presS/Tletter n.26-2012

Ma le vogliamo rottamare queste soprintendenze? – Megastrutture, il ponte di Abu Dhabi di Zaha Hadid – Cesare Cattaneo 1912 o 1943. Pensiero e segno nell ‘architettura – Oblomov – ABC e il costruttivismo – Connessioni – : Falce e rastrello. La rivoluzione verde del Guerrilla gardening, storie di resistenza al degrado urbano un libro di Federica Seneghini – L ‘elogio del Modulor – Liberiamo il MAXXI dai politicanti – Alternative all ‘Università

 

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ESERCIZI DI ERMENEUTICA di Marcello del Campo

Cineca confessioni

Quanti scritti, figliolo?

 

IN EVIDENZA

L ‘OPINIONE: Ma le vogliamo rottamare queste soprintendenze? Una lettera di Christian De Iuliis

IMPREVISTI E PROBABILITA ‘: di Alessandra Muntoni: Megastrutture, il ponte di Abu Dhabi di Zaha Hadid

FOCUS SU: Master di primo livello in Exhibit & Public Design

AIAC TUBE: Backstage o Summer School Selinunte 2012

DOCUMENTI: Cesare Cattaneo 1912 o 1943. Pensiero e segno nell ‘architettura

INCONTRI DELLA SETTIMANA: News di Elisabetta Fragalà

MOSTRE DELLA SETTIMANA: News di Filippo Puleo

RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: Oblomov

LA STORIA DELL ‘ARCHITETTURA: L ‘architettura del 1900 raccontata da LPP: 3.1.8 ABC e il costruttivismo

AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter…

INTERMEZZO: Edoardo Alamaro ci parla di: Connessioni

RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI: Giulia Mura recensisce: Falce e rastrello. La rivoluzione verde del Guerrilla gardening, storie di resistenza al degrado urbano un libro di Federica Seneghini

IDEE: Gerardo Mazziotti: L ‘elogio del Modulor

SGRUNT: Marco Maria Sambo: Liberiamo il MAXXI dai politicanti

CONTRO-ARCHITETTURA: Massimo Locci: Alternative all ‘Università

LETTERE: Bianca Maria Polidori su Choosy

 

L ‘OPINIONE

Ma le vogliamo rottamare queste Soprintendenze?

Gentile LPP, le invio una mia testimonianza delle condizioni nelle quali si prova a fare questo “sporco” lavoro.

Christian De Iuliis

Un giorno si e uno pure, ultimamente, ascolto dichiarazioni di tecnici prestati alla politica che invocano la ripresa dell ‘Italia, tramite semplificazioni burocratiche e crescita economica. E tutte le volte mi chiedo in quale pianeta vivano e di quale Italia parlino. In quella dove vivo io la burocrazia è un mostro spesso invincibile, che alimenta un esercito di lavori finti che ostacolano qualsiasi processo di crescita e sviluppo economico del paese. Da architetto intendo raccontarvi un episodio legato al mio lavoro che aiuta a comprendere quanto irreversibile sia oramai questo processo depressivo.

La storia è accaduta in un paese della costa d ‘Amalfi, che per ovvi motivi, mi guarderò bene di nominare, ma che qualche addetto ai lavori più arguto non mancherà di riconoscere. Ma questo non ha molta importanza, sarebbe potuta capitare anche altrove.

Nell ‘Agosto del 2007 un mio cliente, già 81enne, mi diede incarico di poter ripristinare in luogo di una finestra, una porta una volta esistente per l ‘accesso ad una sua abitazione. L ‘immobile di sua proprietà si sviluppa su due livelli, al piano terra vi è un locale commerciale, mentre al primo piano c ‘è una casa. Si tratta di due unità immobiliari differenti che quando appartenevano a due proprietari diversi avevano due ingressi indipendenti. Quando il mio cliente venne in possesso di entrambi i piani (molti anni fa, quando per queste cose non bisognava fare nessun passaggio burocratico), modificò una delle due porte del piano terra, trasformandola in una finestra. Ora, in previsione di dover ridistribuire la proprietà agli eredi, intendeva rendere nuovamente indipendenti le due unità. Una cosa molto semplice, in apparenza. Era l ‘estate del 2007, badate bene alle date.

Presentai il progetto alla fine di Agosto. Dopo 6 mesi, alla fine di Febbraio del 2008, la commissione edilizia del Comune mi rispose testualmente si sospende e si richiede nuova soluzione progettuale che preveda un unico accesso. Rimasi basito; in pratica, nonostante avessi tentato di spiegare molto chiaramente la situazione, i membri della commissione non avevano capito niente. Con molta pazienza, ripreparo gli incartamenti, curando di spiegare con maggiore cura la faccenda e ripresento la richiesta nel mese di Aprile. Questa volta la commissione edilizia comprende la richiesta ma mi suggerisce di prevedere che le due porte siano uguali. Rifaccio ancora una volta il progetto e lo presento, è l ‘Ottobre del 2008. Questa volta la commissione edilizia valuta positivamente la soluzione progettuale e quindi l ‘ufficio, sempre con grande calma, può trasmettere la pratica alla soprintendenza che nel Giugno del 2009 mi chiede un integrazione riguardante il dettaglio degli infissi e la tipologia dei vetri, ma, mi chiede inoltre, riporto testualmente: chiarimenti in merito alla tenda a righe soprastante i vani del negozio, che risulta visibile nel fotorendering per conoscere se sia stata autorizzata o sia oggetto di altra istanza. Ma non basta aggiunge anche: si coglie l ‘occasione per chiedere altresì al Comune la legittimità della struttura e del tendaggio del limitrofo negozio di ÔǪ., che risulta essere stato di recente oggetto di ristrutturazione. In pratica la soprintendenza non solo sospendeva la richiesta per chiedere se fosse stata autorizzata la tenda situata al piano di sopra, ma anche quella del negozio accanto perche dalle foto allegate si vedeva anche quella.

Con grande pazienza, compilo una lettera spiegando che la tenda sulla porta del nostro immobile era stata istallata, in buona fede, senza chiedere il permesso ma che se questo era indispensabile eravamo pronti a rimuoverla, ma per quanto riguarda il negozio accanto non potevamo proprio aiutarli. Evidentemente neanche l ‘ufficio comunale però era in grado di aiutare la soprintendenza a districare il mistero della tenda, tanto che la mia missiva rimane sul tavolo del responsabile del procedimento un anno e tre mesi, fino al Novembre del 2010. A questo punto, evidentemente spazientito, mi premuro di andare di persona in soprintendenza ad inoltrare questi chiarimenti. Purtroppo il funzionario non accetta di protocollare la mia lettera perche, per legge, deve tutto passare per il protocollo del Comune, quindi probabilmente sollecita quest ‘ultimo, tanto che la missiva giunge finalmente in soprintendenza nel Dicembre del 2010. Cioè un anno e cinque mesi per spedire una lettera. Se non si tratta di un record, ci siamo vicini.

La soprintendenza, probabilmente onorata di cotanta solerzia, rilascia il nulla osta paesaggistico velocemente, nel Gennaio del 2011: dalla presentazione del primo progetto sono trascorsi tre anni e cinque mesi. A questo punto l ‘ufficio Comunale conserva gelosamente il nulla osta fino al Maggio successivo, quando ci comunica che essendo, nel frattempo, stato modificato il piano regolatore comunale (d ‘altronde in tre anni e mezzo succedono tante cose), non è più possibile rilasciare quel permesso di costruire poiche nella nuova normativa non è prevista la trasformazione di finestre in porte per edifici costruiti prima di una certa data.

A questo punto con una nuova comunicazione, faccio notare all ‘ufficio che non stiamo modificando una finestra in porta ma stiamo semplicemente ripristinando un vecchio ingresso esistente. L ‘ufficio comunale, evidentemente convinto da tale chiarimento, spedisce gli incartamenti al Parco Regionale Monti Lattari, che, per fortuna, non ha niente da eccepire e in soli tre mesi risponde favorevolmente, siamo giunti ad Ottobre del 2011. A questo punto il percorso è concluso, ci rifletto con calma e tutto sommato ritengo che possiamo dirci fortunati perche, non trattandosi di opere in terreni agricoli, non abbiamo avuto bisogno di chiedere pareri all ‘Autorità di bacino, alla Forestale, al Genio Civile e alla Comunità Montana, altrimenti non oso immaginare quanto altro tempo sarebbe dovuto trascorrere.

