Nuovi talenti emergono – di LPP

Nuovi talenti emergono nel panorama architettonico internazionale. Anche se non crediamo che in tempi brevi soppianteranno del tutto i protagonisti dello star system, non possiamo non notare tre cose. La prima è che, da più parti, si registra una crescente insoddisfazione verso le architetture realizzate dai vari Frank O.Gehry, Zaha Hadid, Daniel Libeskind, Rem Koolhaas. A non essere apprezzato è l’aspetto ripetitivo e iconico di architetture sempre pi├║ sovente senza nuovi scatti inventivi.

Il secondo motivo è generazionale. Diversi progettisti dello star system hanno superato o sono vicini agli ottanta anni. Frank O. Gerhy è nato nel 1929, Peter Eisenman nel 1932, Alvaro Siza nel 1933, Renzo Piano nel 1937. E i più giovani sono vicini ai settanta: se si esclude infatti Zaha Hadid che va per i sessantadue anni, essendo del 1950, altri sono nati all’inizio degli anni quaranta: del 1944, per esempio, sono Rem Koolhaas, Bernard Tschumi, Massimiliano Fuksas e Tom Mayne.

Il terzo motivo è economico: viviamo anni di crisi ed è sempre meno probabile che nel prossimo futuro si possano trovare fondi per realizzare sogni architettonici che richiedono budget esagerati. Inoltre sono sempre più numerose le corporation che, indipendentemente dalle risorse economiche a disposizione, preferiscono porsi nel contesto urbano con sedi poco appariscenti e più di basso profilo.

Si può rispondere a queste tre osservazioni dicendo che le grandi star hanno infinite capacità di rinnovare il loro repertorio, che in architettura, come ci ha mostrato Wright che progettò capolavori sino a 92 anni o Niemeyer che ha progettato sin oltre i cento, l’età non conta e che la crisi non attanaglia tutti i Paesi del Mondo e che anzi ce ne sono diversi -Cina, India, Brasile per citarne solo tre- che hanno economie in rapida espansione.

Certo è che comunque una nuova e più giovane generazione di protagonisti si sta facendo e si farà avanti. Alcuni si sono formati nei grandi studi delle star. Altri hanno individuato un proprio originale percorso di ricerca ma sempre a partire da una formazione avvenuta in alcune selezionate università che negli ultimi decenni sono state la fucina dei nuovi talenti: la Architectural Association a Londra, il Berlage Institute a Rotterdam, la Columbia University a New York, lo ETH a Zurigo, lo Sci-Arch a Los Angeles.

Cosa caratterizza il lavoro dei nuovi talenti? La pluralità stilistica. Ancora di più che nella ricerca delle Star che li hanno preceduti, i nuovi protagonisti evitano di farsi ingabbiare da precise formule. E sondano tutte le linee di ricerca possibili. Qualcuno lavora con le nuove tecnologie all’interno della cos├¡ detta architettura parametrica. Altri con le tecnologie povere e i materiali riciclati. Altri perseguono poetiche della semplicità. Qualcuno si fa suggestionare dal minimalismo. Ognuno cerca, ma a modo suo, di fare architettura sostenibile, ecologicamente responsabile. Tutti creano un logo inconfondibile presentandolo come un no-logo: infatti vogliono diventare le nuove star evitando di farlo apparire troppo esplicitamente.

Ciò non vuol dire che non ci siano caratteri comuni. Se si va oltre le differenze, si scopre che molte tecniche di progettazione sono simili. Per esempio oggi si lavora più con accostamenti paratattici, cioè fatti per sommatoria di oggetti diversi, che seguendo criteri sintattici. Alcuni schemi compositivi sono ricorrenti: per esempio si montano inisieme figure geometriche elementari ciascuna con una propria allusività iconica. E, infine, non mancano i riferimenti alle opere dei maestri dello star system.

Se alcuni di questi ultimi – si pensi per esempio a Peter Eisenman o a Rem Koolhaas- vivevano una condizione manierista, tutti i nuovi talenti giocano in una eclettica. E l’eclettismo è si mancanza di regole precise, ma anche un continuo rifarsi, con libertà, cinismo e senza ansie eccessive, alle regole di chi ci ha preceduti.

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