Manifesto per l’architettura – USCIRA’ il 1-1-2013

Il primo gennaio 2013 sarà lanciato il manifesto per l’architettura dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica. Ecco intanto il testo di presentazione:

Varcare la soglia del buon senso

 

Dopo l ‘ubriacatura ideologica degli anni settanta e la ripresa teorica degli anni novanta si prospetta un inizio millennio caratterizzato dalla calma piatta.

 

Imperversa il disimpegno teorico e trionfa la mentalità eclettica. Cioè un atteggiamento inclusivista che pesca forme ed etimi da direzioni contrastanti e schizofreniche: si è una volta minimalisti e un ‘altra parametrici, una volta ecologici e un ‘altra high tech oppure si è un po ‘ di tutto allo stesso tempo.

 

Non dandosi più differenze, si guarda con lo stesso favore agli architetti di regime e a coloro che, invece, percorrono strade impegnate e originali.

Tutto va bene in vista di un prodotto di successo piacevole, vario e tranquillizzante.

 

Questa situazione si registra soprattutto in Italia dove, come già aveva notato Edoardo Persico, gli architetti non riescono a credere a nulla di preciso. E dove l ‘eclettismo stilistico è riassorbito in una progettualità elegante, misurata ma spesso senza grandi tensioni che fa pensare a un mondo di buone maniere. Cioè a virtù che da sempre sono la prerogativa del buon senso dei cortigiani: di chi trova la propria nicchia ecologica ponendosi al servizio, senza troppi problemi, dei poteri che gli forniscono da vivere.

 

Del resto a dare il cattivo esempio agli italiani sono proprio i riferimenti internazionali che avevano segnato la ripresa teorica degli anni novanta: da Rem Koolhaas a Daniel Libeskind, da Zaha Hadid a Bernard Tschumi, da Steven Holl a Coop Himelb(l)au a Jean Nouvel i quali hanno abbandonato da tempo rigore teorico e strategie architettoniche impegnative, per un duttile pragmatismo commerciale più utile per muoversi con maggiore disinvoltura nel mondo dei grandi incarichi professionali.

 

Risultato? Il panorama italiano è segnato da alcuni buoni professionisti ma pochi personaggi in grado di indicare strade per il futuro. E troppi mediocri che affrontano l ‘arte credendo che sia una passeggiata accompagnata da buon senso e strategie di marketing.

 

Sembra, insomma, essersi avverata la previsione di Manfredo Tafuri che sanciva la definitiva sconfitta degli architetti che credevano di combattere contro il sistema.

 

Mentre, invece, oggi, in un periodo come l ‘attuale di crisi economica e ideale, si dovrebbe sentire più forte l ‘urgenza di una progettualità che sappia indicare per il futuro strade visionarie e non necessariamente percorribili nell ‘immediato.

 

Una strategia, anche venata di tinte di utopismo, tesa a prefigurare, attraverso la parzialità di un ‘opera o di un progetto,la possibilità di vivere in un mondo inaspettato.

1 Comment

  1. Pietro Pagliardini 26/12/2012 at 18:13

    Sull’analisi siamo d’accordo, in linea di massima, ma sulle prospettive non ├¿ per caso che non possano esserci semplicemente per il fatto che si parte dall’idea, per me sbagliata e fuorviante (gli esiti di oggi e anche di ieri ne sono la riprova) che non si parla d’arte ma di architettura, non si parla di astrazioni ma di realt├á, non di oggetti da disporre su un piano ma di parti di un organismo da correlare tra loro e da far funzionare, non di cose inanimate ma di processi di vita?
    Saluti
    Pietro

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