Premio Ad ‘A: architetture pensate e architetture realizzate o di Roberta Melasecca

Con l ‘arch. Lucio Rosato si è conclusa la serie delle interviste del Premio Architettura d ‘Abruzzo. Avevo pensato di scrivere un articolo conclusivo, che potesse fare il punto ed apportare un giudizio di valore sulle opere presentate.

Ma risuonavano ancora nell ‘aria le parole di Rosato: “la ricerca mi fa illudere che anche l ‘architettura non realizzata, ma soltanto pensata, possa dare un contributo fattivo alla modificazione della realtà. E in occasione dell ‘XI Biennale di Architettura, il direttore Aaron Betsky così spiegava il titolo della Mostra Out There: Architecture Beyond Buildings: ÔǪ l ‘architettura non è il costruire. Gli edifici sono oggetti e l ‘atto del costruire produce oggetti – edifici, ma l ‘architettura è qualcos ‘altro. E ‘ il modo di pensare e di parlare degli edificiÔǪ.. Tali riflessioni pongono dunque un interrogativo: l ‘architettura non realizzata è capace di costruire le città in cui viviamo, pensiamo e lavoriamo? Oppure è solo illusione e siamo destinati a rinunciare al sogno e all ‘utopia?

Riporterò tre esempi significativi.

Le visioni di Etienne-Louis Boullee e Claude-Nicolas Ledoux offrono suggestioni di mondi possibili che vanno oltre il semplice edificare, ponendo le basi e i presupposti per il Movimento Moderno. I progetti di Ledoux traducono il simbolo in un linguaggio compositivo nuovo, fondato sui principi di aggregazione, compenetrazione e contrasto. La visione diventa possibilità di attualità e modificazione della città, riflettendosi poi nelle grandi utopie e nelle realizzazioni urbanistiche ottocentesche.

I disegni di Antonio Sant ‘Elia, rappresentanti grattacieli monolitici con terrazzi, ponti e passerelle aeree, hanno mostrato una città in movimento, attenta ai processi di industrializzazione e sensibile all’uso di nuovi materiali. In uno dei suoi scritti l ‘architetto futurista paragona la casa ad una macchina gigantesca, nella quale gli ascensori non debbono rincantucciarsi come vermi solitari nei vani delle scale; ma le scale, divenute inutili, devono essere abolite e gli ascensori devono inerpicarsi, come serpenti di ferro e di vetro, lungo le facciate. I progetti per la Centrale elettrica o per la Casa a gradinata con ascensori raffigurano edifici che mostrano all ‘esterno la loro tecnologia ed il loro funzionamento: opere mai realizzate che si concretizzano negli anni ’70 nell ‘architettura hi-tech della Sede Lloyd’s a Londra di Richard Rogers o del Centre Pompidou di Rogers e Piano.

La ricerca del Bauhaus sul teatro e il progetto di Gropius del Teatro Totale delineano nuove concezioni spaziali dello spettacolo teatrale, incentrato sull ‘uso di luci e schermi con retroproiezioni ed arricchito da esperienze sensoriali, visive, uditive ed olfattive. Il Teatro Totale è dotato di un sistema di piani e macchine cinematografiche che permette di trasformare le pareti e la copertura in scene in movimento: non più gli effetti figurativi piatti del teatro tradizionale ma una scena tridimensionale, un organismo globale in cui si muovono gli attori. Gli spettacoli inaugurali dei Giochi Olimpici di Sidney e del Millenium Dome di Londra nel 2000 ripropongono le immagini spaziali del Bauhaus, cercando la fusione tra evento e spettatore, e diventano realizzazione delle idee di Gropius.

Forse, allora, non dobbiamo rinunciare al sogno, all ‘utopia.

I progetti pensati possono diventare realtà incarnate nella città contemporanea. Ma credo ci sia una condizione da soddisfare: le architetture pensate, affinche possano tramutarsi in vita attualizzata, devono essere comunicate, devono entrare in un circuito di conoscenze accessibili a tutti.

Anche questo è il lavoro dell ‘architetto: essere sempre protagonista, attore e mai spettatore del dibattito culturale e della ricerca architettonica, progettando e costruendo, progettando e pensando.

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