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LUNGO IL TRATTURO – ANALISI CRITICA PER LA VALORIZZAZIONE DEI TRATTURI DELLA PROVINCIA DI BARLETTA – ANDRIA – TRANI_ di Nicola Spagnoletti Zeuli

Testo inedito.

La leggibilità del paesaggio è la condizione naturale di un ordine naturale che, anche se casuale, non ci provoca delle preoccupazioni; secondo W. Hellpach infatti vi possiamo trovare nel paesaggio frammenti spaziali dell ‘ordine strutturale che governa il mondo. Leggere il paesaggio è quindi conoscere, organizzare saperi su un paese, su una regione, come dice Scaramellini nel libro su Paesaggio e Silenzio di Turri[1].

Secondo il parere di un altro studioso, M. Jacob, parlare del paesaggio significa raccontare la sua trasformazione e la sua posizione determinata rispetto ad un ‘architettura, in quanto l ‘architettura è il limite di spazio di un paesaggio, la natura è il paesaggio allo stato puro, non artificiale. L ‘uomo classifica e cataloga sulla griglia e sulla topografia.
Il muro in questo senso rimane solo un segno del paesaggio umano chiaro e leggibile, usato come elemento separatore quando viene usato come strumento di divisione, delimitazione e di contenzione. La sua funzione è quindi strutturale, mentre il concept della leggibilità del muro è esattamente il contrario, vederne i limiti oltre, lungo il tratturo.

La necessità sistematica di realizzare continuità rende i tratturi dei luoghi di fruizione temporanea della memoria, banali quanto necessari sopratutto quando l ‘uso abitativo o industriale dei suoli ne hanno compromesso l ‘integrit├í terrtitoriale.
L ‘architettura è, dopo tutto, un sistema che ha espresso in qualsiasi momento la creazione spazi chiusi, cos├¡ come i tratturi sono costituiti da segmenti limitati da punti. Il luogo tratturo è fondamentale per capire il contesto, valorizzando le geometrie del paesaggio rurale, riutilizzando anche elementi prefabbricati o riciclati che possano integrarsi con la rete di strade statali e provinciali del paesaggio murgiano e nord barese tipo Object trouvè.

Alois Riegl, storico dell ‘arte viennese del 900, ha fatto notare tempo fa come architettura e arte si differenzino proprio per la loro utilità[2]; forse un tipo di architettura pi├║ mimetica nella natura e dei suoi colori renderebbe questo vincolo ancora pi├║ stretto.
A livello tecnico si capisce facilmente che l ‘intervento paesaggio è, data la sua complessità, necessariamente interdisciplinare. Nel paesaggio viene coinvolta non solo l ‘analisi sulla vegetazione, ma anche sugli altri fattori naturali (fauna, geologia e idrografia) assieme ai soggetti antropici che intervengono sui suoli come le persone che fruiscono e fanno uso del paesaggio (lavorando la terra per trarne un beneficio attraverso l ‘agricoltura o occupando i terreni con strutture industriali o anche abitandolo stabilmente o saltuariamente), le infrastrutture, la storia (archeologia e conservazione del patrimonio) e le aree urbane (principalmente sotto forma di crescita).

Data la complessità dei fattori che hanno rimodellato il paesaggio, si presume che ogni intervento progettuale in esso richieda una conoscenza molto accurata, che non pu├│ risolversi in una sola disciplina ma che richiede il contributo delle altre, in quanto ciò si tradurrebbe in una visione parziale e quindi anche se corretta, solo parzialmente e senza una adeguata valutazione dei diversi punti di vista.

