presS/Tletter n.28-2012

Loos, ma era un grande architetto? – Lo stile e la regola – What’s Up. 15 young european architects di Salvatore Spataro – Super Big. Una nuova Archi-Star? – Il paese delle meraviglie – ABC e il costruttivismo – Cretini – Madre materia di Fernando Espuelas – Il teorema della scrivania – Il teorema della scrivania – Le Scuole Nazionali d ‘Arte a Cuba

 

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ESERCIZI DI ERMENEUTICA di Marcello del Campo

Acronimi

E se qualche museo cambiasse nome? Per esempio diventasse:

Museo per l ‘Espressione, la Ricerca e la Didattica dell ‘Architettura?

Chissà come sarebbe contento Manzoni.

 

IN EVIDENZA

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA: AAA Bando per Borse di studio dell ‘American Academy in Rome

L ‘OPINIONE: Loos, ma era un grande architetto?

IMPREVISTI E PROBABILITA ‘: di Alessandra Muntoni: Lo stile e la regola

FOCUS SU: Master di primo livello in Exhibit & Public Design

AIAC TUBE: Spazio Video Preferiti: Berlin – Architecture

DOCUMENTI: Salvatore Spataro (a cura di) What’s Up. 15 young european architects

INCONTRI DELLA SETTIMANA: News di Elisabetta Fragalà

MOSTRE DELLA SETTIMANA: News di Filippo Puleo

CORRISPONDENZE: Zaira Magliozzi: Super Big. Una nuova Archi-Star?

RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: Il paese delle meraviglie

LA STORIA DELL ‘ARCHITETTURA: L ‘architettura del 1900 raccontata da LPP: 3.1.8 ABC e il costruttivismo

AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter…

INTERMEZZO: Edoardo Alamaro ci parla di: Cretini

RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI: Giulia Mura recensisce: Madre materia di Fernando Espuelas

IDEE: Christian De Iuliis: Il teorema della scrivania

SGRUNT: Marco Maria Sambo: Il teorema della scrivania

CONTRO-ARCHITETTURA: Massimo Locci: Le Scuole Nazionali d ‘Arte a Cuba

 

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA

Anche quest ‘anno segnaleremo, come richiesto dalla lettera che qui di seguito riproduciamo, due candidature per la Borsa di studio dell ‘American Academy in Rome. Coloro che fossero interessati mandino entro il 15 dicembre un breve curriculum in formato pdf all ‘indirizzo l.prestinenza@gmail.com. Tra tutti quelli arrivati i due saranno selezionati per partecipare, a loro volta, alla selezione dell ‘American Academy.

L ‘American Academy in Rome ha il piacere di annunciare il concorso per una borsa di studio riservata ad artisti italiani e valida dal settembre 2013 al luglio 2014. Per questa ragione le chiediamo di proporre il nome di uno o due artisti del suo campo che potremmo invitare a presentare la domanda di partecipazione.

La selezione per la borsa di studio è aperta ad artisti delle seguenti discipline: architettura, design (che comprende il disegno di gioielli e abiti, di pezzi d ‘arredamento e manufatti industriali, la progettazione e l ‘installazione di illuminazione, il disegno grafico, editoriale, tecnico, urbanistico e le attività correlate agli altri campi del design), restauro e conservazione dei beni storico artistici (che include disegno architettonico, regolamentazione e conservazione delle opere d ‘arte), architettura, architettura del paesaggio, letteratura, composizione musicale ed arti visive.

Il candidato ideale dovrebbe manifestare un avanzato livello di maturazione nell ‘àmbito della propria ricerca artistica e mostrare le premesse per un ulteriore sviluppo futuro, e tuttavia non dovrebbe aver ancora raggiunto la piena affermazione. Dovrebbe inoltre possedere almeno una discreta padronanza della lingua inglese ed essere disponibile a condividere con gli altri borsisti la vita e le attività dell ‘Accademia. I vicitori della selezione risiederà presso l ‘American Academy in Rome, e sarà membro della nostra comunità per un periodo dai tre ai quattro mesi.

La borsa per artisti italiani mette a disposizione vitto, alloggio, l ‘uso di uno studio per lavorare e un cospicuo stipendio (l ‘equivalente in Euro di 2200 dollari al mese). Alleghiamo alla presente la lista dei vincitori della Borsa negli ultimi anni.

Verranno prese in considerazione unicamente le candidature segnalate dai nostri consulenti; al contrario, le domande di selezione presentate spontaneamente dagli artisti non saranno accettate. La invitiamo dunque a proporci il nominativo e le informazioni di contatto di uno o due artisti del suo campo, meritevoli a suo avviso della borsa, e di comunicare questi dati via email a Lexi Eberspacher (l.eberspacher@aarome.org), del dipartimento di programmazione artistica dell ‘American Academy in Rome, non oltre il 28 Dicembre 2012. Lexi Eberspacher si metterà quindi in contatto con gli artisti segnalati per incoraggiarli a presentare, entro il termine fissato al 15 febbraio 2013, una domanda completa (composta da una dichiarazione d ‘intenti di non più di 300 parole, da un curriculum vitae e da esempi o estratti dal proprio lavoro). Queste domande, il cui ricevimento sarà confermato al candidato, saranno esaminate da un comitato di selezione.

I vincitori della borsa per artisti italiani saranno annunciati sia in Italia sia a New York durante la cerimonia di conferimento del Rome Prize prevista il 18 aprile 2013. A causa dei tempi di stampa dei materiali, la presentazione delle segnalazioni e delle domande di partecipazione deve rispettare rigorosamente le scadenze stabilite; vi preghiamo dunque di comunicarci i nomi dei candidati il prima possibile.

Per ulteriori informazioni sull ‘American Academy in Rome, consultate il nostro sito web: www.aarome.org. La ringraziamo in anticipo per il suo aiuto per questa borsa di studio per artisti italiani, che è parte fondamentale della vita e dello scambio culturale tra l ‘American Academy in Rome, la città di Roma e l ‘Italia.

Cordiali saluti,

Christopher S. Celenza,

Direttore,American Academy in Rome

 

TheAmericanAcademyinRomeis happy to announce a competition for an Affiliated Fellowship open to Italian artists for the period September 2013 to July 2014, and we invite you to submit the names of up to two artists in your field to be invited to apply.

Artists in the following fields are eligible: Architecture, Design (including jewelry and fashion, furniture and product, set and lighting design, graphic design, publishing, engineering, urban planning, and other related design fields), Historic Preservation and Conservation (including architectural design, public policy and the conservation of works of art), Architecture, Landscape Architecture, Literature, Musical Composition, and the Visual Arts.

Ideal candidates will have shown achievement in their fields of endeavor and hold great promise for the future, but will not be yet well-established in their careers. They should be at least modestly fluent in English, and committed to participate in the life and activities of the Academy and its Fellows. The winning candidates will live in the Academy and be part of our community for part of the 2013-2014 academic year, each with a stay of three to four months. The Fellowship for Italian artists includes room and board and a studio for the residency period as well as a stipend ($US2,200/month). We include here as an attachment a list of Italian Affiliated Fellowship winners in recent years.

All candidates must be nominated; no unsolicited applications will be accepted. We ask that you communicate the names and contact information for one or two nominees in your field to Programs Associate Lexi Eberspacher at the AmericanAcademyin Rome(lexi.eberspacher@aarome.org) no later than December 28, 2012. Lexi Eberspacher will then be in touch with nominees to invite them to submit a completed application (comprising statement of purpose of no more than 300 words in length, a curriculum vitae, and work samples) by the competition deadline of February 15, 2013. Nominees ‘ applications will be acknowledged and reviewed by a selection committee.

Italian Affiliated Fellowship winners will be announced both inItalyand inNew York, as part of the American Rome Prize ceremony on April 18, 2013. Because of the lead time required for printed materials, the nomination and application deadlines for the competition must be firm, and we urge you to let us know the names of your nominees as soon as possible.

Please feel free to visit our website www.aarome.org for further information on theAmericanAcademy inRome. We thank you in advance for your help with this Italian Affiliated Fellowship, which is vital part of the cultural life and the cultural exchange between theAmericanAcademy, the city ofRome, andItaly.

