Architettura dell ‘essere o dell ‘apparire? _di Marco Bruschi

Testo inedito.

Come gli antichi trassero ispirazione dalla natura, noi o materialmente ed spiritualmente artificiali o dobbiamo trovare quell ‘ispirazione negli elementi del nuovissimo mondo meccanico che abbiamo creato, di cui l ‘architettura deve essere la più bella espressione, la sintesi più completa, l ‘integrazione artistica più efficace. Così scriveva Sant ‘Elia nel 1914 nel suo manifesto dell ‘Architettura Futurista. Ma esiste un filo conduttore che partendo dall ‘avanguardia Futurista ci conduce fino all ‘Architettura Dinamica?
Bisogna ricordare come il Futurismo fosse orientato verso un ‘architettura nuova ed innovativa che prediligeva materiali contemporanei, come cemento armato, acciaio e vetro, in contrapposizione alle tecniche in uso all ‘epoca, inoltre, era forte la fiducia nello sviluppo della tecnica e nella tecnologia più spinta. Gli edifici immaginati da sant ‘Elia erano macchine per un abitare futuro teso all ‘utilizzo dei nuovi mezzi di trasporto ed integrati con le nuove infrastrutture necessarie. Architettonicamente pensati protesi verso il cielo e con una preponderanza di linee oblique a dispetto delle perpendicolari, che imprimevano agli edifici un senso dinamico di movimento.
Tutto questo oggi lo si può ritrovare nell ‘Architettura Dinamica tesa allo sfruttamento della tecnologia più innovativa, che crea edifici simili a macchine mai uguali a se stessi. Infatti, il movimento della struttura che modifica la forma dell ‘edificio aggiunge alle tre dimensioni dell ‘architettura convenzionale, base, altezza e profondità, una quarta dimensione, il tempo. Inoltre, l ‘inserimento di elementi per la produzione di energia da fonti rinnovabili imprime alla costruzione un elevato livello tecnologico ed impone la ricerca di soluzioni a problemi che fino ad oggi neanche si ponevano.
L ‘edificio progettato dall ‘Arch. David Fisher a Dubai è la realizzazione delle idee di dinamismo e di ipertecnologia a cui aspiravano i Futuristi. Un edificio mobile e mutaforma che con la sua forte impronta tecnologica ed industriale, infatti può essere replicato identico in qualsiasi parte del mondo grazie alla prefabbricazione degli elementi, lascia comunque aperte alcune questioni. L ‘aspetto microclimatico interno degli ambienti viene lasciato nelle mani degli occupanti poiche sono essi stessi a scegliere l ‘orientamento che l ‘appartamento deve assumere, inoltre l ‘edificio ha un forte dispendio di energia che viene sopperito con una grande produzione della stessa per mezzo di pale eoliche orizzontali interposte tra un piano e l ‘altro, garantendo comunque l ‘autosufficienza, ma con un minore surplus di energia pulita.
Si dovrebbe perciò riflettere sulla strada che bisogna intraprendere in un periodo storico in cui viene richiesta una forte cultura ambientale, soprattutto da coloro i quali progettano edifici.
In primis non è possibile progettare edifici replicabili uguali in diverse parti del mondo, è un dato di fatto che il clima di Oslo è fortemente differente da quello di Mexico City, questo deve costringere gli architetti a studiare soluzioni sempre diverse per ottimizzare le risorse presenti in loco e l ‘efficienza dell ‘intera struttura.
Inoltre, alcune problematiche che possono essere causa di un differente funzionamento energetico, come ad esempio l ‘orientamento di un edificio o la sua esposizione ai raggi solari, non dovrebbero essere di libera scelta degli inquilini, ma gestiti da cervelli elettronici centrali che, interpolando i dati raccolti da sensori appositamente studiati, conformino l ‘edificio in modo da ottenere il più alto risparmio generabile.
Non è possibile continuare a pensare che si può consumare e sperperare risorse come lo si è fatto fino ad ora. Un sistema finito, quale il nostro pianeta, ha potenzialità e risorse limitate e l ‘uomo non è l ‘unico essere del pianeta ad avere diritto alla sopravvivenza, senza considerare poi che l ‘umanità non può esistere se non inserita in un ecosistema complesso. La tecnologia dovrebbe aiutarci a conservare questo pianeta il più possibile non a consumarlo fino alla distruzione.
Le questioni che si pongono oggi sul rapporto naturale-artificiale devono essere poste come base per uno sviluppo dell ‘architettura e dei nuovi modelli di vita del futuro per cercare l ‘integrazione migliore nel contesto ambientale in cui essi si inseriscono. Un passo in questa direzione è stato fatto con la Leaf House della Loccioni Group di Ancona, nella quale è stato inserito un sistema di sensori ambientali che regolano il microclima interno per rendere l ‘edificio il più vivibile possibile e per cercare il più alto grado di risparmio termico. Inoltre, l ‘energia necessaria a far funzionare la struttura viene generata con un mix di sistemi per la produzione di energia pulita.
Ma questo non basta e su tali problematiche il dibattito è aperto. E ‘ ormai ora di superare l ‘ostentata, quanto retorica, ricerca di un ‘immagine da dare all ‘opera architettonica, per orientarsi a perseguire un ‘esigenza che di giorno in giorno si fa sempre più pressante ponendosi la giusta domanda. Quale futuro vogliamo costruire?

Marco Bruschi

DATI PERSONALI:
Nome: Marco
Cognome: Bruschi
Data e luogo di nascita: 19/10/1978 Augusta (Sr)
Professione: Architetto

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