Cosa c ‘entra Olivetti con la Biennale – di Massimo Locci

Molti in questi giorni, da quando il curatore del Padiglione Italia Luca Zevi ne ha anticipato i temi, si sono domandati cosa centri Adriano Olivetti con la Biennale Architettura di Venezia, dove solitamente si cerca di analizzare la situazione presente più interessante o problematica e di delineare strategie utili per prefigurare gli scenari futuri. Le varie parti in cui si articolerà la mostra, infatti, si apriranno con una sezione, un caso di studio, dedicata alla proteiforme vicenda olivettiana, che come è noto ha avuto il massimo sviluppo dal dopoguerra fino alla sua scomparsa nel 1960. Tutto ciò può far apparire l’esposizione rivolta al passato e con un approccio storicistico; in verità esperienza di Adriano Olivetti è stata così ricca e innovativa che ancor oggi appare del tutto proiettata verso il futuro. Un bel libro a fumetti della casa editrice Becco Giallo a lui dedicato non a caso s’intitola Un Secolo Troppo Presto. L ‘avanguardia di Olivetti si riscontra nel pensiero politico: immaginava una comunità federalista unita nella competenza territoriale e dalla facilità con cui i cittadini possano dialogare/controllare con i propri rappresentanti e organi di governo.
La visione olivettiana ha prefigurato scenari futuri, individuando un innovativo modello di welfare, come la medicina preventiva, l ‘assistenza sociale per i lavoratori e le famiglie. Con la sua visione sinergica tra economia, imprenditoria illuminata, territorio, architettura, design, grafica e cultura ad ampio spettro. Come industriale ha sposato integralmente il tema dell’innovazione, collocandosi subito al vertice della produzione mondiale e mettendo sul mercato oggetti che sposano una grande funzionalità a un design di altrettanto grande qualità.
Adriano Olivetti ha allargato gli orizzonti dal singolo prodotto industriale al luogo di produzione e alla città, nello specifico Ivrea, Massa, Pozzuoli, dove alle fabbriche sono state affiancate le residenze e i servizi capaci di offrire agli operai le migliori condizioni lavorative e di vita sociale e culturale. Città-fabbrica virtuosa Ivrea è considerata il più avanzato modello di sviluppo territoriale del novecento, sia per la complessità insediativa, sia perchè realizzata da alcuni tra i migliori architetti italiani, tanto che l’intera città è stata candidata, e ora è nella short list delle premiabili, all’Unesco quale Patrimonio dell’Umanità.
Alla costruzione dell’idea architettonica di Olivetti hanno partecipato un numero elevatissimo di eccelsi architetti contemporanei Figini & Pollini, Annibale Fiocchi, Ignazio Gardella, Marcello Nizzoli, Ludovico Quaroni, Mario Ridolfi & Wolfang Frankl, Franco Albini, Mario Fiorentino, Eduardo Vittoria, Igino Cappai & Pietro Mainardis, Carlo Scarpa, Gae Aulenti, BBPR, Marcello Nizzoli, Ettore Sottsass, Gino Valle, Luigi Cosenza, Marco Zanuso; parteciparono anche molti maestri internazionali Kenzo Tange, Louis Kahn, Egon Eiermann, James Stirling.
Importantissimo il contributo di Adriano Olivetti nel settore sociale e culturale, con i suoi scritti di matrice politico-comunitaria, e con la nascita della casa editrice Edizioni di Comunità che ha pubblicato un numero impressionante di titoli e riviste (tra le altre Metron, Zodiac, SeleArte) al cui interno hanno scritto e collaborato, tra gli altri, Geno Pampaloni, Eugenio Montale, Franco Fortini, Carlo Doglio, Giovanni Astengo, Franco Ferrarotti, Emmanuel Monier, Carlo Ludovico Ragghianti, Lewis Mumford, Renzo de Felice, Bruno Zevi.
Inoltre la nostra disciplina in questa fase di transizione ha bisogno di un nuovo rapporto sinergico fra i soggetti direttamente coinvolti nel processo di produzione dell ‘habitat. Oggi s’impone una diversa e fattiva relazione con la società civile, con il mondo industriale, in particolare il settore produttivo avanzatato, e un nuovo ruolo etico e sensibile ai valori sociali della committenza. Non a caso Luca Zevi ha ipotizzato di realizzare un padiglione performativo, strutturato sia come spazio di dibattito e accoglienza, che recupera quindi il valore civico dell’architettura come luogo di incontro, sia come struttura di comunicazione di temi, proposte, strategie.

Scrivi un commento