Cordially,

Christopher S. Celenza

Director, American Academy in Rome

 

L ‘OPINIONE

Loos, ma era un grande architetto?

Ecco finalmente un buon libro, che emerge dal mare di carta straccia della pubblicistica accademica: Adolf Loos e Vienna, scritto da Marco Pogacnik, edito dalla Quodlibet.ÔÇ¿Una acuta e accurata ricerca che documenta le vicende della casa di Loos sulla Michaelerplatz. E sfata un equivoco: l ‘edificio più che uno dei primi capolavori del Movimento Moderno è un solido palazzo disegnato da un architetto che guardava con occhio tradizionalista la migliore edilizia viennese, a partire da quella seicentesca. Pogacnik, che è storico di formazione tafuriana, ritiene tutto ciò una qualità. Edoardo Persico, che forse aveva intuito tutto questo già negli anni trenta quando si faceva strada la tesi di un Loos antesignano della contemporaneità, aveva denunciato l ‘ ambiguità.

Noi notiamo semplicemente che il libro di Pogacnik vorrebbe esaltare Loos ma, senza volerlo, gli scava la fossa. D ‘altra parte, forse è giunto il momento di riconoscere che Loos, nella gran parte delle sue opere, non era all ‘altezza dei suoi contemporanei più giovani (ma anche più anziani: come Frank Ll. Wright e Charles Rennie Mackintosh) e dotati. E che più che come architetto dovremo ricordalo come un eccezionale polemista. (LPP)

 

IMPREVISTI E PROBABILITA ‘ di Alessandra Muntoni

Lo stile e la regola

Oggi si fa architettura in molti modi: deconstructivism, high technology, bio-design, minimalismus, global, fluid, no-standard…. Nessuno di questi movimenti si può dire uno stile. Questa parola, però, è stata al centro del formarsi dell ‘architettura moderna e contemporanea. Heinrich H├╝bsch si domanda In welchem Stil sollen wir bauen? (1820) e risponde: con lo stile dell ‘arco rotondo (Rundbogenstil), ma molti dopo di lui si sono posti la stessa domanda rispondendo altrimenti. Gottfried Semper pubblica Der Stil (1860) indagando genialmente le origini, i principi formativi e le tecniche dell ‘espressione artistica; Charles R. Mackintosh ama l ‘errore e sostiene che la fredda perfezione dello stile congeli ogni speranza (1901); i neoplastici fondano la rivista ┬½De Stijl┬╗ (1917) e lanciano un inesorabile quanto duttile codice astratto; Walter Gropius preferisce il metodo allo stile, ma della sua scuola si dice stile-Bauhaus (1919-28); Hitchcock e Johnson inventano l ‘International Style (1932) importando negli Stati Uniti la caricatura del Movimento Moderno europeo; Gio Ponti fonda la rivista ┬½Stile┬╗ (1941) senza generalizzare ma esigendo eleganza e raffinatezza…….. Prima di archiviare del tutto questa ostica parola che ci costringe a dure opposizioni, lasciamo parlare la letteratura e la critica.

In tre capitoli di Il mio nome è rosso Orhan Pamuk (1991) pone la questione dal punto di vista di tre miniaturisti che lavorano nei laboratori del Sultano alla fine del ‘500. Essi hanno conosciuto l ‘arte dell ‘Occidente e ne sono rimasti disorientati e sconvolti. Mentre i miniaturisti lavorano con la Regola, si rendono conto che l ‘Occidente ha creato lo Stile e che sa riprodurre liberamente e secondo somiglianza la realtà che per loro, invece, resta legata allo sguardo immobile di Allah. Lo stile, d ‘altra parte, coincide con la firma, cioè con il desiderio di distinguersi e raggiungere la fama, ma chi si firma non fa che introdurre un difetto e tradisce l ‘immobile verità di Allah; l ‘autore racconterà una propria verità, entrando così nella mobilità del tempo. Ma, d ‘altro canto, l ‘assenza di firma è assenza di amore e può darsi che, in virtù dell ‘amore, quel difetto diventi regola. Il dissidio ideologico diventa insopportabile e condurrà all ‘omicidio.

Alberto Asor Rosa in L ‘ultimo paradosso (1985) dedica un acuto ragionamento alle due parole stilista e stilita, avvicinandoli per etimologia: sia l ‘uno che l ‘altro, dice, hanno scelto una situazione di appuntito isolamento. L ‘esibizionistica ostentazione di se sull ‘alto di una colonna che fa lo stilita, assomiglia all ‘incisione con lo stilo appuntito sulla tavoletta dello stilista. C ‘è sempre una punta [*] qualcosa di aguzzo che penetra e può ferire, per cui isolarsi su una colonna o affilare la propria penna sono azioni che si equivalgono.

Lo stile come scopo può portare alla rovina? Lo stile come ricerca può essere conquista di libertà e di verità? Impigliati in questa ambivalenza di significato, conviene per il momento concordare con Bruno Zevi, che sposta il discorso sul linguaggio di grado zero. Perche è quello che assorbe la ricerca del rinnovamento senza più dover fare la fatica di definirlo. Entriamo così nel campo di un ‘altra architettura, della quale però già molti si stanno occupando.

 

FOCUS SU

Master di primo livello in Exhibit & Public Design

Sapienza Università di Roma, Facoltà di Architettura – dipartimento DATA

a.a. 2012/13 – 6┬░ edizione

direttore: prof. arch. Cecilia Cecchini

http://w3.uniroma1.it/masterexhibit/

INFO: masterexhibit@uniroma1.it

SCADENZA ISCRIZIONI 17 DICEMBRE 2012

20 posti disponibili

Il Master inizierà alla fine di gennaio 2013 e si concluderà a gennaio 2014

 

Il tema del Master in Exhibit & Public Design è il progetto dello spazio pubblico, affrontato attraverso un percorso formativo – rivolto a laureati di primo livello o titoli superiori – finalizzato a sviluppare nei partecipanti sensibilità culturale e consapevolezza tecnica nel campo della progettazione degli spazi pubblici, temporanei e permanenti, indoor e outdoor.

Il Master opera in quel territorio di confine che va dall ‘urban landscape all ‘installazione site specific, dal retail design alla progettazione di piccole strutture temporanee.

Si tratta di un ambito progettuale caratterizzato da forte innovazione e sperimentazione, a cavallo tra architettura, design, arte, comunicazione multimediale.

L ‘attività didattica – improntata alla trasversalità e alla contaminazione tra saperi diversi – si avvale di docenti della Facoltà di Architettura di Roma, di altri atenei italiani e di affermati professionisti del settore.

Fortemente variegata anche la provenienza dei partecipanti nelle cinque edizioni precedenti: laureati triennali o quinquennali in architettura, in allestimento, in design, in grafica e comunicazione visiva; studenti italiani e stranieri. Un mix di preparazioni ed esperienze diverse, fertile terreno per lo sviluppo di positive sinergie di scambio e di crescita.

La didattica del Master, di durata annuale, è articolata in moduli ciascuno diretto da uno o più docenti. L ‘attività formativa è pari a 1500 ore di impegno complessivo, di cui minimo 500 di didattica frontale. Con il superamento della prova finale si acquisiscono 60 Crediti Formativi Universitari.

 

AIAC TUBE

http://www.youtube.com/user/architetturaecritica

Spazio Video Preferiti: Berlin – Architecture

–Iscrivetevi ad AiacTube, il canale YouTube dell ‘AIAC o Associazione Italiana di Architettura e Critica. Unitevi ai nostri 812 iscritti e segnalateci i vostri filmati, le vostre idee. I migliori video verranno segnalati su presS/Tletter.

–Nel nostro spazio dedicato ai filmati preferiti, vi segnaliamo un interessante video del 2008 intitolato Berlin o Architecture realizzato da apistome, accompagnato dalla musica Film2dei Grauzone (dall ‘Album Eisbaer).

