Parte 6:1956-70, Capitolo 1:Una nuova era

1.11 Altre tendenze in Italia

Non tutta l ‘architettura italiana della seconda metà degli anni Cinquanta e’ percorsa da ansie storiciste. A Milano, Vittoriano Viganò realizza l ‘Istituto Marchiondi Spagliardi (1953-1957): vigorosamente scandito da setti in cemento armato a faccia vista, risente della poetica brutalista di Le Corbusier e degli esponenti del Team 10.

Al Le Corbusier del piano Obus di Algeri si ispira Carlo Daneri nel quartiere di Forte Quezzi (1956-1958), un segno alla scala territoriale che si adagia sulle curve di livello del movimentato paesaggio genovese.

Nel 1959, Quaroni licenzia il progetto per il quartiere CEP alle Barene di San Giuliano a Venezia-Mestre proponendo alcuni grandi edifici a corte, a forma circolare, aperti verso il paesaggio lagunare: una decisa autocritica rispetto alle precedenti posizioni neorealiste, alla poetica intimista del borgo e dell ‘unità di vicinato attraverso il recupero del disegno alla grande scala, e una decisa scelta di campo per un approccio orientato in senso paesistico, secondo una strategia sperimentata da nei progetti per la baia di Tokyo e dagli americani sensibili alle teorie dell ‘Urban Design.

Vi sono poi le grandi opere di ingegneria: gli eleganti viadotti realizzati da Morandi e le esili strutture in cemento armato progettate da Pier Luigi Nervi: tra queste lo stadio Flaminio(1958-59) a Roma costruito in occasione delle Olimpiadi del 1960. Tra il 1955 e il 1958 lo stesso Nervi, in collaborazione con Arturo Danusso, progetta le strutture di un ‘opera di Gio Ponti che, per molti aspetti, rappresenta l ‘antitesi alla Torre Velasca: il Grattacielo Pirelli. Moderno e tecnologicamente ineccepibile, grazie ad un curtain wall in alluminio color argento, il grattacielo di Ponti non cade in alcuna trappola sentimental-storicista. Nello stesso tempo, si distacca dalle secche dello stile internazionale, evitando la banalità del prisma scatolare vetrato. Il collocamento di due scale di sicurezza a pianta triangolare nelle testate, oltre ad un efficiente sistema di deflusso in caso di evento calamitoso, determina, infatti, in alzato, la realizzazione di due fasce di muratura, sfuggenti perche inclinate. Hanno il delicato compito di inquadrare il curtain wall, eliminando l ‘effetto glass-box nonche di dissolvere i prospetti laterali riducendoli a un semplice e sottile taglio, un vuoto che si manifesta in forma di ombra rendendo l ‘edificio esile e svettante.

 

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