Il permesso di costruire per la trasformazione di un vano finestra in un vano porta è stato rilasciato alla fine dell ‘Ottobre del 2011, esattamente quattro anni e due mesi dopo la presentazione del progetto, per un totale di circa 1520 giorni di travaglio, ben più dei 1000 giorni di me e di te di Baglioniana memoria. Il proprietario, giunto nel frattempo alla soglia delle 85 primavere, fortunatamente ancora in salute, ha salutato con soddisfazione l ‘evento.

Ognuno, da questo tipo di vicenda, peraltro oggi piuttosto abituale, può trarne le conclusioni che preferisce.

N.B.: Per la cronaca, per effettuare il lavoro sono bastate poche ore.

 

Risponde LPP:

Ma le vogliamo rottamare queste Soprintendenze?

 

IMPREVISTI E PROBABILITA ‘ di Alessandra Muntoni

Megastrutture, il ponte di Abu Dhabi di Zaha Hadid

Seguo spesso il programma Megastrutture di National Geographic messo in onda da SKY. Vi si può assistere alla costruzione di opere dall ‘imponete dimensione: spettacolare ardimento tecnologico, eccellente capacità organizzativa, immagini memorabili. In fondo si tratta di un messaggio in continuità con la tradizione dell ‘ingegneria dell ‘Ottocento che arriva fino all ‘attuale High Technology. I problemi sono in gran parte analoghi: organizzare le reti di trasporto legate al ampliamento del mercato mondiale e riassumere in oggetti posizionati in luoghi singolari i landmark di imprese e sistemi di potere. Qualche esempio: l ‘aeroporto internazionale di Kansai (anno 1994, 1.700 m. di lunghezza e 900 pilastri regolabili sull ‘isola artificiale), il tunnel sotto la Manica (anno 1994, 50 chilometri di cui 39 sotto il mare, profondità media di 45 metri, 11 milioni e mezzo di Euro); il ponte dello ├ÿresund che collega Danimarca e Svezia (anno 2000, 3 miliardi di dollari), la Palm Island di Dubai (anno 2006, 100 milioni di m┬│ di sabbia e roccia per le isole artificiali), lo stadio nazionale di Pechino (anno 2008, 45.000 tonnellate d ‘acciaio)… Sono tutti monumenti della High Tech che pongono lo stesso problema: la compatibilità tra la complessa messa in opera di edifici di grande ‘peso’ e il mondo ‘leggero’ dell ‘era elettronica.

 

Lo Sheykh Zayed Bridge di Abu Dhabi (842 metri, 120 milioni di Euro), progettato da Zaha Hadid e inaugurato nel 2010, si situa come linea di confine tra queste difficoltà. Megastrutture ne ha recentemente proposto il filmato del cantiere, rischiosissimo ma portato a termine a regola d ‘arte. Il committente voleva un segno originale, un monumento-simbolo della città sul mare. Hadid ha proposto l ‘immagine delle dune di sabbia e non ha voluto replicare nessun sistema già usato: ne ponte ad arco, ne piloni con travata, ne ponte sospeso, ne strallato, tutti modelli che distinguono tra elementi portanti e elementi portati. Qui, invece, le corsie carrabili sono tutt ‘uno con la doppia sinusoide continua che attraversa il canale Maqta. Questa tocca il fondo marino e si risolleva in alto, poi si reimmerge e di nuovo spicca il volo, sempre con curvature diverse. Struttura portante e struttura portata sembrano dunque coincidere, senza nessun aumento di spessore alle ‘spalle’.

Ma ciò implica molte criticità: le corsie stradali hanno bisogno di un apposito supporto e provocano comunque una impropria torsione laterale ai nastri della sinusoide. L ‘idea è allora di lavorare con una sezione a sbalzo senza giunzioni visibili e suddividere i vari getti in 24 tappe, fino a raggiungere il concio di chiave. Nessun problema: la Six Construct e il suo General Manager Ing. Philippe Dessoy risolvono ogni difficoltà. Immagine dinamica e struttura statica possono quindi convergere, ed ecco il ponte-icona per gli Emirati Arabi o a prova di escursioni termiche di 60 gradi celsius e a raffiche di vento di 160kph o inventato dall ‘architetta irachena.

Mi torna in mente che un altro ponte-icona, il Brooklyn Bridge (1869-1883), è stato portato a termine da una donna, Emily Warren, la nuora del progettista. L ‘ingegnere prussiano J.A. Roebling, infatti, muore improvvisamente per un incidente proprio nel 1869, quando la costruzione è appena iniziata. Anche suo figlio Washington, che ne eredita l ‘incarico, non può seguire i lavori per una malattia congenita debilitante; lo sostituisce sua moglie Emily che ben conosce tutte le nozioni necessarie per erigere un ponte sospeso: dalla matematica al calcolo delle catenarie, dalla resistenza dei materiali al comportamento dei cavi d ‘acciaio, sui quali poi la Impresa Roebling consoliderà la propria fortuna.

Le immagini-icona varcano dunque disinvoltamente i confini geografici, le forme trasmigrano creando simboli perfettamente rispondenti all ‘esigenza d ‘identità di culture tra loro distanti. Un aspetto ormai diffuso nel mondo attuale, costringendoci ogni volta a individuare impreviste corrispondenze o a scoprire probabili simulazioni. Una questione da approfondire.

 

FOCUS SU

Master di primo livello in Exhibit & Public Design

Sapienza Università di Roma, Facoltà di Architettura – dipartimento DATA

a.a. 2012/13 – 6┬░ edizione

direttore: prof. arch. Cecilia Cecchini

http://w3.uniroma1.it/masterexhibit/

INFO: masterexhibit@uniroma1.it

 

SCADENZA ISCRIZIONI 17 DICEMBRE 2012

20 posti disponibili

Il Master inizierà alla fine di gennaio 2013 e si concluderà a gennaio 2014

 

Il tema del Master in Exhibit & Public Design è il progetto dello spazio pubblico, affrontato attraverso un percorso formativo – rivolto a laureati di primo livello o titoli superiori – finalizzato a sviluppare nei partecipanti sensibilità culturale e consapevolezza tecnica nel campo della progettazione degli spazi pubblici, temporanei e permanenti, indoor e outdoor.

Il Master opera in quel territorio di confine che va dall ‘urban landscape all ‘installazione site specific, dal retail design alla progettazione di piccole strutture temporanee.

Si tratta di un ambito progettuale caratterizzato da forte innovazione e sperimentazione, a cavallo tra architettura, design, arte, comunicazione multimediale.

L ‘attività didattica – improntata alla trasversalità e alla contaminazione tra saperi diversi – si avvale di docenti della Facoltà di Architettura di Roma, di altri atenei italiani e di affermati professionisti del settore.

Fortemente variegata anche la provenienza dei partecipanti nelle cinque edizioni precedenti: laureati triennali o quinquennali in architettura, in allestimento, in design, in grafica e comunicazione visiva; studenti italiani e stranieri. Un mix di preparazioni ed esperienze diverse, fertile terreno per lo sviluppo di positive sinergie di scambio e di crescita.

La didattica del Master, di durata annuale, è articolata in moduli ciascuno diretto da uno o più docenti. L ‘attività formativa è pari a 1500 ore di impegno complessivo, di cui minimo 500 di didattica frontale. Con il superamento della prova finale si acquisiscono 60 Crediti Formativi Universitari.

 

AIAC TUBE

http://www.youtube.com/user/architetturaecritica

 

Backstage o Summer School Selinunte 2012

— L ‘Associazione Italiana di Architettura e Critica e il Laboratorio presS/Tfactory presentano: SUMMER SCHOOL Parco Archelogico/Marinella di Selinunte LET ‘S BUILD !, 30 settembre – 1 ottobre 2012.

In occasione della terza edizione della Summer School, il gruppo di fotografia guidato dal celebre fotografo di architettura Moreno Maggi ha realizzato due video. Uno documenta le fasi di costruzione della Gridshell -la struttura in legno realizzata all’interno del Parco Archeologico di Selinunte- e uno racconta il backstage, i personaggi, i gruppi di lavoro, le gite, le mostre e le lecture di tutta la Summer School di Selinunte 2012.

