Premio Ad’A: intervista a Marco Volpe – di Roberta Melasecca

Premio Architettura d ‘Abruzzo: oggi intervista all ‘arch. Marco Volpe, vincitore con l ‘Auditorium Luigi Sciarretta o Montesilvano Colle o PE.

L ‘intervento consiste nel riuso dell ‘ex cimitero comunale di Montesilvano Colle, del quale erano rimasti il recinto in mattoni, una porzione d ‘angolo ed una campata del portico, come spazio dedicato ad attività culturali polivalenti. Il progetto sceglie di cristallizzare la preesistenza nella sua immagine esterna, diventata nel tempo punto di riferimento e memoria per gli abitanti. Nello spazio interno si articolano elementi in c.a. dalle forme essenziali: la città dei vivi si fa interprete della città dei morti e della storia di tutti quelli che in 200 anni hanno percorso e vissuto quei luoghi. Esempio, dunque, di una architettura contemporanea che recupera e rivitalizza un ‘architettura storica.

Una definizione della sua architettura.

Volpe: Semplicità, linearità e rapporto con il contesto e con la storia: semplicità e linearità come facile leggibilità delle forme e delle loro combinazioni. Spesso introduco una storia nelle architetture: storia come lettura diacronica di una serie di oggetti che si compongono gli uni accanto agli altri, sopra agli altri, dentro gli altri. Mi diverto, progettare mi diverte: così parto dalla storia come lettura diacronica e progetto un edificio che invece possiede una storia sincronica, costituita da elementi che reagiscono fra di loro per forma, materiali e dimensioni.

Parole chiave per definire il processo creativo dei suoi progetti.

Volpe: Linearità, semplicità, rapporto con la storia: storia nella duplice accezione di immaginario collettivo, nel caso di una storia già esistente nei luoghi, e storia ricreata, quando questa non esiste o non è più leggibile.

In quale misura la scelta dei materiali e dei sistemi costruttivi può modificare l ‘idea iniziale del progetto.

Volpe: La scelta dei materiali non modifica mai l ‘idea progettuale: quando penso ad un progetto, lo penso con quel preciso materiale, con quella forma e rapporti dimensionali, leggerezza, pesantezza, grandezza, altezza già legati ad una tecnologia. Penso ad oggetti che hanno un loro materiale, hanno occhi, naso e bocca.

All ‘inizio di un processo progettuale, capita di trascendere dall ‘architettura e di spostarsi su altri territori?

Volpe: Certamente e sono territori che fanno parte della propria formazione culturale: interessi e passioni che confluiscono inconsciamente nei progetti. Tuttavia non è una necessità trascendere dall ‘architetturaÔǪ ogni progetto è un mio figlio, ha gli stessi miei cromosomi.

Può l ‘architettura contemporanea dire ancora qualcosa nella costruzione o ricostruzione dei centri storici?

Volpe: Ricostruire un centro storico secondo il dictat dov ‘era com ‘era non è impossibile dal punto di vista tecnico, ma lo è dal punto di vista teorico: sarebbe come vivere in una città finta, di plastica. Un ‘occasione per l ‘architettura contemporanea potrebbe essere intervenire negli interstizi dei tessuti storici, basando ogni progetto sulla profonda conoscenza del nostro patrimonio edilizio.

Esistono ancora i grandi maestri o gli architetti dello star system sono solo lo specchio di immagini e icone virtuali? Verso quale direzione procede l ‘architettura contemporanea?

Volpe: Ci sono ancora architetti che, pur rimanendo fedeli al lavoro svolto e alla loro poetica, hanno anche la capacità di rinnovarsi continuamente. Altri rimangono schiavi delle proprie forme, le quali appaiono sempre più prive di contenuti. Infatti l ‘architettura contemporanea sta estremizzando una serie di ragionamenti e percorsi che riguardano le logiche più perverse del cinema e della televisione: tali logiche, lontane da ogni riferimento artistico, si trasferiscono all ‘architettura e la spogliano della sua essenza.

L ‘architettura come celebrazione di se stessa oppure architettura sociale?

Volpe: Architettura assolutamente sociale, poiche l ‘architettura modifica la vita delle persone. Ogni edificio, in quanto parte integrante e fondamentale della città, è un dono per la città. E nella comprensione di questo essere dono risiede la responsabilità e la missione dell ‘architetto. Architettura equilibrata e pensata, capace di risolvere problemi sociali.

Qual è, sempre se esiste, il limite fra la passione e la professione?

Volpe: Nel mio caso non esiste un limite tra passione e professione, poiche l ‘architetto era l ‘unica cosa che potevo fare ed essere. E ‘ una grande passione che coinvolge tutto il mio mondo: l ‘architettura è un filtro attraverso cui guardo le cose e vivo la vita.

Le foto sono state gentilmente concesse dall ‘autore.

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