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Il progetto e l ‘enigma della scena urbana – di Gabriello Grandinetti

Osservato nella sua specificità eminentemente morfologica, lo Spazio Urbano Pubblico, spogliato delle dinamiche politico-sociali che riconducono a quegli scenari che hanno fatto da sfondo agli eventi fondanti della vita pubblica e dei suoi attori, appare non privo di connotazioni simboliche.

In principio fu l ‘Agorà, progenitrice del foro romano, luogo pubblico per definizione della polis greca , La Città della ragione, con lo sviluppo della democrazia ha il suo presidio di eccellenza ad Atene.

La piazza-agorà definisce lo spazio comune in cui i cittadini possono interagire, attraverso la forma di coesione e partecipazione diretta alla discussione. In questa dimensione l ‘agorà assume il significato simbolico di massima espressione di libertà attraverso cui esercitare quell ‘azione comune collettiva da cui trae origine la politeia, la vita politica costruita sul dialogo tra pari, per la mediazione dei conflitti sociali, di cui il popolo è sovrano.

 

Nel richiamarsi alla dimensione della sfera pubblica ├ûffentlichkeit, Hannah Arendt indica l ‘epoca ideale della polis greca come il più alto esempio di cittadinanza cogliendo il senso di inadeguatezza dell ‘agire pratico degli individui dell ‘era moderna. In Vita Activa: la condizione umana fa discendere la sconfitta dell ‘uomo moderno dalla spirale lavoro-produzioneoconsumo chiuso nella formula dell ‘ animal laborans come disfatta dell ‘homo faber.

 

Oggi lo sviluppo del welfare state applica i principi de jure (secondo legge) e de facto (nei fatti) in termini fin troppo strumentali. Per Zygmund Bauman : << esiste un ampio e crescente divario tra la condizione degli individui de jure e la possibilità di diventare individui de facto, vale a dire diventare padroni del proprio destino e compiere le scelte realmente desiderate>>.

Se non c ‘è più agorà, la mediazione dei conflitti, lo spazio pubblico si svuota della modalità peculiare del governo della ragione, della democrazia diretta, non surrogabile dagli ammiccamenti della piazza virtuale. Nel corso della storia la gerarchizzazione dello spazio pubblico assume una pratica ambigua che di volta in volta si connette ai nuovi significati di governance della cosa pubblica.

Con l ‘avvento dei poteri assolutistici, dalla Tirannide in poi, quello spazio pubblico si è contratto fino alla sua dissoluzione poiche il suo principio guida era fondato sul riconoscimento di quei valori che consentivano di esercitare la critica.

L ‘estetica dello spazio si combina con l ‘Umanesimo e l ‘avvento dell ‘età Moderna.

La tavola sinottica del prospettivismo rinascimentale della Città Ideale contribuirà ad eternare l ‘alto magistero iconografico di quella tensione ideale, propria delle città del Rinascimento, ove sembrava avverarsi l ‘artificio tra architettura prefigurata e utopia, espressione vitruviana de l ‘imago urbis .

Una teatralizzazione della piazza intesa non solo come epicentro degli avvenimenti della vita pubblica di ogni epoca. Dall ‘età dei comuni a quella aristocratica delle Signorie, che ritroviamo anche in età Barocca a riprova di una reciprocità tra il potere Temporale e la sua autocelebrazione.

 

Una prerogativa iconografica assegnata di volta in volta ai luoghi pubblici come espressione dell ‘agire storico, ove non intervenga un potere plebeo a sovvertire ogni pretesa legittimazione dell ‘Ancien Regime, come già annunciato dai moti pre risorgimentali.

Il progetto della scena urbana tuttavia è ancora riconducibile a una grandezza, la cui estensione facciamo coincidere per convenzione con un involucro tridimensionale costituito da piani e proiezioni prospettiche secondo una metrica di tipo euclideo.

La visione stereoscopica degli organismi architettonici è declinabile nella traduzione spaziale dei suoi fondali, il Diorama delle facciate osservate attraverso le proiezioni che formano le sequenze del quadro di insieme sullo sfondo dello skyline urbano. L ‘estensione dello spazio panottico per quanto assoggettato ai principi della prospettiva preannuncia, come sostiene Ervin Panofsky, uno spazio continuo, poiche esistono infiniti punti di vista.

Ma ai nostalgici apostoli della bellezza che ne propugnano l ‘avvento salvifico, occorre ricordare un altro requisito peculiare della percezione dello spazio, per il tramite della sua per così dire immaterialità.

Per Le Corbusier << Dehors est toujours un dedans>>. Ogni fuori è pur sempre un dentro.

