presS/Tletter n.18-2012

Abbasso Italia Nostra, I grandi concorsi: Young Italian Architects 2012 e Giovani Critici 2012, Condannato all ‘umanistica, Il fantasma della Serpentine, MODERN-day SHEHERAZADES, I would prefer not to, Elogio dello sputo/2, POP_l ‘invenzione dell ‘artista come star, Tutti in bicicletta o Inutili cronache romane, Cosa c ‘entra Olivetti con la Biennale

 

per inviare mail alla rubrica LETTERE usare: l.prestinenza@gmail.com

per cancellarsi mandare una mail all ‘indirizzo: news-unsubscribe@presstletter.com

per iscriversi mandare una mail all ‘indirizzo: news-subscribe@presstletter.com

 

ESERCIZI DI ERMENEUTICA di Marcello del Campo

 

Romanzi di Charles Dick Jencks

David Chipperfield

 

IN EVIDENZA

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA: Sono partiti i grandi concorsi: Young Italian Architects 2012 e Giovani Critici 2012 e The Europe ‘s Become

L ‘OPINIONE: Abbasso Italia Nostra

CARTOLINE: Cartoline di Renato Nicolini

AIAC TUBE: Copenhagen, a citade das bicicletas /Archi LIVE puntata numero 8

DOCUMENTI: Tutti a Tusa dall ‘1 all ‘8 luglio per il Workshop di design: Istanze di design Fiumara d ‘Arte

ALTROcheARCHITETTURA: Maria Clara Ghia ci parla di: Condannato all ‘umanistica

INCONTRI DELLA SETTIMANA: News di Elisabetta Fragalà

MOSTRE DELLA SETTIMANA: News di Filippo Puleo

UNIVERSITA ‘ E DINTORNI: News di Nicolò Lewanski

CORRISPONDENZE: Zaira Magliozzi: Il fantasma della Serpentine

ANTIDIZIONARIO: Camilla Bonuglia: MODERN-day SHEHERAZADES

RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: I would prefer not to

LA STORIA DELL ‘ARCHITETTURA: L ‘architettura del 1900 raccontata da LPP: 3.1.1 Commistioni

AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter…

CRONACA E STORIA: Arcangelo di Cesare continua con Cronache e storia: Maggio 1962

INTERMEZZO: Edoardo Alamaro ci parla di: Elogio dello sputo/2

RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI: Giulia Mura recensisce: POP_l ‘invenzione dell ‘artista come star

SGRUNT: Marco Maria Sambo: Tutti in bicicletta o Inutili cronache romane

SEGNALAZIONI: International Ideas Competition, The Europe ‘s Become — Quinta edizione del Premio Internazionale Ischia di Architettura — aRCHITETTURAoLTRE: spazio ai visionari ad ISCHIA — Workshop UNPLUGGED

CONTRO-ARCHITETTURA: Massimo Locci: Cosa c ‘entra Olivetti con la Biennale

IN OFFICINA: la rubrica di Mario Miccio di approfondimento di mostre e eventi: Due appuntamenti con L ‘architettura della città

ALLEGATI: Bando del Workshop internazionale per un design contemporaneo Tusa (ME) 1-8 Luglio 2012

 

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA

A.A.A. concorso YOUNG ITALIAN ARCHITECTS

presS/Tletter_Associazione Italiana di Architettura e Critica insieme a professioneArchitetto con il supporto e il patrocinio dell ‘ IUAV ALUMNI Associazione dei Laureati IUAV bandisce la seconda edizione del Concorso per l ‘architettura Young Italian Architects. Il concorso ha lo scopo di individuare progetti di architettura ideati da giovani progettisti e di promuoverne la conoscenza. In particolare è finalizzato ad individuare progetti, non realizzati, di giovani architetti italiani che si distinguano per ricerca, innovazione e lettura della realtà contemporanea. La partecipazione è aperta ai progettisti e agli studi italiani che sono under 35. La scadenza è fissata per le ore 12:00 del 25 giugno 2012.

http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=3496

 

A.A.A. Concorso GIOVANI CRITICI

In seguito alle tre precedenti edizioni del concorso, presS/Tletter_Associazione Italiana di Architettura e Critica insieme a professioneArchitetto bandisce la quarta edizione del Premio per la critica d’architettura.

Il concorso ha lo scopo di promuovere tra i giovani l’attività critica. La partecipazione è gratuita ed è aperta a tutti gli under 35.

La scadenza è fissata per le ore 12:00 del 25 giugno 2012.

http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=3499

 

The Europe ‘s Become

Il Divenire dell ‘Europa: Idee architettoniche, creative ed artistiche per laconservazione del futuro dell ‘Europa.

Il bando nella rubrica: SEGNALAZIONI

 

L ‘OPINIONE

Abbasso Italia Nostra

Ricostruire dov’era e com’era? Una ricorrente stupidaggine. Si potrebbe invece trasformare la sciagura dei terremoti in opportunit├í per demummificare i centri storici colpiti. Non si ipotizza certo la tabula rasa, solo un atteggiamento meno disneylandiano e in più in linea con la stessa tradizione italiana: da Ponti a Gardella, da Albini a Samonà. O vogliamo pensare che anche loro erano avanguardisti incoscienti? (lpp)

 

CARTOLINE di Renato Nicolini

 

CARTOLINA ITALIA FUTURA

Indovinala grillo!

 

CARTOLINE HERZEN

1.

La personalità definita e chiusa dell ‘uomo occidentale, mentre all ‘inizio ci sorprende con la sua specializzazione, ci sorprende poi per la sua unilateralità. Egli è sempre soddisfatto di se, e la sua suffisance ci urta; sempre memore delle sue mire personali, la sua posizione in genere non è indipendente, e i suoi costumi si conformano a quelli di un ambiente meschino. (ÔǪ) L ‘uomo occidentale non si trova nella sua condizione normale: sta mutando pelo. Le rivoluzioni fallite lo soffocano, perche nessuna di esse lo ha modificato, mentre ognuna ha lasciato la sua impronta e gli ha confuso le idee; intanto, il cavallone della storia, secondo l ‘ordine naturale, ha trascinato in primo piano lo strato limaccioso della piccola borghesiaÔǪ

(Il passato e i pensieri, pag.518)

2.

Il festeggiare è conforme a una vita pienamente vissuta, mentre la gente sobria è di solito arida ed egoista.

(op.cit. pag.519)

 

CARTOLINA LEONARDO RICCI

La quinta edizione del premio Bruno Zevi è stata assegnata al (bel) saggio di Maria Clara Ghia: BASTA ESISTERE. Leonardo Ricci: il pensiero e i progetti per le comunità. Fin dal titolo, che collega direttamente Ricci all ‘esistenzialismo di Sartre (e di Camus, che per certi versi gli assomiglia moralmente) il punto di vista e la tesi principale sono evidente. Leonardo Ricci non è stato soltanto uno dei grandissimi architetti italiani del dopoguerra, ma anche un uomo di cultura, un pensatore, che si rifiutava di credere all ‘architettura puro gioco di forme. L ‘architettura è pensiero e progetto che si traduce in forma. A quando finalmente una ristampa dell ‘ Anonimo del XX secolo?

 

CARTOLINA LA DISCARICA A VILLA ADRIANA

Parabola di un Presidente, dall’Alleluja di Haendel a “er monnezza”.

 

AIAC TUBE

 

Spazio preferiti: Copenhagen, a citade das bicicletas /Archi LIVE puntata numero 8

 

— Questa settimana, tra i filmati preferiti di AiacTube, vi segnaliamo una playlist di un nostro iscritto: Atelier DC arquitetura, di Rio De Janeiro in Brasile. La playlist si intitola Copenhagen, a cidade das bicicletas. La trovate a questo indirizzo, buona visione: http://www.youtube.com/user/atelierdc

Potete anche guardare il filmato all ‘interno della pagina dedicata ai video segnalati dalla nostra Associazione Italiana di Architettura e Critica.

Ecco il link:

http://www.youtube.com/playlist?list=FLFB6lY-VpP0rLNhry9BtfvA&feature=plcp

 

 

— Vi ricordiamo anche di guardare la puntata numero 8 di Archi LIVE o Architettura dal vivo, il Format a cura dell ‘Associazione Italiana di Architettura e Critica e del Laboratorio creativo presS/Tfactory, in onda da ottobre 2011 anche su Ceramicanda – Canale 813 di SKY Italia.

 

Ecco il link:

http://youtu.be/6ncsM_1qnKA

 

 

— AiacTube:

www.youtube.com/user/architetturaecritica

architetturaecritica@libero.it

architetturaecritica@live.it

 

DOCUMENTI

 

Workshop internazionale per un design contemporaneo Tusa (ME) 1-8 Luglio 2012

La Fondazione Fiumara d ‘Arte in collaborazione con AIAC e Press/Tfactory, è lieta di presentare, il primo workshop internazionale di design, che si terrà a Tusa presso il museo-albergo Atelier sul mare, nella prima settimana di luglio 2012.

Per il bando vai nella rubrica ALLEGATI

ALTROcheARCHITETTURA di Maria Clara Ghia

Condannato all ‘umanistica

La mia architettura è sempre nata dall ‘infelicità. Dalla disperazione di vivere in un mondo che a me non piace ma al quale voglio dare per quel che posso, con le minime mie forze, un piccolo contributo alla vita.

Lettera di Leonardo Ricci a Giovanni Michelucci, 23 dicembre 1987.

 

Architetto utopico-scientifico-radicale: così amava definirsi Leonardo Ricci.

L ‘utopia ha a che vedere con il rifiuto di una realtà sociale discriminante, alienata, ingiusta, che conduce alla perdita del senso di solidarietà e di appartenenza alla collettività. Ricci è dalla parte degli apocalittici e contro gli integrati, direbbe il suo amico Umberto Eco. L ‘esordio avviene nel clima asfissiante del regime, quando giovanissimo si schiera con la fronda irriducibile capeggiata da Giovanni Michelucci, incoraggiata da Giuseppe Bottai e sostenuta, dopo la fine della guerra, dall ‘impegno di Carlo Ludovico Ragghianti, che rende possibili le prime occasioni di intervento in una Firenze largamente distrutta. Da allora, Ricci intende la progettazione come costante campo di sperimentazione di valori altri rispetto a quelli espressi (imposti) dalla società in cui vive, per favorire nuove relazioni spaziali, funzionali, esistenziali.

Per piegare l ‘utopia verso un ideale di concretezza, Ricci diventa scientifico: ai miti, ai principi, alle strutture precostituite, contrappone il dubbio e la critica. Smascherare le false convinzioni che nascondono le necessità di fondo. Dare spazio in architettura ai valori umani dell ‘esistenza perche non si acuisca il divario fra società degli uomini ed evoluzione tecnologica, sfrenatamente rapida, irresistibilmente scatenata. Gli atti e le condizioni esistenziali vanno riesaminati in ogni progetto per comprendere le esigenze fondamentali e accantonare quelle convenzionali, superimposte.

Si tratta del tentativo di affrancamento dalla bella forma, seducente ma allo stesso tempo autocratica: la gran ruffiana, come la chiamava Michelucci. La bella forma nasce da configurazioni estetiche preordinate, che poco hanno a che vedere con le esigenze di vita di chi la dovrà abitare.

L ‘interrogazione costante sulla condizione umana, porta invece Ricci a instaurare un dialogo continuo fra etica ed estetica: la forma, l ‘istanza estetica, preordina le condizioni necessarie alla vita e la vita che si svolge al suo interno, l ‘istanza etica, rilancia a sua volta sempre nuove condizioni per la creazione di altre possibili forme.

Ricci è radicale nello sperimentare questa capacità di accoglienza della vita, nel suo continuo divenire, da parte dell ‘opera. Il suo fare architettura, per usare le parole di Umberto Eco, consiste nella ┬½continua preoccupazione di un ancoraggio dell ‘universo delle cose da comunicare all ‘universo delle cose da modificare┬╗.

Eco insegna nel 1967 alla facoltà di architettura di Firenze. La prima parte del libro La struttura assente appare in tiratura limitata, a uso universitario, dedicata proprio a Leonardo Ricci.

Gli oggetti di architettura, scrive Eco, apparentemente non comunicano ma funzionano. Eppure noi percepiamo l ‘architettura anche come fatto di comunicazione: l ‘uomo dell ‘età della pietra osserva per la prima volta la caverna che lo ripara, ne intende la volta come limite fra spazio interno ed esterno e, da quel momento, ogni altra forma a volta porterà alla sua mente l ‘idea di caverna, che sarà allo stesso tempo l ‘idea di riparo e di intimità, familiarità, accoglienza.