 

Ecco a voi il filmato Backstage – Summer School Selinunte 2012:

http://youtu.be/NCSowjFoR84

Foto di: Moreno Maggi, Antonio Aiesi, Francesco Graci, Claudia Sinacori, Pietro Venezia

Editing Video: Pietro Venezia

 

— Vi ricordiamo inoltre di vedere il primo video sulla costruzione della Gridshell, in onda dalla scorsa settimana su AiacTube:

Costruzione Gridshell – Summer School Selinunte 2012:

http://youtu.be/CYORNbKV8Fo

— AiacTube —

Direttore: Marco Maria Sambo

In Redazione: Luca Marinelli, Valentina Buzzone, Elisabetta Fragalà, Filippo Puleo, Elisabetta Matzeu

 

DOCUMENTI

Cesare Cattaneo 1912 o 1943. Pensiero e segno nell ‘architettura

Accademia Nazionale di San Luca, Roma

Roma, piazza dell ‘Accademia di San Luca 77

tel. 06.6798850 06.6790324

5 ottobre 2012 o 12 gennaio 2013

Orari: lunedì-venerdì 10.00-19.00, sabato 10.00-14.00, chiuso festivi

 

Ricorre quest ‘anno il centenario della nascita dell’architetto razionalista comasco Cesare Cattaneo (1912-1943). Scomparso a soli 31 anni, Cattaneo ha lasciato un’impronta non dimenticata, tanto con le poche, ma qualificatissime opere realizzate (Asilo Garbagnati ad Asnago; Fontana di Camerlata; Casa d’affitto a Cernobbio; Palazzo dell ‘Unione Lavoratori dell’Industria a Como), quanto con i numerosi progetti che si distinguono per la singolare sperimentazione plastica, e con alcuni acutissimi saggi critici che lo hanno portato a teorizzare l ‘innovativo concetto di polidimensionalità.

Curata da Pierre-Alain Croset, la mostra è concepita attorno alla scelta di circa 160schizzi e disegni autografi, insieme con plastici originali e nuovi, che evidenziano come si forma il pensiero architettonico di Cesare Cattaneo, un pensiero caratterizzato da una forte tensione ideale. L ‘atto di disegnare rappresenta una vera e propria scrittura, nel senso della trascrizione grafica di un pensiero: molti schizzi evidenziano l ‘intensità e la velocità di un ‘attività progettuale che produce variazioni, ripensamenti, alternative talvolta radicali.

L ‘analogia tra schizzare e scrivere costituisce una specie di filo rosso della mostra: a livello della scelta dei materiali da esporre, ma anche dei principi dell ‘allestimento, che propone due diversi livelli di lettura, secondo una chiara distinzione tra l ‘esposizione dei materiali originali su tavoli e vetrine, e la stampa sulle pareti di scritte, citazioni, fotografie, filmati, ingrandimenti di particolari. I disegni, singoli o montati per serie, sono accompagnati da brevi testi didascalici che aiutano il visitatore a decifrarne il significato specifico. Le stampe sulle pareti formano invece un racconto visivo che connette tra di loro disegni e testi teorici, temi formali ricorrenti in più progetti, frammenti di singoli disegni e particolari degli edifici realizzati.

La Mostra è divisa in quattro sezioni.

La prima sezione illustra gli anni di formazione: da una parte l ‘intensa attività di autoformazione al disegno e alla pittura, iniziata all ‘età di 14 anni e caratterizzata da una fittissima produzione di schizzi dal vero, in particolare di paesaggi; dall ‘altra parte gli studi dal 1930 al 1935 alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, con i primi progetti, molti dei quali ancora inediti, che evidenziano la sua veloce maturazione come architetto. Ancora studente, Cattaneo testimonia la sua meditata adesione al linguaggio astrattista dei migliori architetti razionalisti della generazione precedente (Terragni, Lingeri, Figini e Pollini, Sartoris), e s ‘impegna direttamente con progetti e scritti polemici nelle battaglie per l ‘architettura moderna condotte dalle riviste Quadrante e Casabella.

La seconda sezione è dedicata alle relazioni tra Cattaneo e gli artisti astrattisti di Como, in particolare Mario Radice con il quale progetta e realizza un ‘originalissima Fontana: opera di pura astrazione diventata famosa internazionalmente come fontana al Parco realizzata alla VI Triennale di Milano nel 1936, solo nel 1960 fu realizzata nel luogo originariamente previsto, in Piazza Camerlata a Como, dove tuttora forma uno straordinario segno plastico nel paesaggio urbano. Dopo il successo della Triennale, il sodalizio tra Cattaneo e Radice prosegue con il progetto per un ‘altra fontana, che evidenzia la capacità di Cattaneo di configurare spazi aperti di radicale astrattezza e modernità, anticipando le ricerche spaziali degli artisti della minimal art e della land art degli anni 1960.

La terza sezione presenta alcuni progetti per la città razionalista, iniziando dal Piano Regolatore di Como (1933-34) al quale partecipa come unico studente in un gruppo di affermati architetti e ingegneri (Giuseppe Terragni, Piero Bottoni, Luigi Dodi, Gabriele Giussani, Pietro Lingeri, Mario Pucci, Renato Uslenghi). Successivamente, dedica una particolare attenzione ai modi in cui l ‘architettura moderna possa riconfigurare il disegno urbano del centro storico, prima con progetti teorici, poi con l ‘occasione concreta della sede dell ‘Unione Lavoratori dell ‘Industria (1938-42, realizzato in associazione con Lingeri, Origoni, Magnaghi e Terzaghi). La sede dell ‘ULI, costruita nel lotto retrostante la Casa del Fascio di Giuseppe Terragni, costituisce una vera e propria Isola del Razionalismo insieme con un terzo progetto di Cattaneo finora inedito e presentato per la prima volta in questa mostra, per l ‘immobile d ‘abitazioni CX (1938) caratterizzato da un impianto tipologico di grande originalità.

La quarta e ultima sezione analizza in modo approfondito l ‘opera realizzata più nota di Cattaneo, la Casa d ‘affitto a Cernobbio (1938-39), con circa 70 disegni autografi, modelli originali o nuovi, fotografie d ‘epoca e di documentazione dello stato attuale. Questa ricca documentazione consente di approfondire la conoscenza di questa casa straordinaria sia per la qualità della sua espressione plastica che per il modo particolarmente raffinato di inserirsi nel contesto storico, rivelando aspetti poco noti e singolari della complessa e travagliata storia della sua ideazione e del suo cantiere. In particolare è illustrata in dettaglio la prima fase del progetto, ancora poco nota e studiata, ma anche il funzionamento degli spettacolari meccanismi che azionano le finestre e gli scuri scorrevoli, secondo un ‘idea dinamica dello spazio abitativo ben rappresentata in un filmato di Alberto Momo prodotto specificamente per questa mostra.

 

INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Elisabetta Fragalà

WEST 8: la riqualificazione dello spazio pubblico, Governors Island NY e progetti recenti a Torino

West 8: il progetto e la riqualificazione dello spazio pubblico sarà la terza conferenza organizzata da alessiostudio presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, all ‘interno del ciclo di ‘d ‘ARCHITETTURA o esempi di qualità ‘ della stagione 2012 /2013 ‘. Oggi intere sezioni di città sono interessate da grandi trasformazioni attorno alle quali si sono avvicendati alcuni tra i più accreditati studi d ‘architettura contemporanea; i nuovi piani di riqualificazione comprendono sempre vaste aree verdi che cercano di sopperire al deficit di parchi delle città italiane. Il progetto paesaggistico sta acquisendo, anche in Italia, pari importanza rispetto a quello architettonico. West 8 urban design & landscape architecture illustrerà la situazione europea attraverso la descrizione degli ultimi progetti e le informazioni più recenti che non sono mai state svelate al pubblico riguardo il progetto vincitore Governors Island a New York.

Martedì 20 novembre, ore 18.00, Fondazione Sandretto re Rebaudengo – via Mondante 16, Torino.

 

Bruno REICHLIN a Paris

 

Architetto, professore alll’Accademia d ‘Architettura – Università della Svizzera Italiana.

