Medaglie d ‘oro sbiadito – di Zaira Magliozzi

 

 

Che immagine viene fuori dalle medaglie d ‘oro all ‘Architettura italiana annunciate lo scorso 16 Ottobre? Se uno straniero guardasse i progetti vincitori che idea si farebbe del nostro Paese?

Per prima cosa è che il campo d ‘azione dei progetti è maggiormente orientato sull ‘esistente, mentre le nuove realizzazioni sono spesso limitate alle residenze e ai quartier generali di importanti aziende. La seconda, scaturita dalla precedente: che non si osa. Per quanto alcune opere siano sofisticate ed eleganti c ‘è poca innovazione preferendo ripetere temi e tecniche conosciuti, perfettamente funzionanti e ben accettati dalla collettività. E, infine, che non esistono grandi opere, ma tanti piccoli e medi interventi di buona qualità, senza infamia e senza lode. La medaglia d ‘oro a Vincenzo Latina per il Padiglione di accesso agli scavi dell ‘Artemision di Siracusa è l ‘espressione di tutto questo. Ben sintetizzato anche dalle motivazioni della giuria o presieduta da Ennio Brion, Cecilia Bolognesi, Ole Bouman, Alberto Ferlenga, Massimiliano Fuksas, Fulvio Irace, Luca Molinari o Nella scelta di questo progetto si vuole testimoniare la grande capacità dell ‘architettura italiana di intervenire usando le risorse a disposizione nonostante le difficoltà del contesto. Il progetto racconta una storia: è la storia italiana. Come a dire, meglio di così in Italia non si può sperare, accontentiamoci.

Se si guarda alla situazione degli studi più giovani il desolante quadro è completo. Il Premio all ‘opera prima è andato a Estudio Barozzi Veiga fondato nel 2007 a Barcellona dove l ‘italiano Fabrizio Barozzi è emigrato e da cui non ha fatto più ritorno, finora, nonostante una situazione che tutti dichiarano peggiore di quella italiana. E il progetto premiato è anch ‘esso in terra spagnola dove lo studio ha trovato quello spazio negato in Italia in cui, ai concorsi, ha collezionato solo secondi posti e menzioni d ‘onore.

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