A questi diversi livelli di comunicazione dell ‘idea, che non corrispondono solo alla connotazione dell ‘utile, si combinano molteplicità di stimoli. Ogni oggetto architettonico suscita una reazione, la scala spinge a salire, la finestra a guardare fuori. Ma la forma delle finestre sulla facciata, il loro numero, la disposizione, non denotano solo una funzione. Rimandano a una certa concezione dell ‘abitare che ha presieduto all ‘operazione progettuale dell ‘architetto. Da una parte l ‘oggetto d ‘uso dichiara la funzione convenzionalmente, seguendo i codici esistenti, per cui già da sempre a ogni finestra associamo il significato del guardare fuori: ┬½non posso istituire momenti di alta informazione se non appoggiandoli a bande di ridondanza; ogni scatto di inverosimile si appoggia su articolazioni del verosimile┬╗. Dall ‘altra esiste la possibilità di scardinare, deformare, i codici appoggiandosi su di essi: l ‘uomo abituato alla finestra potrà trovare altri modi per guardare fuori, se l ‘architetto assumerà che la forma ┬½non solo deve rendere possibile la funzione, ma deve denotarla in modo così chiaro da renderla desiderabile oltre che agevole, e da indirizzare ai movimenti più adatti onde espletarla┬╗.

L ‘architetto abbandona la sclerosi della ripetizione seriale di forme già acquisite rivolgendosi al di fuori (verrebbe da dire al di sopra) del linguaggio architettonico. Ciò che l ‘architettura mette in forma, ossia il modo di stare insieme e di abitare, non appartiene soltanto allo specifico del linguaggio architettonico, ma avrebbe luogo anche se, ragionando per assurdo, l ‘architettura non esistesse. Non appartiene solo allo specifico del linguaggio architettonico perche appartiene a un codice antropologico, primordiale: le condizioni autentiche del soggiornare dell ‘uomo sulla terra. L ‘architetto, per attingere a questo codice, deve assorbire il fascio di codici accettati convenzionalmente, per poi eversivamente rifiutarli. Il rifiuto spinge l ‘architetto a essere continuamente altro da se stesso, a dire ogni volta qualcosa di diverso, in una lingua che non è sempre la stessa ne sempre la sua.

 

L ‘architetto si trova condannato, per la natura del proprio lavoro, ad essere forse l ‘unica e ultima figura di umanista della società contemporanea: obbligato a pensare la totalità proprio nella misura in cui si fa tecnico settoriale, specializzato, inteso a operazioni specifiche e non a dichiarazioni metafisiche.

Umberto Eco, La struttura assente, 1968.

 

INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Elisabetta Fragalà

Possiamo vivere ancora Poeticamente? Landscape and City Life in Shanghai a Reggio Calabria

Incontro con Shuping Xiang, paesaggista, urban planner e PhD del Dipartimento Landscape Studies della Tongji University di Shanghai. Si parlerà della poetica come l’essenza della cultura tradizionale cinese, origine primordiale del pensiero di ambiente urbano in cui vivere. Ci si chiederà se una delle più grandi potenze economiche mondiali possa riconoscersi ancora in essa e renderla elemento portante di un modo di vivere il paesaggio cittadino.

giovedì 31 maggio, ore 17.00, Ordine degli Architetti PPC, via Logoteta, 6 – Reggio Calabria.

Io sono sempre Io – Armando Marrocco a Roma

Già nel titolo Io sono sempre Io, Marrocco chiarisce il senso di questa sua mostra: una sequenza di opere che esemplificano un percorso creativo di oltre trent ‘anni, nei quali l ‘artista conferma la propria identità, nella permanenza di un dinamismo creativo che nella memoria e nella molteplicità della materia trova il suo fil rouge. Nel continuo vagabondare, senza punti di partenza ne di approdo, Armando Marrocco ritrova nella memoria e nella materia le sue tracce: Noi siamo tracce dell ‘universo e dell ‘universo portiamo tracce. Dopo una serie di esposizioni sulla Nuova Scrittura, negli anni `80 il primitivo interesse per il recupero dei materiali si fa sempre più vivo, come anche quello rivolto allo spazio e alle installazioni ambientali.

giovedì 31 maggio, ore 19.30, Istituto Italiano di Cultura Colonia, Roma.

 

Libri&città a Bari

Incontro con Alessandro Coppola, autore di Apocalipse Town (ed. Laterza). Dalle praterie urbane di Youngstown, all’industria del riciclo e della decostruzione di Buffalo; dai deserti alimentari di Detroit e Philadelphia, dove sono scomparsi negozi e supermercati e gli abitanti si organizzano con geniali intraprese agricole, agli esperimenti di Cleveland dove fra le macerie della città sta prendendo forma un nuovo paesaggio de-urbanizzato: Alessandro Coppola racconta territori e popolazioni di un’America che non conosciamo. Discute con l ‘autore Angela Barbanente. Modera e presenta Francesco Marocco.

giovedì 31 maggio, ore 18.00, Libreria Laterza, via Sparano 136, Bari.

 

Architettura in città a Torino

Dopo il grande successo della prima edizione della scorsa estate, il Festival Architettura in Città torna con un intenso programma di iniziative culturali a popolare spazi aperti e luoghi privati a Torino e nell ‘area metropolitana dal 30 maggio al 2 giugno 2012. Nove le categorie tematiche all ‘interno delle quali sono raccolte le numerose iniziative; sei già presenti in calendario nella prima edizione: architettura e design, città e paesaggio, arte, teatro e cinema, musica, libri; tre che fanno la loro comparsa per la prima volta: smart, radical e educational.

da mercoledì 30/05/2012 al 02/06/2012 , Torino. http://www.architetturaincitta.oato.it

Poliuretano a Milano_Il primo incontro di formazione gratuito sulle proprietà del poliuretano

Poliuretano è, progetto senza finalità commerciali volto a migliorare la conoscenza del poliuretano e delle sue proprietà, organizza il primo corso di formazione in collaborazione con il Dipartimento B.E.S.T. del Politecnico di Milano

mercoledì 30 maggio dalle 14.30 alle 17.30, presso la sede del Politecnico – Facoltà di Disegno Industriale o Edificio Nave – Aula D61 – Via Bonardi 9, Milano.

 

 

Valorizzazione ed alienazione del patrimonio immobiliare pubblico a Roma

Convegno sulle opportunità di trasformazione urbana. Tra gli impegni governativi delineati nel Decreto Salva Italia, sicuramente rilevante è la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico nella prospettiva della sua alienazione; tale iniziativa può essere l ‘opportunità per innescare processi di trasformazione di quei tessuti urbani che, dopo anni di consumo del territorio e di mancata manutenzione edilizia. Di non secondaria importanza, le tematiche dello sviluppo sostenibile che, attraverso sperimentazioni sempre più avanzate, come ad esempio le smart city, si incominciano a connotare in termini di assoluta concretezza.

martedì 29 maggio, Aula Magna della Facoltà di Architettura, sede di Valle Giulia, Roma.

Sopraelevazione: ricerca di soluzioni tecniche, statiche e architettoniche a Torino

Approfondimento dedicata al tema della sopraelevazione di edifici esistenti. “Sopraelevazione: ricerca di soluzioni tecniche, statiche e architettoniche per nuove possibilità di business”: questo il titolo del momento di formazione e approfondimento.

martedì 29 Maggio, presso Opificio delle Idee, frazione Sega, Trambileno (TN).

 

MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Filippo Puleo

Io sono sempre Io – Armando Marrocco, L ‘identità tra memoria e materia o Milano

Già nel titolo Io sono sempre Io, Marrocco chiarisce il senso di questa sua mostra: una sequenza di opere che esemplificano un percorso creativo di oltre trent ‘anni, nei quali l ‘artista conferma la propria identità, nella permanenza di un dinamismo creativo che nella memoria e nella molteplicità della materia trova il suo fil rouge. Nel continuo vagabondare, senza punti di partenza ne di approdo, Armando Marrocco ritrova nella memoria e nella materia le sue tracce.

Dal 31/05 al 31/08/2012

Apertura: lunedì o venerdì ore 9.00 -13.00 e 14.00 -17.00

In collaborazione con Galleria Antonio Battaglia, Milano.

GALLERIA ANTONIO BATTAGLIA, via Ciovasso 5 o Milano

 

Le Stanze del Vetro, nuovo spazio espositivo permanente – Venezia

Carlo Scarpa. Venini 1932o1947 a cura di Marino Barovier.

Il 29 agosto 2012 apre al pubblico sull ‘Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia la mostra Carlo Scarpa. Venini 1932o1947 a cura di Marino Barovier. L ‘esposizione ricostruisce attraverso più di 300 opere il percorso creativo di Carlo Scarpa negli anni in cui operò come direttore artistico per la vetreria Venini (dal 1932 al 1947). Aperta fino al 29 novembre 2012 la mostra costituisce la prima iniziativa pubblica de Le Stanze del Vetro, progetto culturale pluriennale avviato dalla Fondazione Giorgio Cini in collaborazione con Pentagram Stiftung per lo studio e la valorizzazione dell ‘arte vetraria veneziana del Novecento.

Dal 29 agosto al 29 novembre 2012 (Vernice stampa: 26, 27 e 28 agosto)

Le Stanze del Vetro,Spazio espositivo permanente, Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore – Fondazione Giorgio Cini

www.lestanzedelvetro.itwww.cini.it

 

Giovani architetti grattano il cielo o Milano

Allo spazio incontri e mostre Casabella laboratorio, giovani architetti grattano il cielo: una esposizione dei progetti che hanno risposto ad un confronto lanciato dalla rivista ai progettisti più giovani.

L’esercizio: progettare una torre di 52 piani. 8 grattacieli disegnati da altrettanti architetti di meno di trent’anni, selezionati tra i 160 che hanno accolto l’invito.

i progettisti:

Bam! – Stefano Belingardi Clusoni – Luca Bosco / Fabio Zampese – Paolo Didonè – Francesco Di Gregorio / Vanni Meozzi – Stefano Larotonda – Filippo Nassetti – Angelo Renna

Nel giorno di inaugurazione Marco Polo Strip (28 maggio, ore 20.00), una performance di Claude Marzotto e Maia Sambonet e, lunedì 11 giugno alle ore 19.00 ex-Varesine 24 05 11 una video performance di Francesco Fei, Steve Piccolo, Gak Sato.

periodo espositivo: 29 maggio al 12 giugno 2012. Orari: lun.-ven.16.00-20.0; sab. e dom. 12.00-20.00. Casabella laboratorio, via Marco Polo 13, Milano. Inaugurazione: lunedì 28 maggio 2012 alle ore 19.00

 

Zona 8: la sicurezza comincia dai progetti, uno studio di 4 quartieri in trasformazione o Milano

Urban Center Milano è lieto di segnalare la mostra Zona 8: la sicurezza comincia dai progetti. Uno studio di quattro quartieri in trasformazione (Cascina Merlata, Sacco, Stephenson, Vialba Palizzi).

La mostra nasce da uno studio realizzato al Politecnico di Milano da una classe di studenti del corso di laurea internazionale in Architettura. Gli studenti con diverse modalità hanno preso in esame alcuni quartieri del nord-ovest milanese.

Appuntamento: dal 23 al 30 maggio 2012. Orario: 10.00 – 13.00; 14.00 – 18.00; sabato 26 e domenica 27 maggio: apertura prolungata fino alle ore 21.00. Presso Villa Scheibler, via Orsini 21 – Milano. Ingresso gratuito.

Web: www.comunemilano.it

Architettura incisa – Roma

L’Istituto Nazionale per la Grafica presenta una mostra di più di cento opere grafiche (matrici incise all’acquaforte, stampe, bozzetti) di architetti contemporanei: Carlo Aymonino, Alessandro Anselmi, Santiago Calatrava, Franco Purini, Massimiliano Fuksas, e di professori universitari e allievi della Facoltà di Architettura e dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Lavori che scaturiscono dalla conclusione della 2a edizione del progetto Architettura Incisa.

