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Per sempre incompleto o la storia infinita del Maxxi – di Zaira Magliozzi

Un rendering del MAXXI nella sua versione originale

Oggi siamo qui per inaugurare il Maxxi, ma il Maxxi non è ancora finito.
Questa la lapidaria, gelida frase di Zaha Hadid il giorno dell ‘apertura del Museo delle Arti del XXI secolo nel 2009. Parole al vento visto che, ad oggi, tutto è rimasto invariato.
Il rapporto tra l ‘anglo-irachena e il mondo burocratico che le gravitava intorno era agli sgoccioli da tempo. Nel giorno in cui la grande istituzione doveva brillare tirata a lucido, la festa veniva macchiata da quella frase che pesa ancora oggi per chi, il progetto della Hadid, lo ricorda bene. A mancare sono quattro volumi, due che avrebbero dovuto occupare l ‘area oggi destinata alla grande piazza dedicata ad Alighiero Boetti e altri due che avrebbero completato il complesso su via Masaccio. Ma in pochi ne sono a conoscenza visto che, pur di inaugurare e mettere in moto l ‘esosa macchina museale il prima possibile, è stato prontamente riprogettato lo spazio urbano rimasto vuoto a cui, un pò per caso, un pò per necessità si è cercato di dare un carattere aggregativo. Tutto a discapito di un ‘idea portata avanti dalla Hadid: quella di field, di campo architettonico che si contrappone all ‘edificio concepito come oggetto singolo.
Tantissime, dal 2009 a oggi, le iniziative che hanno cercato di dare valore e senso a questo spazio vuoto. Nonostante la piazza non sia del tutto a disposizione della comunità, a causa delle due cancellate aperte o chiuse secondo gli orari del museo (dalle 11 alle 19 tutti i giorni tranne il sabato che è aperto fino alle 22 e i lunedì giorno di chiusura), la verità è che la nuova, imprevista conformazione funziona. Mancava al quartiere Flaminio un luogo così e sarebbe difficile farne a meno ora. Dalla Fondazione Maxxi i segnali sono chiari, a tre anni dall ‘opening, non sembra ci sia alcuna volontà di realizzare gli elementi mancanti e si continua a considerare la piazza come parte integrante del progetto culturale del museo. Per questo, sabato 24 novembre, sono state invitate oltre 200 persone, in maggioranza famiglie, a prendere parte al laboratorio gratuito all ‘interno del nuovo padiglione del Dipartimento educazione del Maxxi: una struttura di 45 mq realizzata con elementi modulari, facilmente smontabile e realizzata con materiali riciclabili. Un padiglione frutto della rielaborazione di nuEvo, un progetto ideato dall ‘architetto Federico Pella per la mostra EcoLuoghi 2011, che il Maxxi ha acquistato, riadattandolo alle nuove funzioni educative che svolgerà nella piazza in modo da farlo diventare il nuovo tassello del campus museale.
Con buona pace di Zaha che dovrà accontentarsi di vedere la sua creatura senza braccia e senza gambe.

Pianta del secondo piano del MAXXI oggi

 

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