Parte 6:1956-70, Capitolo 1: Una nuova era

1.6 Utzon e la Sidney Opera House

Quando nel novembre del 1956 il danese Jorn Utzon consegna il progetto per la Sydney Opera House ha 38 anni ed al suo attivo poche, anche se interessanti realizzazioni. Tra queste la sua abitazione in stile usoniano ( Utzon apprezza Wright ed e’ stato per un breve tempo ospite a Taliesin) e un complesso di case a patio rivestite in mattoni e abilmente disposte all ‘interno del contesto naturale, presso Helsingor. Nulla quindi fa pensare che di lì a poco sarebbe assurto agli onori della cronaca e proclamato vincitore di una delle prime importanti consultazioni internazionali del dopoguerra, tanto più che la sua proposta si discosta sensibilmente dalle altre: invece di edificio a se stante, Utzon propone un segno alla scala del paesaggio costituito da un grande zoccolo in pietra su cui sono adagiati dei gusci, per alcuni dei ventagli, per altri delle vele. Il vantaggio di questa scelta e’ duplice: per chi dovrà vedere l ‘edificio dal mare, si presenterà come un antichissimo spazio cerimoniale realizzato sul promontorio e, grazie allo zoccolo-piattaforma, pensato in stretta osmosi con questo, per chi lo vedrà dalla città come una struttura plastica tridimensionale, che, grazie alla curvatura dei gusci, non richiede un punto di vista privilegiato, ed e’ egualmente interessante sia sui lati che dall ‘alto.

Numerose voci circolano, sin dal primo momento, sul perche di una scelta così inconsueta che premia un outsider. Quasi tutte attribuiscono la vittoria del giovane danese al deciso appoggio di Eero Saarinen, uno tra i più autorevoli giurati, che fa di tutto o si dice: addirittura tirando fuori i disegni dal pacco degli esclusi- per far premiare il progetto di un edificio coraggioso le cui forme ricordano il suo progetto per il Terminal della Twa a New York, anche queste vigorosamnente sensuali e non prive di riferimenti alla poetica organica. Ma una poetica organica che evita un coinvolgimento troppo stretto con la natura -e non e’ un caso che Wright interrogato a proposito dai giornali, stronca il progetto di Utzon parlando di tendone da circo- e si orienta invece su immagini cariche di energia, fortemente gestuali. Forme che verranno, invece, apprezzate dagli artisti situazionisti e in particolare dal pittore danese Asger Jorn, uno dei fondatori del gruppo COBRA, che le vedranno quale valido antidoto sia al taylorismo funzionalista sia agli eccessi naturalistici dei seguaci dell ‘architettura organica propriamente detta.

Ad affiancare Utzon in un incarico così complesso e’ la società di ingegneria Arup. Insieme rivedono il progetto infinite volte al fine di trovare un modello matematico e concettuale in grado di rendere realizzabile il disegno di forme così inusuali. Su intuizione di Utzon, si opta, infine, per volte pensate come ricavate dal taglio di una sfera: ciò permette a una maggiore semplicità dei calcoli e la prefabbricazione dei componenti dei gusci. Nonostante il duro lavoro di Utzon e del suo team, i lavori procedono a rilento e le spese si moltiplicano. Nel 1966, a dieci anni dal concorso, Utzon viene bruscamente licenziato e il lavoro fatto completare ad altri. Per quanto manomesso e rimaneggiato, una volta completato l ‘edificio diventa il simbolo di Sidney. Testimonia che e’ possibile, anche in tempi contemporanei, realizzare opere che hanno una forte capacità di presa sui cittadini, ma soprattutto che l ‘International Style e’ oramai morto e sepolto. Al suo posto si delinea un ‘architettura che dialoga con la dimensione territoriale, le cui valenze o esattamente come succederà con le opere del suo mentore Saarinen- verranno interamente sondate solo dopo diversi decenni.

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