Bruno Reichlin, si laurea all ‘Ecole Federale Polytechnique de Z├╝rich, insegna storia dell ‘ architettura a partire dal 1972, a Z├╝rigo, poi a Nancy e all ‘ instituto universitario di Architettura di Ginevra.

L ‘ interesse specifico per l ‘ architettura moderna e contemporanea lo ha portato a risolvere quelle particolari problematiche che caratterizzando il patrimonio storico architetturale per cui è necessario operare con un logica conservativa attraverso parziali meticolose operazioni di restauro.

Martedì 20 novembre , ore 18.00, sala conferenze, Ecole d ‘ Architecture Paris Val de Seine, Paris.

 

Patrik Schumacher al Politecnico di Milano

Patrik Schumacher è socio e direttore dello studio Zaha Hadid Architects e direttore e fondatore di AA Design Research Lab. Si è unito a Zaha Hadid nel 1988. Patrik Schumacher ha studiato architettura presso l’Università di Stuttgart e la Southbank University di Londra. Ha completato gli studi di architettura e conseguito la laurea in ingegneria all’Università di Stuttgart nel 1990. Inoltre, ha studiato filosofia presso le Università di Bonn e di Londra. Nel 1999 ha ultimato un Dottorato di ricerca all’Istituto di scienze culturali dell’Università di Klagenfurt. Dal 1992 a oggi, Patrik Schumacher ha insegnato presso diverse scuole di architettura in Gran Bretagna, in Europa continentale e negli USA e dal 1996 è co-direttore del Design Research Laboratory della Architectural Association School. Inoltre, con Zaha Hadid ha tenuto una serie di corsi opzionali post-laurea presso la University of Illinois di Chicago, la Columbia University e la Graduate School of Design della Harvard University. Attualmente è professore all’Università di Innsbruck e il suo contributo alla riflessione sull’architettura contemporanea è evidente anche nei lavori da lui pubblicati. Tra i progetti che ha completato figurano il MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, vincitore dello Stirling prize nel 2010, e uno dei primi lavori realizzati dallo studio, la Vitra Fire Station (1992). ├ê attualmente impegnato in alcuni progetti masterplan, tra i quali Kartal Pendik a Istanbul e One North a Singapore.

Giovedì 22 Novembre, ore 17.00 – 19.30, Aula Rogers – Politecnico di Milano, Via Ampère 2 , Milano.

 

Lighting designer – progettare la luce a Firenze

Seminario gratuito su Illuminazione di interni – Shop & Office Lighting.

L ‘incontro si propone di fornire ai professionisti del settore la capacità di affrontare la progettazione di aree commerciali e negozi e ambienti del terziario dal punto di vista dell ‘approccio iniziale e della modalità operativa di selezione di lampade ed apparecchi di illuminazione a partire dalla normativa esistente in materia UNI EN 12464-1. Giovedì 22 novembre, sede della Commissione territoriale Del Valdarno Fiorentino Dell ‘ Ordine degli Architetti PPC, Via degli Innocenti 2, Figline Valdarno, Firenze.

 

MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Filippo Puleo

Steve McCurry – Viaggio intorno all ‘Uomo, Genova

dal 18 ottobre 2012 al 24 febbraio 2013

Una grande galleria di oltre 200 ritratti che l ‘obiettivo di Mc Curry ha raccolto nell ‘arco della sua lunga esperienza e continua a raccogliere in ogni suo viaggio.

Genova, Palazzo Ducale, Sottoporticato, Piazza Matteotti n. 9

Telefono: 010 5574012 o 74826 o 74071

 

RenoirLa vie en peinture, Pavia

15 settembre o 16 dicembre 2012

a cura di Philippe Cros

L ‘esposizione – attraverso una selezione di dipinti, pastelli e disegni – ripercorrerà la carriera del grande Maestro francese mettendo in evidenza il ruolo dell ‘artista nella storia dell ‘arte moderna. Il pubblico avrà la possibilità di ammirare importanti lavori, alcuni dei quali esposti per la prima volta in Italia, provenienti da prestigiose realtà museali internazionali tra cui la National Gallery of Art di Washington, il Columbus Museum of Art (Ohio), il Centre Pompidou di Parigi eil Palais des Beaux Arts di Lille.

Pavia – Scuderie del Castello Visconteo, Viale 11 febbraio 35

orari: dal lunedì al venerdì 10-13 / 15-19 (giovedi apertura fino alle ore 21)

sabato, domenica e festivi 10-13 / 14-19

ogni lunedì visita guidata gratuita e senza prenotazione alle ore 17

ogni giovedì visita guidata gratuita e senza prenotazione alle ore 18.30

segreteria@scuderiepavia.com

0382538932

 

Edward Weston Una retrospettiva, Modena

14 settembre – 9 dicembre 2012

A oltre quindici anni dall ‘ultima sua mostra in Italia, l ‘esposizione intende celebrare il lavoro di Edward Weston, grande maestro della fotografia statunitense.

In mostra, un ricco percorso tra le opere più importanti del fotografo californiano: oltre 110 stampe fotografiche originali, provenienti dal Center for Creative Photography di Tucsone dalla collezione privata di Margaret Weston. Spesso direttamente paragonata alla pittura e alla scultura, la fotografia di Weston è l ‘espressione di una ricerca ostinata di purezza, nelle forme compositive così come nella perfezione quasi maniacale dell’immagine. L ‘autore indaga gli oggetti nella loro quintessenza, eleggendoli a metafore visive degli elementi stessi della natura.

Modena – Ex Ospedale Sant ‘Agostino, Largo Porta Sant’Agostino, 228

Orari: martedì-venerdì 11-13 / 15.30-19

sabato, domenica e festivi 11-20

T +39 059 239888

F +39 059 4270357

E info@mostre.fondazione-crmo.it

 

Fotografi&fotografie: didattica & sperimentazione, Trieste

dal 18 ottobre 2012 al 15 novembre 2012

In mostra fotografie di Enzo Gomba, Furio Casali, Ennio Demarin, Claude Andreini, Luigi Tolotti e Annamaria Castellan.

Trieste, Biblioteca Statale Stelio Crise

Telefono: 040307463 – Fax: 040301053

E-mail: bs-ts.info@beniculturali.it

William Kentridge | Vertical Thinking, Roma

dal 17 novembre 2012 al 03 marzo 2013

a cura di Giulia Ferracci

La mostra ruota intorno all ‘installazione The Refusal of Time, realizzata per Documenta 13 di Kassel e presentata al MAXXI in prima italiana.

Roma, MAXXI – Museo Nazionale delle arti del XXI secolo, via Guido Reni 4

Telefono: 06 3225178

WASSILY KANDINSKY. Dalla Russia all ‘Europa, Pisa

dal 13 ottobre 2012 al 03 febbraio 2013

La mostra presenterà un Kandinsky inedito per l ‘Italia, attraverso cinquanta opere, appartenenti al periodo russo del padre dell ‘astrattismo, ascrivibile tra il 1901 e il 1921, anno in cui fu costretto ad abbandonare per sempre la Russia Sovietica, che pure aveva sostenuto nei primi anni della rivoluzione, per accettare l ‘incarico offertogli da Walter Gropius di dividere con Paul Klee l ‘insegnamento al Bauhaus.

Biglietto intero comprensivo di audioguida Ôé¼ 10,00 – Biglietto ridotto comprensivo di audioguida Ôé¼ 8,50 (visitatori oltre 65 anni e studenti universitari fino a 25 anni) Biglietto convenzionato comprensivo di audioguida Ôé¼ 8,00 ÔÇ¿Ingresso gratuito Giovani fino a 12 anni accompagnati da familiari, un accompagnatore per ogni gruppo e due per ogni scolaresca, portatori di handicap e accompagnatori, giornalisti iscritti all ‘albo, tesserati ICOM

Pisa, Palazzo Blu, Lungarno Gambacorti 9

 

Henri Cartier-Bresson. Immagini e Parole, Caserta

dall ‘1 novembre 2012 al 14 gennaio 2013

Quarantaquattro fotografie tra le più suggestive del grande maestro della fotografia in bianco e nero, accompagnate dal commento o tra gli altri o di Aulenti, Balthus, Baricco, Cioran, Gombrich, Jarmusch, Kundera, Miller, Scianna, Sciascia, Steinberg e Varda.