Un intervento nel paesaggio urbano vede la paizza come punto d ‘arrivo, luogo di ritrovo, mentre nel paesaggio suburbano o rurale, il punto d ‘arrivo è quasi sempre dinamico, durante il viaggio, o il percorso che si percorre e gli spazi statici sono punti per l ‘osservazione ed il riposo. Questi assieme ad altri fattori, quali i requisiti di rispetto delle suddette aree transitabili valorizzerebbero il paesaggio rurale e naturale. La percorribilit├í è quindi un elemento essenziale per garantire la possibilità di accesso ed uso del cittadino, laddove l ‘intervento pianificato a volte è invisibile, inghiottito dalla vegetazione, trasformato in rudere prima di essere stato usato coerentemente, con conseguente danno non solo economico per tutta la comunit├í.

Il tratturo non è stato cancellato del tutto (fortunatamente) solo grazie al lavoro certosino di studiosi ed appassionati che vorremmo ringraziare in anticipo per aver il loro grande contributo a difesa dei tratturi pugliesè[3].Queste vie rappresentarono un sistema infrastrutturale di collegamento molto eficiente che misero in relazione fisico-economica gi├í in et├í del bronzo le diverse realtà territoriali locali (dauni, greci, sanniti, romani, messepi).

La transumanza si svilupp├│ in Italia come in gran parte dei paesi delle regioni del mediterraneo, dalla penisola Iberica ai Carpazi, dalle Alpi e al Nordafrica unendo questi territori con le prime strade dell ‘Europa, oltre alle vie del mare.
Il nome tratturo nella storia compare già negli ultimi secoli dell ‘impero romano come deformazione fonetica del termine latino tractoria, vocabolo che nei Codici di Teodosio e di Giustiniano designava il privilegio dell ‘uso gratuito del suolo di proprietà dello stato e che venne esteso in seguito anche per i pastori della transumanza. In et├í medievale Federico II favor├¡ questo sistema che trovò la sua massima affermazione nel XV sec. con gli Aragonesi che mutuarono il modello organizzativo della Mesta spagnola adeguandolo, con opportuni correttivi, alle peculiarità dell ‘Italia meridionale; così del 1447 iniziò fiscalmente a funzionare la Dogana della Mena delle pecore, un ‘istituzione con sede a Foggia che provvedeva ad affidare i pascoli e ad esigere i tributi ai pastori[4].

La leggibilit├í nel tratturo oggi significa perci├│ ristabilire le relazioni con il territorio urbano in primis. La leggibilit├í nei percorsi lungo i tratturi è infatti costituita da un insieme di elementi che vengono lasciati e che via via assumono maggior rilevanza nel contesto urbano. Il tratturo che inizia il suo processo di urbanizzazione crea un ambito prettamente esclusivo d ‘intervento. Nelle citt├í in cui le tracce del tratturo si perdono, il tratturo stesso offre i suoi suoli alla comunit├í.

Intesa come processo di integrazione dell ‘esistente, la ricostruzione paesistico-ambientale della periferia urbana attuale non prevede progetti innovativi per valorizzare il tratturo in termini di mobilit├í, ma solo in chiave vincolistica come lungo il tratturello via Traiana a Canosa, che attraversando una zona archeologica si evidenzia maggiori possibilit├í di realizzare parzialmente espopri o comunque di vincolare particolari aree e monumenti.
Il progetto innovativo quindi consisterebbe in episodi urbani critici lungo il tratturo Barletta o Grumo ad esempio, quando questo attraversa la citt├í contemporanea – transurbana, dove lo spazio pubblico è residuale e non esistono (o non sono sufficienti) aree comuni e mobilit├í pubblica, dove l ‘architettura non è cultura ma costruzione, con le soluzioni meno logiche e pi├║ fini a sè stesse.

