Gae Aulenti: interviene Marco Romanelli

Caro Luigi, spero tutto bene. Come sai leggo sempre il tuo giornale e non intervengo praticamente mai, ne per segnalarti quello che faccio, ne per commentare quello che dite. Oggi però mi sento in dovere di fare un ‘eccezione: non mi ha proprio convinto la lettura delle righe da Voi dedicate a Gae Aulenti. Se a livello di giudizio puramente estetico, prescindendo dal design e pensando solo all ‘architettura, posso in parte trovarmi concorde, mi sembra che abbiate totalmente dimenticato alcune straordinarie qualità dell ‘ Aulenti: dalla capacità di gestire cantieri estremamente complessi con un rigore e una forza rare, alla capacità di controllo non solo delle piante e dei volumi, ma di ogni più minuto dettagliocostruttivo (la famosa discesa di scala su cui pochissimi oggi sono preparati) fino alla volontà di utilizzare l ‘architettura come strumento di dibattito civile.

Inoltre non viene minimamente citato l ‘enorme contributo di Gae ad una disciplina che, come ben sai, amo molto, ovvero la cosiddetta architettura degli interni. In interni Gae è riuscita, pur lavorando per l ‘alta borghesia, a rompere gli stereotipi borghesi proponendo uno stile il cui minimo comun denominatore era la cultura. Basti guardare il puntuale inserimento di pezzi d ‘arte nei suoi interni, mai come aggettivazione a posteriori, ma come veri e propri materiali del progetto oppure il disegno di librerie che diventano la metafora stessa della salita alla cultura.

Finisco, per non annoiarti troppo, ricordando il contributo assolutamente speciale che Gae ha dato al design, in particolare al lighting design. Al di là della celebratissima Pipistrello le sue lampade, Giova, Ruspa, Patroclo, sono capolavori assoluti in cui Gae controlla i volumi con una forza incredibile e propone soluzioni anti-graziose di cui questi nostri giorni timidi e per bene hanno completamente perso la memoria.

 

Naturalmente questa è solo una riflessione scritta a caldo. Sono certo che ci sarà il tempo di ragionare sull ‘operato di Gae Aulenti, ma allora perche bruciare le tappe come avete fatto Voi?

 

Marco

1 Comment

  1. Agostino 08/11/2012 at 10:08

    Gentile Romanelli, non si lasci distrarre da 4 “lampade di design” (realizzate in 50 anni di “lavoro”) o da qualche interno borghese disegnato per amici facoltosi e intellettuali alla moda (chi altro si pu├▓ permettere i pezzi d’arte in casa)… credo (credo) che le capacit├á di un architetto (di un architetto cui qualcuno vuole dare il titolo di “maestro”) debbano essere ben altre… mi piacerebbe, ad esempio, vedere il progetto di un “condominio” della Aulenti, mi piacerebbe leggere un libro della Aulenti (me lo consiglia?), mi piacerebbe conoscere il pensiero della Aulenti… in merito alla citt├á, alle risorse, all’ecologia… i musei invece li abbiamo gi├á visti: pessimi, a partire da Palazzo Grassi…

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