Ecco l ‘indirizzo:

http://www.youtube.com/watch?v=8tt-uN7Oa4s&list=FLFB6lY-VpP0rLNhry9BtfvA&index=1&feature=plpp_video

 

–Vi ricordiamo inoltre di vedere odisponibili su AiacTube dalla scorsa settimanao le nuove interviste ai giovani Architetti e Critici selezionati per la nuova pubblicazione dell ‘Associazione Italiana di Architettura e Critica dal titolo Backstage Architecture, edizione del2012, acura di Luigi Prestinenza Puglisi, Bernardina Borra, Nicolò Lewanski, Rosella Longavita e Federica Russo.

Le interviste – realizzate da Luca Marinelli e Filippo Puleo – sono state registrate a Venezia durante i giorni dell ‘evento internazionale di Architettura curato dall ‘AIAC e intitolato Architects meet in Fuori Biennale2012.

Ecco i link:

o Magda Bendani_ Architect/ Samia Henni_ Critic_Algeria:

http://www.youtube.com/watch?v=JZ5hxiP6gQY&feature=plcp

o BORD ARCHITECTURAL STUDIO_Architects_Hungary:

http://www.youtube.com/watch?v=RtE52Zch3Qs&feature=plcp

o CLANCY MOORE ARCHITECTS_Architects_Ireland:

http://www.youtube.com/watch?v=eO2-NKvmlFM&feature=plcp

o Kelton Villavicencio Architects_Architects_Nicaragua:

http://www.youtube.com/watch?v=i8RTczSdCVw&feature=plcp

o NOA_Architects_Cyprus:

http://www.youtube.com/watch?v=JXVj7nVNbM0&feature=plcp

o NORD Architects Copenhagen_Architects_Denmark:

http://www.youtube.com/watch?v=DHBJFmIgX9c&feature=plcp

o Studio Ground one_Architects_Bangladesh:

http://www.youtube.com/watch?v=_e99rXkD-X8&feature=plcp

 

Per maggiori informazioni consultate il Sito www.backstage-architecture.org

 

DOCUMENTI

Salvatore Spataro (a cura di) What’s Up. 15 young european architects

Novembre 2012, formato 17×22 cm, 208 pagine, brossura, colore, ISBN 9788862420662

Prezzo: Ôé¼ 19,90

 

INTRO

Quindici studi di giovani architetti europei espongono i loro lavori più significativi e ragionano sulle condizioni contemporanee della produzione del progetto. una generazione pragmaticamente ancorata nel presente affronta la transizione verso una differente situazione esistenziale, più collaborativa e sociale: verso una architettura in grado di superare l’ossessione per l’autorappresentazione individuale, per la ricerca linguistica e formale, e partecipare a costruire una ecologia dell’interazione.

Fifteen firms of young european architects show their most relevant works and meditate on the current conditions of design production. while pragmatically anchored to the present, this generation confronts the transition to a different, more cooperative and social, existential situation: to an architecture that can overcome the obsession for individual self-representation and formal and stylistic research in order to contribute to an ecology of interaction.

STUDI SELEZIONATI

AFF Architekten oGermany

CAAN Architecten oBelgium

Clavel Arquitectos oSpain

decaARCHITECTURE -Greece

dekleva gregoric arhitekti oSlovenia

dEMM oPortugal

EXiT oItaly

LAN o France

Lassila Hirvilammi -Finland

Metaform Architecture -Luxembourg

MoederscheimMoonen oNetherlands

ODOS -Ireland

Salto Architects -Estonia

Tyin tegnestue -Norway

WWAA oPoland

 

INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Elisabetta Fragalà

Padova Design Week – Anteprima 2013. Quattro giorni in Serra Portello dedicati al design

Padova Design Week – Anteprima 2013 è il punto di partenza per la costruzione di un confronto partecipato e fruttuoso sul design, elemento distintivo radicato nelle nostre realtà imprenditoriali. Padova Design Week – Anteprima 2013 si presenta dal 5 all ‘8 dicembre2012 inSerra Portello, all ‘interno del quartiere popolare inserito nella vivacissima zona universitaria, nel centro storico di Padova, vicino al Canale Piovego e alla Fiera. Nei quattro giorni si potranno cogliere tutti gli elementi che caratterizzeranno la PDW 2013: condivisione di conoscenze, creazione di una design-community e sviluppo di sinergie che si rivolgono sia al panorama nazionale che a quello internazionale.

Mercoledì 5 dicembre- Sabato 8 dicembre, Serra Portello, Padova.

 

La licenza dell’ovvio. Conversazione tra Cino Zucchi e Giacomo Borella, Treviso

Installazione di Cino Zucchi alla 13. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia dona un corpo all ‘idea che le culture formali si propagano seguendo processi di contagio che combinano imitazione e innovazione, creando sequenze di manufatti legati da sottili variazioni su un tema comune. Gli armadi metallici che la compongono sono raggruppati intorno a uno spazio centrale pavimentato con ciottoli metallici di forma esagonale. Ognuno di essi mostra sul suo lato esterno una collezione di oggetti o di immagini legate dal principio del quasi uguale.

Lunedì 10 dicembre, ore 18.30, Auditorium Fondazione Benetton studi ricerche, via Cornarotta 7-9, Treviso.

 

Riattivare il tessuto urbano e sociale: metodi e strategie. Roma

L ‘obiettivo del Fondo HS Italia Centrale è quello di innescare il reintegro dei centri storici dell ‘Italia Centrale nei valori della solidarietà e della eterogeneità sociale, favorendone la rivitalizzazione attraverso la creazione di una nuova offerta di spazi abitativi in locazione a canone significativamente inferiore a quello di mercato. Un processo di riqualificazione del patrimonio pubblico e privato dei centri storici dell ‘Italia Centrale atto a sostenere la micro economia del territorio fin dall ‘avvio del progetto con l ‘impiego di capacità e professionalità locali. L ‘operazione, promossa da Fondazioni di origine bancaria dell ‘Italia Centrale, è stata condotta in stretto rapporto con gli Enti Territoriali e diventa oggi realizzabile grazie anche all ‘importante partecipazione del Fondo FIA gestito da CDP Investimenti SGR. Oltre alle attività in corso, durante l ‘evento, verrà presentata la prima esperienza realizzata nella città di Ascoli, con il fine di creare una comunità solidale tra giovani coppie mediante la riqualificazione di un immobile di pregio in disuso convertito in alloggi da assegnare a canone calmierato.

Martedì 4 dicembre, ore 10.00, Casa dell ‘Architettura-Acquario Romano,Piazza Manfredo Fanti 47 , Roma.

 

Pensare per spazi (per pensare spazi), Milano

Pensare per spazi (per pensare spazi) è una ricerca in due volumi recentemente pubblicati da Raffaele Marone , architetto e docente di progettazione architettonica alla Seconda Università di Napoli.

Al centro di entrambi i libri si colloca una riflessione sullo spazio architettonico che usa la didattica del progetto come pretesto essenziale.

Il primo volume si occupa dei modi attraverso i quali si compie l ‘esperienza dell ‘architettura (vedere, pensare, abitare) e si trasforma la capacità di prefigurare lo spazio (culturalmente, socialmente, tecnologicamente). Il secondo volume presenta i risultati degli esercizi proposti da Marone agli studenti dei suoi corsi, partendo dai contenuti illustrati nel primo volume.

Paragonati agli allenamenti che un centometrista fa in palestra, gli esercizi si applicano alle componenti di quello spazio architettonico che la pratica del progetto deve affrontare nel suo insieme.

Martedì 4 dicembre, ore 10.15, aula Rogers – Scuola di Architettura e Società – Politecnico di Milano

Seminario: Criticità dei Cantieri: Salute e Sicurezza

D. Lgs. 81/08: Testo Unico per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei cantieri e gestione del PiMus. Per iscriversi consultare il seguente sito: www.assform.it.

Mercoledì 12 dicembre, ore 9.00-13.00, Palazzo Reale, Soprintendenza di Pisa.