Appuntamento: 19 maggio – 1 luglio 2012. Istituto Nazionale per la Grafica, Palazzo Poli, via Poli, 54 – Roma.

www.grafica.beniculturali.it

 

UNIVERSITA ‘ E DINTORNI di Nicolò Lewanski

Buenos Aires High Performance, concorso

Concorso di architettura per studenti con la collaborazione di ETSAB, il cui scopo è sviluppare una sede per l’High Performance Soccer Training Center. Premi in denaro e pubblicazioni. Scadenza il 30 Settembre 2012. Info: www.archmedium.com

 

Jàrg Friedrich a Roma

Conferenza pubblica dell’architetto Jàrg Friedrich, di PFP Architekten Amburgo, nell’ambito del laboratorio 2m del Prof. Paolo Desideri. Lunedì 28 Maggio alle 10.30 presso l’aula De Vecchi, via Madonna dei Monti 40. Info: http://architetturahome.blogspot.com/

 

Antico e nuovo, relazioni pericolose a Venezia

conversazione con Rem Koolhaas, Franco Purini, Bernardo Secchi. Introduce Giancarlo Carnevale. Lunedì 11 giugno 2012 a Palazzo Badoer, aula Tafuri alle ore 16. Il convegno potrà essere seguito in streaming presso l ‘auditorium del cotonificio e in web. Info: http://www.iuav.it/Facolta/facolt–di2/NEWS1/eventi-fac/Antico-e-n/index.htm

 

CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi

Il fantasma della Serpentine

Arrivano le prime immagini del Serpentine Gallery Pavilion numero dodici e non sono rassicuranti. Il trio Herzog, de Meuron e Ai Weiwei, dopo il clamore provocato dallo stadio cinese, il Bird ‘s nest, optano per una soluzione sottomessa, con poca verve e scarso appeal. Un grande buco circolare rivestito in sughero a ricordare uno scavo archeologico, undici colonne in memoria dei precedenti padiglioni più una a rappresentare quello corrente, una piattaforma sospesa a più di un metro da terra a fare da specchio d ‘acqua. Elementi apparentemente sconnessi e senza carattere. Ma se c ‘è un aspetto stimolante nell ‘operazione Serpentine è sempre stato quello della temporaneità combinata con un livello architettonico altamente qualitativo e una forte dose di libertà. Una rarità nel campo delle strutture temporanee. E per questo un merito, visto che spesso, queste architetture in miniatura, meglio delle sorelle maggiori, sanno raccontare la storia, il processo creativo e la ricerca di chi le ha concepite. Cosa succede, quindi, se si rinuncia a tutto questo preferendo uno sguardo al passato attraverso i fantasmi delle precedenti strutture? Succede che si rischia il tonfo o peggio il buco nell ‘acqua cadendo nell ‘indifferenza generale. Che senso ha riportare alla luce le tracce dei vecchi padiglioni se la loro ragione di esistere era la temporaneità? A chi interessa quell ‘accozzaglia di segni, forme e scarti tra l ‘altro frutto di una ricostruzione arbitraria? Forse, un motivo per cui quelle tracce erano state rimosse c ‘era, e non andava sottovalutato.

 

ANTIDIZIONARIO di Camilla Bonuglia

MODERN-day SHEHERAZADES

E ‘ cosi che ama definirsi il duo libanese nascosto dietro il marchio Bokja.

Hoda Baroudi e Maria Hibri, l ‘una proviene da una carriera finanziaria, l ‘altra dalla letteratura, entrambe affascinate dall ‘antiquariato, dal ricamo e del ricco patrimonio tessile dell’Impero Ottomano, aprono a Beirut il loro atelier laboratorio.

 

Bokja è una parola turca che descrive un tessuto finemente lavorato creato per coprire la dote della sposa.

 

Questa immagine ci da subito l ‘idea della cura e della lunga lavorazione che le due designer scelgono di adottare come carattere imprescindibile del marchio.

 

Arredi anni ’50, ’60 e ’70 scovati nei mercatini libanesi vengono imbottiti e riportati a nuovo con il sapiente uso di tecniche tradizionali e una grande sensibilità cromatica e stilistica.

Lavorano con gli artigiani locali, reperiscono le materie in loco, andando al cuore della materia per essere sicure che i preziosi strumenti della tradizione siano preservati.

 

ÔǪvediamo i nostri mobili come celebrazione della vita e delle sue infinite risorseÔǪ sono un collage di differenti terre, periodi storici e momenti della vita delle persone, ogni singolo pezzo rappresenta la complessità umana.

 

Amano le antiche stoffe e gli arazzi caratteristici delle terre che circondano la via della seta, ed è lì che vanno a rifornirsi per poi tagliarle, cucirle, martellarle ed abbinarle ad altre per poi tesserle su strutture di mobili moderni, dando vita a pezzi unici. E allora succede che ogni mobile, rivestito di stoffe che in passato sono appartenute a persone diverse, diventa portatore di una storia. E ognuno di loro ha una sorta di passaporto che ne descrive la storia, il paese da cui proviene la stoffa, le tradizioni che stanno alla base della tessitura.

 

Aprono, nel 2000, uno spazio/fabbrica dove è possibile assistere alle varie fasi della lavorazione seguendo le mani attente degli artigiani: pittori, falegnami, tappezzieri, ricamatori.

 

Nel 2009 le creazioni Bokja sono state scelte da Li Edelkort, una tra i più importanti trend forecaster al mondo, fondatrice e per 10 anni direttrice dell ‘Eindhoven School of Design, per essere presenti nella sua retrospettiva all ‘Institut Neerlandais a Parigi, in occasione della quale ha messo in luce tutto ciò che ritiene abbia maggiormente influenzato le tendenze mondiali nel campo della moda, della fotografia e del design.

 

Questo è uno di quegli affascinanti casi in cui la tradizione, attraverso l ‘amore e la cultura estetica, viene amorevolmente portata nel mondo moderno, dove l ‘uso poetico del colore e dei materiali adornano le curve armoniose e le linee ordinate di entrambi gli oggetti di design, anonimi e celebri (riconosciamo le sedie di Bertoia, Eames, Thonet,, Lina Bo Bardi).

 

RESTAURO TIMIDO di Marco Ermentini

I would prefer not to

Melville aveva capito tutto. Forse oggi la sola scelta che ci rimane è quella della rinuncia. Forse Bartleby non è il malato ma il medico di un mondo malato. Non conosco il perche della rinuncia di Cino Zucchi a presentare un progetto di allestimento, sapendo che il tempo a disposizione è minimo, per il padiglione italiano alla biennale ma la sua scelta di non presentare alcunche è stata quella più saggia. Pensiamoci bene, anche nella vita di tutti i giorni dobbiamo imparare a dire:preferirei di no, non sono sicuro ma forse qualcosa cambierà

LA STORIA DELL ‘ARCHITETTURA di LPP

3.1.1 Commistioni

Il bilancio della guerra di dieci milioni di morti è aggravato da epidemie, quali la spagnola, che mietono altre vittime. Germania e Austria sono smembrate nei loro territori e oberate dal peso di insostenibili riparazioni di guerra, causa di una crisi economica che porta all ‘inflazione del 1923, quando per cambiare un dollaro servono 3.760.000.000 marchi.

Alla speranze suscitate dalla rivoluzione Russia segue la guerra civile, un periodo di privazioni, che la Nuova Politica Economica del 1921 solo temporaneamente allevierà, e una dittatura sanguinaria, burocratica e sempre più intollerante.

 

Altre speranze rivoluzionarie, soprattutto in Germania dove, secondo le previsioni di Marx e poi di Lenin, la rivoluzione mondiale avrebbe dovuto avere inizio , saranno represse nel sangue. Comincia l ‘epoca del sospetto, della caccia alle streghe, del proibizionismo. Il processo a Sacco e Vanzetti si svolge nella pur democratica America proprio nel 1920, l ‘anno in cui è esteso alle donne il suffragio universale, per culminare con l ‘ingiusta condanna a morte dei due anarchici eseguita nel 1927.

 

Impazzano i nazionalismi, esasperati dalle ripartizioni territoriali che seguono la guerra. Si profilano uomini forti e regimi totalitari: nel 1922 Mussolini marcia su Roma e il 3 gennaio del 1925 annuncia la definitiva soppressione dello stato liberale.

Regimi autoritari seguono in Spagna, in Portogallo, in Iugoslavia, in Polonia. Nel 1921 Adolf Hitler, un architetto mancato che pratica la pittura, fonda il partito nazionalsocialista. Nel 1922 Josif Visarionovic Dzugasvili, detto Stalin, è segretario generale del partito comunista sovietico.

 

Artisti e architetti si sentono confusi. Oscillano tra il bisogno di proiettare sull ‘opera le proprie ansie e il desiderio di realizzare, finalmente, un mondo razionale, che funzioni con la precisone di un congegno meccanico.

In forma di dilemma tra razionalità e irrazionalità, autorità e libertà, regola e arbitrio, oggettività e individualismo, autonomia ed eteronomia, il problema assillerà, almeno sino alla prima metà degli anni venti, i protagonisti dell ‘avanguardia.

 

Personaggi carisimatici quali Taut e van Doesburg oscillano tra la costruttività dell ‘ingegnere e la formatività dell ‘artista.

Il primo persegue un ‘estetica espressionista, sogna cattedrali di cristallo, ma poi s ‘impegna in prima persona nei programmi di edilizia sociale delle municipalità di Magdeburgo e Berlino; il secondo predica il razionale neoplasticismo di Mondrian, ma si apre all ‘esperienza Dada.

Dilemmi simili vivono Gropius e Mies van der Rohe, le cui opere sono in bilico tra la tensione espressionista e il bisogno di una nuova oggettività. Confusione regna al Bauhaus, dove è in atto uno scontro tra l ‘ala espressionista e il nascente movimento costruttivista. Stesse incertezze tra i pittori della Neue Sachlichkeit, che proclamano un asciutto realismo, ma si lasciano tentare dalla deformazione espressionista.

 

Agli architetti mancano le occasioni professionali. In gran parte dell ‘Europa e in Unione Sovietica, almeno sino al 1924, si costruisce poco o nulla. E ciò che si realizzerà sarà affidato a professionisti maturi e politicamente introdotti, e non a idealisti inesperti che proclamano di voler rivoluzionare il mondo.

Si sviluppa l ‘architettura disegnata, fatta di sogni destinati a restare sulla carta. Ai giovani architetti non resta che incontrarsi in numerosi convegni in giro per l ‘Europa, stampare pubblicazioni, promulgare manifesti, preparare il terreno per il sorgere di un movimento internazionale che si afferma in questi anni, ma si consoliderà nel 1928 con l ‘esperienza dei CIAM, i congressi internazionali di architettura moderna.

 

La crisi spinge a guardare agli Stati Uniti, l ‘unico paese che è uscito indenne, se non rafforzato, da un conflitto in cui è entrato all ‘ultimo minuto (aprile 1917).

Vi si trasferiscono per sfuggire alla guerra o alle sue conseguenze Schindler (1914), Neutra (1923), Kiesler (1926) e la vasta comunità di artisti d ‘avanguardia di cui Duchamp è il principale esponente.

Nel 1923 la biografia di Henry Ford, l ‘imprenditore americano che ha rivoluzionato i metodi di produzione industriali, è tradotta in tedesco: è subito tra i libri più venduti in Germania. Al Bauhaus il sogno americano si affianca al mito orientale predicato da Itten, contando un numero non inferiore di seguaci.

A Mendelsohn nel 1924 è commissionato un libro sugli Stati Uniti dal proprietario del quotidiano Berliner Tageblatt. L ‘anno precedente sulla rivista Sturm era apparsa una poesia scritta da Herwarth Walden: Berlino è la capitale degli Stati Uniti d ‘Europa. [*]Forse gli Stati Uniti d ‘America hanno una loro Berlino. Ma a Berlino mancano gli Stati Uniti d ‘Europa.

 

L ‘incontro ravvicinato di culture lontane e diverse che prima si erano confrontate solo in maniera episodica, produce un clima eccezionalmente vitale, caratterizzato dalla commistione e dalla varietà dei linguaggi.

L ‘architettura se ne gioverà, producendo opere fra loro profondamente diverse, quali la casa in Kings Road di Schindler, il cappellificio Steinberg di Mendelsohn, la casa Schràder di Rietveld, il padiglione di Melnikov all ‘Expo di Parigi, la casa La Roche di Le Corbusier: preparano il terreno per la stagione dei capolavori che saranno realizzati nella seconda metà degli anni venti.

 

AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama

 

Puoi disegnare la faccia di un edificio non il suo cuore

 

I progetti e le idee non pagano gabelle

 

A pagare (l ‘architetto) e a morire c’è sempre tempo

 

La speculazione non fa bene, il bene non fa speculazione

 

È un genio: soddisfa le proprie ambizioni guardando costruire gli altri

 

CRONACA E STORIA di Arcangelo Di Cesare

 

Maggio 1962

Aveva fin da subito offerto prova delle sue qualità attraverso le prime opere architettoniche e nel progetto presentato nel fascicolo di maggio, una casa di appartamenti a Roma costruita con lo studio di Mario Ingrami, confermò la sua impegnata ricerca organica così lontana dai velleitari formalismi dell ‘epoca.

