Parte 6: 1956-65, Capitolo 1: Una nuova era

1.7 Scharoun: due capolavori

Nonostante il successo dell ‘innovativo progetto di scuola presentato nel 1951 a Darmstadt o ne abbiamo parlato nel capitolo precedente- la prima occasione concreta per realizzare un edificio scolastico si presente a Scharoun solo nel 1955, con l ‘incarico per il Liceo Geschwister-Scholl a L├╝nen in Westfalia. L ‘edificio, destinato a un liceo linguistico femminile e completato nel 1962, riprende l ‘idea di un modello scolastico alternativo fondato sul rapporto tra le aule, concepite come microcosmi familiari, e gli spazi comuni intesi come luogo dell ‘incontro e dello scambio. Le prime sono caratterizzate da una pianta esagonale, hanno uno stretto rapporto con lo spazio circostante oun cortile o una terrazza dove fare lezione all ‘aperto-, emergono come volumi e sono illuminate dall ‘alto su tutti i lati. Gli spazi comuni gravitano su un atrio lungo un centinaio di metri che lega i nuclei delle classi e affaccia su un cortile di forma approssimativamente semicircolare alle cui estremità sono localizzati l ‘aula magna esagonale e la sala per la musica circolare (quest ‘ultima non e’ stata realizzata). L ‘edificio, nonostante la sua apparente complessità, rivela padronanza di forme e chiarezza di relazioni e funziona come un organismo. L ‘unità minima, cioè la classe, come una cellula, ha un suo nucleo intorno a cui gravitano elementi funzionali minimi. Questa, a sua volta, e’ l ‘elemento costitutivo di un tessuto che gravita su servizi di rango più elevato. I tessuti, infine, compongono un sistema organico vivificato dalle più importanti attrezzature collettive.

La logica compositiva messa a punto da Scharoun ricorda quella relazionale che in questi stessi anni stanno sperimentando gli architetti del Team 10: in fondo, tra questa scuola e l ‘orfanotrofio di Van Eyck vi sono più analogie che differenze. E analogie si possono riscontrare anche con il lavoro di Louis Kahn, anch ‘esso teso all ‘approntamento di organismi.

Nel 1956 Scharoun lavora al progetto per la Filarmonica di Berlino. Può così finalmente, dopo le cocenti delusioni a seguito dei concorsi vinti e non realizzati, costruire un edificio di notevole importanza. La sala, completata nel 1963, si basa su un principio estremamente semplice: disporre gli spettatori in circolo attorno ai musicisti, evitando la disposizione frontale. Scharoun lo attua organizzando i posti in un piacevole sistema di terrazze e giocando su una geometria che, oltre a soddisfare le esigenze funzionali ( si pensi agli eleganti elementi curvi che disegnano il soffitto e insieme ottimizzano l ‘acustica) contribuisce a creare una forte sensazione di centralità. A controbilanciare la quale, così come negli altri progetti elaborati sullo stesso tema, corrisponde lo spazio fluido del foyer, articolato su diversi livelli, legati tra loro attraverso una coinvolgente dialettica spaziale. Dicevamo prima di aspetti che legano la ricerca organica di Scharoun con quelle del Team 10. Uno dei suoi esponenti di punta, Jaap Bakema, così commenta, in termini entusiastici, il foyer: le vie di accesso e di fuga, le scale, le gallerie e gli ascensoriÔǪsembrano impartire una lezione di urbanistica, i cui principi progettuali mi auguro verranno estesi alla città. E che di un edificio alla scala urbana si tratta, lo testimonia l ‘ aspetto esterno risolto con una immagine folgorante che ricorda insieme una fortezza e un ‘arca e che, grazie al rivestimento dorato, trasforma la Filamornica in un landmark urbano che anticipa di quaranta anni il Guggenheim di Bilbao con le sue luccicanti scaglie di titanio.

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