Premio Ad’A: intervista a Giovanni Vaccarini – di Roberta Melasecca

Quarto appuntamento del Premio Architettura d ‘Abruzzo: oggi vi propongo un ‘interessante conversazione con l ‘arch. Giovanni Vaccarini, vincitore con Edificio Polifunzionale Ex Arena Braga o Giulianova (TE).

Il progetto si confronta con il tema dello spazio pubblico, con quello della residenza per vacanze, con il vincolo di un lotto stretto e lungo, con l ‘affaccio al lungomare di Giulianova, con una preesistenza della cittadina adriatica, il Cinema Kursaal. E in questo confronto diventa involucro e pelle: involucro che mostra il sistema dei flussi interni dell ‘edificio e pelle in vetro che genera luci, riflessi, geometrie.

Una definizione della sua architettura.

Vaccarini: E ‘ un ‘architettura che si confronta con la luce e con lo spazio e che tenta di interpretare vari tipi di materiali in chiave contemporanea: materiali fisici come legno, ferro, acciaio e materiali della nostra attualità, come la palazzina, che è il cancro della città adriatica, oppure il tessuto urbano degradato.

Parole chiave per definire il processo creativo dei suoi progetti.

Vaccarini: Le architetture nascono da idee e non da figure: la figura è il risultato della messa in scena di queste idee, non l ‘elemento da cui partire nell ‘elaborazione di ogni progetto. La riaffermazione del primato dell ‘idea sulla figura per me è fondamentale, proprio per ridare senso al ruolo dell ‘architetto. Il panorama nazionale e internazionale ci propone architetture anche interessanti, con un bell ‘appeal, perche sono riuscite ad accostare il materiale giusto con il colore giusto, o un bel ciotolino o un vetro satinato. Questi elementi, pur piacevoli e gradevoli, tuttavia non aggiungono nulla all ‘architettura contemporanea: sono non produzioni di architettura ma riproduzioni di architettura ovvero la riproposizione di una serie di opere che ognuno di noi può trovare semplicemente digitando su internet www o sfogliando l ‘ultimo El Croquis o l ‘ultimo Casabella. L ‘architettura è invece ricerca e riposizionare al centro delle nostre architetture il pensiero e la ricerca è la mia parola chiave.

Quale peso assume, durante l ‘iter progettuale, il rapporto con il contesto?

Vaccarini: Un peso molto alto, perche il contesto è sempre un elemento che entra a far parte del progetto per assonanza o per dissonanza: allargare il punto di vista al contesto permette anche di svincolarsi dal tema dell ‘architettura vista come oggetto, come scultura ed elemento plastico.

Progettare uno spazio pubblico e progettare uno spazio privato: quali le differenze.

Vaccarini: Non ci sono differenze: sono architettura entrambi, con istanze diverse, con obiettivi diversi, con committenti diversi, ma sono sempre spazio e architettura.

Il prodotto costruito della modernizzazione non è l ‘architettura moderna ma il Junkspace. Il Junkspace è sigillato, tenuto insieme non dalla sua struttura ma dalla sua pelle, come una bolla. Così Koolhaas in Junkspace: architettura della pelle o architettura dell ‘involucro?

Vaccarini: Un po ‘ tutte e due. Non condivido pienamente questo aforisma di Rem Koolhaas: calandolo nella nostra realtà della fascia adriatica, spesso abbiamo avuto l ‘occasione di progettare degli edifici con funzioni variabili, con proprietari improbabili, perche magari non si poteva interloquire da subito con il committente o c ‘era un committente trasposto in quanto società o ente, con funzioni che cambiavano nel corso del progetto oppure nel corso della realizzazione. L ‘unica cosa che riusciva a tenere insieme questa architettura era l ‘involucro, una specie di funicolare delle forze che si modellava e che si deformava a seconda delle necessità e delle istanze che entravano in campo. Nel corso di venti anni di attività abbiamo inoltre condotto una ricerca abbastanza costante sul tema della pelle che diventa tessuto, che si trasforma in superficie a spessore e che poi diventa tessuto – corpo esso stesso.

In molte sue opere, come ad esempio la casa C+V, la luce diventa elemento costruttivo del progetto: in quale modo essa interagisce con i materiali?

Vaccarini: La luce è l ‘elemento che permette di percepire gli spazi: non riesco ad immaginare un ‘architettura al buio. Esiste un rapporto biunivoco tra la luce e gli spazi, materiali e forme: tali relazioni forniscono informazioni di ritorno che mi permettono di disegnare le architetture. Dopotutto Le Corbusier ci insegna che l ‘architettura è il gioco sapiente dei volumi sotto la luce.

Nel passaggio tra il momento ideativo del progetto e la sua realizzazione intervengono diverse contaminazioni: con il committente, gli strutturisti, le pubbliche amministrazioni, le imprese.

