Finzioni domestiche: il terzo spazio di Aires Mateus_ di Simone Barbi

Testo inedito.

…Inside and outside never cover the entire space. There is always an excess: a third space (…). In human dwellings there is an intermediate space (…) we all know it exists but we do not really accept his existence (…). The main content of this invisible space is excrements canalizations but also the complex network of electricity, digitally and so on. All this is contained in narrow spaces between walls or floors. We all know well, rationally of course, how excrements leave the house, but our immediate phaenomenological relation to it is a more radical one. It is as if shit disappears into some neitherworld, out of sight, out of our world. This is incidentially, I think, is why one of the most unpleasent experiences is to observe when the toilet gets blocked and the shit coming back from the hole….It is something like The return of the living dead.[1]

Ogni abitare umano necessita di uno spazio interno de-finito, che si propone da sempre in contrapposizione con lo spazio esterno. Questa caratterizzazione è data da un confine: un terzo spazio che, oltre a mediare interno ed esterno, ne definisce l ‘essenza. Il terzo spazio è contenitore di struttura, canalizzazioni igienico sanitarie, reti elettriche e cablaggi vari: tutte cose che sappiamo esserci, sappiamo che esistono ma che non ci interessa o proprio non vogliamo vedere ne sentire . Tutte cose che vogliamo nascondere.[2]
Nell’ architettura pubblicata (grande campo giochi della so called critica architettonica ), eccezion fatta per i casi di sperimentazione di matrice brutaliste e una certa bunker attitude presente in alcuni interni contemporanei (pensiamo a Beniamino Servino) sembra che nessuno metta in dubbio questa prassi negazionista. ├ê una legge non scritta che gli impianti trovino rifugio in cavedi e tracce murarie, in ciò che Zizek chiama il terzo spazio.
In questo panorama la risposta data dallo studio portoghese Aires Mateus dice qualcosa di più. Il terzo spazio costituisce l ‘elemento fondativo – non di scarto – del loro fare architettonico; e nei loro progetti pre(te)nde la forza che tutti vogliono negare. Lo stesso strumento del disegno (piante e sezioni) esalta il gap tra interno ed esterno, dove la composizione delle singole stanze sottostà al volume unitario/unitivo esterno proprio grazie a questo falso pieno mediatore. Emblematici esempi di questa ricerca sono le case a Coruche (2007), Cadocos (2008) e Aroeira (2010).
Non esiste preoccupazione di sincerità strutturale o impiantistica, ne tantomeno spaziale, ma una volontà di controllo su tutti questi elementi in favore della forma: ambienti scavati-svuotati-

Voids[3] in una massa muraria prodotta-cercata-falsa che segue e ritrova una tradizione fondata sul mito dello spessore murario. Che da cortina materica, già rifugio di cavedi e tracce murarie, si fa anche stanza. Mondo celato.
Nei finti blocchi, frammenti di terzo spazio, che i Mateus usano per delimitare l ‘edificio, si nascondono gli ambienti che non si devono vedere. In tal senso la loro ricerca riporta alla luce la suggestione della casa ideale progettata nel 1942 da Enrico Peressutti in cui lo spazio dei servizi era nettamente distinto dallo spazio di vita, liberato così dal disordine del quotidiano.
Aires Mateus propone finzioni domestiche necessarie allo scopo di ottenere quell ‘astrazione completa dello spazio vita che o ancora comune denominatore delle architetture contemporanee – rinsalda e porta avanti l ‘epica del life style Moderno.
Questo è quanto. ciRCA

Note

[1]Slavoj Zizek, Architecture and Aesthetics, Arquitectura: m├ís spor menos, congreso internacional de arquitectura y sociedad, Università di Navarra, 10 giugno 2010.
[2]Ibidem.
[3]Aires Mateus, Voids, mostra al Padiglione Italia, Biennale di Architettura, Venezia 2010.

Simone Barbi

DATI PERSONALI:
Nome: Simone
Cognome: Barbi
Data e luogo di nascita: 22/06/1983, Prato (PO)
Professione: Studente

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