Alfonso Amorelli e la sua Sicilia_ di Maria Rossana Caniglia

Testo inedito.

«Piccolo, forte, nervoso, tagliato in una sagoma a prima vista scabra e angolosa, che poi nasconde un cuore accogliente ed affabile di buon ragazzo sorridente e distratto, egli somiglia, in certo modo, alla sua arte»[1].
Con queste parole, Guglielmo Lo Curzio, descriveva l ‘anima e il genio di Alfonso Amorelli (Palermo 1898-1969), una delle figure più interessanti presenti nel panorama pittorico siciliano durante il ventesimo secolo.
Amorelli è stato definito un artista tipicamente siciliano, semplice e istantaneo, ┬½rapido nell ‘intuizione sensibile delle nuove libertà espressive. Egli ricompone in se, con succosa e colorita sobrietà, le più aperte interpretazioni del suo tempo con le forme della tradizione, [*], rimanendo estranei ai parassitismi a freddo come ai contorcimenti stilizzati di certi cerebralismi odierni┬╗[2]. La sua arte, quindi, non voleva essere elitaria e riservata, ma ricca di una sensibilità tutta meridionale, la quale non cercava di essere o di apparire ne audace ne allegorica.
Amorelli fa della sua Sicilia ┬½col suo sole, il suo cielo, il suo mare┬╗[3] l ‘unica fonte d ‘ispirazione per la sua arte. Ne riconosce la poesia, intima e silenziosa, malinconica e sognante, e la traspone in uno spettacolo in cui la natura e l ‘uomo si armonizzano in molteplici accordi: ┬½La Sicilia: sopra tutto per essa Amorelli è poeta, per essa la sua arte soleggiata si fa più umana, in accenti di dolore, d ‘amore, di patimenti┬╗[4].
L ‘artista siciliano nei suoi dipinti, ricchi di sfondi panoramici e atmosfere quasi folkloristiche, raffigurava rapporti umani e sociali, dove egli stesso si riconosceva, ┬½lontano dalla superficiale caricatura e dalla scialba contraffazione, codesto umorismo è umanamente rivelato in certa complessa contraddizione di motivi tipici, di note e di spunti pieni di significato, sospesi fra riso e pianto┬╗[5]. La sua tecnica e il disegno deciso evidenziano ancora di più questa condizione, riuscendo nella composizione grazie alla purezza delle linee e all ‘armoniosa distribuzione delle luci.
Le ispirazioni, i luoghi, la gente, i sentimenti e ancora il disegno, la tecnica, la pittura sono le peculiarità che s ‘intrecciano e si dissolvono, incostantemente, nella carriera di Amorelli, ma attraverso il suo stesso racconto ne possiamo tracciare il profilo.
┬½Il tempo vola┬╗ è, infatti, il titolo del suo diario autobiografico, ricco di disegni e scritti riguardanti, trasversalmente, sia la vita privata sia quella artistica; un uomo che ha saputo vivere il suo tempo, esaltando fatti e personaggi che l ‘hanno segnato. La sua biografia è scandita, in maniera inesorabile, dagli eventi storici e in modo particolare dalle due guerre mondiali.
L ‘ambiente artistico palermitano fu particolarmente attratto dalla Secessione viennese e dal suo processo di apertura, ma con lo scoppio della prima guerra mondiale e la conseguente crisi economica, tutte quelle iniziative che avevano favorito la creatività degli artisti furono travolte. Lo stesso Amorelli fu costretto ad abbandonare gli studi all ‘Accademia di Belle Arti di Palermo perche chiamato a combattere, esperienza che lo traumatizzo tanto da lasciargli un segno che riaffiorerà in occasione del secondo conflitto.
Infatti, la sua vita d ‘artista riprende solo nel 1924 quando per la prima volta espone le sue opere alla mostra dei giovani pittori siciliani, entrando così a far parte del mondo degli artisti palermitani. Negli stessi anni si avvicina al pensiero del movimento futurista e trova in Tommaso Marinetti il suo vate ed inizia a frequentare uno tra i più attivi gruppi di artisti e letterari siciliani, guidato da Pippo Rizzo. Anche se per tanti anni partecipa attivamente alle mostre organizzate dal gruppo, non aderirà mai al futurismo. Il rapporto tra Amorelli e Rizzo continuerà anche quando quest ‘ultimo, conclusa l ‘esperienza futurista, diventerà segretario del Sindacato siciliano fascista degli artisti, e il nome di Amorelli sarà tra gli iscritti alle diverse mostre sindacali.
Nel 1928 si trasferisce a Roma e poi a Firenze, dove rimase per tre anni, entrando in contatto con gli ambienti artistici più importanti della città, e incontrando Domenico Trentacoste, scultore siciliano e cugino di Pippo Rizzo, e Giacomo Balla. Quest ‘incontro è testimoniato da un acquerello di Amorelli dal titolo ┬½Cantiere di palazzo┬╗, nato da una rielaborazione culturale di un acquerello di Balla ┬½La giornata dell ‘operaio┬╗, datato 1904. La rielaborazione è una pratica molto diffusa nella carriera di Amorelli, soprattutto, verso le personalità e i movimenti della pittura del Novecento, l ‘interesse nasce, il più delle volte, attraverso la conoscenza delle opere e non dell ‘artista. Lo stesso pittore ha dichiarato, durante la mostra di Marsala del 1947, che il contatto avveniva quando ┬½ho dovuto peregrinare attraverso il continente europeo pur restando idealmente legato alla mia isola┬╗[6].