 

MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Filippo Puleo

PAESSAGGI INDUSTRIALI – fotografie di FILIPPO MARIA GIANFELICE

Dal 30 novembre 2012 al 18 gennaio 2013

Orario: Lu / Ve antimeridiano 9,00-13,00/pomeridiano 15,00-17,30

Rieti, Archivio di Stato, Via L. Canali

Telefono: 0746.204297 – Fax: 0746.481991

E-mail: as-ri@beniculturali.it

 

La Coerenza dell ‘incoerenza. Lavori su carta dagli anni ’60 al 2012

Una mostra di Carlo Montesi

Dal 26 novembre 2012 al 20 dicembre 2012

L ‘artista espone una selezione dei suoi lavori su carta, studi appunti bozzetti disegni realizzata dagli anni ’70 al 2012.

Roma, MiBAC, Sala della Crociera, Via del Collegio Romano 27

Telefono: 06.69770053/54

E-mail: b-asar@beniculturali.it

 

Daydream Fotografie di Irene Kung

Dal 29 novembre 2012 al 23 febbraio 2013

La mostra si compone di 21 stampe digitali su carta cotone di Irene Kung. Nata a Berna nel 1958, prima di stabilirsi in Italia ha vissuto e lavorato a Madrid e New York come graphic designer, pittrice e fotografa.

Milano, Forma Galleria, Piazza Tito Lucrezio Caro n.1 ÔÇ¿

E-mail: printroom@formafoto.it formagalleria@formafoto.it

Sito web: http://www.formagalleria.com

 

Disegni di luce. Angelo Garoglio fotografa Medardo Rosso

Fino al 13 gennaio 2013

Attraverso un itinerario di una trentina tra foto a colori e in bianco e nero – veri e propri disegni di luce – Garoglio indaga e approfondisce attraverso il filtro della sua fedele macchina fotografica due delle più famose opere di Medardo Rosso.

Museo Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d ‘Arte Moderna Ca ‘ Pesaro, nel Sestriere di Santa Croce (al numero civico 2076) a Venezia, nelle immediate adiacenze della Chiesa di San Stae.

Orario: Dal 1 di Aprile al 31 Ottobre: 10.00 – 18.00. Dal 1┬░ Novembre al 31 Marzo: 10.00 – 17.00. La biglietteria chiude un’ora prima; chiuso lunedì, 1 maggio e 25 dicembre.

Sito Web: Museo Ca’ Pesaro

Informazioni e Prenotazioni: all center 848082000 (dall ‘Italia) +3904142730892 (dall ‘estero)

 

Fertile Geometry – Fotografia e Paesaggio

Dal 02 dicembre 2012 al 06 gennaio 2013

Mostra europea dedicata al fotografo canadese David Pollock organizzata da Urbanautica, giornale online di fotografia e con il patrocinio della Fondazione Benetton Studi Ricerche.

Orario: Mart-ven dalle 15 alle 20 / Sab-dom dalle 10 alle 20

Treviso, Fondazione Benetton o spazi Bomben, Via Cornarotta 7-9 Telefono: 04225121 – Fax: 0422579483 E-mail: fbsr@fbsr.it Sito web: http://www.fbsr.it

 

Lynn Davis. Modern View of Ancient Treasures

Dal 22 settembre 2012 al 13 gennaio 2013

Mostra fotografica di grandi fotografie di Lynn Davis: tombe monumentali in mezzo al deserto, templi che si ergono come stalagmiti nella pianura, figure ieratiche che emergono dalle montagne, magistralmente stampate su rarissima carta fotografica.

Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00, dal 1 novembre dalle 10.00 alle 17.00

Venezia, Museo Archeologico Nazionale, Piazza San Marco (entrata dal Museo Civico Correr)

 

CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi

Super Big. Una nuova Archi-Star?

E ‘ notizia di questi giorni che Bjarke Ingels è finalista, in un testa a testa con Rem Koolhaas, per vincere il concorso del nuovo Miami Beach Convention Center. Un confronto di alto livello dove, accanto alla prima stella di OMA, troviamo l ‘enfant prodige più brillante degli ultimi anni che proprio da Koolhaas aveva lavorato. Questo è solo uno degli esempi in cui la nuova generazione non si accontenta più delle briciole e spinge con forza la vecchia pretendendo di scalzarla dalle migliori commesse a livello mondiale. E non è la prima volta. Lo stesso è accaduto un anno fa per il nuovo centro di ricerca dell ‘Università scientifica della Sorbona Pierre e Marie Curie, a due passi dall ‘Institut du Monde Arabe di Jean Nouvel. Ad aggiudicarsi la vittoria di questo importante concorso a inviti francese, battendo MVRDV e Mario Cucinella, è di nuovo Big, questa volta insieme con i francesi Off Architecture con il progetto Paris Parc.

Ad onor del vero però, a questi primi segnali, non corrisponde, almeno per ora, un definitivo cambio di rotta. A essere i protagonisti indiscussi della scena architettonica mondiale, sono ancora i così detti architetti dello Star system. Gehry, ad esempio, disegnerà l ‘UTS a Sidney, definito il prossimo edificio icona dopo l ‘Opera House e OMA progetterà l ‘importante National Library del Quatar. Quello che succede però da qualche tempo è una lenta e progressiva evoluzione. Il concorso francese vinto da Big non è che uno dei casi più eclatanti. Segno che il vecchio Star system, agli occhi del mondo, sia in declino? Si potrebbe obiettare che Bjarke Ingels è già un ‘archi-star nel senso più conosciuto del termine. Ma di certo non può esserlo del tutto se paragonato, per età e produzione, a Rem Koolhaas, Zaha Hadid, Frank Gehry e Daniel Libeskind. A ben guardare, però, il percorso che sta tracciando è interessante. Il danese perennemente in camicia e sneakers ha solo 38 anni, ha da poco aperto una nuova sede a New York e ha capito come raggiungere la fama senza che gli venga affibbiata l ‘etichetta negativa dell ‘archi-star.

Da un lato sfrutta a suo favore teorie e tecniche imparate dagli esponenti dello Star system: la potenza dell ‘immagine e della comunicazione, l ‘autoreferenzialità, l ‘egocentrismo e il ricorso all ‘icona. Dall ‘altro ammanta tutta la sua produzione con un ‘atteggiamento chiamato hedonistic sustainability in cui ciò che è sostenibile è anche esteticamente piacevole, facendo passare l ‘idea che ciò che è bello è anche buono se progettato da lui.

Che sia la combinazione vincente per produrre architettura di qualità nel rispetto dell ‘ambiente? O è solo un paravento fatto di buoni propositi dietro il quale nascondere idee meno nobili?

 

RESTAURO TIMIDO di Marco Ermentini

Il paese delle meraviglie

Ormai l’abbiamo capito: non servono analisi sofisticate e approfondite, l’unico che ci fa capire bene in che razza di mondo viviamo non e Bauman ma bensì Maurizio Crozza. Il carnevale del Bel Paese quotidiano e una operetta continua, nessuno sceneggiatore potrebbe fare meglio. Ma vedere solo il peggio distrugge la nostra capacità di azione. Forse e giunto il tempo di cercare e favorire le sacche di resistenza, le nicchie, i percorsi secondari, le piccole e timide azioni che portano il messaggio più radicale: cambiare noi stessi. In tempi difficili sperare non e un esercizio di stile ma una buona opera di igiene mentale. A questo punto nel nostro lavoro e nella nostra vita se cercassimo di favorire un diverso rapporto con le cose, una vita pi├║ semplice e comunità più vivibili potremmo cercare di indirizzare la società su un binario più umano. In caso contrario il futuro ci riserverà il vero tormentone del personaggio pi├║ azzeccato del comico: una squallida “vita da soogno!”.

 

LA STORIA DELL ‘ARCHITETTURA di LPP

3.1.8 ABC e il costruttivismo

Nell ‘autunno del 1921 El Lissitskij parte alla volta di Berlino con un incarico affidatogli da Anatolij Lunacharskij, commissario del Ministero dell ‘educazione e delle arti: diffondere l ‘arte e l ‘architettura russa all ‘estero per propagandare gli ideali rivoluzionari in Europa.

Il trentunenne El Lissitskij ha studiato architettura al Politecnico di Darmstadt e conosce l ‘arte europea, essendo stato nel 1911 aParigi e in Italia. ├ê discepolo di Malevic╦ç e autore di opere d ‘arte, i Proun, che cercano di conciliare quarta dimensione, costruttivismo e suprematismo. Si occupa di editoria ed è in contatto con gli architetti della Asnova, legati al Vkhutemas, la scuola di architettura moscovita di cui abbiamo parlato in precedenza.

