Oscar Niemeyer – di Massimo Locci

Oscar Niemeyer

La scomparsa di Oscar Niemeyer non ci poteva cogliere di sorpresa, a quasi 105 anni è normale; ciò che mi ha stupito è la quantità di articoli in prima pagina apparsi sui quotidiani italiani, dove di architettura si scrive molto poco (di solito viene relegata nelle pagine culturali e con poco rilevo, a meno che non si tratti di scandali o tangenti). Su internet la notizia della sua morte è costantemente presente per più di 30 pagine. I tele-giornali di tutto il mondo gli hanno dedicato ampi e approfonditi servizi. Come si spiega questo consenso così esteso e generalizzato, tanto che possiamo dedurne che sia stato un architetto amato da tutti, in particolare dai non esperti dalla disciplina?

La risposta è che il maestro di Rio era universalmente considerato l ‘Architetto moderno, tout-court, come lo era stato Le Corbusier fino agli anni ’60 e nei secoli passati Palladio o Bernini. Tutti conoscono almeno una sua opera, sanno che aveva lavorato a Brasilia e collaborato al progetto per il Palazzo dell ‘ONU a New York, sanno riconoscere di sua mano la piazza dei Tre Poteri e la Cattedrale di Brasilia o il Sambodromo di Rio de Janeiro.

Tutti hanno chiaro qualche aspetto del suo linguaggio espressivo, per esempio che le sue opere erano generate da linee morbide come in natura, che amava le forme curve e sensuali, le morfologie pure ed eleganti derivate da sfere, coni o paraboloidi. Soprattutto le sue soluzioni plastiche vengono correttamente intese come contrapposte alle volumetrie stereometriche e raggelate dell ‘architettura razionalista. Se dobbiamo costruire una cupola con uno spazio cavo o uno spazio generoso oha dichiarato – cercheremo la forma più bella per concretizzarla. Alle volte capita che coincida con quella del corpo di una donna, ma non è questo il nostro obiettivo. Vogliamo una forma pura, una forma diversa che si rifaccia a dei calcoli e che conferisca al progetto una sensazione peculiare.

Tutti quelli che hanno visitato una sua opera la valutano bellissima e affascinante. Personalmente l ‘opera che amo maggiormente, più che i grandi glorificati interventi urbani o paesaggistici, è la sua Casa das Canoas a Rio (1953) un recinto flessuoso immerso nel verde, una semplice parete curva e continua, di vetro e intonaco, che regge una informale copertura a lastra.

Potremmo quindi dedurne che le morfologie curve, le superfici armoniose e flessuose, le forme cave come un grembo rappresentano, per i più, l ‘immagine positiva, e per tanto metabolizzabile, dell ‘innovazione linguistica in architettura, l ‘espressione della modernità che coniuga tecnica e poetica. Altrettanto potremmo dedurne che la propensione al virtuosismo plastico e all ‘arditezza strutturale, tipiche di molti suoi lavori, sono date come connotanti l ‘idea di architettura moderna. Potremmo perfino affermare: più Niemeyer rischiava e azzardava, alzando il registro espressivo e la sfida tecnologico-costruttiva, più l ‘espressione moderna veniva accolta e accettata. Sono un esempio evidente il successo di pubblico del Museo d ‘Arte Contemporanea di Niteroi, del Museo Nazionale di Brasilia o del Parco Ibirapuera a San Paolo.

Tutto ciò deve essere ancora analizzato e metabolizzato dalla critica, che non sempre ha correttamente interpretato il suo atteggiamento vitalistico (lalvolta visto come gratuito e formalistico); soprattutto gli architetti si interrogano per capire il senso di questa accettazione incondizionata e universalizzata da parte dei non specialisti. Atteggiamento che non si riscontra per altri architetti, altrettanto sperimentatori nella forma e fautori di virtuosismi strutturali, come Gerhry, Calatrava o Coop Himmelb(l)au, solo per fare qualche esempio.

Perfino le sue sperimentazioni alla grande scala, per nulla mimetiche, sono considerate opportune trasformazioni della struttura della città e del paesaggio costruito, rappresentano una moderna, possibile e conciliata relazione tra lo spazio naturale e quello antropico.

Niemeyer, probabilmente, tra tutti i grandi architetti del ‘900 e ‘ quello che ha meno teorizzato il proprio approccio metodologico e il processo ideativo. Nonostante questo, o forse proprio per questo, il suo linguaggio eminentemente moderno non intimorisce, non viene percepito come intellettualistico: anche un tradizionalista ha imparato ad accettarlo perfino per sua diversità formale e sintattica rispetto all ‘immagine consolidata della città. Non abbiamo fatto quello che rientrava nei canoni della Bauhaus – ha dichiarato– e cioè qualcosa di puramente funzionale. L ‘architettura deve essere piacevole. E per diventare un capolavoro, deve meravigliare.