Stiamo parlando dell ‘Architetto Luigi Pellegrin e del suo particolarissimo linguaggio teso a liberarsi contemporaneamente dell ‘eredità statica europea e dal rischio della decalcomania wrightiana.

Il villino rappresentava uno dei migliori esempi di architettura residenziale costruiti a Roma nel dopoguerra; un esempio di contestazione della realtà e al tempo stesso di contestazione della consuetudine edilizia esistente e del costume culturale e clientelare in uso.

A Roma il tema della palazzina compatta era attualissimo; nel periodo della ricostruzione questa tipologia offrì a un gran numero di architetti la possibilità di esprimersi.

Pochi riuscirono a sfruttare quest ‘occasione e fu così che il panorama delle palazzine romane restò costellato da parecchie soluzioni anonime.

Pellegrin, per natura riottoso ad allinearsi a quello che facevano gli altri, contestò immediatamente questo modo di interpretare il tema.

Liberandosi da questo tipo di volumetrie, organizzò il suo organismo attraverso una pianta a L,

aperta in ogni suo fronte, dinamica nella sequenza volumetrica, avveniristica nell ‘impostazione planimetrica e soprattutto originalissima.

Per fare un paragone musicale veder crescere la palazzina in quel contesto provocò lo stesso stupore di veder suonare Peter Gabriel a Sanremo qualche anno più tardi.

Detto questo va constatato che seppur partendo da medesimi budget, da stessi regolamenti edilizi e da stesse committenze, Pellegrin (insieme a pochi altri), riuscì a dimostrare che era possibile percorrere una nuova via rispetto quella classica.

Il suo seme, purtroppo, non ha attecchito nell ‘arido terreno romano restando confinato solo in alcune memorabili realizzazioni.

Non ha fatto scuola e ancora oggi non riesco a darmi una logica spiegazione.

Vale la pena però, tornare ad affrontare alcune peculiarità dell ‘opera:

1-le volumetrie delle palazzine romane erano solitamente organismi caratterizzati da un prospetto principale e tre prospetti secondari, solitamente anonimi; la palazzina di Pellegrin, invece, con il suo impianto a L era capace di generare una serie di prospetti principali ognuno con una definita espressività.

Per quanto possibile, vista le difficoltà tecno-burocratiche del tema, riuscì ad attuare una sorta di decomposizione della scatola che ancora oggi mostra il suo fascino.

2-la rigidità espressiva delle volumetrie compatte imponeva solitamente delle scelte decorative che potevano riassumersi nella tripartizione basamento-edificio-coronamento; nella palazzina pellegriniana la presenza di un susseguirsi di elementi fisici quali aggetti, balconi e logge generavano un movimento che raramente rispondeva a regole definite.

Non sottostare a nessuna regola compositiva rappresentò la regola per esprimere nuove tesi.

3-le finestre delle palazzine romane erano fori ordinati più per compiacere l ‘aspetto decorativo della facciata che per reali necessità funzionali; in Pellegrin, invece, la finestra ritorna ad assumere l ‘importanza che merita, sempre di forme diverse, calibrate per ogni singola stanza, mai allineate e sempre pronte a stabilire un dialogo tra spazio interno e spazio esterno.

4-la circolazione interna nelle palazzine classiche è imperniata su una distribuzione a batteria impostata su un corridoio d ‘ingresso; nella palazzina di Pellegrin troviamo, invece, una doppia circolazione continua esterno-interno resa possibile da corridoi ridotti e da ampi terrazzi, logge e soggiorni.

Guardando oggi le foto della palazzina si possono cogliere infiniti scorci prospettici di una qualità spaziale superba.

Concludiamo la trattazione con questa domanda: si era troppo spinto troppo in avanti Pellegrin o erano rimasti molto indietro gli altri?

Delle due l ‘una ma facendo un giro nelle nostre periferie si arriva presto alla soluzioneÔǪ.

Con il fascicolo di maggio cominciò la pubblicazione dell ‘intera serie di schizzi di Mendelsohn; immagini che partono dalle celebri visioni apocalittiche fermate su pezzetti di carta in trincea, durante la prima guerra mondiale, ai progetti del periodo espressionista e degli anni berlinesi,

a quelli dell ‘emigrazione in Inghilterra e in Palestina fino agli ultimi tracciati prima della morte avvenuta nel 1953.

Il valore didattico di queste visioni architettoniche è immenso; splendidamente autonome nel loro gesto espressivo, sollecitano, pungolano e, sopratutto inducono a pensare.

Tra di loro sono proposte le questioni fondamentali dell ‘architettura: la relazione tra edificio e paesaggio, l ‘organicità volumetrica, il fondersi dell ‘impianto spaziale col guscio che lo contiene, la carica emotiva alternativamente compressa o esplicitata.

Ammirare ancora questi schizzi ci trasmette una voglia di architettura che non ritroviamo facilmente nei pur magnifici disegni o render foto-realistici che descrivono le architetture oggi.

Se nel 1962 decidevi di partecipare al Premio Olivetti, con un tema caro al compianto Adriano, potevi vincere 2.000.000 di lire.pardon 1.032,91 euro.

 

Architetto Arcangelo DI CESARE

www.xxl-architetture.com

mail a.dicesare@xxl-architetture.comarchang@libero.it

 

INTERMEZZO di Edoardo Alamaro

Elogio dello sputo/2

Confesso: non posso vivere senza Eldorado, l ‘altra parte di me, il mio alter ego. Molto lego ad Intermezzo. Una mail, al proposito: Ciao Eduardo, piacere di sentirti. Se non sbaglio hai dato l’addio alla tua rubrica della presS/Tletter, vero?, mi scrive un partecipe amico. Rispondo lesto: No, era solo una finta, una fanta, un chinotto, ma c ‘hanno creduto veramente! Una mia fedele lettrice mi aveva all ‘uopo subito scritto, con-doglianza: L’Intermezzo è finito: non ti nascondo un po’ di nostalgia per il dileguarsi di quel qualcosa che unisce attraverso l’etere! Non ti dimenticherò, Eldorado!

 

E poi oggi un altro fedelissimo: Cazzo, mi sono perso qualcosa! Dopo aver letto il tuo: Fine dell ‘Intermezzo, (PresS/Tletter n.12-2012, ndr) erano cambiate le mie abitudini. La PresSTletter, devo ammetterlo, era passata tra gli scritti da leggere senza urgenza (capito, Lpp?, nda). Contavo, passata la botta, di scriverti qualcosa ÔǪ. Questa mattina invece ho dato subito uno sguardo all ‘ultima Presstletter ÔǪ e ti ho ritrovato ÔǪ con mio grande piacere. Inteso proprio come gusto che attiene al palato, percezione fisica del Piacere. Allora mi sono detto: Cazzo, mi sono perso qualcosa, devo recuperareÔǪ.

 

Risposa collettiva: cari complici miei ‘e PresS/T, grazie. Chi scrive è sempre solo. E s ‘immagina il lettore. Dove andranno a finire questi Intermezzi? E chi lo sa? Chi li leggerà? Chi li acchiapperà? Eldorado è un emittente che cerca il ricevente. E quando quel qualcuno e qual culo si materializza, specie in questo modo benevolo et affettuoso, è una gioia assoluta. Pertanto, amici miei: insistete coll’Intermezzo, non desistete. Diffidate delle imitazioni. La ditta non ha succursali. Resistere, esistere, insiste-tre!!!

 

Sul punto del Piacere ‘e PresS/T, vi dirò che oggi alle tre (p.m) sono andato al famoso Museo Archeologico di Napoli. Giovanni mi aveva avvertito di un simpatico incontro tutto con-centrato sulle cartoline d ‘epoca che avevano come soggetto questo Gran Museo. Sia come location per scenette di costume (sciuscià, venditori ambulanti ÔǪ), che come nodo d ‘architettura urbana; sia per gli interni d ‘arte che per gli esterni d ‘architettura. Sia per il contenuto che per il contenitore; bianco/nero e pittoriche; anonime o d ‘autore; disegnate o fotografiche: non potevo dire di no a Giovanni (mio fornitore di cartoline, nda).

 

Tra il pubblico, qui il punto, incontro Rosario, un mio amico architetto e docente d ‘epoca. Le vie di Lpp sono infinite. Rosario infatti mi dice che riceve la PresS/T in seconda battuta. Gliela gira la moglie da Bari. Non so se per una forma di censura preventiva di ciò che può leggere il marito a Napoli o per altro motivo. L ‘Elogio dello sputo aveva superato la barriera censoria coniugale barese e a Rosario era piaciuto l ‘Empedocle. Gli avevo preannunciato il mio: Sviste ÔǪ sputi e pernacchie, ma poi l ‘ho girato subito alla simpatica Archiwatch di Giorgio Muratore (che l ‘ha pubblicato sabato 26 maggio scorso, dateci un ‘occhiata, nda).

 

Anche la mia amica Anna, avvocato penalista d ‘assalto, ha condiviso divertita questo mio Elogio dello sputo. Lei ha molta esperienza in merito: al Tribunale di Napoli non è cosa rara, lo sputo in faccia. Cioè la sputazzata, la raschiata vendicatrice, ch ‘è peggio di una rasoiata al viso. I più bersagliati dall ‘Empedocle sono infatti i penalisti che difendono i pentiti. Altrimenti detti gli infami, quelli che hanno parlato. Cioè cantato. Sono i corvi prezzolati, premiati e talvolta pagati, accusano i parenti di coloro che son stati oggetto delle accuse dei pentiti.

Per esprimere tridimensionalmente, plasticamente, il loro disprezzo, questi si appostano nei pressi dell ‘Ingresso Avvocati e, alla vista dell ‘avvocato del pentito, tirano dal più profondo delle loro viscere, dai loro bronchi catarrosi, lo sputo vendicativo. Assoluto, titanico, monumentale, michelangiolesco. Disprezzo, vendetta, tremenda vedetta sputata!!

 

Lo sputo oceanico rumoreggiando polifemico risale così dal profondo delle caverne familiari, ÔǪ via via va per l ‘esofago familista, .. fino alla bocca parlante e sputante ÔǪ e poi: ssspppuuuhhhh, fai schifo, tu e chillo merdaiuolo che te paga!!!, dicono all ‘avvocato, colpito in faccia da una mitragliata. Ma il professionista c ‘è abituato. Indifferentemente passa e va; s ‘asciuga e tira dritto nel processo. Talvolta manda qualche suo sosia (che si sacrifica a pagamento) e lui, l ‘avvocato, passa da un ‘altra parte del Tribunale. Fa parte dei rischi e delle furbizie del nostro mestiere, come per voi architetti ÔǪ , conclude beffarda.

 

E ‘ tardi, si son fatte le tre. Ti va una pizza?, le domando. Si, va beneÔǪ. Anna la penalista è una miniera di informazioni. Lo sputo è la cosa più primitiva dell ‘uomo, della tribù, capisci, ÔǪ in queste culture radicate lo sputo esprime proprio la vita ÔǪ e/o la morte ÔǪ è fatto ancestrale, biblicoÔǪ, mi dice partecipe. Poi continua: ÔǪ Ti ricordi come Dio animò l ‘uomo dalla creta primordiale? Con lo sputo ÔǪ. La guardo, ÔǪ si ferma un attimo, poi recita impostata come ad un processo: ÔǪ Dio prese una palla di fango e la modellò a forma d’uomo poi sputò sul viso dell’uomo dandogli vita, ÔǪ Adamo si tolse lo sputo dalla faccia e disse: cominciamo bene la giornata, so ‘ pentito! Ride, ÔǪ ridiamo.

 

Che vuoi?, le domando. Una margherita, mi fa. Va bene, dico al cameriere: Due margherite e una birra grande ÔǪ. Arrivano presto e belle calde, le due pizze. Favurite, buon appetito, dice l ‘omino. Mangiamo ÔǪ. Ma nel tuo Elogio dello sputo ce l ‘hai messo il Totò del Picassò, ÔǪ quello de l ‘imitation de Picassò?, mi chiede Anna. No? Ma che Intermezzi scrivi ÔǪ quello è fondamentale per lo sputo d ‘artista, ÔǪ Mima bene Totò-Picassò, Anna la penalista: ÔǪ si segga qui, Picassò ÔǪ pollice e indice, prego ÔǪ. mi fate una cortesia: mi allargate quest ‘occhio del pittore ÔǪ ci vede bene? ÔǪ si ÔǪ allora fermo eh, fermo: spuaaahhh!! ÔǪ. colpito, affondato ÔǪ. (rivediamolo insieme ÔǪ rivediamo tutto su: Totò: Il Picasso – YouTube, nda)

 

Anna ‘a penalista va via, ÔǪ l ‘accompagno al metrò, ÔǪ ma l ‘hai messo lo sputo parlamentare, ÔǪ Cusimano ÔǪ Barbato? (vedi File:Cusumano02.jpg, ndr) ÔǪ va via, salgo allo studio, leggo il giornale, Il Corriere del Mezzogiorno.