I vuoti costituiscono uno spazio urbano specializzato: le piazze, i parchi, le strade, i cortili, spesso misurano la distanza compresa tra gli edifici nella scansione tra vuoto e pieno. Sottraendosi alla contabilità volumetrica occupano una categoria dimensionale che non è solo geometrica.

Il concetto astratto di vuoto, identitario di un ‘estetica della sottrazione, contrappone uno spazio concavo ad uno convesso, enigma della percezione che secondo la cultura Taoista e Zen giapponese riconosce nel vuoto, in architettura, la stessa importanza che ha il silenzio ( la pausa) nella musica .

Il vuoto cioè come pura assenza, un ‘antimateria en plein air volatile e metafisica.

 

Fin qui il breve antefatto delle tematiche che investono lo spazio fisico pubblico che, nell ‘attraversare quello eminentemente euclideo, oggi sembrano inesorabilmente sfumare verso il territorio imponderabile dello spazio virtuale : il cyberspazio.

 

L ‘avvento delle tecnologie digitali ha implicato la riscrittura di nuovi codici figurativi in un sistema di grandezze mai sperimentato che è verosimile parafrasare con Wittgenstein Sono andato per tracciare i contorni di un ‘isola e invece ho scoperto i confini dell ‘oceano e che rivela l ‘ampiezza di un fenomeno già avvertito dal matematico Liebniz che Vedeva addirittura nell ‘eleganza mistica del sistema binario di zero e uno l ‘ immagine della creazione come ci ricorda M. Mc Luhan, l ‘intuizione del codice genetico dell ‘universo, il suo Dna .

In questa allegoria la realtà sembra condannata a un ruolo secondario rispetto alla virtualità. Sul nostro display digitale ora scorrono le immagini del percorso virtuale che accompagna un ‘escursione in tempo reale che riprende sul web le piazze più visitate dal turismo internazionale da Times Square a New York al Millennium Park di Chicago, da Potsdamer Plaz di Berlino alla Puerta del Sol di Madrid, da Trafalgar Square a Londra agli Champs- ├ëlisees a Parigi, da piazza Tienanmen a Pechino a piazza del Campo a Siena ÔǪ

Ponendo la nostra attenzione sul fenomeno dell ‘Urban Art come pratica partecipativa più in uso introdotta negli spazi pubblici contemporanei che attiva environment casuali dove il pubblico da spettatore diventa interattore, non più passivo interprete della realtà, constatiamo come l ‘opera d ‘arte diventi una macchina che produce desideri onirici.

Paradigmatico il progetto dell ‘Uovo Fluttuante (Egg of Winds) dell ‘architetto Toyo Ito, per Okawabata River city (Tokyo) la cui visione notturna, attivata da proiettori a cristalli liquidi, immateriale come un ologramma, aspirava a condensare i sogni di un pubblico sospeso tra realtà e virtualità traducendosi con le parole dello stesso autore: E ‘un oggetto di immagini che si vede attraverso l ‘aria, carico di informazioni provenienti dall ‘ ambiente circostante e che deve apparire e sparire con il vento.

Così anche per Janet Echelman il vento è il motore che anima le sue stupefacenti installazioni eoliche che combinano tradizione e alta tecnologia. Fantasmagorie cromatiche sospese e fluttuanti nell ‘atmosfera. Gli ancoraggi tra gli edifici assicurano la tensione degli orditi e delle trame che restano tuttavia in balìa del vento. Le opere di Echelman appaiono come vortici gravitazionali che catturano nelle maglie vibratili di una rete luminescente le falene della nostra, spesso colpevole, disattenzione quotidiana.

Osservando le opere di Anish Kapoor, il Cloud Gate, e la Crown Foutain di Jaume Plensa collocate all ‘interno del Millennium Park di Chicago appare evidente il rapporto osmotico inscindibile tra l ‘opera d ‘arte, lo spazio e i suoi attori. Un ripensamento del luogo pubblico che mette in atto modalità che interagiscono sui comportamenti e l ‘interazione tra le persone.

Se l ‘opera di Anish Kapoor duetta narcisisticamente con gli anamorfismi del suo specchio aerodinamico, quella di Jaume Plensa predispone abluzioni collettive su una grande superficie d ‘acqua da cui emergono 2 megaliti multimediali che riproducono su schermi a LED le animazioni di mille volti che giganteggiano come divinità ultraterrene e dalle cui bocche sgorgano zampilli d ‘acqua. A volte la virtualità è a un passo dal farsi rubare la scena dalla realtàÔǪ

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