A Berlino incontra numerosi artisti, tra questi il dadaista Hans Richter, con cui fonderà nel 1923 la rivista G, e il funzionalista olandese Mart Stam, il quale sarà il tramite per avviare i contatti con un gruppo di giovani svizzeri che nel 1924 daranno vita alla rivista ABC, fortemente influenzata dalle posizioni costruttiviste russe.

Nel maggio del 1922 si svolge a D├╝sseldorf il Primo congresso internazionale di artisti progressisti. Serve a rilanciare le ragioni dell ‘arte d ‘avanguardia in Europa. Vi partecipano esponenti del Novembergruppe, della Darmstadt Secession, dello Young Rhinean Group, di De Stijl.

El Lissitskij raccoglie unanimi apprezzamenti. Molti artisti d ‘avanguardia europei vedono con simpatia la rivoluzione bolscevica. Inoltre il costruttivismo, praticato in quel momento in Russia, appare come una tendenza che fa propri i principi di rinnovamento e sincerità strutturale che si prefiggono i diversi movimenti d ‘avanguardia europei.

Nasce così la Fazione Internazionale dei Costruttivisti. ├ê appoggiata da Theo van Doesburg, Hans Richter, Viking Eggeling, Fritz Baumann. Si lancia con l ‘occasione un network di riviste sperimentali. Vi partecipano Veshch, Gegenstand, Object, la pubblicazione trilingue o russo, tedesco, francese o edita a Berlino dallo stesso El Lissitskij, l ‘olandese De Stijl, diretta da van Doesburg, le praghesi Stavba, diretta da Karol Teige o del quale parleremo nel prossimo paragrafo o e Disk, le polacche Block e Praesens.

Il network si allargherà negli anni successivi: nel 1923 El Lissitskij prenderà contatti con l ‘americana Broom e la tedesca Merz, diretta da Schwitters, e nel 1924 la rivista ABC pubblicherà un lungo elenco di testate amiche.

Nell ‘ottobre del 1922, El Lissitskij organizza a Berlino la Prima mostra di arte russa. Nel 1923 deve però interrompere le attività e trasferirsi a Locarno per curare la tubercolosi. Ne approfitta per incontrare Mart Stam, che in quel momento lavora a Zurigo.

Stam è amico di Werner Moser e di Hans Schmidt. Li ha conosciuti a Rotterdam, perche i due, su suggerimento del padre del primo, Karl Moser, professore all ‘ETH di Zurigo e personaggio importante nel rinnovamento architettonico elvetico (nel 1928 sarà eletto presidente del CIAM), vi si sono trasferiti per allargare i propri orizzonti culturali. Recatosi a lavorare dai Moser, Stam entra in contatto, tramite Hans Schmidt, con altri giovani architetti di Basilea insoddisfatti del clima accademico che si registra nel paese. Sono: Paul Artaria, Hannes Meyer, Hans Wittwer, Emil Roth.

Su suggerimento di El Lissitskij, il gruppo deciderà di dar vita a una rivista d ‘impronta costruttivista dal titolo ABC Beitr├ñge zum Bauen. Uscirà a partire dalla primavera del 1924.

Farà confluire in una due culture diverse: la russa, energica e straripante, e l ‘olandese, calvinista e rigorosa. La prima, influenzata dal formalismo della Asnova di cui El Lissitskij è un esponente, è orientata verso l ‘esaltazione della leggerezza, della trasparenza, del precario equilibrio di pesi, masse, volumi, dei flussi comunicativi e del progresso tecnico. La seconda è la ultrafunzionalista di Stam, un fervente ammiratore delle opere di Oud, Duiker, Bijvoet. Lavora sulla pianta, sull ‘eliminazione di ogni orpello, sul perseguimento del massimo risultato al minimo costo.

I due approcci potrebbero essere antagonisti. In realtà si completano a vicenda. La retorica costruttivista renderà vitali le ineccepibili organizzazioni del funzionalismo olandese e, viceversa, i ferrei e razionali schemi di quest ‘ultimo garantiranno concretezza e credibilità a impianti formalmente esuberanti, ma difficilmente realizzabili.

Stam, Schmidt, Artaria, Wittwer e Meyer o che sarà direttore del Bauhaus dal 1928 al 1930 sostituendo Gropius o produrranno alcuni degli edifici più interessanti degli anni venti. Sono le case di Stam al Weissenhofsiedlung (1927); la Van Nelle Factory a Rotterdam, disegnata almeno in parte da Stam all ‘interno dello studio Brinkman e van der Vlugt nel 1926-1930; i progetti di Hannes Meyer e Hans Wittwer per la Petersschule a Basilea (1926); la Società delle Nazioni a Ginevra (1927) e la scuola della confederazione sindacale tedesca a Bernau, realizzata tra il 1928 e il 1930.

Si delinea un funzionalismo sognante, non appiattito su standard e aspetti costruttivi, bensì aperto a un futuro in cui lo spirito è visto trionfare sulla materia. A teorizzarlo sarà il praghese Karol Teige, costruttivista, direttore della rivista Stavba e amico di Stam, Meyer e El Lissitskij.

 

AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama

Se l ‘edificio fosse esattamente come vuole l ‘architetto sarebbe vuoto

Per tutta la vita inseguì l ‘architettura, solo alla fine scoprì che ne stava scappando

Si progetta meglio a stomaco pieno, ma le idee vengono a stomaco vuoto

Di un ‘opera si ricorda la bellezza non l’utilità

Il vero volto del progetto è ben nascosto dietro la carta

 

INTERMEZZO di Edoardo Alamaro

Cretini

Per Luchino Visconti, si sa, il genio era un cretino: uno strumento inconsapevole della Grazia di Dio o dal Peccato del Diavolo. Quindi il cretino non sa ÔǪ. forse non deve sapere, altrimenti si rovina: finisce l ‘arte sua e l ‘architettura nostra. Per questo motivo il genio non sa rispondere in coscienza ai perche del suo stesso lavoro di privilegiato del beffardo Dio creatore. E non sa da dove viene questa sua Grazia di Dio; cioè della natura dei suoi stessi committenti ed editori. Ne sa dei direttori e di chi mette in scena e in opera il lavoro suo geniale.

Proprio per questo motivo ispirato e suspirato, ad esempio, Visconti allontanò Tennessee Williams dalle prove del dramma: Quel tram che si chiama desiderio ÔǪ che si stavano svolgendo all ‘Eliseo di Roma, nel lontano 1949. Il genio americano intralciava i lavori della messa in scena, anzi in scema, del gran Luchino: non sapeva rispondere alle domande dei giornalisti, si faceva gran risate di fronte ad esse (non si sa se per troppa furbizia o per troppa cretineria americana). Certo è che Tenn fu costretto. per tutto il tempo delle prove-provate di Luchino, ad andarsene a spasso per Roma. Col suo compagno Frank, una storia d ‘omosessuali discreti d ‘altri tempi (ma, come diceva il saggio: è meglio un passerottino in mano oggi che un tacchino sul letto domani, nda).

Ho pensato a questo cretino episodio ieri, alla Feltrinelli di Napoli. Si presentava il libro Football clan (Rizzoli) del magistrato Raffaele Cantone e del giornalista Gianluca di Feo. Impietosamente i due hanno messo a nudo, senza censura alcuna, i fatti e i falli di rigore dei sistemi di (blando) controllo della giustizia sportiva, avanzando proposte per soluzioni concrete. Cioè hanno mostrato il lato B del paese dei balocchi, della fiaba del calcio, del giocattolo mediatico più bello del mondo. E ‘ urgente, improrogabile far luce: Attorno al calcio o scrivono affranti – ruotano infatti fama, soldi e spesso boss mafiosi pronti a tutto. Ma non è solo una questione di denaro: il football è oggi Football clan, immagine, potere, molto potere. E poi (qui la cosa c ‘interessa come PresS/Tletter, appizziamo le orecchie): gli stadi saranno le uniche cose che si costruiranno in Italia nei prossimi anni, parola del sindaco di Napoli, intervenuto alla presentazione dell ‘interessante volume criminal-pallonaro.