Penso che qui a Napoli ci sono parecchi candidati allo Sputo d ‘Empedocle/beni culturali. Leggovi all ‘uopo, giudicate solo dai titoli, amici dell ‘Intermezzo: Marino De Caro confessa: Si, ho preso io quei libri. Il direttore della famosa biblioteca dei Gerolomini arrestato: Pronto a collaborare. E poi, più sotto: Furti facili: centomila i volumi non inventariati. Al pm Michele Fini e Antonella Serio, De Caro ha promesso di fornire chiarimenti e sputi utili per le indagini. Che dire: Empedocle, pensaci tu!!

 

Ben piazzato per il trofeo Sputo d ‘Empedocle appare anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Soprattutto per quanto riguarda la vicenda del baffo di Diaz sul lungomare, variante ambientale locale del più famoso baffo novecentesco di Duchamp alla Gioconda di Leonardo. (ÔǪMe ne faccio un baffo delle normative, disse infatti Giggino, sindaco America ‘s Cup ÔǪ e vuje popolo: levateve ‘a sotto!!) ÔǪ. Pare però che ora il sovrintendente bapaetÔǪ Stefano Gizzi abbia perso la pazienza: Ma che c ‘ho scritto, Giocondo?, si dice abbia esclamato duchampiano per via delle artificiose lungaggine comunali per rimuovere il baffo di Diaz dalla scogliera del lungomare ÔǪ il famoso lungomare liberato e partecipato di Giggino, sua e nostra croce e delizia comica ÔǪ (vedi su you tube: Sindaco di Napoli De Magistris Lino D’Angiò, ndr).

 

Che dire, in fine, in file? Solo, Empedocle, preparati, caricati dal più profondo bronchiale catarroso, tieniti pronto: qui a Napoli, sul lungomare liberato, si mette male per Giggino ÔǪ Saluti sputati, Eldorado

 

RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI

POP_l ‘invenzione dell ‘artista come star

di Luca Beatrice

Ed. Rizzoli, 2012 – euro 18,00

 

Eccentrici, dissoluti, mondani: difficile dire se siano stati più influenti come artisti o come personaggi. Di certo hanno saputo andare oltre le loro opere e sono diventati delle vere e proprie stelle.

 

Dalì, Warhol, Basquiat, Koons, Hirst, Cattelan: questi i nomi analizzati nel libro, scritto da Luca Beatrice, torinese classe 61, critico d ‘arte e docente all ‘Accademia Albertina, giornalista e curatore. Interessante soprattutto perche prova a creare un percorso – quasi un viaggio – alla scoperta della figura dell ‘ artista rockstar e trend setter, in totale controtendenza alla visione romantica che vedeva i pittori come fragili, ispirati e solitari esseri pieni di grazia. ├ê evidente che tale scollamento è dovuto all ‘evolversi che, nel corso del Novecento, ha subito l ‘intero sistema dell ‘arte e dei mass-media in generale, provocando un unico magma mondano in cui gli artisti – al pari di attori e musicisti – si tuffavano per ottenere popolarità ( ricorderete tutti la celebre frase di Andy Warhol Nel futuro ognuno sarà famoso per quindici minuti).

Secondo l ‘autore è già a fine Ottocento che si verificano i primi cambiamenti, dall ‘artista propriamente bohemien si passa, con le Avanguardie, agli artisti impegnati anche su altri fronti, passando per Pollock, schivo e autodistruttivo, si arriva a Salvador Dalì con cui si apre uno squarcio, una cerniera tra passato e presente: lui è il primo (forse dopo Picasso) ad aver cambiato il ruolo dell ‘ artista innalzandolo a star planetaria. Egli per primo capisce che la fama deve provenire innanzitutto dalla sua personalità, dal suo look, dal suo atteggiamento, ancor prima che dalla bellezza o dalla potenza delle sue opere. Capisce che bisogna frequentare certi posti, certi locali, certi ristoranti, certe donne, andare in villeggiatura nelle mete ambite dal jet set e corteggiare, o meglio adulare, gli stilisti che d ‘arte sembrano nutrirsi con bramosia. E cosi si innescano meccanismi propri del mercato che muovono intere masse e i loro gusti (vedi Andy Warhol e la sua New York, e la factory e l ‘arte POP e lo Studio 54). Dal boom degli anni Sessanta, si assiste poi ad un nuovo fenomeno: gli anni Ottanta, che con la loro sregolatezza, modificano geneticamente e definitivamente la figura dell ‘artista. C ‘è chi muore di eccessi negli anni Ottanta, come Keith Haring, Jean Micheal Basquiat o Robert Mappelthorpe. E cosi si passa a parlare dei contemporanei o Koons, Hirst e Cattelan, ma anche Metthew Barney o Francesco Vezzoli o che, per sopravvivere allo strapotere dei media si inventano mondi e nuovi canali di comunicazione per continuare a stupire. A volte, senza motivo.

 

Un libro divertente, forse troppo leggero, forse, solo troppo POP.

 

Voto: 5 e mezzo

Giulia Mura

SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo

Tutti in bicicletta o Inutili cronache romane

Roma, 25 maggio 2012. Ore 19:45. Davanti al Colosseo. In auto. Di ritorno da una estenuante giornata nei cantieri, da una parte all ‘altra di Roma, mi ritrovo improvvisamente imbottigliato nel traffico per una manifestazione. D ‘un tratto vedo decine, centinaia di persone in bicicletta spuntare da tutte le parti. Con bandiere colorate. Tantissimi giovani. Alcune famiglie con bambini. Alcuni ciclisti si avvicinano alla mia auto e mi chiedono di spegnere il motore. Li osservo. Dalla mia macchina. Per circa 20 minuti. Mentre sfilano, allegri, colorati. Mi danno anche un piccolo foglietto di carta, un volantino. Qualche minuto di attesa c ‘è scritto sopra. Qualche riga per riflettere, subito sotto. E lì seduto, con l ‘auto spenta, osservando questa valanga di persone allegre e colorate in bicicletta, di ritorno dai miei cantieri, mi sono messo a leggere questo piccolo foglio di carta, e voglio farlo anche con voi, solamente per qualche minuto di attesa, tra un pensiero d ‘architettura e l ‘altro: ┬½Con 48 milioni di veicoli circolanti su quasi 60 milioni di abitanti, l ‘Italia è il Paese con la più alta densità di veicoli in Europa. Gli incidenti stradali causano migliaia di vittime all ‘anno, per non parlare di inquinamento di polveri sottili e CO2. Aggiungiamo i fiumi di asfalto che vengono riversati sul territorio con innegabili danni ambientali e le ore che passiamo rinchiusi tra quattro lamiere per fare pochi chilometri e far parte di quello che generalmente chiamiamo traffico. Se siamo qui oggi, è per riprenderci le strade trasformate in campi di battaglia dall ‘abuso della macchina e dalla mancanza di politiche per la mobilità, che dovrebbero prediligere e incentivare l ‘uso della bici e dei mezzi pubblici. Con il costante aumento dei prezzi dei carburanti, con il peggioramento della qualità dei mezzi pubblici associato ai pesanti rincari dei biglietti, riteniamo che l ‘uso della bicicletta sia una valida alternativa contro l ‘aumento del costo della vita, dell ‘inquinamento e per lo snellimento del traffico urbano. Pensa a quanto risparmieresti se lasciassi l ‘automobile tutte le volte che non è necessario, tra carburante, usura del motore e multe a rotta di collo!!! Pensa a quanto stress in meno, non dovendo più pensare al traffico e al parcheggio!!!┬╗. E sotto: ┬½L ‘automobile provoca avvelenamento dell ‘aria, incidenti stradali, guerre per il petrolio, alienazione urbana, rammollimento e invivibilità┬╗. Firmato, Alcuni partecipanti della Critical Mass. ┬½Iniziamo a vivere Roma in modo diverso┬╗.

 

Dunque, tutti in bicicletta, con questo video da non perdere, Sgrunt a tutti:

http://www.youtube.com/watch?v=2g0aghfjxag&list=PLCEA02B4236FFC646

 

marco_sambo@yahoo.it

 

SEGNALAZIONI

 

Concorso internazionale di idee

Il Divenire dell ‘Europa – Idee architettoniche, creative ed artistiche per la conservazione del futuro dell ‘Europa (www.atelierpaema.eu)

 

In un periodo di grave e prolungata crisi economica globale, ove alto è il rischio di opacizzazione della dimensione culturale europea, il concorso di idee internazionale si inserisce in controtendenza e mira a dare visibilità agli elementi positivi che sottendono l ‘identità europea, il processo di integrazione e il suo valore culturale.

 

Si tratta di una iniziativa aperta a tutti coloro che sentono come tema prioritario il divenire dell ‘Europa che vogliono valorizzare il patrimonio culturale storico della Grande Europa conoscendone la sua storia e guardando al futuro in cui l ‘Europa è chiamata a svolgere il suo ruolo di realtà economica, ma anche e soprattutto per la ricchezza e per il valore del suo patrimonio culturale che, in una unicità, esprime la ricchezza di molti popoli.

 

E ‘ in questa prospettiva che vengono sollecitate proposte di idee progettuali architettoniche, creative, artistiche, che simultaneamente portino a sintesi i valori dell ‘Europa, interpretandoli per il loro passato, nel presente e per il futuro: cosa ha rappresentato il patrimonio culturale europeo, cosa è attualmente, cosa ci auguriamo che divenga e come tutto ciò può essere espresso in un simbolo, in una funzione, in un luogo.

 

Così come attraverso il linguaggio universale della musica l ‘inno alla Gioia di Beethoven simbolizza lo spirito dell’Europa, legame di fratellanza fra gli uomini e sintetizza gli ideali di libertà, pace e solidarietà perseguiti dall’Europa, similmente questo concorso di idee si propone di premiare un simbolo concreto che esprima i valori universali condivisi in cui gli europei si possano riconoscere.

Una visione artistico-progettuale-culturale ad alta valenza funzionale è pertanto richiesta ai concorrenti per sintetizzare l’eccezionalità e l ‘unicità del patrimonio culturale materiale ed immateriale che l’Europa ha conservato nel tempo e la sua proiezione nel futuro. Il concorso prevede che i partecipanti esprimano una idea simbolo dell ‘Europa e propongano il luogo nel quale localizzarla. L ‘idea progettuale può essere intesa come un’espressione architettonica, artistica, paesaggistica, urbanistica, ingegneristica o una loro combinazione, avente rilevanza di luogo/bene di pubblico interesse. Dovrà inoltre possedere funzioni e fruibilità di pubblica utilità, quale a titolo esemplificativo, un ‘area aperta, uno spazio a verde pubblico, un parco, un litorale, un promontorio, una piazza, una struttura o bene esistente da riconvertire, ecc…

 

L’idea progettuale dovrà quindi basarsi su una concezione multidisciplinare che porti a sintesi idee in grado di esprimere quella pluralità di culture e temi che connotano l ‘identità europea. Essa avrà funzione intrinseca di essere un ‘Attrattore-Diffusore ‘ dell’identità europea che esprima, nella forma e nei contenuti, la capacità di proiettare nel futuro uno straordinario passato strutturato da valori di civiltà e bellezza e dovrà avere una funzione generatrice di valori etico-estetico-culturali costituendo un polo di riferimento funzionale e altamente simbolico per dare vita alla prima vera zolla franca europea.

Per partecipare al bando è necessario costituire un gruppo di lavoro di almeno due persone, di cui una giovane anche non laureata, l ‘altra architetto o ingegnere, che esprima un ‘idea progettuale basata su una concezione multidisciplinare che porti a sintesi idee in grado di esprimere quella pluralità di culture e temi che connotano l ‘identità europea.

 

Il bando del concorso internazionale è pubblicato, in italiano, in inglese e in cinese sul sito www.atelierpaema.eu e le proposte progettuali dovranno pervenire entro il giorno 15 ottobre 2012, tramite posta elettronica all ‘indirizzo at.paema@gmail.com

 

Si prevede che entro la fine del corrente anno si concludano i lavori della Commissione.