I lavori di Amorelli, della fine degli anni Venti, evidenziano una propria individualità e una particolare originalità: la sicurezza del tratto del disegno e la capacità di utilizzare delle combinazioni di colori, molte volte anche un po ‘ audaci. Proprio per questo è stato definito dalla critica sia impressionista sia espressionista, anche se stilisticamente è una contraddizione, ma nel caso di Amorelli non è così. Egli, infatti, nelle sue opere cerca di filtrare tutto il suo sapere attraverso, quella che abbiamo definito, la sensibilità mediterranea, attraverso la pittura, considerata, la forma d ‘espressione più naturale.
Le ┬½Scampagnate┬╗ e le ┬½Giornate a mare┬╗ appartengono alla serie dei paesaggi con figure, riconosciute come le opere più interessanti degli anni Trenta e Quaranta, che hanno come protagoniste le famiglie della piccola borghesia, con la loro semplice quotidianità vivono racchiusi nello splendore dell ‘isola.
L ‘unicità di queste tele consiste nella scelta del punto d ‘osservazione, fissato dall ‘alto verso il basso, in questo modo nell ‘inquadratura della scena le figure sembrano immerse all ‘interno di un paesaggio che sta oltrepassando la cornice. Durante la sua carriera realizzò anche molti affreschi, definiti delle vere e proprie scenografie animate, come quelli per l ‘Aula magna del Rettorato di Palermo del 1935, e della Galleria delle Vittorie del 1936.
Tra gli eventi che hanno segnato la sua vita, non si può non tener conto del fascismo, infatti, nella sezione cronaca e storia del suo diario, troviamo un ‘illustrazione di Mussolini raffigurato come il fondatore dell ‘impero e in particolar modo di quei borghi rurali che stavano sorgendo in Sicilia dove, ┬½pur mancando acqua, strade e luce il regime si preoccupava di commissionare affreschi celebrativi per i propri fasti┬╗[7]. Nel 1941, anche il pittore siciliano ricevette da Nallo Mazzocchi Alemanno, direttore dell ‘Ente di Colonizzazione per il Latifondo Siciliano, l ‘incarico di affrescare le pareti degli edifici civili del borgo Angelo Rizza, in provincia di Siracusa, e l ‘abside del borgo Amerigo Fazio, in provincia di Trapani.
Alla fine della seconda guerra mondiale, Fofò Amorelli, così chiamato dai familiari e dagli amici, inizia una nuova attività quella d ‘illustratore di libri per l ‘infanzia e di testi scolastici. Ancora una volta, il disegno subisce un cambiamento e si arricchisce di nuovi connotati: deve essere dinamico e avvincente per riuscire a catturare la loro attenzione ma capace di trasmettere, allo stesso tempo, un messaggio, che li appassioni e li incuriosisca a volerne sapere sempre di più. Questa specifica conoscenza derivava dalla precedente collaborazione, durata cinque anni, al ┬½Giornale di Sicilia┬╗ per le illustrazioni delle novelle e dei romanzi della terza pagina domenicale. Si differenziavano, l ‘una dall ‘altra, in base alla trama e quando il racconto ruotava intorno ai personaggi dei ceti più umili, il tratto si faceva marcato e il disegno si caricava di ombre, rilevando così la gravosità della condizione di vita.
Negli anni Cinquanta, Amorelli ritorna definitivamente a Palermo, ma le opere appartenenti a questo periodo si differenziano dalle altre perche influenzate dalla danza, rappresentando l ‘espressione di nuovi comportamenti e soprattutto la sintesi tra linea e colore. Infatti, si riduce sempre di più la quantità delle linee utilizzate, restano solo quelle essenziali e rapide: ┬½La linea tenderà a scomparire per lasciare il posto al colore, composto da larghe macchie che si accostano e combinano fra loro fino a creare le forme┬╗[8]. Il risultato finale di questa sperimentazione lo ritroviamo in due opere, datate 1961, ┬½Astratto in rosso┬╗ e ┬½Astratto in giallo┬╗, dove dei semplici segni neri incidono la densità materica dell ‘olio, mettendo in evidenza il significato primigenio della pittura.
┬½├ê in Amorelli un umorista denso e saporoso┬╗[9], un uomo la cui vita è stata segnata da molteplici eventi che hanno determinato i retroscena delle decisioni future, e un artista dalla personalità singolare ed eclettica, sempre attento ai movimenti della sua contemporaneità. Così Fofò ha raccontato la sua Sicilia.

Maria Rossana Caniglia

Note

[1]G. Lo Curzio, Amorelli, Priulla, Palermo [dopo il 1934], p. 12.
[2]Ivi, p. 14.
[3]Ivi, p. 19.
[4]Ivi, p. 20.
[5]Ivi, pp. 15-16.
[6]A. Schmidt, (a cura di), Alfonso Amorelli, Borgia, Roma 2002, p. 14.
[7]Ivi, p. 33.
[8]Ivi, p. 26.
[9] G. Lo Curzio, Amorelli, cit., p. 15.

DATI PERSONALI:
Nome: Maria Rossana
Cognome: Caniglia
Data e luogo di nascita: 07/09/1980 Catania
Professione: Architetto

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