Vaccarini: L ‘architettura nasce dalle idee e queste idee si devono nutrire della realtà; se le idee sono autoreferenziali e se l ‘architettura nasce da un teorizzarsi in modo autistico, si rischia di costruire delle architetture deboli che poi, al momento della realizzazione, confrontandosi con il dato di realtà, e si spaccano e crollano. Quando ero laureando tra l ’86 e il ’93, c ‘era un tormentone che i nostri docenti ripetevano: Io ho disegnato l ‘architettura più bella del mondo, poi è arrivato lo strutturista che ha messo la trave nel posto sbagliato, è arrivato l ‘impiantista che ha messo il tubo dove non era previsto, il vicino ci ha fatto causa per cui l ‘elemento che doveva essere a sbalzo è diventato altro. Dunque l ‘architettura non rispondeva più all ‘idea primigenia. Tutto ciò accade ed accade perche non c ‘è un atteggiamento di ascolto rispetto alla realtà: le nostre idee, da cui nascono le nostre architetture, si devono nutrire di questa conoscenza e di questo dialogo, poiche il dialogo con il committente permette di capire necessità, sogniÔǪ. anche fantasie. Qui, nel nostro studio, abbiamo una piccola stanza che si chiama sala parto, in cui cerchiamo di far partorire le idee dei nostri committenti. Anche il dialogo con le imprese è fondamentale: abbiamo realizzato delle buone architetture quando c ‘è stato un ottimo dialogo con le imprese, anche prima di iniziare il progetto. Cito di nuovo Le Corbusier: ogni buona architettura nasce da tre elementi, un buon componimento ed un buon progettista, un buon committente ed un buon costruttore. L ‘architettura ha bisogno di interlocutori, ha bisogno di essere modellata e costretta, ha bisogno di vincoli per potersi svelare. La parola chiave è condivisione; il progetto è fatto di condivisione di pensieri e di idee : solo così l ‘architettura ha buone probabilità di diventare realtà.

L ‘architettura contemporanea è ormai solo sorpresa, sconvolgimento, progettazione di performance e happening urbani, autocelebrazione, o meglio, celebrazione del proprio creatore o c ‘è qualcosa di più? Dove va l ‘architettura italiana oggi?

Vaccarini: L ‘architettura contemporanea e quella italiana hanno caratteri differenti. Parto dall ‘architettura contemporanea. Credo che l ‘architettura non sia scenografia, ma sia fatta di idee: mi piace valutare un ‘ architettura dai temi forti che non solo diventi elemento di rottura materico, cromatico o semplicemente semantico. Alcuni architetti, come Rem Koolhas, pongono, infatti, al centro del proprio operare il concetto della ricerca in continuo divenire. L ‘architettura contemporanea ora si sta misurando con i temi della contemporaneità: l ‘immagine, il flusso delle informazioni continuo, il rimescolamento delle informazioni che si riversano nei progetti. Architettura italiana: l ‘architettura italiana, non tutta, parliamo della generalità dei casi, purtroppo sta andando in una direzione, poco interessante, di replicazioni di vicende che avvengono in Europa. E ‘ dunque un ‘architettura che si occupa quasi esclusivamente di figura, in quanto manca la ricerca architettonica. La ricerca è fatica, perche impegna tempo, impegna risorse, risorse economiche e risorse umane, perche conduce in direzioni non dirette. Spesso noto che l ‘architettura italiana rinuncia alla ricerca e sceglie invece a catalogo: il progetto deve essere rimesso al centro del nostro lavoro e con il progetto la ricerca. Non esiste la teoria da una parte e chi opera dall ‘altra: esiste il pensiero, e le nostre capacità di affinarlo sempre di più, e l ‘opera.

Quale architetto del panorama internazionale è per lei un riferimento e quale architetto del passato.

Vaccarini: Non c ‘è un architetto ma ci sono degli architetti in quanto credo che non possa esserci una sola figura di riferimento: comunque nel passato Borromini, nel recentissimo passato Luigi Moretti, Albini, Giò Ponti, o anche figure secondarie come Luccichenti, De Renzi. Nella contemporaneità tutto il lavoro che ruota intorno alla figura di Rem Koolhaas.

Il progetto al quale lei è più affezionato e perche.

Vaccarini: Io sono un animale strano: faccio i progetti e poi me ne distacco. Primo perche non sono mai contento di quello che faccio, poi perche ho sempre un rapporto di estraniamento: non sono il tipo che va in giro a riguardare i propri progetti e non riuscirei mai ad abitare in un mio edificio. Sono affezionato a tutti e a nessuno, non c ‘è ne è uno in particolare: è come se mi chiedessi a quale dei miei quattro figli voglio più bene.

Tre parole per l ‘oggi e tre parole per il futuro.

Vaccarini: 1. Condivisione è una parola molto importante perche credo che sia il tema della nostra contemporaneità e anche del nostro futuro: la nostra incapacità di condividere ci rende veramente poveri. 2. Circolarità delle informazioni e delle idee. 3. Selezione: in questo mondo di tante cose bisogna prenderne alcuneÔǪ. tenere tutto su di un piatto è come non scegliere niente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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