Parte 6:1956-70, Capitolo 1:Una nuova era

1.10 Inquietudini italiane

E ‘ durante la seconda metà degli anni Cinquanta che si completano la Bottega di Erasmo diGabetti e Isola a Torino, la Palazzina INAIL di Samonà a Venezia, la Casa alle Zattere di Gardella a Venezia, la Torre Velasca di BBPR a Milano. Sono opere orientate in senso storicista, se non nostalgico, che segnano il definitivo distacco dell ‘architettura italiana dalle ben più interessanti ricerche , sia in senso espressionista che neobrutalista, che si sviluppano negli stessi anni negli Stati Uniti e in Europa.

La Bottega di Erasmo (1953-1956), realizzata a Torino da Gabetti e Isola, si inserisce nel contesto urbano, segnato dalla presenza della Mole dell ‘Antonelli, ostentando una vocazione decorativa ai limiti del kitsch per il compiaciuto gioco dei dettagli, per la pluralità dei materiali, per la presenza di elementi costruttivi desueti quali i bovindo. Non mancano allusioni all ‘ordine gigante con fasce di mattoni a cui sono intervallati spigolosi balconi decorati con parapetti in ferro battuto o con coppie di lastre di cemento simmetricamente disposte ma tra loro leggermente scostate, al fine di realizzare un ‘ulteriore vibrazione chiaroscurale con un linguaggio ammiccante e compiacente, non privo di riferimenti neomedioevali .

La Palazzina dell ‘INAIL di Samonà a Venezia (1950-1956), pur senza cadere negli eccessi decorativi di Gabetti e Isola, punta sulle variazioni cromatiche e sugli effetti chiaroscurali per inserirsi nel difficile contesto lagunare. Da qui l ‘alternarsi del cemento e della pietra, l ‘uso di colori quali il rosso, il blu,il bianco e il grigio e il delicato susseguirsi di rientranze e di sporgenze con ritmi anche minuti ma, comunque, gestiti all ‘interno di un disegno unitario.

Nella Casa alle Zattere a Venezia (1954-1958) Gardella mette in scena uno studiato andamento pittorico caratterizzato dalle elegantemente disposte, ma apparentemente casuali, bucature dei prospetti. A rendere contestuale l ‘opera, provvedono i balconi i cui parapetti hanno un disegno o a dire il vero, non poco stucchevole- che ricorda i merletti veneziani. Composta, come molte altre opere del periodo, da un basamento ( in questo caso punteggiato da una duplice fila di finestrelle romboidali), da un corpo centrale e da un coronamento con tetto inclinato, la Casa alle Zattere vibra all ‘unisono con le cortine dell ‘edilizia veneziana che si affaccia sul canale, tuttavia testimonia della incapacità creativa dettata da un atteggiamento alla fine suicida che, piuttosto che reinterpretare la storia e la tradizione, come per esempio aveva fatto Wright con il Masieri Memorial progettato nel 1953 sul Canal Grande ma mai realizzato per ottusità burocratiche, si limita a fargli il verso.

La Torre Velasca (1950-1958) di BBPR rappresenta per molti commentatori, una delle massime opere italiane del periodo. Con il suo aspetto vagamente neomedioevale, quasi da antica torre comunale, sottolineato dalla struttura portante a vista che ricorda quella degli edifici gotici, rappresenta uno dei principali landmark del panorama urbano milanese. Paragonata con il coevo Seagram building di Mies van der Rohe (1954-1958) testimonia della oramai abissale distanza che separa le ricerche italiane da quelle americane o europee.

Con il numero di aprile-maggio del 1957, la rivista Casabella Continuità si fa promotrice delle nuove istanze pubblicando, oltre a un bilancio dell ‘esperienza del quartiere Tiburtino di Quaroni e Ridolfi, i lavori di Ridolfi tra cui le Torri di viale Etiopia, la Bottega di Erasmo e la Borsa Valori di Gabetti e Isola, una recensione di un volume di Tuschuoli Madsen, Sources of Art Noveau, sul Liberty e un saggio sulla Scuola di Amsterdam. Il numero sancisce, di fatto, la nascita di un movimento che investirà numerosi architetti, soprattutto dell ‘area piemontese e lombarda e verrà chiamato Neoliberty, con un nome che Paolo Portoghesi conierà l ‘anno successivo.

Contro il Neoliberty, con un articolo apparso nell ‘aprile del 1959 sul The Architectural Review, si scaglia Reyner Banham, che accusa l ‘Italia di ritirata dal Movimento Moderno. Secondo il critico, i lavori di Gabetti e Isola nonche di altri giovani architetti che gravitano intorno a Casabella Continuità , quali Gae Aulenti, Gregotti, Meneghetti, Stoppino, e gli articoli a loro difesa scritti da Aldo Rossi rappresentano un fatale passo indietro. L ‘accusa di Banham e’, per quanto severa, circostanziata. Evita di fare di tutta un ‘erba un fascio: dalla critica sono esclusi Quaroni con il villaggio la Martella, il Moretti della Casa del Girasole e non e’ toccato, se non come direttore della rivista, Rogers. Lo scritto, non accenna, infatti, alla Torre Velasca ( che sarà, invece, oggetto di fortissime critiche, ai successivi incontri del CIAM). Ciò non evita la pronta e risentita la reazione di Rogers che si sente attaccato in prima persona in quanto punto di riferimento dei nuovi fermenti storicisti: risponde con un articolo apparso su Casabellla Continuità nel giugno del 1959. Accusa Banham di essere un custode dei frigidaries. Rivendica l ‘importanza della ricerca italiana e di tutti coloro che tentano di evadereÔǪil conformismo e il formalismo: Gardellla, Ridolfi, Micheluccci, Albini, Samonà. Sostiene che se il termine di Neoliberty si può applicare alla Bottega di Erasmo di Gabetti e Isola, per gli altri giovani si dovrebbero utilizzare altri riferimenti: per esempio, il neoespressionismo olandese per l ‘Aulenti e l ‘eclettismo boitiano e berlaghiano per Gregotti. Ammette, infine, qualche eccesso. Ma sostiene che cambiamenti, non meno rilevanti, si registrano anche nelle architetture dei Maestri: Le Corbusier ha creato Chandigarh con l ‘eco di tutta l ‘India, Gropius l ‘Ambasciata di Atene, immersa nella storia greca, Mies un monumento con il grattacielo di Park Avenue a New York e Wright, prima di morire, aveva disegnato opere che pur conseguentissime nello spirito, non potrebbero essere confinate nella lettera di tante sue dichiarazioni precedenti.

 

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