Stadi di tipo nuovo, precisa ancora il leader arancione, non più da usare una volta alla settimana o ogni quindici giorni per la partita di pallone ÔǪ ma da utilizzarsi 365 giorni l ‘anno, aperti a tutte le ore ÔǪ dinamici polifunzionali, costruiti con ampia partecipazione imprenditoriale e con nuovo design ÔǪ. Insomma un po ‘ come quelle cose che andavano di moda nelle tesi di laurea della facoltà di Architettura d ‘Italia ‘900 degli anni ’60 o ’70, prima repubblica ÔǪ ma qui col segno cambiato, decisamente attento al business e al mercato globale. Pulito, s ‘intende. Proprio ieri (lunedì 26, nda), aggiunge il sindaco, è scaduta la manifestazione di interesse per uno stadio nuovo di zecca a Napoli ÔǪ anzi, scusatemi, .. c ‘è una riunione di giunta alle 19.00, devo andare. E se ne va, stattebbuono!! Il nuovo stadio è pensato o notizie di stampa – ÔǪ a Ponticelli, zona orientale di Napoli, sul modello dell’Allianz Arena di Monaco di Baviera, capienza 55 mila posti, aperto sette giorni su sette nel quartiere dove è previsto il più grande parco urbano aperto alla città.

A Fuorigrotta invece, dalla parte opposta della città di Napoli, il vecchio stadio San Paolo, bel progetto del gruppo Carlo Cocchia, fine anni ’50, verrà interamente restaurato e finalmente liberato dalla ferrea corona di tubi metallici istallata per il Mondiale del 1990. Ridimensionato a 35.000 posti, è destinato agli sport minori (rispetto al calcio) e ai bambini, che sempre minori sono. Magari accompagnati dai genitori (o chi ne fa e veci) che devono portarli in tutti gli accessori e complementi a pagamento annessi allo stadio. Ad esempio nel previsto museo del Calcio Napoli, e o sopratutto- spendere in merchandising, che è uno dei tre pilastri del sistema (insieme ai diritti televisivi e all ‘incasso tradizionale dei biglietti, abbonamenti etc ÔǪ). ├ê un progetto ambizioso, quello formalizzato lunedì mattina dalla società Idis, dell’imprenditrice Marilù Faraone Mennella, ed è anche l’unica proposta presentata nei termini alla manifestazione d’interesse bandita dal Comune per sciogliere il nodo dello stadio. Unico e lieve ostacolo al momento il No! del presidente del Calcio Napoli, che dal San Paolo non intende andar via ÔǪ.

Chiudiamo il giornale e ritorniamo in diretta dalla Feltrinelli alla favola del calcio, alle meravigliose leggende metropolitane globali pallonare. Una cosa esotica per me, assolutamente a digiuno e non tifoso (a parte Italia-Brasile 4-3, un millennio fa: rottamatemi!). Al contrario, si dice che perfino Osama Bin Laden sia stato accanito tifoso di Totti e dell ‘Italia calcio ai mondiali di pallone, ÔǪ e che per questo motivo aveva un raffinato televisore supersatellitare nel suo rifugio segretissimo ÔǪ: rischiava l ‘intercettazione e la vita ÔǪ ma il gol di Totti è sopraTutti!! (E poi che noia in quel bunker, a pensare progetti eversivi tutto il giorno!!!) Certo è che la famosa emittente araba Al-Jazeera, dicono ancora alla presentazione del libro di Cantone, dà i risultati del campionato di calcio italiano in tempo reale e/o repubblicano, fa lo stesso. Insomma: se si mettono le mani su una di queste squadrette-macchinette per far soldi, stai a posto ÔǪ. posti riservati, s ‘intende.

E se poi stai nei complessi gruppi di progettazione dei nuovi stadi, che sono gli anfiteatri dei nostri giorni, meglio ancora ÔǪ ma non è facile: la concorrenza è spietata e lo stadio, a quanto sento dire qui, pare disegnato col mitra e con le scommesse globali sui gladiatori del nuovo Colosseo. Suggestivi scenari dove si aggirano sceicchi da mille e una notte pieni di petroldollari che girano l ‘Europa a caccia di squadre di calcio da comprare ÔǪ; e poi feroci ‘ndrangretisti mixati a insospettabili colletti bianchi del Nord ÔǪ; nuovi imprenditori con il liquido in mano, ÔǪ crimine organizzato di massa, slot machine, ÔǪ ludopatici impenitenti, ÔǪ geniali giocatori cretini sul campo e solostupidi giocatori che si rovinano con le macchinette delle scommesse al bar qui sotto. Che tempi, amici ‘e PresS/T!!

Ma ÔǪ ma ÔǪ ma esibire il trofeo, tifare o, meglio ancora, mostrare in giro il giocatore famoso di turno, è una goduria che vale tutte le peripezie e i rischi di gambizzazione dell ‘imperatore. Qui ritorna di forza la questione del cretino di Luchino, dai cui siamo partiti. Cioè quella del geniale calciatore che non sa cosa fa ÔǪ che non sa rispondere al perche sia andato di notte alle Vele di Scampia, com ‘è capitato di recente al fenomenale centrattacco Sbalottelli. Interrogato, messo alle strette, pare che l ‘esotico gladiatore abbia così risposto svagato : non so ÔǪ a me me piace ‘a Vela ÔǪ a me mi piace l ‘architettura di sperimentazione avanzatissima ÔǪ e perciò leggo sempre l ‘Opinione di Lpp nella PresS/Tletter. (Di Salvo chi può, nda). Per non parlare di quel giocatore che a fine art-partita va solerte a casa del boss che sta agli arresti domiciliari: gli porta in dono un pacco di magliette debitamente vidimate da tutte le firme dei giocatori della squadra. A domanda del perche abbia fatto quell ‘omaggio pare che abbia risposto da cretino che è foresto, viene da fuori, che non sa ÔǪ che è del terzo mondo ÔǪ. Anzi, meglio: pensava di fare cosa buona e giusta, un atto caritatevole chretien-cristiano ÔǪ credeva di dare un aiuto morale a un tifoso in (momentanea) difficoltà: la Charitas del calcio ÔǪ

E che dire del geniale Miradona, il famoso pube de oro? Fu portato a Porcella, nell ‘antico cuore di Spartenope, ed esibito come assoluto trofeo pallonaro al boss del clan che aveva inventato il calcio-scommessa, anni ’80 del passato secolo. Anche Miradona non sapeva niente del male che faceva e del perche lo faceva. Interrogato sul punto (pare che) disse: ÔǪ per la verità a me mi piace il centro storico di Spartenope ÔǪ a me mi piace l ‘antico e la vecchia armatura urbana del tempo dei greci ÔǪ. Ci credettero: al geniali-cretini del pallone si perdona tutto!! Perche il calcio, come dice il sindaco De Magistris: è gioco interclassista in se, è democratico, unisce tutti i ceti sociali, e un collante che può far ripartire un nuovo senso di aggregazione collettiva ÔǪ. EvvaiÔǪ!!

Amici miei, che vi devo dire più? Non siam mica qui a pettinar le bambole allo stadio ÔǪ a raddrizzar le banane dei gladiatori in campo ÔǪ ad asciugar gli scogli di Spartenope ÔǪ a mettere le regole all ‘eclettismo arancione ÔǪ perche si sa, in questi tempi pallonari imperanti, come scrive Lpp nell ‘ultima condivisibile Opinione (PresS/Tletter n. 27/2012, nda): l’eclettismo è si mancanza di regole precise, ma anche un continuo rifarsi, con libertà, cinismo e senza ansie eccessive, alle regole di chi ci ha preceduti. E in questo caso del nuovo stadio di Napoli, le regole di chi ci ha preceduto sono a geometria pallonara e politica im-pallinara molto-variabile. Staremo a vedere.

