘Architettura numero 83, aprile 2010)

Per vedere le fotografie di questa estetica civile e collettiva, vi consiglio il link del Giornale dell ‘Architettura. Buona visione e Sgrunt a tutti:

http://www.ilgiornaledellarchitettura.com/articoli/2010/4/102369.html

marco_sambo@yahoo.it

 

SEGNALAZIONI

Mariagrazia Leonardi, (a cura di): Il progetto della memoria. Casi e strategie di progettazione architettonica e ambientale per la valorizzazione del patrimonio storico monumentale.

Gangemi, Roma, novembre 2012, ISBN 978-88492-2496-2

Progettare il contemporaneo in un paesaggio secolarizzato, in un centro storico, in presenza di monumenti o spazi antichi, significa inevitabilmente scontrarsi con un mondo che spesso attribuisce al progetto architettonico o alla proposizione paesaggistica o urbana, non tanto il ruolo di garanti della continuità e dell ‘evoluzione di una città o di un territorio che si rinnovino su se stessi ma piuttosto quello di elementi dissolutori di un patrimonio archeologico sepolto e conservato sottoterra o di un bene culturale. Ad un tale atteggiamento consegue la rinuncia al paesaggio come luogo delle modificazioni e dello svolgersi degli eventi e la sua cristallizzazione entro un susseguirsi di epoche storiche isolate, fossilizzandole nella loro dimensione temporale.

Su tale problematiche si dibatte nel progetto editoriale qui proposto, che si struttura in due parti dove l ‘attenzione degli autori si orienta sulla conoscenza e sull ‘esplorazione delle condizioni relazionali del manifestarsi della storia nel paesaggio antropico contemporaneo e dei diversi modi interpretativi del legame tra il nuovo e i paesaggi della memoria in alcune aree del bacino del Mediterraneo con particolare attenzione alla lettura e alla ricostruzione della storia del paesaggio.

Gli autori si confrontano nella seconda parte del testo sul tema del rapporto tra storia e progetto contemporaneo alle diverse scale, dalla paesaggistica a quella architettonica, preoccupandosi di offrire strategie adeguate alla risignificazione di permanenze storiche o antiche, per la loro valorizzazione in rapporto alla identità dei luoghi e in relazione alle esigenze dello sviluppo territoriale o urbano di alcune regioni del mediterraneo europeo con particolare attenzione verso casistiche applicate di valorizzazione ambientale, urbana ed architettonica condotte o in corso di conduzione negli ultimi anni in Sicilia.

 

Designing a secular landscape, in a historical centre, with ancient monuments and spaces, means clashing with a world that sees architectural or landscape design projects more as elements that spoil our cultural assets or archaeological heritage than as guarantors of the continuity of cities and landscapes which evolve and self renew.

As a consequence of this approach the landscape is no longer viewed as a place that can be changed or as the scene of various events, but crystallised within a succession of isolated historical epochs, which are fossilised in their timeframes.

The editorial project presented here is structured in two parts. The attention of the guest authors is directed towards the knowledge and exploration of the relational conditions that appear in the history of a contemporary anthropic landscape, and to the different ways to interpret the bond between the new and the landscapes of memory in various areas of the Mediterranean basin. In the first section, particular attention has been paid to the study and the reconstruction of the history of the landscape.

In the second part of the text, the authors look at the relationship between history and planning on different scales, both in terms of landscape and architecture, focussed on offering strategies capable of reinterpreting historical or ancient continuity, their potential valorisation in relation to the identity of the place, the needs of landscape, and urban development in areas of the European Mediterranean. Particular attention has been paid to case studies recently completed or currently underway in Sicily, which have enriched the environment, the urban context and the architecture.

CONTRO-ARCHITETTURA di Massimo Locci

Oscar Niemeyer

La scomparsa di Oscar Niemeyer non ci poteva cogliere di sorpresa, a quasi 105 anni è normale; ciò che mi ha stupito è la quantità di articoli in prima pagina apparsi sui quotidiani italiani, dove di architettura si scrive molto poco (di solito viene relegata nelle pagine culturali e con poco rilevo, a meno che non si tratti di scandali o tangenti). Su internet la notizia della sua morte è costantemente presente per più di 30 pagine. I tele-giornali di tutto il mondo gli hanno dedicato ampi e approfonditi servizi. Come si spiega questo consenso così esteso e generalizzato, tanto che possiamo dedurne che sia stato un architetto amato da tutti, in particolare dai non esperti dalla disciplina?

La risposta è che il maestro di Rio era universalmente considerato l ‘Architetto moderno, tout-court, come lo era stato Le Corbusier fino agli anni ’60 e nei secoli passati Palladio o Bernini. Tutti conoscono almeno una sua opera, sanno che aveva lavorato a Brasilia e collaborato al progetto per il Palazzo dell ‘ONU a New York, sanno riconoscere di sua mano la piazza dei Tre Poteri e la Cattedrale di Brasilia o il Sambodromo di Rio de Janeiro.

Tutti hanno chiaro qualche aspetto del suo linguaggio espressivo, per esempio che le sue opere erano generate da linee morbide come in natura, che amava le forme curve e sensuali, le morfologie pure ed eleganti derivate da sfere, coni o paraboloidi. Soprattutto le sue soluzioni plastiche vengono correttamente intese come contrapposte alle volumetrie stereometriche e raggelate dell ‘architettura razionalista. Se dobbiamo costruire una cupola con uno spazio cavo o uno spazio generoso oha dichiarato – cercheremo la forma più bella per concretizzarla. Alle volte capita che coincida con quella del corpo di una donna, ma non è questo il nostro obiettivo. Vogliamo una forma pura, una forma diversa che si rifaccia a dei calcoli e che conferisca al progetto una sensazione peculiare.