La sua è un ‘architettura veramente popolare, talvolta perfino monumentale ma mai di classe, in quanto pensata con una specifica finalità sociale: fare in modo che tutti ci si possano identificare e la possano liberamente utilizzare. Morfolologicamente attraversabili e connesse con il tessuto circostante, sono opere simbolicamente e concretamente trasparenti: si vivono senza timori anche quando sono ubicati dentro gli ambiti più degradati della città. Amate e tutelate da tutti anche dai disperati delle favelas.

Oscar Niemeyer, dunque, concepisce l ‘architettura come una narrazione poetica e plastica che deve sorprendere ed affascinare per la sua morfologia e per la possibilità di essere vissuta in maniera totale. L ‘opera deve dare speranza anche ad un favelado o afferma – e certificare che la bellezza può migliorare la vita. Ne è un esempio il Novo Museu di Curitiba in Brasile ( 2002), uno spazio espositivo polifunzionale di 27000 metri quadri che sorge al centro di una favela e che vuole essere una fabbrica di cultura, un luogo di incontro oltre che uno spazio altamente specializzato per l ‘arte.

Infine una piccola curiosità: la sua architettura viene considerata anti-ideologica, trasversalmente amata e rispettata in quanto espressione di un ‘arte assoluta; giudizio anch ‘esso da analizzare e che è abbastanza strano per un architetto da sempre comunista, che ha subito un decennale esilio per l ‘opposizione ai governi delle destre e, dopo essere tornato in Brasile negli anni ’80, ha sostenuto quelli di sinistra fino alla fine.

In sintesi le sue sono opere che non passano inosservate; caratterizzate da un linguaggio che si rapporta per differenza con il contesto hanno una eleganza folgorante, ma non algida o astratta, in esse la qualità funzionale e la bellezza non è per pochi eletti che possono apprezzare il messaggio. Viceversa Niemeyer realizza architetture popolari, non nel senso canonico di opere a basso costo, ma perche crea spazi che toccano le corde e i canoni comuni della sensibilità artistica.

E ‘, forse, la sua universalità la vera grandezza di Oscar Niemeyer e l ‘aver riconciliato l ‘uomo della strada con l ‘espressione architettonica contemporanea, riuscendo a inverare un ruolo che non erano riusciti a svolgere neanche i grandi del Movimento Moderno da LC a Mies, da Gropius a Wright.

massimolocci.arch@gmail.com

3 Comments

  1. Enrico Benedetti 09/12/2012 at 14:25

    Sono daccordo con lei sull┬┤universalit├í di Niemeyer e andrei ancora pi├║ lontano definendolo il primo architetto globalizzato. Globalizzato anche nel senso che non si importava molto del contesto, delle specificit├í del sito, della regionalit├í. Nelle sue architetture e negli interventi urbani ha sempre controbilancianto questo aspetto anarchico, ma mai arrogante in relazione al luogo, con una inarrivabile poesia e raffinatezza delle linee e delgi spazi. Non possiano per├│ nascondere interventi come il Memorial da America Latina, dove le forme plastiche dei vari padiglioni sono dislocate in un enorme piazza di cemento che ne rende inaccessibile l┬┤uso alle temperatura tropicali. Io direi che la negazione del fattore latitudine ├® il grande limite de Niemeyer e questo purtroppo ├® innegabile quando si entra in una qualsiasi delle sue sue opere.

  2. srdjan 09/12/2012 at 23:05

    una curiosità. presstletter prende le citazioni da vice o vice prende le citazioni da presstletter.

    http://www.vice.com/it/read/oscar-niemeyer-a5n5?Contentpage=2

    ”Ho sentito spesso che le curve architettoniche sono basate su quelle del corpo femminile.
    No. Se dobbiamo costruire una cupola con uno spazio cavoÔÇöuno spazio generosoÔÇöcercheremo la forma pi├╣ bella per concretizzarla. Alle volte capita che coincida con quella del corpo di una donna, ma non ├¿ questo il nostro obiettivo. Vogliamo una forma pura, una forma diversa che si rifaccia a dei calcoli e che conferisca al progetto una sensazione peculiare.”

    • gianni sperti 24/02/2015 at 12:48

      @ srdjan
      ti sei risposto da solo. una citazione è un riportare alla lettera ciò che dice una persona.

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