Premio Ad ‘A: intervista a Ettore De Lellis – di Roberta Melasecca

Prima Edizione Premio Ad ‘A Architettura d ‘Abruzzo: un riconoscimento alle opere più significative realizzate nella regione Abruzzo dal 2000 al 2010 e un ‘occasione per documentare e diffondere la cultura architettonica del territorio. Nell ‘ambito del Secondo Salone della Ricostruzione a L ‘Aquila o 24/27 Maggio 2012 o sono stati premiati 10 progettisti scelti tra 180 partecipanti.

Oggi, intervista all ‘Arch. Ettore De Lellis, vincitore con Edificio rurale a Spoltore o Pescara.

Il progetto, articolato in due volumi posti a quote differenti, è giocato sull ‘uso di due materiali, il legno e il cemento lasciato a vista, e si basa sulla relazione estroverso o introverso: facciate completamente vetrate ad instaurare un preciso legame con il contesto naturale e corpi opachi e introspettivi per proteggere la vita quotidiana.

Come potrebbe essere definita la sua architettura e come si svolge il processo creativo dei suoi progetti.

De Lellis: Ho un approccio artigianale con l ‘architettura: il processo ideativo inizia con uno studio approfondito della fattibilità e della scelta e uso dei materiali. Ogni edificio è pensato in sincronia al materiale e al sistema costruttivo: tale procedimento tende a semplificare molto il progetto e a depurarlo da tutto ciò che potrebbe renderlo artificioso, conferendogli un aspetto un po ‘ grezzo. Nella villa a Spoltore l ‘approccio artigianale è molto evidente: tutto si basa sulle modalità di assemblaggio del legno e del calcestruzzo, con il duplice intento di semplificare e di essere aderente al sito.

Quale peso assume nell ‘iter progettuale il rapporto con il contesto.

De Lellis: L ‘elemento di partenza di ogni progetto è il luogo inteso come paesaggio, natura, vegetazione, orografia: il rapporto con esso è però di tipo astratto, è una relazione intima e mentale che si consuma nel chiuso del mio studio. Pertanto ogni lavoro non è applicazione di stereotipi ripetuti continuamente. Nel Museo della Civitella a Chieti, ad esempio, è stato il luogo, con le sue complessità, con le forti preesistenze dell ‘anfiteatro e degli assi del centro storico, a costruire il progetto.

Qual è il ruolo della committenza all ‘interno del processo architettonico e in quale misura questo influisce sulle scelte progettuali.

De Lellis: Cerco di non farmi influenzare troppo e di mantenere sempre una certa autonomia progettuale: i privati costituiscono una clientela già selezionata che ha delle precise aspettative dalla mia architettura; nei progetti di edilizia residenziale, invece, l ‘investitore, che coincide spesso con l ‘impresa esecutrice, risulta molto presente nel processo architettonico e lo riesce a condizionare pesantemente, rendendo marginale la figura del progettista. E ‘ necessario, in tali casi, mantenere un alto grado di tenacia e determinazione: la qualità del progetto va salvaguardata in tutte le sue fasi, dall ‘ideazione alla sua realizzazione.

Quante volte si può ricominciare un progetto.

De Lellis: Una volta sola. Ritengo che il mio lavoro sia molto faticoso: ogni progetto è pensato continuamente, disegnato a matita, modificato nel suo iter fino alla soluzione più convincente. E ‘ un processo teorico che conduce ad una semplificazione e purificazione dell ‘idea.

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