Caserta, Reggia di Caserta, Appartamenti Storici, Via Douet

Telefono: 0823 448084

 

Genealogie: il Palladianesimo in Africa attraverso il reportage di Max Belcher, Vicenza

5 ottobre 2012 – 31 marzo 2013

La prima mostra temporanea ad essere ospitata nel Palladio Museum, racconta attraverso lo sguardo del fotografo americano Max Belcher il palladianesimo inconsapevole degli schiavi neri liberati dai campi di cotone nordamericani che, tornati in Africa, ricostruirono “a memoria”, con materiali locali, le ville dei propri padroni.

Palladio Museum

Contrà Porti 11, Vicenza

Apertura:

da martedì a giovedi 10-18 – venerdì e domenica 10-19 – sabato 10-20

Biglietto intero 6 euro, 4 euro ridotto

Telefono: 0444 323014

 

Il mestiere del fotografo, la fotografia commerciale in Italia, Milano

dal 5 novembre al 19 dicembre

Dal 5 novembre al 19 dicembre 2012 Polifemo ospiterà presso la sua sede alla Fabbrica del Vapore di Milano un ciclo di quattro incontri dedicati a otto fotografi che operano in diversi settori della fotografia (architettura, corporate, still life, moda).

Sabato 15 dicembre una tavola rotonda vedrà operatori del settore confrontarsi sullo stato dell ‘arte della fotografia commerciale.

Il primo appuntamento dell’iniziativa sarà dedicato alla fotografia di architettura. Lunedì 5 novembre 2012 dalle 18,30 incontro con presentazione dei lavori dei fotografi Fulvio Bortolozzo e Carola Merello. I lavori saranno visibili fino al 14 novembre dal Lunedì al Venerdì dalle 10 alle 19, Sabato dalle 15 alle 19 (domenica chiuso).

Ingresso libero.

Polifemo – La Fabbrica del Vapore – Via Procaccini 4 – 20154 Milano, zona Cimitero Monumentale – tram 12, 14, autobus 37.

Architetture dal mondo, Milano

9 ottobre2012 o 10 febbraio 2013

Il titolo della mostra fa riferimento esplicito a quelle opere che, come strade, ferrovie, aeroporti, più contribuiscono a dar forma al mondo e ne permettono il funzionamento, e al loro rapporto con funzioni e abitudini che cambiano e con un ambiente sempre più in pericolo.

La mostra si compone di quattro sezioni di cui una, quella storica, rappresenterà un elemento di continuità del percorso e le altre tre, in successione, esporranno opere e progetti relativi a ciò che si produce al di fuori del nostro paese, a ciò che stato realizzato o è in corso d ‘opera in Italia e, infine, a ciò che inizia a presentarsi come un quadro geografico a scala globale al quale le nuove grandi infrastrutture si rapportano.

Triennale di Milano 9 ottobre2012 o 10 febbraio 2013

Milano – Triennale di Milano, Viale Alemagna, 6

Orari: Martedi o Domenica, 10.30 – 20.30

Giovedi, 10.30 – 23.00

T. +39.02.724341

 

Omaggio a Bruno Zevi anticlassico, 50 bassorilievi di Gaetano Pesce

dal 23 ottobre 2012 al 27 gennaio 2012

curatore: Adachiara Zevi

Per festeggiare i dieci anni della Fondazione Bruno Zevi, la Facoltà di Architettura – Sapienza Università di Roma e la Galleria nazionale d ‘arte moderna e contemporanea ospitano una conferenza e una mostra del grande scultore, designer e architetto Gaetano Pesce, martedì 23 ottobre 2012. La mostra sarà aperta fino al 27 gennaio.

Galleria nazionale d ‘arte moderna e contemporanea, Viale delle Belle Arti 131, Roma

Orari: martedì – domenica dalle 10.30 alle 19.30, (la biglietteria chiude alle 18.45). Chiusura il lunedì

 

RESTAURO TIMIDO di Marco Ermentini

Oblomov

“Quando si trovava in casa (e in casa egli era quasi sempre), si sdraiava in quella stessa stanza in cui lo abbiamo trovato e che gli serviva da camera da letto, da studio e da salotto.” La stanza di Oblomov dove passava le sue giornate rappresenta l’incapacità di agire e di accettare le regole crudeli e prosaiche della vita. Il suo ozio è anche un mistero, un differente modo di affrontare la vita. Forse l’accettazione della vita stessa è una riconciliazione con il mondo delle cose e degli esseri. Il divano silenzioso di Oblomov è la metafora stessa della felicità del non agire, dello stare in silenzio. Il tempo passava sopra di lui, che non era in grado di resistergli. Allo stesso modo si comporta la critica dell ‘architettura che non fa nulla d ‘inutile e segue la via più breve ed economica: lex parsimoniae.

 

LA STORIA DELL ‘ARCHITETTURA di LPP

3.1.8 ABC e il costruttivismo

Nell ‘autunno del 1921 El Lissitskij parte alla volta di Berlino con un incarico affidatogli da Anatolij Lunacharskij, commissario del Ministero dell ‘educazione e delle arti: diffondere l ‘arte e l ‘architettura russa all ‘estero per propagandare gli ideali rivoluzionari in Europa.

Il trentunenne El Lissitskij ha studiato architettura al Politecnico di Darmstadt e conosce l ‘arte europea, essendo stato nel 1911 a Parigi e in Italia. ├ê discepolo di Malevic╦ç e autore di opere d ‘arte, i Proun, che cercano di conciliare quarta dimensione, costruttivismo e suprematismo. Si occupa di editoria ed è in contatto con gli architetti della Asnova, legati al Vkhutemas, la scuola di architettura moscovita di cui abbiamo parlato in precedenza.

 

A Berlino incontra numerosi artisti, tra questi il dadaista Hans Richter, con cui fonderà nel 1923 la rivista G, e il funzionalista olandese Mart Stam, il quale sarà il tramite per avviare i contatti con un gruppo di giovani svizzeri che nel 1924 daranno vita alla rivista ABC, fortemente influenzata dalle posizioni costruttiviste russe.

 

Nel maggio del 1922 si svolge a D├╝sseldorf il Primo congresso internazionale di artisti progressisti. Serve a rilanciare le ragioni dell ‘arte d ‘avanguardia in Europa. Vi partecipano esponenti del Novembergruppe, della Darmstadt Secession, dello Young Rhinean Group, di De Stijl.

El Lissitskij raccoglie unanimi apprezzamenti. Molti artisti d ‘avanguardia europei vedono con simpatia la rivoluzione bolscevica. Inoltre il costruttivismo, praticato in quel momento in Russia, appare come una tendenza che fa propri i principi di rinnovamento e sincerità strutturale che si prefiggono i diversi movimenti d ‘avanguardia europei.

 

Nasce così la Fazione Internazionale dei Costruttivisti. ├ê appoggiata da Theo van Doesburg, Hans Richter, Viking Eggeling, Fritz Baumann. Si lancia con l ‘occasione un network di riviste sperimentali. Vi partecipano Veshch, Gegenstand, Object, la pubblicazione trilingue o russo, tedesco, francese o edita a Berlino dallo stesso El Lissitskij, l ‘olandese De Stijl, diretta da van Doesburg, le praghesi Stavba, diretta da Karol Teige o del quale parleremo nel prossimo paragrafo o e Disk, le polacche Block e Praesens.

Il network si allargherà negli anni successivi: nel 1923 El Lissitskij prenderà contatti con l ‘americana Broom e la tedesca Merz, diretta da Schwitters, e nel 1924 la rivista ABC pubblicherà un lungo elenco di testate amiche.

 

Nell ‘ottobre del 1922, El Lissitskij organizza a Berlino la Prima mostra di arte russa. Nel 1923 deve però interrompere le attività e trasferirsi a Locarno per curare la tubercolosi. Ne approfitta per incontrare Mart Stam, che in quel momento lavora a Zurigo.