 

Il Comitato Scientifico è composto da Achille Albonetti, Serena Angioli, Giovanni Baiocchi, Pier Virgilio Dastoli, Franco Luccichenti, Guido Napoletano, Paolo Palomba, Luisella Pavan Woolfe, Lucrezia Reichlin, Amedeo Schiattarella, Luca Zevi.

 

Calendario del concorso

21/05/2012 pubblicazione del Bando di Concorso;

15/10/2012 termine ultimo per l ‘iscrizione al concorso;

15/10/2012 termine ultimo di presentazione delle richieste di chiarimenti;

15/11/2012 termine ultimo per l ‘invio dell ‘e-mail con la proposta progettuale allegata;

31/12/2012 termine ultimo per la conclusione dei lavori della Commissione giudicatrice;

15/01/2013 pubblicazione dei risultati anonimi sul sito web www.atelierpaema.eu

20/01/2013 pubblicazione della graduatoria sul sito web www.atelierpaema.eu

Entro il 28.02.2013: premiazione.

Durante il 2013: esposizione e pubblicazione dei progetti.

 

La Commissione di valutazione è composta da Stefan Behnisch (Architetto, Behnisch Architekten); Dennis Crompton (Architetto, Archigram); Gabriele Del Mese (Ingegnere, consulente Arup); Maria Angela Falà (Vice presidente di Atelier PAEMA); Ruggero Lenci (Architetto, RL Space Lab); Carme Pin├│s (Architetto, Estudio Carme Pin├│s); Luigi Prestinenza Puglisi (Architetto, Presidente Associazione Italiana di Architettura e Critica); Franco Purini (Architetto Studio Purini-Thermes); Adèle Naude Santos (Architetto, Preside della Facoltà di Architettura ed Urban Planning al MIT); Claudio Strinati (Critico d ‘Arte); un componente che verrà designato/approvato dall ‘Unione Internazionale Architetti (UIA).

 

Il concorso ha ricevuto il parere favorevole del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori italiano, nonche quello dell ‘Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia.

 

 

Quinta edizione del Premio Internazionale Ischia di Architettura (PIDA), pubblicato il bando del concorso sugli alberghi e spa più belle del mondo

Organizzato dall ‘associazione PIDA in collaborazione con l ‘Ordine degli Architetti di Napoli, il PIDA giunge alla V edizione ed amplia il proprio raggio di azione rimuovendo i limiti geografici, presenti nelle scorse edizioni, del concorso sugli alberghi e spa più belle del mondo. Per il primo anno il concorso prevede anche una sezione Concept per le opere solo progettate. Il bando è consultabile sul sito www.pida.it. Entro il 29 giugno dovranno pervenire gli elaborati previsti. Dal 16 al 21 luglio le giornate in cui si svolgeranno gli incontri, il workshop e le conferenze. Il programma completo del festival dell ‘architettura sarà disponibile dal 15 giugno.

 

Al via il workshop PIDA 2012 diretto da FELD72: Recupero con ipotesi di albergo diffuso del borgo ottocentesco di Piano Liguori ad Ischia

L ‘associazione PIDA in collaborazione con l ‘Ordine degli Architetti di Napoli, il Comune di Ischia, Il Fondo Ambiente Italiano delegazione di Napoli, Il Club Alpino Italiano, l ‘Associazione Nazionale Architettura Bioecologica, la Facoltà di Architettura dell ‘Università di Napoli Federico II, la condotta di Slow Food di Ischia e Procida, e la Soprintendenza per i beni architettonici di Napoli, organizza un workshop di progettazione. Il tema prevede la rigenerazione, attraverso una proposta di albergo diffuso, del nucleo storico di Piano Liguori, caratteristico del tessuto abitativo ischitano, lentamente abbandonato a se stesso in quanto non raggiungibile da automezzi. Un microcosmo costituito da pochi fabbricati corrosi dal tempo e circondati da vigneti ed orti. L’approccio sarà di tipo interdisciplinare e vedrà partecipare alle giornate di studio sociologi, agronomi, bioarchitetti, rappresentanti del Comune e i proprietari delle abitazioni. Il workshop si terrà nel Comune di Forio nella villa “La Colombaia” di Luchino Visconti dal 16 al 21 luglio 2012 e sarà diretto dal gruppo di architetti austriaci FELD72, esperti nel campo del recupero di borghi antichi. E ‘ aperto a tutti gli architetti iscritti all ‘Ordine che potranno presentare le proprie candidature entro il 2 luglio secondo le modalità scritte nel bando scaricabile dal sito www.pida.it.

 

Ufficio stampa PIDA

Giovannangelo De Angelis – 3485113889 – info@pida.it

Marita Francescon – 3393504121 – marita.francescon@hotmail.com

 

 

aRCHITETTURAoLTRE: spazio ai visionari ad ISCHIA

IsAM-Istituto per l ‘Architettura Mediterranea, l ‘Associazione Amici di Gabriele Mattera e l ‘ANIAI Campania sono gli organizzatori di un interessante evento il cui tema per il 2012 sarà contesto il contesto: la fascia costiera mediterranea: un gradevole bisticcio di parole in cui è affidato al verbo contestare la forza propulsiva che darà vita al 17┬░ Incontro Ischitano di Architettura Mediterranea.

aRCHITETTURAoLTRE è un ‘occasione per entrare in contatto con idee e progetti capaci di guardare al di là delle contingenze e delle necessità, evocando nuovi scenari di vita che si configurano da un atteggiamento di contrapposizione al proprio ambito fisico e non solo. Come per il passato l ‘obiettivo, oltre che di ricerca architettonica, è quello di dare spazio e riconoscimento a quelle ricerche più avanzate ad opera di architetti, designer, ingegneri, artisti che non hanno avuto una adeguata vetrina nelle occasioni ufficiali, professionali e concorsuali, nello specifico proprio perche proposte in contrasto con le richieste di progetto.

I progetti saranno presentati in occasione del 17┬░ Incontro Ischitano di Architettura Mediterranea che si svolgerà negli spazi del Castello Aragonese di Ischia il 5/7 ottobre 2012 e saranno sottoposti ad una giuria per l ‘assegnazione di cinque premi.

Per chi fosse interessato a partecipare, il link per scaricare il bando è www.isamweb.eu

UNPLUGGED

Sono aperte le iscrizioni alla prima edizione del workshop estivo di progettazione UNPLUGGED, un progetto di Zeroundicipiù, Associazione Culturale per l ‘Architettura Contemporanea con sede in Torino: www.zeroundicipiu.it.

Obiettivo: sviluppare un metodo progettuale basato sul riconoscimento ed espressione del valore architettonico dei materiali da costruzione. Ai partecipanti verrà chiesto di affrontare il tema progettuale del piccolo rifugio urbano a partire dall ‘analisi, e attraverso la manipolazione, di una serie di materiali da costruzione a loro disposizione.

Destinatari: studenti, neolaureati e giovani architetti di qualsiasi nazionalità, interessati ad approfondire il rapporto poetico che unisce architettura e materia.

 

Dettagli

Date: dal 17 al 23 giugno 2012.

Luogo: Hotel Residence Miramonti, p.za Derna 238, Torino.

Tutors: Grainne Hassett, Antonio Ravalli, Simone Sfriso, Rene van Zuuk, Ignacio Vicens.

Costo: 250 Ôé¼ (solo workshop) o 390 Ôé¼ (workshop e alloggio con trattamento a mezza pensione).

Crediti: la partecipazione al workshop UNPLUGGED permette di acquisire 3 crediti CFU.

Termine per l ‘iscrizione: 13 maggio 2012.

 

Info

Web: http://www.zeroundicipiu.it/2012/04/02/unplugged-summer-design-workshop/

Mail: redazione@zeroundicipiu.it

 

CONTRO-ARCHITETTURA di Massimo Locci

Cosa c ‘entra Olivetti con la Biennale

Molti in questi giorni, da quando il curatore del Padiglione Italia Luca Zevi ne ha anticipato i temi, si sono domandati cosa centri Adriano Olivetti con la Biennale Architettura di Venezia, dove solitamente si cerca di analizzare la situazione presente più interessante o problematica e di delineare strategie utili per prefigurare gli scenari futuri. Le varie parti in cui si articolerà la mostra, infatti, si apriranno con una sezione, un caso di studio, dedicata alla proteiforme vicenda olivettiana, che come è noto ha avuto il massimo sviluppo dal dopoguerra fino alla sua scomparsa nel 1960. Tutto ciò può far apparire l’esposizione rivolta al passato e con un approccio storicistico; in verità esperienza di Adriano Olivetti è stata così ricca e innovativa che ancor oggi appare del tutto proiettata verso il futuro. Un bel libro a fumetti della casa editrice Becco Giallo a lui dedicato non a caso s’intitola Un Secolo Troppo Presto. L ‘avanguardia di Olivetti si riscontra nel pensiero politico: immaginava una comunità federalista unita nella competenza territoriale e dalla facilità con cui i cittadini possano dialogare/controllare con i propri rappresentanti e organi di governo.

La visione olivettiana ha prefigurato scenari futuri, individuando un innovativo modello di welfare, come la medicina preventiva, l ‘assistenza sociale per i lavoratori e le famiglie. Con la sua visione sinergica tra economia, imprenditoria illuminata, territorio, architettura, design, grafica e cultura ad ampio spettro. Come industriale ha sposato integralmente il tema dell’innovazione, collocandosi subito al vertice della produzione mondiale e mettendo sul mercato oggetti che sposano una grande funzionalità a un design di altrettanto grande qualità.

Adriano Olivetti ha allargato gli orizzonti dal singolo prodotto industriale al luogo di produzione e alla città, nello specifico Ivrea, Massa, Pozzuoli, dove alle fabbriche sono state affiancate le residenze e i servizi capaci di offrire agli operai le migliori condizioni lavorative e di vita sociale e culturale. Città-fabbrica virtuosa Ivrea è considerata il più avanzato modello di sviluppo territoriale del novecento, sia per la complessità insediativa, sia perchè realizzata da alcuni tra i migliori architetti italiani, tanto che l’intera città è stata candidata, e ora è nella short list delle premiabili, all’Unesco quale Patrimonio dell’Umanità.

Alla costruzione dell’idea architettonica di Olivetti hanno partecipato un numero elevatissimo di eccelsi architetti contemporanei Figini & Pollini, Annibale Fiocchi, Ignazio Gardella, Marcello Nizzoli, Ludovico Quaroni, Mario Ridolfi & Wolfang Frankl, Franco Albini, Mario Fiorentino, Eduardo Vittoria, Igino Cappai & Pietro Mainardis, Carlo Scarpa, Gae Aulenti, BBPR, Marcello Nizzoli, Ettore Sottsass, Gino Valle, Luigi Cosenza, Marco Zanuso; parteciparono anche molti maestri internazionali Kenzo Tange, Louis Kahn, Egon Eiermann, James Stirling.

Importantissimo il contributo di Adriano Olivetti nel settore sociale e culturale, con i suoi scritti di matrice politico-comunitaria, e con la nascita della casa editrice Edizioni di Comunità che ha pubblicato un numero impressionante di titoli e riviste (tra le altre Metron, Zodiac, SeleArte) al cui interno hanno scritto e collaborato, tra gli altri, Geno Pampaloni, Eugenio Montale, Franco Fortini, Carlo Doglio, Giovanni Astengo, Franco Ferrarotti, Emmanuel Monier, Carlo Ludovico Ragghianti, Lewis Mumford, Renzo de Felice, Bruno Zevi.

Inoltre la nostra disciplina in questa fase di transizione ha bisogno di un nuovo rapporto sinergico fra i soggetti direttamente coinvolti nel processo di produzione dell ‘habitat. Oggi s’impone una diversa e fattiva relazione con la società civile, con il mondo industriale, in particolare il settore produttivo avanzatato, e un nuovo ruolo etico e sensibile ai valori sociali della committenza. Non a caso Luca Zevi ha ipotizzato di realizzare un padiglione performativo, strutturato sia come spazio di dibattito e accoglienza, che recupera quindi il valore civico dell’architettura come luogo di incontro, sia come struttura di comunicazione di temi, proposte, strategie.

massimolocci.arch@gmail.com

massimolocci.arch@gmail

 

IN OFFICINA a cura di Mario Miccio

Due appuntamenti con L ‘architettura della città

 

Scrive Aldo Rossi: Parlando di architettura non intendo riferirmi solo all ‘immagine visibile della città e all ‘insieme delle sue architetture; ma piuttosto all ‘architettura come costruzione. Mi riferisco alla costruzione della città nel tempo. Ritengo che questo punto di vistaÔǪpossa costituire il tipo di analisi più complessiva della città; essa si rivolge al dato ultimo e definitivo della vita della collettività, la creazione dell ‘ambiente in cui essa vive. (ÔǪ) Il contrasto tra particolare e universale e tra individuale e collettivo emerge dalla città e dalla costruzione della cosa stessa; la sua architettura. Questo contrasto tra particolare e universale e tra individuale e collettivo è uno dei punti di vista principali con cui la città viene studiata in questo libro (ÔǪ) se la divisione della città in sfera pubblica e sfera privata, elementi primari e area-residenza è stata più volte indicata e proposta (essa) non ha mai avuto l ‘importanza di primo piano che merita. (Aldo Rossi, Introduzione, FATTI URBANI E TEORIA DELLA CITT├ü, in L ‘architettura della Città, Marsilio Editori, Padova 1966).

