Giappone a bassa energia di Luca M. F. Fabris

Tutti sanno che dopo il terremoto di Fukushima, il Giappone ha scelto di chiudere con il nucleare senza compromessi. Una scelta forte e consapevole, le cui conseguenze, in un Paese che non ha altre forme di sussistenza energetica e ne è un consumatore formidabile, stanno modificando molte delle abitudini del popolo nipponico. Capita così che nelle università e negli altri edifici pubblici l ‘aria condizionata, pur in un clima quasi monsonico, sia spenta o razionata; che le scale mobili nelle stazioni metropolitane siano bloccate e che molti negozi non illuminino la propria merce per aiutare il Paese a risparmiare energia. A vantaggio dell ‘industria che, in questo momento di crisi globale, non deve fermarsi. Anche l ‘architettura civile deve attrezzarsi, per diventare sostenibile e meno energivora. Il prototipo ideato da Susumu Uno (Studio C+A Nagoya) per la Toho Gas di Nagoya coniuga tecnologie innovative ad un disegno contemporaneo che si rifà alla cultura tradizionale giapponese. La struttura in legno squadrata si sviluppa intorno ad un patio che, protetto dalla luce diretta del sole, si apre a meridione. Ampie finestre captano la luce riflessa dai muri bianchi. All ‘interno i volumi delle stanze si aprono gli uni sugli altri, fra piante che spuntano dal pavimento di legno, pareti mobili e macchine intelligenti che sfruttano le energie rinnovabili per condizionare l ‘ambiente. Il prototipo produce più energia di quanta ne consumi e, nel segno della tradizione, spinge l ‘utente a cambiare le sue abitudini. Aiutando il Paese.

info: c-and-a.co.jp

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