Stam è amico di Werner Moser e di Hans Schmidt. Li ha conosciuti a Rotterdam, perche i due, su suggerimento del padre del primo, Karl Moser, professore all ‘ETH di Zurigo e personaggio importante nel rinnovamento architettonico elvetico (nel 1928 sarà eletto presidente del CIAM), vi si sono trasferiti per allargare i propri orizzonti culturali. Recatosi a lavorare dai Moser, Stam entra in contatto, tramite Hans Schmidt, con altri giovani architetti di Basilea insoddisfatti del clima accademico che si registra nel paese. Sono: Paul Artaria, Hannes Meyer, Hans Wittwer, Emil Roth.

 

Su suggerimento di El Lissitskij, il gruppo deciderà di dar vita a una rivista d ‘impronta costruttivista dal titolo ABC Beitr├ñge zum Bauen. Uscirà a partire dalla primavera del 1924.

 

Farà confluire in una due culture diverse: la russa, energica e straripante, e l ‘olandese, calvinista e rigorosa. La prima, influenzata dal formalismo della Asnova di cui El Lissitskij è un esponente, è orientata verso l ‘esaltazione della leggerezza, della trasparenza, del precario equilibrio di pesi, masse, volumi, dei flussi comunicativi e del progresso tecnico. La seconda è la ultrafunzionalista di Stam, un fervente ammiratore delle opere di Oud, Duiker, Bijvoet. Lavora sulla pianta, sull ‘eliminazione di ogni orpello, sul perseguimento del massimo risultato al minimo costo.

 

I due approcci potrebbero essere antagonisti. In realtà si completano a vicenda. La retorica costruttivista renderà vitali le ineccepibili organizzazioni del funzionalismo olandese e, viceversa, i ferrei e razionali schemi di quest ‘ultimo garantiranno concretezza e credibilità a impianti formalmente esuberanti, ma difficilmente realizzabili.

Stam, Schmidt, Artaria, Wittwer e Meyer o che sarà direttore del Bauhaus dal 1928 al 1930 sostituendo Gropius o produrranno alcuni degli edifici più interessanti degli anni venti. Sono le case di Stam al Weissenhofsiedlung (1927); la Van Nelle Factory a Rotterdam, disegnata almeno in parte da Stam all ‘interno dello studio Brinkman e van der Vlugt nel 1926-1930; i progetti di Hannes Meyer e Hans Wittwer per la Petersschule a Basilea (1926); la Società delle Nazioni a Ginevra (1927) e la scuola della confederazione sindacale tedesca a Bernau, realizzata tra il 1928 e il 1930.

Si delinea un funzionalismo sognante, non appiattito su standard e aspetti costruttivi, bensì aperto a un futuro in cui lo spirito è visto trionfare sulla materia. A teorizzarlo sarà il praghese Karol Teige, costruttivista, direttore della rivista Stavba e amico di Stam, Meyer e El Lissitskij.

 

AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama

Chi molto schizza poco progetta

Alla fine, il valore di un edificio si misura in mq

Chi progetta con leggerezza realizza con fatica

Un edificio può fare a meno dei solai, non delle fondazioni

Se una piccola crepa fa crollare l ‘edificio, allora la crepa non era piccola

 

INTERMEZZO di Edoardo Alamaro

Connessioni

Non tutti i mali vengono per nuocere. Martedì scorso era prevista al teatrino di corte del Palazzo Reale di Napoli una conferenza sul Quarto Stato, il famoso dipinto engage di Pellizza da Volpedo del 1901 socialista. Ciò nell ‘ambito di un ciclo di conversazioni molto fortunate sulla bistrattata (e poco studiata nelle scuole) Storia dell ‘arte italiana. Titolo esatto delle lezioni, promosse dalla fondazione NapoliNovantanove: L’altra lingua degli italiani: l’arte figurativa, il paesaggio e l’identità nazionale. Sempre di martedì alle 18.00 e sempre della durata di un ‘ora esatta. Niente dibattito, ne interventi e repliche perche lo storico Palazzo chiude i cancelli irrevocabilmente e sindacalmente alle 19.30!

Una di queste conversazioni del martedì, quella sull ‘architettura delle città italiane dal dopoguerra a oggi, è stata tenuta da Vittorio Gregotti. Particolarmente scialba e deludente, con le note smotivazioni critiche lette senza mordente dall ‘architetto mordace. Bau bau, ÔǪ ciao, ciao, Gregotti, a giudizio moltocritico del teatrino del Palazzo sgarrupato dell ‘Arte napulitana.

Purtroppo il bravo relatore in programma martedì scorso, quello del Quarto Stato, all ‘ultimo momento ha messo un piede in fallo e s ‘è rotto. A casa sua, a Milano. Come fare per rimediare, a Napoli? Niente paura, c ‘è pronta subito, in panchina, una riserva di lusso dell ‘impegno civile nella pittura che fu ÔǪ e che oggi fa fru-fù: Las meninas di Velazquez, il famosissimo dipinto del 1656 che sta al Prado di Madrid. E che da solo, come scrisse a suo tempo Manet, vale il viaggio nella capitale spagnola.

 

La trattazione di Las Meninas è stata affidata d ‘urgenza al professor Tomaso Montanari, che di questo ciclo di conversazioni è il coordinatore, regista e grande introduttore. Ma questa volta, oltre che introdurre, ha dovuto anche fare tutto il resto del servizio, a Palazzo. Molto bene, molto apprezzato, in modo molto incisivo e puntuale. Nuovo modello di accademico sciolto; anzi liquido nel pubblico da grande numero; da happening, da teatro (di corte e di lunghe onde). Certamente oltre l ‘aula universitaria tradizionale, nella società dello spettacolo della cultura ampia. Ma non empia, almeno nei proponimenti. Cioè contro l ‘idea che la Storia dell ‘arte sia ritenuta oggi, come scrive nel suo blog Montanari: una escort di lusso della vita culturale, un intrattenimento dei media. Molto bene, professore: vittoria e avanti! Avanti popolo dell ‘arte!

 

Qual è l ‘idea che sostiene il lavorio del giovane professor Montanari (1971), docente militante, e talvolta decisamente militare, di Storia dell ‘arte moderna alla Federico II di Napoli? E ‘ la convinzione profonda che gli storici indagano i come, non i perche. E poi, specificatamente, che il lavoro dello storico dell ‘arte è quello di connettere e di far relazioni tra indizi. Intrigante!

In questo senso Montanari, in effetti, anche per il suo noto impegno civile (esemplare la recente vicenda libraria dei Gerolamini a Napoli), a me pare un pasoliniano doc dei nostri giorni. Per entrambi, infatti, il ruolo dell ‘intellettuale è quello di connettere, ÔǪ di immaginare ocome scriveva assolutamente nel 1974 Pasolinio tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiereÔǪ.

Processo indiziario, però, senza prove. Come fu il cinema politico-indiziario di Rosi e di tanti altri anni ’70. Tanto che, dalle colonne del Corriere della Sera di Ottone, Pasolini (che a Bologna era stato allievo di Longhi, nel dopoguerra), scrisse il famoso: Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi ÔǪ.

 

Non pare però questo il caso del commissario Montanari, che di Las meninas ha, se non le prove, almeno gli indizi cogenti per arrivare ad una spiegazione coerente dei come del delitto. Cioè di cosa si cela nel quadro. A tal fine, lente d ‘ingrandimento all ‘occhio e carte d ‘archivio in mano, coordina fatti anche lontani, come Pasolini: il Mantenga di Mantova, nella Camera degli Sposi, ad esempio ÔǪ o il Giorgione de La tempesta a Venezia ÔǪ; o indizi abbastanza vicini al tempo di Velazquez: Caravaggio e la sua modella che il maledetto finse Maddalena, lì nel suo studio romano, nel luogo del delitto dell ‘arte, nel 1595. La pittura è inganno, è finzione, è specchio deformato e deformante!

 

O l ‘Annibale Carracci di Bologna che, a domanda del commissario Montanari, dichiara a verbale: Noi pittori non abbiamo da parlare che con le mani! (Bei tempi, fratelli Carracci!, nda) O, procedendo verso il nostro tempo, l ‘interrogatorio a Courbet, ÔǪ e al Manet dell ‘Olympia e di Colazione sull ‘erba, entrambi del 1863; o al Picasso del travolgente Les Demoiselles d ‘Avignon del 1907, ÔǪ e poi ancora Bacon che dell ‘Innocenzo X di Velazquez ne indaga il profondo, ÔǪ la corrosione della materia. Cioè il tempo che passa e, impietoso, scava di solchi il nobile volto. Hai voglia a fare lifting, potente mio di turno!

