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Gaetano Pesce – di Massimo Locci

La Fondazione Bruno Zevi ha celebrato i suoi dieci anni di attività con due iniziative di Gaetano Pesce: la più importante in corso alla GNAM con l ‘”Omaggio a Bruno Zevi Anticlassico – 50 bassorilievi di Gaetano Pesce“, una mostra che interpreta lo spazio della Biblioteca Laurenziana di Michelangelo, e con la conferenza “L’Architettura è noiosa“, tenutasi nell ‘Aula Magna della facoltà di Architettura a Valle Giulia.

Nato a La Spezia nel ’39 e formatosi a Venezia, Gaetano Pesce dal 1980 vive e lavora a New York; la sua ricerca multidisciplinare si situa a cavallo tra architettura (adesione al linguaggio radical e situazionista), arte (corrente concettuale) e design industriale. Nel suo interattivo operare fa leva sia sulla metodologia della prima, soprattutto per la ricerca sui materiali e per la valenza politica dell ‘atto creativo, sia sulla componente performativa ed espressiva della seconda. Il mondo del design ne rappresenta la sintesi poetica: una sperimentazione continua che lega inscindibilmente problematiche economiche, produttive e della comunicazione.

I temi a fondamento dei suoi progetti sono i nuovi materiali e i nuovi linguaggi, l ‘anti-standardizzazione, la flessibilità d ‘uso e la personalizzazione del prodotto industriale, l ‘economicità della realizzazione, la valenza segnica e materica, tra figuratività ed astrattismo.

Per entrare nella sua poetica ci può essere d ‘ausilio leggere dal catalogo della mostra Il rumore del tempo i titoli delle sezioni che caratterizzavano l ‘esposizione antologica tenutasi al Vitra Design Museum di Weil am Rhein e alla Triennale di Milano nel 2006. Il percorso si articolava, programmaticamente, in nove sezioni che esemplificano i temi della sua ricerca: Personalizzazione della serie / Dell ‘espressività: tra figurativismo e astrattismo / Nuovi Materiali, Nuovi Linguaggi / Femminilità e Mascolinità come Motori del Progetto / Il Canone della Bellezza e il Malfatto / Design come Espressione Politica / Design come Dimensione Religiosa / Partecipazione dei Sensi e Il Tempo. Sono questi, infatti, i temi che ha affrontato durante l ‘incontro a Valle Giulia.

Nella conferenza ha esordito citando alcuni aneddoti degli anni della sua formazione per spiegare la sua idea di didattica (io cerco di insegnare quello che non so) e il suo sperimentale approccio metodologico basato sulla capacità di restituire all ‘architettura la sua capacità di essere utile, citando immagini figurative riconoscibili, comunemente associate alla vita di strada, alla cultura popolare, e creando nuove tipologie.

 

Grande sperimentatore, Gaetano Pesce ha utilizzato un ‘infinità di materiali naturali ed artificiali, anche combinati, come il feltro impregnato di resina poliestere, il poliuretano estruso ed usato come un tubo di colore spremuto, il dacron unito al cotone, silicone e vari materiali riciclati, la resina e tubolari metallici, la schiuma poliuretanica e il legno.

Materiali utilizzati indifferentemente per un sistema di sedute, un tavolo per celebrare i 150 anni dell ‘Unità d ‘Italia o per creare una superficie informale di una casa a Ostuni. Mi sforzo di trovare nuovi materiali- ha evidenziato– che si adattino alla logica del costruire, fornendo al contempo prestazioni che rispondano ai bisogni reali. L ‘architettura del passato recente ha prodotto prevalentemente risultati freddi, anonimi, monolitici, asettici, standardizzati, incapaci di ispirare.

Sono note le sue poltrone a forma di grattacielo, le lampade batuffolo di cotone o a scala gigante, sensuali poltrone a forma sferica o polilobata, le sedute componibili in forma di vetta di montagna.

Oggetti totemici, spiazzanti, coloratissimi e ludici con ascendenze pop ed informali. Una ricerca instabile, originale e non omologabile che ha pochi riscontri con altre esperienze contemporanee.

 

massimolocci.arch@gmail.com

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