Design, “tutto è progetto” – di Francesca Gattello

Mi sono chiesta come iniziare la sezione sul design di presstletter e la risposta più sensata è stata: racconta cosa vedono i tuoi occhi, una visione personale e coinvolta. C ‘è una frase che ho letto che può riassumere la mia idea di design: tutto è progetto, anche mettere in ordine le idee è un progetto (Beppe Finessi). Credo, dunque, che il design sia un universo, in particolare per due ragioni che mi accingo a spiegare.

Innanzi tutto vorrei chiarire a gran voce che il design non è solo quello che le riviste di settore o il Salone del Mobile propinano secondo meccanismi e strategie di marketing. Il design che io conosco è fatto di menti, di mani e soprattutto di cuori che contribuiscono con il loro lavoro appassionato, e tramite una rivoluzione fatta senza che nessuno se ne accorga (Bruno Munari), a ridefinire e migliorare l ‘ambiente in cui viviamo osservando attentamente il mondo circostante per capire le necessità e mettendo sempre in discussione il presente, senza dare mai nulla per scontato. Talvolta un progettista deve far fronte a questioni che possono sembrare banali agli occhi comuni, come per esempio dover progettare una bottiglietta d ‘acqua, ma che veicolano valori profondi che esulano dalla contingente ovvietà per approdare ad un sentire etico che può influenzare i comportamenti della società.

Attorno al sostantivo design si possono individuare molteplici realtà: partendo dagli studi di progettazione guidati dai grandi maestri o da personalità più giovani, arrivando a collettivi di designer e artigiani, singoli artigiani, laboratori per lo sviluppo dei progetti e per la prototipazione rapida, centri di ricerca e sperimentazione, associazioni culturali promotrici di workshop, archivi storici di riferimento, gallerie d ‘arte che sponsorizzano e diffondono la cultura del progetto. Il tutto costruisce un corollario che è il motore propulsivo di questa poliedrica disciplina: il design.

Quando ci si dedica alla progettazione, non solo bisogna essere creativi e portati verso questo campo, ma è necessario crearsi un background fatto di conoscenze tecniche, di attività di laboratorio ma anche di una personalità individuale caratterizzata da una curiosità sensibile e critica e di un interesse quasi ossessivo nei confronti dell ‘analisi e dell ‘attenzione verso tutti gli aspetti della realtà che ci circonda. Bruno Munari sosteneva che conservare lo spirito dell ‘infanzia dentro di se per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità del conoscere, il piacere del capire e la voglia di comunicare.

Ecco il secondo motivo, non meno importante del precedente, per cui il design è un universo: la progettazione è profondamente legata al quotidiano, è la vita di tutti i giorni che ispira e sprona il designer ad operare. Il reale è punteggiato di variabili, imprevisti ed evoluzioni inattese capaci di rendere quello che vorrebbe essere un atto compiuto e definito, un elemento carico di vibranti possibilità tali da rendere mutevole e indefinibile ogni manifestazione del contingente. Se il senso della realtà esiste, e nessuno può mettere in dubbio che la sua esistenza sia giustificata, allora, ci deve essere anche qualcosa che chiameremo senso della possibilità. Chi lo possiede non dice, ad esempio: qui è accaduto questo o quello, accadrà, deve accadere; ma immagina: qui potrebbe o dovrebbe accadere la tale o talaltra cosa; e se gli si dichiara che una cosa è com ‘è, egli pensa: bè, probabilmente potrebbe anche essere diversa (da L ‘uomo senza qualità, Robert Musil). ├ê il condizionale che deve caratterizzare l ‘attività del progettista, un tempo verbale carico di slancio possibilista che rende indispensabile la scelta, tema nodale nella vita degli esseri umani: ne definisce i caratteri, le inclinazioni, i comportamenti e realizza il momento, rende effettiva quella che prima era un ‘ipotesi effimera e intangibile. Allo stesso tempo la scelta è però dipendente da un elemento che deve necessariamente anticiparla: l ‘alternativa. Essa è costituita da molteplici possibilità che ci mettono nelle condizioni di dover ragionare, analizzare e valutare il modo in cui prendere una decisione e quindi come e, soprattutto, cosa scegliere. Per questo lo scopo primo del designer deve essere quello di motivare, sostenere, proporre e, se assenti, creare le alternative, e queste proposte, possibilità progettuali, devono essere comunicate efficacemente attraverso una forma visiva accattivante ed un contenuto inattaccabile. Konstantin Grcic afferma che i momenti più felici della storia del design sono stati quelli in cui una grande intensità si contrapponeva a qualcosa che andava in direzione diametralmente opposta. Oggi invece tutto è possibile e accettato, abbiamo tutto, possiamo fare tutto e alla fine sopraggiunge il problema della scelta. Ecco perche regole, brief, condizionamenti, necessariamente proposti dall’industria, sono indispensabili alla creatività.

Attraverso un processo di scelta intendo raccogliere in questa sezione progetti, storie e realtà di design che stimolino alla riflessione soprattutto per quanto riguarda l ‘innovazione, concetto che in Italia, purtroppo non gode di grande fortuna, miseramente accantonato dalle istituzioni. Sembra che innovare sia superfluo, adagiati in una pigra e bigotta staticità. Vorrei concludere citando Peter Reyner-Banham che chiamato a rinnovare l ‘immagine del marchio Courage, produttore di birra, aggiunse allo slogan dell ‘azienda Non esiste una birra cattiva l ‘affermazione ma questo non esclude la possibilità di fare una birra migliore. L ‘evoluzione non può prescindere dall ‘innovazione.

Con i prossimi interventi spero di riuscire ad aprire una finestra su questo mio mondo materico e coinvolgervi trasmettendovi quel fascino che gli oggetti con i loro silenziosi messaggi mi trasmettono ogni giorno, stupendomi sempre un po ‘ di più.

1 Comment

  1. stefano bonifazi 23/07/2012 at 23:22

    mi ├¿ piaciuto molto l’articolo, le citazioni, e lo spirito di fondo, sono molto d’accordo. Il design ha bisogno di essere raccontato come una pratica dispersa tra i mille rivoli di ci├▓ che gli umani chiedono e sognano, ma sopratutto di quello che gli umani fanno. Abituati come siamo a circoscrivere la cosa al binomio sedie/lampade, ├¿ piacevole che un intervento critico liquidi il suddetto binomio e allarghi il campo come sarebbe dovuto, sono curiosissimo di scoprire cosa uscir├á dal suo cilindro, detto questo, vuole vedere l’incrocio fra una sedia e un tavolo? 🙂

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