 

Lo sapeva bene il re di Spagna Filippo IV che per questo motivo rimandava di posare per il suo ritratto ufficiale. Non sopportava, come scriveva, la flemma e le lungaggini di Velazquez. E soprattutto non sopportava vedere il suo volto invecchiato. Con quell ‘occhio spento di vecchio re simile a quello di un pesce che sta lì da troppi giorni: cucinatelo!!! E si danna per questo, per il ritratto e per il cuoco crudele del suo Paese: Velazquez non faceva concessioni e sconti di verità a nessuno! Nemmeno al re di Spagna! La posa è posa, ed è anche lunga e faticosa, crudele per tutti ÔǪ come il lavorio dello storico-investigatore.

 

Quindi, alla fine del giallo, dopo tanti quadri e testi interrogati, facendo connessioni tra indizi diversi, per il commissario Montanari il titolo giusto de Las meninas potrebbe essere questo: La posa è finita, mio re!!. Che, mutatis mutandis è la celebre frase di Augusto riportata da Svetonio. Secondo questo storico, l ‘Augusto imperatore, in punta di morte a Nola, 14 d.C, esclamò (o forse ordinò beffardo): La rappresentazione è finita, applaudite gente!!

Ed è finito anche il tempo de l ‘Arte nata dall ‘arte, come recitava il titolo di un vecchio libro di Karl Eric Maison. Uno dei primi che studiai da ragazzo, tanti anni fa. E che ho ripreso oggi dalla libreria, per scrivere questo periferico mio intermezzuccio. E ho ritrovato in esso la sostanza di quanto va dicendo oggi il commissario Montanari. Il quale, elementare Watson!, concluderà il ciclo di lezioni a Palazzo martedì 27 novembre con una conversazione su: La gloria e la fama italiana: Arte figurativa e identità nazionale. Auguri e salute, Eldorado

 

RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI

Falce e rastrello. La rivoluzione verde del Guerrilla gardening, storie di resistenza al degrado urbano.

Di Federica Seneghini

Edizioni Ecoalfabeto, 2012

Euro 13,00

 

dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori F. De Andre

 

Il 4 novembre è stata la seconda giornata italiana del Guerrilla Gardening, forma di giardinaggio politico, urbano e libero, che attraverso azioni mirate e naturalmente non violente chiede di ridare maggiori diritti alla terra, attraverso l ‘attività partecipata e una certa spiccata ambizione orti-culturale alla vita.

Il termine fu usato per la prima volta nel 1973 a New York, da Liz Christy e dal suo gruppo Green Guerrilla, che decise di trasformare un animo lotto cittadino in un giardino curato ed aperto a tutti: ancora oggi, a distanza di quarant ‘anni, quello spazio è tenuto in perfette condizioni da giardinieri volontari, con tanto di laghetto per pesci e tartarughe.

 

Il piccolo ma brillante libro preso in considerazione questa settimana, ci descrive il fenomeno in proficua ascesa, individuando otto punti fondamentali e linee guida da seguire per passare dalle parole ai fatti e diventare perfetti anarcobotanici (al grido di Dire, fare, zappare!):

 

-Individuate un terreno abbandonato nella vostra zona;

-Pianificate una missione;

-Provate un fornitore di piante di fiducia ( più a buon mercato, meglio è);

-Scegliete piante resistenti per la battaglia in prima linea;

-Procuratevi dei sacchi;

-Innaffiate regolarmente;

-Bombe di semi!

-Passate parola

 

Passa poi a presentare i gruppi italiani più attivi o solo per citarne alcuni I Giardinieri Sovversivi di Roma, I Friarelli Ribelli di Napoli, i Piantagrano di Reggio Calabria, i Trame Urbane di Bologna o e a raccontare le loro storie di responsabilità civile, di riappropriazione di spazi degradati, di impegno nell ‘era del net-attivismo. Perche, per usare una metafora, è proprio l ‘ora di piantarla!

 

Voto: 7+

 

IDEE

Gerardo Mazziotti: L ‘elogio del Modulor

L ‘architettura contemporanea si dibatte in una babele di tendenze (postmodern, high-tech, neogotico, cheap-scape, neoclassico-moderno, naturalism, plasticism, bioarchitectureÔǪ), basate sull ‘estro, sulla fantasia, sull ‘ispirazione, sull ‘intuizione, sul lampo di genio, sulla lampadina che si accende. E su altre similari sciocchezze. Con risultati che solo i critici e le riviste d ‘architettura considerano positivi. Ma non Franco La Cecla, Tom Wolfe, Jeremy Rifkin e Mario Vargas Llosa che accusano le archistar di involgarire le città di mezzo mondo con le loro opere stravaganti e provocatorie. E forse esagerano. Ma sono nel vero quando sostengono (e io concordo) che l ‘assenza di regole non consentirà mai di produrre un ‘opera come Notre Dame du Haut a Ronchamp. Per fare un esempio. Un ‘opera di sublime bellezza apparentemente fuori dai canoni corbusiani ma costruita invece sulle regole, derivate dalle teorie estetiche pitagoriche basate sulla geometria e sulla matematica. E sulla musica. Sono necessari alcuni brevi cenni. La paternità del rapporto aureo viene attribuita a Euclide, che risolse il problema della divisione di un segmento in due parti tali che la maggiore risultasse medio-proporzionale tra il segmento e la minore. Immediato il passaggio al rettangolo aureo, assunto nei secoli come simbolo di armonia e di eleganza (architettura greca, romana, gotica, rinascimentale, neoclassica e moderna) per il fatto che introduce in architettura la stessa legge armonica che regola lo sviluppo degli esseri viventi. La spirale logaritmica, successione di rettangoli aurei, si ritrova nella conchiglia Nautilus e in molte specie di foglie e di minerali. Fu Leonardo che, nel disegnare le sessanta Tavole dei cinque solidi geometrici per il De Divina Proportione di fra ‘ Luca Pacioli, dedicato alla sezione aurea, la rilevò nelle proporzioni del corpo umano. Preceduto, ma lui non lo sapeva, da Fidia e da altri scultori dell ‘antica Grecia. E disegnò il famoso Uomo inscritto nel cerchio e nel quadrato, cui si ispirò LeCorbusier per definire il suo Modulor. Dove l ‘uomo è alto 183 cm, il suo plesso solare misura 113 cm e la sua mano alzata arriva a 226 cm. Questi tre punti sono legati tra loro dal rapporto aureo e generano due serie di misure: la serie rossa (cm 70, 113, 183, 296, 479, 775, 1254 e così via) e la serie blu (cm 86, 140, 226, 366, 592, 958, 1550, 2508 e così via) nelle quali ogni numero è la somma dei due precedenti e tutt ‘e tre sono legati dal rapporto aureo. Talchè la espressione costruire a scala umana significa riportare nell ‘opera architettonica gli stessi rapporti armonici, espressi dalla sezione aurea, che si ritrovano nel corpo umano. Ed è quel che ha fatto LeCorbusier in tutte le sue opere, compresa Ronchamp. L ‘ altezza della cappella di fondo con la croce in cima è cm 2508 e quella delle due cappelle più piccole è 1550; lo spessore della grande copertura-conchiglia è cm 226 ed è impostata all ‘altezza di cm 775; il lato sud, con la parete inclinata e bucata con le vitrages, è inscritto in un rettangolo aureoÔǪE potrei continuare per dimostrare come a Ronchamp nulla è lasciato al caso e tutto è definito secondo i numeri del Modulor e costruzioni rigorosamente geometriche. Questa rilettura di Ronchamp non ha l ‘ambizione di aggiungere altre intuizioni critiche alla vasta esegesi finora prodotta; si propone, molto semplicemente, di mostrare come si possono realizzare forme plastiche rientranti nella sfera dell ‘arte pura mediante l ‘ adozione del Modulor . A condizione, beninteso, di possedere le necessarie capacità di adoperarlo. Avverte LeCorbysier Il Modulor è uno strumento di lavoro preciso, diciamo che è come la tastiera di un pianoforte; tocca a voi suonare bene, questo è il vostro compito. Il Modulor non infonde il talento e ancor meno il genio, non rende intelligenti gli ottusi; offre la facilità che può risultare dall ‘impiego di misure precise, ma siete voi che scegliete sulla scorta illiminata delle combinazioni del Modulor. Senza volere entrare nella polemica tra le archistar e i loro contestatori io penso che i giovani architetti (ma anche quelli meno giovani) farebbero bene a sperimentare l ‘utilità di certe regole . E ‘ probabile che non garantiranno la creazione di opere d ‘arte ma, sicuramente, eviteranno la produzione di certe mostruosità. Che con l ‘architettura non hanno nulla a che vedere.