Architettura come costruzione nelle immagini di Carlo D ‘Orta e Claudio De Micheli

Sabato 26 e domenica 27 maggio appuntamento allo studio Transit Architettura di Roma (www.studiotransit.it), in via Emilio Morosini 17, per incontrare i due fotografi Carlo D ‘Orta (www.carlodortaarte.it) e Claudio De Micheli (www.claudiodemicheli.it) nella mostra Unreal City (T.S. Eliot). La mostra di circa 30 fotografie dei due artisti curata da Italo Bergantini e Alessandro Trabucco è organizzata in collaborazione con la Galleria Romberg Arte Contemporanea (www.romberg.it).

Unreal city, città non reale, architetture in cui scoprire l ‘essenza delle forme: Quando mi trovo in un luogo che non conosco, ho bisogno di cercare un punto di osservazione per poter costruire visivamente un rapporto tra me e lo spazio, per poter leggere e capire il luogo attraverso la sua forma. (Gabriele Basilico, Architetture, città, visioni, Bruno Mondadori, Milano, 2007, a cura di Andrea Lissoni).

La fotografia di architettura ha origini lontane: dalla prima eliografia di dettagli architettonici realizzata da Joseph Nicephore Niepce (1765-1833) nel 1839, per arrivare alle prime fotografie sul tema pubblicate da periodici europei quali The Studio (1839), Emporium (1895), The Builder (1843) in Inghilterra; Jugend (1896) in Austria; Deutsche Bauzeitung (1867) in Germania; Revue General de l ‘Architecture et des Travaux Publique (1867) in Francia e Il Politecnico (1869) in Italia. Più tardi la rivista Domus, fondata e diretta da Gio Ponti nel 1928, manifesterà un ‘attenzione particolare per la fotografia di architettura: essa, nelle parole del suo fondatore, (ÔǪ) giunge ‘per eccezione ‘ ad un valore, ad un carattere documentario quasi assoluti, carattere al quale la pittura giungeva per sintesi. Ma le due arti sono oggi fatalmente dissociate. L ‘una, l ‘arte di servirsi della fotografia, è l ‘arte di ‘vedere ‘ le immagini; l ‘altra, la pittura, l ‘arte di ‘creare ‘ le immagini. L ‘una è vista pura; l ‘altra è visione. Però la fotografia non è solo documento, essa è qualcosa di più. Se la fotografia ci ha dato prima quasi un timido surrogato della pittura, poi un documento, oggi essa ci dà addirittura una ‘vista ‘ ulteriore; una vista astratta, mediata, composta, una vista che a nostra volta ‘vediamo ‘; una vista indipendente, autonoma, che moltiplica, isola la cosa o il momento veduti, che li frammenta e nel tempo stesso li fissa. (Gio Ponti, Discorso sull ‘arte fotografica, Domus n. 53 maggio 1932, pagg 285-288). Nel 1928 nasce anche la rivista La Casa bella edita dallo Studio Editoriale Milanese e diretta da Guido Marangoni. Nel 1935 essa sarà acquistata dall ‘Editoriale Domus, con alterne vicende nel titolo e nelle direzioni. Nel novembre del 1940, l ‘allora direttore Giuseppe Pagano scrive nelle pagine di Costruzioni o Casabella a proposito delle infinite potenzialità insite nello strumento macchina fotografica: Nessuno, o ben pochi, considerano la macchina per quello che è: un semplice utensile più perfezionato costruito dall ‘uomo e comandato dall ‘uomo (Giuseppe Pagano, Modelli d ‘Arte per la produzione in serie, in Costruzioni-Casabella n. 155). Dal semplice utensile di Pagano alle macchine digitali di oggi, Fotografia, cinema, televisione, computer: in un secolo e mezzo, dal chimico al digitale, le macchine visive hanno preso in carico l ‘antica immagine fatta da mano d ‘uomo.(Regis Debray, Vita e morte dell ‘immagine, Il castoro, Milano, 1999). ─û proprio quell ‘antica immagine fatta da mano d ‘uomo che si estrinseca nell ‘arte pittorica e fotografica insieme, a nostro parere di nuovo ricongiunte, dei due artisti in mostra, nei loro personali linguaggi espressivi, accomunati dalla predilezioni di diafane immagini, un camouflage da analizzare all ‘interno di un rapporto relazionale in cui entrano in gioco le due figure dell ‘artista e di colui che guarda, ÔǪcolui che si crede, colui che vorrebbe che lo si creda, colui che il fotografo lo crede, colui del quale si serve per mostrare la propria arte (Roland Barthes, La camera chiara. Nota sulla fotografia, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2003).

 

Nelle immagini digitali di Carlo D ‘Orta (www.carlodortaarte.it/) si avverte una tensione particolare da cui emerge il dettaglio, che aiuta a ricostruire in colui che vede una propria immagine di città: Forse anche dall ‘onomatopea dello scatto, sorprendentemente, ne consegue l ‘idea di considerare la foto come forma breve, fra la sua straordinaria funzione di notazione dell ‘ ‘oggettuale ‘ e la capacità di avventura nei confronti del soggetto che l ‘osserva, capacità di rimetterlo in moto, ancora una volta a partire dall ‘incontro percettivo con un dettaglio (Isabella Pezzini, BARTHES E IL ROMANZESCO: IL SEMINARIO PROUST E LA FOTOGRAFIA, in E┬¢C, rivista on-line dell ‘AISS Associazione Italiana Studi Semiotici). Al rimando architettonico del dettaglio citiamo Portoghesi: Ero uscito dalla scuola nel ’57 quando il neorealismo architettonico era già stato sconfessato da molti dei suoi cultori, ma l ‘architettura da cui avevo imparato di più o anche se non aveva mai insegnato all ‘università o era Mario Ridolfi, il poeta degli infissi e delle ringhiere che aveva tradotto in un vernacolo pieno di sapori antichi e di sostanza sanguigna l ‘insegna di Mies van der Rohe: <<Dio è nel dettaglio>> (Paolo Portoghesi, Le inibizioni dell ‘architettura moderna, Laterza, Bari, 1974, pag. 49). Nelle foto dell ‘artista viene analizzata la forma in un rimando sistemico all ‘architettura, ed il colore diventa una scelta narrativa obbligata per descrivere i materiali (acciaio, vetro, calcestruzzo). Tutte le opere di Carlo d ‘Orta sono Fotografia digitale, stampa lambda su carta fotografica allestita tipo Diasec (cioè montata su alluminio e con copertura in plexiglass).

 

Le foto digitali di Claudio De Micheli (www.claudiodemicheli.it/), sono immagini imperfette, dettagli di una manipolazione del reale che ci spinge verso una riscrittura della nostra città immaginaria attraverso le trasparenze del nero: ÔǪ in quanto evocatore simbolico del buio, (il nero) permette una formidabile manipolazione dello spazio: nel buio, non sappiamo più dove siamo, non possiamo determinare la nostra posizione, la nostra strada, ci sentiamo ‘perduti ‘. Questo disorientamento evocato dal nero (e che il mondo animale conosce sia come strategia di attacco che di difesa) riguarda anche il design e l’architettura. Queste ultime infatti, lavorando cromaticamente sulle superfici delle cose o delle case, producono, con il nero e le sue declinazioni, effetti di intervallo o di scansione ritmica negli edifici, nei paesaggi urbani. (Back to Black – La nerezza del nero (www.bevilacqualamasa.it/black). Convegno IUAV, a cura di Patrizia Magli e Angela Vettese. Fondazione Bevilacqua La Masa (www.bevilacqualamasa.it/intro). Palazzetto Tito, Dorsoduro 2826, Venezia 23, 24, 25 giugno 2011). E nel nero delle sue opere c ‘è il vuoto ed il silenzio. Immagini silenziose: il silenzio è il luogo magico in cui si realizza il processo creativo (Il sogno di David Lynch “Facciamo sparire il rumore”, in la Repubblica.it, 10 dicebre 2011) Immagini da sogno e ÔǪcominci a fluttuare nel vuoto. In quel movimento si sciolgono ansie, tensioni e preoccupazioni, il mondo sembra un posto più bello e luminoso, ti senti a tuo agio in sintonia con la natura. Le architetture si dissolvono e sovrappongono, documentando la realtà. Sostiene Barthes : Di fronte ad una fotografia intenzionalizzo la referenza. L ‘immagine fotografica, cioè, assicura che ciò che mi dà a vedere è stato, ed è stato proprio così come lo vedo: la sua funzione primaria è la documentatività (Barthes, cit.). Al pari di Le Corbusier sembra voler infrangere ogni barriera disciplinare: il mondo figurativo della sua pittura invade direttamente la strutturazione della macchina urbana, configurata tuttavia come unico oggetto architettonico (Manfredo Tafuri, Machine et memoire. La città nell ‘opera di Le Corbusier. 2, in Casabella n. 503, giugno 1984, pag. 44). Le opere di Claudio De Micheli sono foto digitali. La foto viene talvolta sovrapposta a dettagli presi da altri scatti, a ritagli di giornale oppure a schizzi realizzati con pittura o smalto spray. Le copie sono numerate in tiratura limitata, riprodotte con stampa lambda su carta fotografica opaca, protette da una plastificazione anti UV e montate su lastra di alluminio.

 

La divisione della città in sfera pubblica e sfera privata, elementi primari e area-residenza è l ‘aspetto privilegiato nella mostra Vivere alla Ponti. Esperimenti di vita domestica e architetture per l ‘abitare e il lavoro, inaugurata a Roma il 25 maggio ed ospitata da Frattali Perfect Living, in via Aurela 678 (www.frattali.org) fino al 9 giugno.

Non si tratta solo di arredamento, ma di arredamento legato alla produzione industriale: è una collezione di arredi rieditata, alcuni prodotti solo per abitazioni private o per piccole serie, frutto di un lungo percorso di ricerca, selezione e studio dei prototipi, in collaborazione con gli eredi Ponti, grazie ad un accordo firmato in esclusiva. La collezione realizzata con la direzione artistica dello Studio Cerri & Associati, comprende mobili e complementi disegnati da Gio Ponti tra il 1935 (sedia per il primo Palazzo Montecatini) e gli anni 50 (libreria, cassettone, tavolini, cornici e tappeto per Casa Ponti in via Dezza a Milano, 1956-57) (Francesca Molteni, figlia del fondatore della Molteni & C. (http://www.molteni.it) Carlo Molteni e curatrice del progetto). La collezione è stata presentata in esclusiva a New York nel Flagship Store Molteni&C Dada Unifor di Greene Street dal 16 al 30 settembre 2010. Nel 2011, in occasione del 50┬░ anniversario del Grattacielo Pirelli, progettato da Gio Ponti (Milano 1891-1979), sono state allestite due diverse mostre nella città natale: Gio Ponti: il fascino della ceramica (www.regione.lombardia.it), a cura di Dario Matteoni, nel Grattacielo Pirelli (6 maggio – 31 luglio) con le ceramiche realizzate tra il 1923 e il 1930 per la manifattura Richard-Ginori, della quale assunse la direzione artistica; Espressioni di Gio Ponti (www.triennale.it/it/mostre/passate/353-espressioni-di-gio-ponti) presso la Triennale di Milano (6 maggio – 24 luglio), a cura di Germano Celant. La mostra sulle ceramiche è stata successivamente portata a Roma al Casino dei Principi di Villa Torlonia (www.museivillatorlonia.it) e si è conclusa il 19 febbraio 2012, con catalogo di Silvana Editoriale Il fascino della ceramica. La prima esposizione newyorkese è stata invece riproposta con il titolo Vivere alla Ponti: le case abitate da Gio Ponti dal 17 al 22 aprile di quest ‘anno in occasione del Salone del mobile, nel Fuorisalone all ‘Ordine degli Architetti di Milano (http://fondazione.ordinearchitetti.mi.it), ed è stata accompagnata dalla presentazione di alcuni arredi di Gio Ponti rieditati da Molteni&C. nel Flagship Store di Corso Europa 2 a Milano. All ‘inaugurazione della mostra romana (da Frattali) segue sabato 26 maggio, al MACRO Testaccio, dove è in corso la quinta edizione della Fiera Roma Contemporary (25-27 maggio 2011), l ‘incontro Gio Ponti, l ‘arte si innamora dell ‘industria. Progetti dagli archivi. Partecipano all ‘incontro Margherita Guccione, direttore MAXXI Architettura, Fulvio Irace, storico dell ‘architettura, Franco Raggi, vicepresidente dell ‘Ordine degli Architetti di Milano, Francesca Molteni, muse factory of projects con la moderazione di Umberto Croppi, di Fondazione Valore Italia.

