Moda, arredamento, architettura. Paul Poiret, il sarto parigino che inaugurò la modernità – di Arianna Giancaterina

Oggi le capitali dello shopping (di lusso): New York con la 5ft Avenue, Los Angeles con Rodeo Drive, Tokyo con il quartiere Ginza, sono invase dai palazzi della moda: i flagship stores, negozi portabandiera dello spirito delle più grandi maison, frutto di collaborazioni tra stilisti e archistar. Smisurati spazi vendita monomarca che nascono alla fine degli negli anni Novanta per far respirare il lifestyle delle grandi firme non solo attraverso l ‘offerta di prodotti, ma mediante occasioni multidisciplinari di cultura e intrattenimento includendo luoghi per concerti, spettacoli teatrali, mostre, rassegne e installazioni artistiche.
In questo scenario, l ‘architettura è chiamata a proporre modelli e a sperimentare nuove soluzioni spaziali degli ambienti di vendita facendo magari uso di innovativi materiali impensabilmente utilizzati per stores e provando a riallacciare tali spazi con le suggestioni più antiche e durature del contesto ospitante in modo così da riflettere sulla possibilità di dare forma ad una città diversa e potenziale. Basti pensare agli Epicentri Prada, nati da un fruttuoso sodalizio, ormai decennale, tra architettura e moda stipulato da Rem Koolhaas/OMA e la Fondazione Prada.

Nonostante però il fenomeno dei flagship stores, emerga con prepotenza nel nuovo millennio, affonda le proprie origini all ‘inizio del Ventesimo secolo quando un sarto parigino chiamato Paul Poiret (1879o1926), proponendo uno stile di vita all ‘insegna di un ‘integrazione di tutte le arti, apportò numerose innovazioni che, oltre a essere divenute dei capitoli fondanti della storia del costume del Novecento, oggi sono tornate di grande attualità in questi negozi esperenziali.
Fu infatti lo stilista l ‘inventore del total lifestyle: vestiva la donna, le suggeriva il profumo e come arredare casa. Un mecenate, amante del bel vivere e del lusso, amico di Man Ray, Jean Cocteau, Peggy Guggenheim che trascorse l ‘esistenza, anche grazie all ‘incontro nel 1911 con il movimento delle Weiner Werkstatte di Koleman e Moser, all ‘inseguimento dell ‘opera d ‘arte totale.

Le proposte sartoriali di Poiret così lontane da quel mondo ottocentesco che aveva solo svoltato l ‘angolo, rappresentano senza dubbio il punto di partenza della sua rivoluzione che, con l ‘intento di ristrutturare la silhouette femminile ancora troppo coperta e ingessata da strati di sottovesti e rigidi corpetti, cominciò con una delle più grandi novità del XX secolo, con l ‘abolizione del corsetto che il sarto sostituì con reggicalze e reggiseno più adatti ad uno stile di vita agile e moderno.

Anche il suo atelier posto al numero 5 della rue Auber, in cui si mescolava sartoria, arte e mondaneità divenne celebre in tutta Parigi per un accorgimento diventato poi un caposaldo dell ‘architettura dei negozi. Poiret capì l ‘importanza della strada e, in particolare, la valenza comunicativa e simbolica del marciapiede come soglia del desiderio per il passante e sviluppò così uno spazio di collegamento tra la città e il negozio: per rendere protagoniste le sue collezioni ideò le vetrine, ampie e appariscenti.

Ciò che infatti contraddistinse Poiret rispetto agli altri stilisti, fu l’istinto per il marketing. Oltre ad essere stato il primo couturier a pubblicare i propri bozzetti a scopo promozionale grazie alla collaborazione dei disegnatori Paul Iribe e Georges Lepape, fu l ‘ideatore di grandi feste organizzate nei suoi palazzi-sartoria per far accettare i chiacchieratissimi e anti-convenzionali capi che introduceva nel settore moda. Si trattava di ricevimenti a tema in cui, accanto a cibo e champagne, si svolgevano le performances dei più famosi artisti francesi del tempo, dai balletti di Isadora Duncan e Ida Rubinstein alle istantanee del pittore Luc Albert Moreau.
La più grandiosa festa mai ricordata fu La fete de la mille et deuxieme nuit, il ballo in maschera con trecento invitati svoltosi il 24 giugno 1911 che segnò in Europa l ‘apoteosi del gusto orientaleggiante affermatesi a Parigi tra il 1909 e il 1910. Alberi illuminati, pappagalli, scimmie, tappeti scintillanti e preziosi cuscini, odalische, satiri e maghi che rallegravano gli ospiti con giochi di prestigio, La fete de la mille et deuxieme nuit divenne un modello da imitare: il fare moda di Poiret non consisteva semplicemente nel creare degli abiti, ma nel dettare le regole per un nuovo stile di vita, scintillante e totale. Esattamente il messaggio che gli stilisti e gli architetti vogliono mandare oggi attraverso il programma dei flagship stores dotandoli di sartorie, ma anche spazi per musica, teatro e intrattenimento.

Per la creazione di una stile di vita totale però, in seguito a numerosi viaggi compiuti soprattutto a Berlino, Poiret capì l ‘importanza fondamentale che potevano assumere nel suo progetto le arti decorative. L ‘occasione si presentò quando lo stilista entrò in contatto in Germania con il movimento delle Weiner Werkstatte di Koleman e Moser.
Così nel 1911 il sarto fondò la Scuola d ‘Arte Decorativa Martine dal nome della sua primogenita, e vi pose artisti come Roul Dufy, Erte, Georges Lepape e Paul Iribe alla guida di giovani allieve ansiose di dettar moda, con i loro modelli, nel campo dell ‘abbigliamento, della grafica e dell ‘arredamento in direzione della Gesamtkunstwerk,
La ditta Martine, infatti, nonostante la sua breve vita, dislocando altri atelier in vari quartieri parigini, fra cui la Maison Rosine incentrata sulla diffusione di profumi e prodotti di cosmesi, monopolizzò la creazione e la vendita di ogni genere di prodotto legato alla moda e alla donna, dalle scarpe ai gioielli, dalla biancheria intima ai tappeti, dalle lampade alle sedute e scatenò, in Europa, una sequela di imitatori e un fervente movimento di idee decorative che animarono l ‘arte di arredare del Ventesimo secolo inaugurando così quel filone di stilisti che nelle loro collezioni non esitano a inserire collaborazioni con designers e architetti per la proposta complementare accanto ad abiti e accessori, di elementi di arredo e di HomeDesign.

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