 

SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo

Liberiamo il MAXXI dai politicanti

Esiste un colore -indefinito e leggermente sbiadito- che la politica utilizza, di volta in volta, per pitturare gli ambienti che vuole controllare. Questo colore, monotono, senza brio e senza novità, viene spesso usato dai ministeri, in Italia, per coprire una sostanziale assenza di scelte realmente coraggiose. Talvolta questo colore, sempre in Italia, viene miscelato male e risulta addirittura banale, privo di consistenza, ma riesce comunque a coprire, la maggior parte delle volte, con una patina grigia e leggera, quelle scelte che si trasformano spesso, da timide e poco coraggiose, in scelte discutibili. Qualche volta, tali scelte, devono essere anche contestate, come devono essere contestate le posizioni di chi le porta avanti. Perche non possiamo permettere a questo triste colore di ricoprire il nostro Paese, l ‘Italia.

Lo stesso colore di cui stiamo parlando è stato utilizzato per la nomina di Giovanna Melandri alla presidenza del MAXXI di Roma da parte del Ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi. Scelta poco coraggiosa, scelta banale, scelta politica, scelta triste. E non perche sia triste Giovanna Melandri che sembra, al contrario, persona in gamba, perbene e intellettualmente valida. Scelta triste perche strutturalmente fuori luogo, scelta inadeguata e poco opportuna perche rimette la politica al centro di un perenne riciclo, la spinge sempre più nel pantano del do ut des: non ti ricandidare alle prossime elezioni perche -non ti preoccupare- ti daremo la presidenza di qualcosa, ti faremo dirigere qualcosa. Questa è l ‘idea che l ‘opinione pubblica, il mondo della cultura, si fa assistendo a tali nomine. E che questo sistema strutturalmente sbagliato vada poi bene per i politicanti non significa affatto che vada bene per tutti noi e, soprattutto, per la crescita culturale del nostro Paese, così mortificato da questo giochino delle nomine politiche. L ‘opinione pubblica si chiede per quale motivo il Ministro non abbia neanche preso in considerazione l ‘idea di cercare, in maniera attenta e trasparente, candidature nuove, giovani, in grado di scardinare queste logiche di basso profilo politico e proiettare strutture museali così importanti verso un nuovo futuro fatto di nuove idee, nuove competenze, nuovi sogni. No, al contrario. Si decide di nominare un politico che -questa è l ‘impressione di fondo- deve comunque continuare il proprio cammino pubblico, in qualche modo, da una parte o dall ‘altra. Ebbene, noi non possiamo accettare questo stato di cose. In Italia ci sono tantissimi giovani di talento, curatori qualificati, intellettuali di spessore, che potrebbero fare la fortuna del Museo MAXXI. E invece di chiamarli a raccolta il Ministro che fa? Chiama la Melandri. E poi protestano tutti perche vince l ‘antipolitica. Caro Ministro Ornaghi, come fa a non vincere l ‘antipolitica se voi non date alla politica e alle istituzioni quel ruolo, importante e decisivo, che consenta alle forze migliori del nostro Paese di risollevare le sorti del nostro futuro? Forse -da parte nostra- è il caso di ricominciare a contestare, con forza, scelte così deboli, così tristi. Per riaffermare un principio semplice, colorato: la politica serve per andare avanti, non per tornare indietro.

marco_sambo@yahoo.it

 

CONTRO-ARCHITETTURA di Massimo Locci

Alternative all ‘Università

Questo anno l ‘Istituto Quasar Design University compie 25 anni di attività di formazione. In questi 5 lustri il mondo dell ‘architettura e del design è passato dalle tecniche tradizionali di sviluppo dell ‘idea progettuale alla rivoluzione della elaborazione digitalizzata; quindi dal disegno a mano e dai plastici ai render tridimensionali e alla progettazione parametrica.

Una lettura delle elaborazioni dei suoi studenti, nei vari periodi, ci fornisce risultati confortanti, in quanto risultano in linea con le ricerche più innovative nel settore del prodotto industriale, della comunicazione grafica e dell ‘interior design.

Da sempre Quasar si affianca al circuito ufficiale dell’Università, ponendosi come efficace alternativa a esso, sia perche nei corsi si sondano strade maggiormente sperimentali, anticipando metodologie, temi e strategie del mondo del progetto; sia perche si è accettato da subito di porre al centro della didattica la sfida tecnologica, quale basilare e concreta risposta ai problemi della contemporaneità.

Pertanto quando nelle facoltà di Architettura i temi teorici, compositivi e di disegno alla grande scala erano gli unici valori riconosciuti, l’Istituto Quasar ha definito un sistema a più strati di conoscenze, dove la componente del pensare e del realizzare si intrecciano flessibilmente con l’approccio metodologico.

Partendo dall ‘innovazione linguistica e dalla sperimentazione dei nuovi materiali sono stati definiti strumenti più efficaci per la comunicazione dei contenuti progettuali: nei primi anni lavorando sulla grafica critico-interpretativa e, successivamente, con gli strumenti multimediali.

Una didattica meno paludata e un ‘organizzazione dinamica ha affascinato molti giovani, fornendo loro nuovi orientamenti e prospettive professionalizzanti; in sintesi con procedure flessibili e una programmazione meno ingessata è stata creata una scuola che ha svolto un ruolo di supplenza alle carenze della struttura universitaria.

Dal tradizionale equilibrio tra teoria e progetto, tutto interno al know-how tecnico-creativo della disciplina, ci si è orientati verso la complessità interdisciplinare per affrontare in maniera consapevole l’attualità, quindi creando una figura integrale capace di coniugare il tradizionale sapere con un più articolato saper fare.

I curricula didattici vengono costruiti pensando a un moderno percorso formativo, condizione che richiede una visione piu’ articolata e complessa di quanto oggi non avvenga nelle facoltà. Nel futuro, infatti, ai progettisti si richiederà di riformulare il tradizionale rapporto tra città e ambiente naturale, tra centri storici ed espansione urbana, riconciliando valori ora contrapposti.

L’architettura contemporanea dopo aver abbandonato alcune astrazioni, regole precostituite e approcci apodittici del Movimento Moderno, pone le nuove frontiere sul fronte etico e partecipato: a chi progetta si richiedono spazi in grado di stimolare emozioni, fruibili con modalità diverse e pensati per nuovi rapporti sociali. L ‘architettura ora può essere nuovamente veicolo efficace per la felicità dell ‘uomo, indicando una via che può consentire di decantare molta della gratuita espressività delle archistar contemporanee.

L’Architettura è, infine, luogo di incontro e di sintesi tra processi economici e strategie culturali: la nostra disciplina in questa fase di transizione ha bisogno di un nuovo rapporto fattivo con il mondo industriale, in particolare sarebbe opportuno un nuovo ruolo della committenza e del settore produttivo avanzatato.

L’avvicinamento tra mondo accademico e quello della ricerca progettuale sul campo operativo, come avveniva negli anni ’60 e come avviene nei migliori atenei stranieri, è indispensabile per ottenere qualità; se la formazione universitaria ufficiale non ci riesce puntiamo su quella privata.

massimolocci.arch@gmail.com

 

LETTERE

Lettere spedite a: l.prestinenza@gmail.com

Bianca Maria Polidori su Choosy

Occorerebbe inviare l’opinione su “Choosy” al Governo, può darsi che sia stato un pò disattento, cieco e muto alla realtà circostante.

Condivido e sottoscrivo l’opinione

Bianca Maria Polidori

 

 

presS/Tletter

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