Tutti quelli che hanno visitato una sua opera la valutano bellissima e affascinante. Personalmente l ‘opera che amo maggiormente, più che i grandi glorificati interventi urbani o paesaggistici, è la sua Casa das Canoas a Rio (1953) un recinto flessuoso immerso nel verde, una semplice parete curva e continua, di vetro e intonaco, che regge una informale copertura a lastra.

Potremmo quindi dedurne che le morfologie curve, le superfici armoniose e flessuose, le forme cave come un grembo rappresentano, per i più, l ‘immagine positiva, e per tanto metabolizzabile, dell ‘innovazione linguistica in architettura, l ‘espressione della modernità che coniuga tecnica e poetica. Altrettanto potremmo dedurne che la propensione al virtuosismo plastico e all ‘arditezza strutturale, tipiche di molti suoi lavori, sono date come connotanti l ‘idea di architettura moderna. Potremmo perfino affermare: più Niemeyer rischiava e azzardava, alzando il registro espressivo e la sfida tecnologico-costruttiva, più l ‘espressione moderna veniva accolta e accettata. Sono un esempio evidente il successo di pubblico del Museo d ‘Arte Contemporanea di Niteroi, del Museo Nazionale di Brasilia o del Parco Ibirapuera a San Paolo.

Tutto ciò deve essere ancora analizzato e metabolizzato dalla critica, che non sempre ha correttamente interpretato il suo atteggiamento vitalistico (lalvolta visto come gratuito e formalistico); soprattutto gli architetti si interrogano per capire il senso di questa accettazione incondizionata e universalizzata da parte dei non specialisti. Atteggiamento che non si riscontra per altri architetti, altrettanto sperimentatori nella forma e fautori di virtuosismi strutturali, come Gerhry, Calatrava o Coop Himmelb(l)au, solo per fare qualche esempio.

Perfino le sue sperimentazioni alla grande scala, per nulla mimetiche, sono considerate opportune trasformazioni della struttura della città e del paesaggio costruito, rappresentano una moderna, possibile e conciliata relazione tra lo spazio naturale e quello antropico.

Niemeyer, probabilmente, tra tutti i grandi architetti del ‘900 e ‘ quello che ha meno teorizzato il proprio approccio metodologico e il processo ideativo. Nonostante questo, o forse proprio per questo, il suo linguaggio eminentemente moderno non intimorisce, non viene percepito come intellettualistico: anche un tradizionalista ha imparato ad accettarlo perfino per sua diversità formale e sintattica rispetto all ‘immagine consolidata della città. Non abbiamo fatto quello che rientrava nei canoni della Bauhaus – ha dichiarato– e cioè qualcosa di puramente funzionale. L ‘architettura deve essere piacevole. E per diventare un capolavoro, deve meravigliare.

La sua è un ‘architettura veramente popolare, talvolta perfino monumentale ma mai di classe, in quanto pensata con una specifica finalità sociale: fare in modo che tutti ci si possano identificare e la possano liberamente utilizzare. Morfolologicamente attraversabili e connesse con il tessuto circostante, sono opere simbolicamente e concretamente trasparenti: si vivono senza timori anche quando sono ubicati dentro gli ambiti più degradati della città. Amate e tutelate da tutti anche dai disperati delle favelas.

Oscar Niemeyer, dunque, concepisce l ‘architettura come una narrazione poetica e plastica che deve sorprendere ed affascinare per la sua morfologia e per la possibilità di essere vissuta in maniera totale. L ‘opera deve dare speranza anche ad un favelado o afferma – e certificare che la bellezza può migliorare la vita. Ne è un esempio il Novo Museu di Curitiba in Brasile ( 2002), uno spazio espositivo polifunzionale di 27000 metri quadri che sorge al centro di una favela e che vuole essere una fabbrica di cultura, un luogo di incontro oltre che uno spazio altamente specializzato per l ‘arte.

Infine una piccola curiosità: la sua architettura viene considerata anti-ideologica, trasversalmente amata e rispettata in quanto espressione di un ‘arte assoluta; giudizio anch ‘esso da analizzare e che è abbastanza strano per un architetto da sempre comunista, che ha subito un decennale esilio per l ‘opposizione ai governi delle destre e, dopo essere tornato in Brasile negli anni ’80, ha sostenuto quelli di sinistra fino alla fine.

In sintesi le sue sono opere che non passano inosservate; caratterizzate da un linguaggio che si rapporta per differenza con il contesto hanno una eleganza folgorante, ma non algida o astratta, in esse la qualità funzionale e la bellezza non è per pochi eletti che possono apprezzare il messaggio. Viceversa Niemeyer realizza architetture popolari, non nel senso canonico di opere a basso costo, ma perche crea spazi che toccano le corde e i canoni comuni della sensibilità artistica.

E ‘, forse, la sua universalità la vera grandezza di Oscar Niemeyer e l ‘aver riconciliato l ‘uomo della strada con l ‘espressione architettonica contemporanea, riuscendo a inverare un ruolo che non erano riusciti a svolgere neanche i grandi del Movimento Moderno da LC a Mies, da Gropius a Wright.

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In redazione: LPP, Edoardo Alamaro,Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Claudio Betti, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Rossella de Rita, Arcangelo di Cesare, Marco Ermentini, Claudia Ferrauto, Elisabetta Fragalà, Maria Clara Ghia, Diego Lama, Nicolò Lewanski, Salvator-John Liotta, Massimo Locci, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Mario Miccio, Alessandra Muntoni, Giulia Mura, Santi Musmeci, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Benedetta Stoppioni, Diego Terna, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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