Alla prossima cretinata, Eldorado

 

RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI

Madre materia

di Fernando Espuelas

Christian Marinotti Edizioni, 2012

Euro 23,00

 

Non sono un fisico, ne un chimico, ne tantomeno un filosofo; sono un architetto, ovvero un insieme di conoscenze diverse, esperto in niente, o forse solo nel rendere il vuoto abitabile. Nonostante ciò, o magari proprio per questo, mi accingo a dedicare qualche riflessione alla materia; lo farò percorrendo i territori della scienza e della tecnica. Se mi avvicinerò alla filosofia, lo farò come un estraneo curioso, consapevole di essere solo di passaggio.

Inizia cosi il suo nuovo saggio Fernando Espuelas, architetto e studioso spagnolo, a otto anni dalla pubblicazione del precedente volume il Vuoto. Riflessioni sullo spazio in architettura. Un testo che appunto oscilla tra architettura e filosofia con brevi incursioni nell ‘arte, diviso in capitoli che non individuano temi autonomi bensì diversi punti di vista da cui comprendere la materia: identità, linguaggio, interno, materia/li,forma, tempo, corpo, anoressia, morale, lavoro. Titoli bizzarri, in effetti, per un libro che è a tratti interessantissimo e a tratti un insieme di citazioni colte.

Un libro che invece è molto più storico – filosofico che tecnico, a differenza di quanto affermato dall ‘autore. Perche di materia qui si parla in termini archetipici, come della Madre Terra, da cui nasce ogni cosa. Il che in parte è vero, ma sposta la riflessione da una visione meramente scientifica ad una più romantica, concettuale. Non un manuale dunque, che indaga il tema solo in termini prestazionali e performativi ( durezza, flessibilità, trasparenzaÔǪ) ma una serie di pensieri che dovrebbero aiutare gli architetti contemporanei a riconsiderare nello spazio e nel tempo il ruolo protagonista della materia nel loro lavoro, in perfetta prosecuzione con il tema antitetico del vuoto.

Essere o non essere, questo è il problema.

Voto: 6emezzo

Giulia Mura

 

IDEE

Christian De Iuliis: Il teorema della scrivania

Faccio outing: nel 2003 ho lasciato un posto all ‘Ufficio tecnico del Comune, anzi, prima ho rifiutato l ‘incarico a tempo pieno e poi ho rinunciato a prorogare il contratto part-time che mi era stato conferito. In questo periodo di crisi, posso rivendicare questo primato particolarmente prestigioso che pochi posseggono e che, dunque, esibisco con orgoglio. Resistetti sei mesi, un tempo sufficientemente lungo per imparare molte cose. Questo titolo mi permette di poter dire che conosco bene il fenomeno di cui vi parlerò; ne ho cognizione, più di un semplice addetto ai lavori, praticamente da infiltrato.

Nelle ultime tre settimane, mi reco quasi quotidianamente nell ‘ufficio tecnico di un Comune, per chiedere se finalmente è pronta un ‘autorizzazione ferma su uno dei tavoli dell ‘ufficio da almeno un mese. Si tratta di una semplice autorizzazione edilizia, che ha già compiuto, faticosamente, tutto il percorso e che ora è solo da firmare. E ‘ tutto pronto ma manca una firma. L ‘aggiunta di questa firma comporta lo spostamento della pratica da una scrivania all ‘altra dell ‘ufficio. Dal punto di vista strettamente fisico si tratta di circa un metro e mezzo in linea d ‘aria di distanza. Dal punto di vista teorico invece lo spostamento della pratica comporta uno sforzo indicibile, tanto che tre settimane non sono state ancora sufficienti. L ‘apposizione della firma sembra, ogni volta, impedita da una serie di circostanze imprevedibili, che rendono altrettanto imprevedibile la stima dell ‘attesa.

Per calcolare la velocità, o ancor meglio, il tempo in giorni indispensabili ad una pratica di un ufficio tecnico ad effettuare il percorso tra le scrivanie per essere evasa, esiste una formula matematica. Il teorema, che è il risultato finale di uno studio che ho condotto con attenzione durante i miei sei mesi di infiltraggio e successivamente durante la pratica lavorativa, volgarmente si chiama Teorema del …ancora qui stai ? ti ho detto che è tutto pronto, passa domani, eccola là sulla scrivania, oppure per gli esteti della formulistica matematica Teorema “Del dinamismo della pratica su scrivania” o più semplicemente Teorema della scrivania ed è il seguente:

Tgg =1,5 x Cd x (30 + ggferie) / (Pspec Rich. + 1/3 PSpec Prog) x Is

L ‘enunciato è: il tempo in giorni necessari alla evasione di una pratica edilizia in un ufficio tecnico di un qualsiasi comune è uguale al prodotto di 1,5 per il coefficiente di disturbo moltiplicato la somma di 30 per i giorni di ferie maturati nel periodo in oggetto, diviso la somma tra il peso specifico del richiedente più un terzo del peso specifico del progettista moltiplicata l ‘interesse semplice.

Il principio è molto semplice: il tempo che occorre all ‘evasione della pratica aumenta con il crescere dei disturbi presenti in ufficio (sindaco inportuno, segretario inefficiente, sopralluoghi per abusivismo, controlli delle forze dell ‘ordine, visite di tecnici molesti ecc.) e ai giorni di ferie che decimano il personale e ne interrompono il percorso, ma diminuisce in funzione di consistenti pesi specifici degli interessati (come potete notare il progettista vale solo un terzo dell ‘intestatario della pratica) moltiplicato ciò che viene definito l ‘interesse semplice che è semplicemente l ‘interesse (personale, economico, sentimentale, affettivo) che ha l ‘organico dell ‘ufficio a mandare avanti la pratica.

Senza entrare troppo nel dettaglio matematico, faccio solo notare che nel caso di pesi specifici ed interesse semplice, cioè il valore al denominatore, che tendono a zero, il risultato (il tempo che ci vuole), trattandosi di rapporto, tende ad infinito, in sintesi:

per: (Pspec Rich. + 1/3 PSpec Prog) x Is che tende a 0

Tgg tende a Ôê×

Il Teorema della scrivania non è di facile risoluzione poiche alcuni valori sono difficilmente calcolabili e le tabelle non sono sempre attendibili. Inoltre durante il disbrigo della pratica i pesi specifici possono aumentare così come il disturbo che viene sempre stimato con la media dei disturbi rilevati negli ultimi 18 mesi, ma possono sempre avere variazioni improvvise. Ma ciò che, tradizionalmente, fa oscillare in maniera sensibile il risultato finale, come in tutte le cose, è sempre l ‘interesse.

Semplice e semplicemente.

Christian De Iuliis

 

SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo

Il progetto [è] politico

┬½La globalizzazione è questo: l ‘annullamento delle diversità e delle differenze dentro lo spazio liscio, illimitato e sempre-uguale del primato del mercato. ├ê il mercato a disegnare gli spazi pubblici, gli edifici, i centri storici e le periferie delle città. Quale che siano le nostre accezioni di territorio o di paesaggio, le nostre definizioni sulle forme dell ‘abitare o dell ‘attraversare, i nostri punti di vista sulla capacità produttiva del progetto, non c ‘è dubbio che il loro campo di variabilità dipenda da questo dato di fatto: la metropoli come proiezione spaziale dell ‘azione del mercato nel mondo. FUORI dalla metropoli non c ‘è più nulla proprio perche non c ‘è più nulla fuori dal mercato┬╗. (Massimo Ilardi o Editoriale o Il Progetto, il Politico, il Potere o Gomorra, anno IV o novembre 2002, numero 4 o pag.4 o Titolo del numero: Il progetto [è] politico).

Festeggiamo queste righe di Ilardi, così vere, così autentiche, con un brano dei Grauzone, del 1982, intitolato Film2, immaginando il mercato che, come una danzatrice, si muove e balla nello spazio.

Ecco il link, buona visione, buon ascolto e Sgrunt a tutti:

http://www.youtube.com/watch?v=yoNN1GdNC9c

 

CONTRO-ARCHITETTURA di Massimo Locci

Le Scuole Nazionali d ‘Arte a Cuba

Nel mese di novembre Vittorio Garatti, Roberto Gottardi e Ricardo Porro, progettisti delle Scuole Nazionali d ‘Arte a Cuba, hanno ricevuto dal Presidente Napolitano il Premio Vittorio De Sica, che viene attribuito a personalità italiane e straniere che si siano distinte nel campo del cinema e delle arti.