La leggibilit├í del tratturo per ci├│ che riguarda l ‘ambito periurbano, è complessa quanto il processo di lettura nella citt├í contemporanea e consolidata.
In particolare tratturo ritorna qui a reintegrarsi nel paesaggio agreste e ad essere occupato nell ‘area di sedime da tralicci dell ‘energia elettrica, cancelli che suddividono le propriet├í private degli abitanti di queste citt├í giardino che in un certo senso cercano di recidere la loro relazione con la campagna.
Il paesaggio nel limite è quindi un aspetto fisiognomico caratterizzante nel territorio. Qui si mescolano muretti a secco e complessi industriali con edifici residenziali e villette; il tratturo assume gi├í un ‘immagine variopinta che si pu├│ rileggere anche come elemento dinamico e visualizzare chiaramente la complessit├í del paesaggio che viene definito come periurbano.
L ‘ambito periurbano dei tratturi come il Barletta-Grumo è distinto dal Canosa-Ruvo e dalla via Traiana proprio dal differente livello di antropizzazione. Nel primo caso la presenza di edifici rurali e residenziali ha occupato il territorio senza mai saturarlo, lasciando ben visibili masserie, poste e caselle.
Il tratturo Barletta – Grumo si presenta perci├│ caratterizzato dalla ripetizione di tipologie molto particolari come le caselle coniche (trulli per ricovero attrezzi agricoli) realizzate con un ‘opera muraria a secco riportata fin sopra il vertice e ricoperte da un impasto di terra e sabbia, o masserie-torre con garitte agettanti o anche dalle cave tufacee che ne hanno sempre caratterizzato il paesaggio, dominato questo soprattutto dalla pietra.
Ancora una volta l ‘elemento lapideo è fondamentale: a volte eliminato sistematicamente nelle terre coltivabili, altre utilizzato per la costruzione dei fabbricati rurali, è sempre una costante, anche lungo i tratturelli o bracci come il Canosa Monte Carafa che poi raggiunge Minervino, oppure il Melfi Castelaneta. Qui la presenza di elementi come gli iazzi gli scariazzi dalle forme pi├║ organiche e inconsuete, disegnando figure geometriche circolari o rettangolari nel paesaggio, rendono pi├║ leggibili i tratti dove il tratturo è un organismo in letargo, sempre legato all ‘economia agro-pastorale.

Note:
[1]Turri, E., Il paesaggio ed il silenzio, Marsilio editore, 2004, Venezia. Per lo storico Wàlfflin lo spazio architettonico è in primo luogo in relazione diretta alla pittura di uno spazio architettonico interni, piuttosto che con lo stesso spazio architettonico. Per decidere sulla forma del recinto, il modo per il rifugio, la situazione dell ‘altare e i suoi accessori, egli [uomo primitivo] ha trasformato istintivamente agli assi del retto, la piazza, il c├¡rculoÔǪ non è è forse vero che la maggior parte dei architetti ora hanno dimenticato che la grande architettura è radicato nella stessi inizi dell ‘umanità ed è una funzione diretta dell ‘istinto umano ? Le Corbusier, Verso un ‘Architettura, Edizioni Longanesi, Milano, 2002, p. 68.
[2]Riegl, A., El culto moderno de los monumentos, su carácter y sus orígenes; Aurora Arjones Fernández. 2007, Junta de Andalucía; Consejería de Cultura, Sevilla.
[3]Campanile, R., I Pastori Abruzzesi in Andria dai documenti d ‘archivio dal 1500 e Selano, G.e Paladino, M.; I Regi Tratturi e le poste della Locazione d ‘Andria: una storia del paesaggio agrario di Andria, 2002, Andria. Petrocelli, E., La civiltà della transumanza, Cosmo Iannone editore, 1999, Isernia. Centro Studi Torre di Nebbia, Guida al Parco nazionale dell ‘Alta Murgia; Natura e storia del primo Parco rurale d ‘Italia, Edizioni Alramurgia, Altamura, 2011, Russo, S. , La Mesta, Mediterranea, Edipuglia, 1998, Bari.
[4]Russo, S. , La Mesta, Mediterranea, Edipuglia, 1998, Bari

Nicola Spagnoletti Zeuli

Nome: Nicola
Cognome: Spagnoletti Zeuli
Data e luogo di nascita: 24-04-1979 Roma
Professione: Architetto

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