Nello stesso giorno la Casa dell ‘Architettura di Roma ha ospitato un dibattito per presentare un libro e un film su questo complesso architettonico, rendendo omaggio a questi 3 bravi architetti, certamente sottovalutati e lateralizzati nel dibattito di questi decenni.

La storia di questo edificio, per molti aspetti interessante, è molto ben descritta nel video Un Sue├▒o a Mitad di Francesco Apolloni che, attraverso le testimonianze dei progettisti e filmati storici, ne racconta la intricata vicenda ideativa-costruttiva e le condizioni attuali. Le immagini di queste scuole parlano anche della politica culturale che ha animato la rivoluzione cubana fin dai primi momenti.

Nel libro Cuba. Scuole Nazionali d ‘Arte di Claudio Machetti, Gianluca Mengozzi, Luca Spitoni pubblicato da Skira, si parte da come le architetture sono oggi: in parte in funzione, ma fortemente degradati, in parte restaurati e in parte non completati, tanto da rappresentare una sorta di struttura archeologica. Confesso che questa condizione di rudere dell ‘architettura contemporanea mi appare perfino affascinante.

Il volume si propone di far conoscere questo capolavoro contemporaneo, inserito nella tentative list dell ‘UNESCO come patrimonio dell ‘Umanità; attraverso analisi e interviste gli autori ne ricostruiscono l ‘esperienza, vissute in un clima stimolante per la creazione, aperto, appartato da ogni dogma e da logiche accademiche sterili.

Le Escuelas Nacionales de Artes sono un grande complesso di cinque edifici progettati e solo in parte realizzati (1961-1965) in quello che era il campo da golf di Varadero a l ‘Havana, un importante ambito di verde al centro della città e frequentato dalla ricca borghesia cubana. Per scelta di Fidel Castro e Che Guevara l ‘ambito urbano doveva diventare un emblematico centro culturale, dove migliaia di studenti dall ‘America Latina, Africa e Asia avrebbero potuto studiare gratuitamente ogni forma di espressione d ‘arte. Per progettare la scuola dell ‘arte rivoluzionaria e dei tre continenti, simbolicamente da realizzare nel quartiere più esclusivo della città e ad appena 90 miglia dai simboli dell ‘imperialismo americano, furono chiamati i tre architetti premiati e allora giovanissimi: in particolare il cubano Ricardo Porro chiamò gli italiani Vittorio Garatti e Roberto Gottardi, con cui aveva lavorato al progetto del Banco Obrero, diretto dall’architetto Carlos Villanueva a Caracas.

Volevo cercare un ‘espressione di una architettura per il popolo o afferma Porro – e scavare negli eterni problemi della condizione umana. La Scuola di Arti Plastiche è l ‘espressione degli inizi: l ‘inizio della mia vita creativa e l ‘inizio della Rivoluzione. Al momento che concepii la Scuola delle Arti Plastiche, ero molto interessato al problema della tradizione. Cuba non è cattolica. Cuba è un Paese dove la religione africana ha maggior forza di quella cattolica. Così ho cercato di fare una ‘architettura negra ‘, in una città sopraffatta da una negritudine che non ha mai prima d ‘ora avuto una presenza in architettura.

Insieme sperimentano un linguaggio organico, espressivo, povero nei materiali e tecnologicamente elementare; infatti fu realizzato da maestranze locali con la tecnica delle volte catalane in mattoni. Soluzione radicale e a suo modo sperimentale, che metteva in discussione le certezze funzionali ed espressive dell ‘architettura del tardo Razionalismo, in particolare le forme raggelate dell ‘International Style.

L ‘opera, all ‘epoca molto nota, fu pubblicata in molti libri e riviste internazionali: in Italia da Bruno Zevi, che ne appezzava la capacità di articolare diverse configurazioni spaziali all ‘interno di un unico dispositivo formale. In genere suscitò un discreto dibattito per le aspettative socio-politiche dell ‘iniziativa, per l ‘insolita tecnologia povera e perche l ‘opera era espressione dei nuovi orientamenti culturali di opposizione all ‘International Style sostenuti, tra gli altri, da E.N.Rogers e dall ‘ufficio studi di Casabella.

Molto significativo è il rapporto con il paesaggio, come evidenzia Vittorio Garatti: Preoccupandoci di invadere il meno possibile il campo da golf, abbiamo localizzato 1e varie scuole alla periferia del parco, anche per avvicinarci alle case dell’alta borghesia distribuite lungo quella sorta di circonvallazione che circonda il campo da golf e che erano state destinate ad alloggi degli studenti. Al centro del parco preesisteva l’edificio del club, con un grande ristorante ed una piscina, che venne destinato ai servizi comuni

Il film e il libro raccontano una storia interrotta, rimasta a metà per un eccesso di fiducia nella capacità della rivoluzione di poter essere anche opportunità di rilancio economico della isola e per la mancanza di materiali dovuti all ‘embargo internazionale. Inoltre la Scuola delle arti è stata vittima di una doppia opposizione ideologica: il mondo americano considerava quel tipo di ricerca una forma di inutile utopia, quello cubano e sovietico reputavano il progetto politicamente sbagliato, in quanto derogante dai canoni del funzionalismo ortodosso.

Probabilmente il complesso era anche troppo grande nelle dimensioni, di conseguenza parte del non fu mai realizzato, parte solo a metà e anche il realizzato fu utilizzato poco e male. Al non uso seguì il degrado, la parziale distruzione e l ‘asportazione dei materiali e dei rivestimenti per essere riutilizzati nella edilizia economica.

A 40 anni di distanza, il completamento di quell ‘incompiuto è tornato attuale grazie all ‘interesse internazionale verso l ‘originale architettura degli edifici. La Scuola di danza classica e la Scuola di arti plastiche sono state entrambe restaurate. Le immagini delle altre strutture, anche se non completate e provate dal tempo, conservano una forte carica espressiva e una vivacità spaziale. Non è casuale l ‘osservazione fatta dallo storico d ‘arte nordamericano John Loomis, che in tempi recenti ne ha effettuato un ‘attenta rilettura: le Scuole di Cuba erano uno dei segni più eloquenti di realismo magico dell ‘architettura e del paesaggio.

In questi ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative di raccolta fondi per consentire il restauro della parte realizzata e il recupero delle strutture incompiute, riutilizzando per quanto possibile il progetto originario, coinvolgendo i tre ottuagenari architetti, tutti ancora attivi, che hanno speso una vita per difender la propria opera, lavorando gratis nell ‘aggiornamento delle varie versioni e che pazientemente hanno atteso che arrivassero i finanziamenti.

Per questo motivo appare quasi sconcertante la notizia diffusa dal Sunday Times che vede Norman Foster coinvolto nel completamento della Scuola di Balletto dell ‘Avana, edificio progettato da Vittorio Garatti, la cui costruzione fu interrotta nel 1963.

Foster pare sia stato chiamato da Carlos Acosta, star del balletto cubano e da anni attivo a Londra, dove ha fondato la Acosta International Dance Foundation, per realizzare un progetto (ufficialmente a titolo gratuito) capace di attirare, grazie alla propria fama di archistar, fondi internazionali proprio per il restauro e completamento la sede cubana nella Scuola di Balletto.

Ufficialmente un sostegno per il restauro, solo un interessamento per ” un’iniziativa sociale che può essere importante per riscattare un’opera architettonica di grande valore che in questo momenti è in rovina e a rischio di distruzione” ha dichiarato Foster. Pare, però, che alcuni membri del suo team abbiano già fatto qualche sopralluogo all’Avana e stiano studiando la fattibilità dell’opera, a partire da opere preliminari di ingegneria per evitare le possibili future inondazioni del fiume, ma anche ipotesi di integrazione e sostituzione.

Se la Scuola delle Arti dell ‘Havana è effettivamente intesa come ponte culturale fra Cuba e il mondo” bisognerà fare in modo che si concretizzi iniziando a rispettare in primo luogo gli ideatori di un ‘opera che già è ora considerata un Monumento Nazionale.

massimolocci.arch@gmail.com

 

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