Le case abitate da Gio Ponti, sono anche quelle descritte nella rubrica Architettura per noi, 130 articoli pubblicati dal Corriere della sera, testata alla quale l ‘architetto collaborerà dall ‘aprile del 1930 all ‘agosto del 1963. L ‘antologia di scritti Gio Ponti e il Corriere della sera, 1930-1963 è stata pubblicata nel 2011 a cura di Luca Molinari e Cecilia Rostagni, dalla Fondazione Corriere della Sera.

Nell ‘incipit di Architetture per noi uscito sul Corriere della Sera del 10 febbraio 1935, Giò Ponti scrive Qui non si vuol parlare di architettura dal punto di vista artistico, cioè di tutte quelle questioni dell ‘architettura moderna che sono state e sono tuttora oggetto di fierissime polemiche, di adesioni appassionate e di riluttanze colleriche: l ‘idea è invece quella di avvicinare la gente comune ad una nuova cultura dell ‘abitare e all ‘architettura moderna.

Sull ‘arredamento legato alla produzione industriale, nella presentazione del primo numero di Ottagono (aprile 1966), il Direttore Sergio Mazza scrive ÔǪForma e funzione come sempre; industrializzazione e cultura: sono i binomi con cui si presenta ogni forma nuova, nostra e valida, e con i quali vogliamo appunto esporre, inseriti in una realtà concreta e precisa i nostri problemi di arredamento. Parole che fanno ritornare alla mente quanto scriveva Ponti sul numero 64 di Domus nell ‘aprile del 1933, a proposito del concorso bandito nello stesso anno dalla Società Anonima Nazionale del Grammofono in collaborazione con la rivista Domus (aperto agli architetti, ai mobilieri e agli specialisti del settore) per lo studio di un mobile radio-grammofono: La radio non deve essere un mobile con entro un apparecchioÔǪma essere un oggetto tipicoÔǪuno strumento che deve acquisire forme proprieÔǪQuando si sente la radio si deve individuare dall ‘aspetto dell ‘apparecchio dove nasce il suono, non si deve indovinare se questa ultramoderna cosa sia nascosta ed acquattata in un canterano rinascimento, in un credenzone gotico, in un comò Queen Anne o in una libreria Tudor.

 

ALLEGATI

 

Istanze di design Fiumara d ‘Arte

 

Workshop internazionale per un design contemporaneo Tusa (ME) 1-8 Luglio 2012

La Fondazione Fiumara d ‘Arte in collaborazione con AIAC e Press/Tfactory, è lieta di presentare, il primo workshop internazionale di design, che si terrà a Tusa presso il museo-albergo Atelier sul mare, nella prima settimana di luglio 2012.

 

Data: 1 o 8 luglio 2012

Lingua: Italiano /Inglese

Livello: Intermedio /Avanzato Iscrizione al corso: 400 euro

Crediti: 3 ECTS crediti per 50 ore Partner: ISIA di Firenze

 

A chi è rivolto

Laureati o laureandi delle facoltà di architettura e giovani artisti con inclinazioni per il design.

 

Tema

Innescare sinergie tra progettualità e approcci culturali diversi e la realtà siciliana di Fiumara d ‘Arte, ripensare lo spazio e la commistione tra discipline (arte, architettura degli interni, design di oggetti), attraverso la realizzazione di una stanza dell ‘albergo Atelier sul mare con oggetti di design prodotti ad hoc.

 

Fiumara d ‘arte e il design

Dopo 30 anni di collaborazioni con artisti di fama internazionale e svariate ricerche su nuovi modi di abitare, attraverso l ‘arte contemporanea e la creazione di ambienti unici nelle camere del museo-albergo Atelier sul mare, la Fondazione Fiumara d ‘arte ha deciso di iniziare un nuovo percorso, ponendosi una nuova mission: esplorare l ‘opera come processo collettivo e non più come libero sviluppo della creatività individuale. Da qui l ‘inizio di un nuovo percorso della Fiumara d ‘arte indirizzato al design contemporaneo.

La finalità del workshop è infatti quella di creare un laboratorio permanente in cui si sperimenta, anche attraverso la mappatura e la stretta collaborazione con le ditte artigiane del territorio, un ‘ibridazione tra il processo artistico e quello della produzione di un oggetto di uso quotidiano. L ‘intenzione è dare vita a una scuola capace di sviluppare una pluralità di scritture, che possano rispondere maggiormente al bisogno collettivo di individualizzazione, e che al contempo – attraverso il reciproco scambio tra la sapienza locale artigiana ed il know how creativo dell ‘artista-designer – sia capace di generare cultura e di creare nuove ed inedite risorse ed identità per il territorio.

 

Organizzazione del workshop

I partecipanti nei sette giorni del workshop svolgeranno sia attività pratiche che teoriche, saranno divisi in gruppi di 7/8 persone, ciascuno dei quali affidato a un tutor di fama internazionale. Le attività pratiche di gruppo saranno svolte durante le 4 ore delle mattina a fianco del tutor nelle botteghe artigiane del territorio; quotidianamente i tutor, alternandosi, svolgeranno le attività teoriche per tutti i partecipanti durante le ore pomeridiane

Il workshop svilupperà le seguenti aree tematiche:

Progetto di design della stanza d ‘albergo

Ogni gruppo lavorerà al progetto della stanza stabilendo un tema e sviluppando nel dettaglio il disegno degli arredi, della luce e di un bagno impossibile.

 

Formazione laboratoriale

Ogni gruppo realizzerà un manufatto secondo il tema scelto: una sedia, un tavolo o una lampada, in stretta collaborazione con il tutor e gli artigiani locali

 

Studio e riflessione teorica

Il workshop dedicherà tre ore al giorno allo studio e alla riflessione teorica. Durante ogni giorno ci saranno due lecture. Saranno tenute dai 7 tutor, dai membri della giuria e dagli altri ospiti.

Giorno 7 luglio i gruppi dovranno consegnare i lavori realizzati: 1. prototipoinscala1/10dellacameracorredatodatavoleesplicative; 2. manufattorealizzatoosedia, tavolo o ampada

I lavori realizzati verranno esposti e una giuria di fama internazionale sceglierà il progetto della camera, tra quelli proposti dai gruppi, che dovrà essere realizzato e il manufatto più interessante.

 

Tutor

Giovanni Levanti (Italia) Mario Trimarchi (Italia) Aldo Bakker – Droog (Olanda) Chris Kabel – Droog (Olanda) Michael Obrist – feld72 (Austria) Vered Zaykovsky (Israele) Wyssem Nochi (Libano)

 

Scientific coordinator: Fondazione Fiumara d ‘Arte, Gaia Girgenti

Scientific partner: AIAC

Coordinator fromHolland: Maria Elena Fauci

 

Realizzazione della camera

Il gruppo vincitore realizzerà il progetto della stanza scelto dalla giuria entro il 2012. A tal fine il gruppo dovrà predisporre i disegni esecutivi per eseguire i lavori. La realizzazione della stanza sarà a totale carico della Fondazione Fiumara d ‘Arte. Inoltre fornirà l ‘ospitalità per un mese (il tempo necessario stimato per la realizzazione della camera) e due rimborsi spese di 1000 euro alle due persone del gruppo che seguiranno in loco i lavori.

Realizzazione dei manufatti di design

Tutti i manufatti prodotti nell ‘ambito del workshop saranno esposti in una mostra, e rimarranno di proprietà della fondazione. I vincitori verranno premiati con un attestato di merito e con la promozione e la diffusione dell ‘opera nelle più importanti riviste del settore. La Fondazione si impegna inoltre a promuovere la divulgazione dell ‘opera nell ‘ambito delle attività dalla stessa organizzate.

 

Iscrizione al workshop

Per iscriversi al workshop inviare una richiesta di partecipazione corredata da un breve curriculum vitae all ‘indirizzo design@fondazionefiumaradarte.org con oggetto candidatura iscrizione workshop entro il 6 giugno 2012. La Fondazione Fiumara d ‘Arte valuterà le candidature pervenute ed invierà un mail di conferma con i dati per procedere all ‘iscrizione.

 

Servizi e logistica

Per chi fosse interessato la Fondazione Fiumara d ‘Arte offre una lista di strutture ricettive nel territorio. Si prega di notare che la Fondazione agisce solo come information provider, non si assume alcuna responsabilità o eccetto per l ‘Atelier sul mare o per eventuali questioni relative alla procedura di prenotazione alloggio o reclami alloggio.

 

Pernottamento e prima colazione:

Albergo Atelier sul mare in camera tripla: 50,00 Ôé¼ a persona per notte.

B&B (località Tusa e Santo Stefano di Camastra): 30,00 Ôé¼ a persona per notte.

Appartamenti in affitto ammobiliati (max 4 persone): 500,00 Ôé¼ a settimana.

 

Per i servizi di ristorazione

convenzione con l ‘albergo Atelier sul mare (pranzo o cena): 20,00 Ôé¼ a persona a pasto.

 

Per info

Mandare una mail con oggetto richiesta informazioni all ‘indirizzo

design@fondazionefiumaradarte.org

 

La Fondazione Fiumara d ‘Arte, per la sua vocazione filantropica, ha deciso di organizzare il workshop, nella sua prima edizione, finanziando totalmente la realizzazione delle stanze del design e contribuendo ad integrare i costi generali con i propri fondi, in modo da contenere il più possibile il costo di partecipazione.

Link: www.librino.org – www.ateliersulmare.it

 

Fiumara D ‘arte è un museo a cielo aperto d ‘arte contemporanea, voluto ed ideato dall ‘artista/mecenate siciliano Antonio Presti. Esso occupa il letto di un antico fiume che scorreva tra i monti Nebrodi per 21 Km – oramai secco – che solo in inverno assume carattere torrentizio. L ‘idea di Fiumara d ‘Arte nasce da Antonio Presti nel 1982, in seguito alla morte del padre, al quale volle dedicare un monumento alla memoria. Commissiona così la scultura a Pietro Consagra e immagina sin da subito di non farne un semplice fatto privato ma di donare l ‘opera alla collettività; il progetto muta presto di segno e diventa più ampio, arricchendosi negli anni delle numerose opere d ‘arte contemporanea che danno vita a questo straordinario parco scultoreo in cui il linguaggio contemporaneo si coniuga all ‘aspra bellezza dei luoghi. Fiumara d ‘arte nasce per volontà del suo ideatore su terreni demaniali, come omaggio alla Sicilia contemporanea, ma anche come precisa scelta politica di non voler possedere l ‘opera (che è per la collettività) ma soltanto l ‘idea. Una scelta etica/politica di condivisione che però non viene accettata subito dalle istituzioni. Contro le opere della Fiumara vengono infatti avviati 5 procedimenti giudiziari per abusivismo edilizio e occupazione di demanio marittimo, nonostante i numerosi appelli a favore di Presti da parte della stampa e del mondo dell ‘arte. Un ‘intricata vicenda processuale che si è chiusa grazie all ‘impegno costante e alla battaglia ventennale condotta da Presti, riconoscendo ufficialmente e a livello nazionale Fiumara d ‘arte come patrimonio artistico e storico.

 

Atelier sul Mare ideato da Antonio Presti, parte integrante del circuito di Fiumara d ‘Arte, è una realtà unica al mondo, un albergo-museo d ‘arte contemporanea a pochi metri dalla spiaggia del piccolo borgo di Castel di Tusa (Me). La realizzazione di 25 delle camere dell ‘Atelier sul mare, è stata affidata ad artisti di fama internazionale che hanno creato degli ambienti unici e stravolto, secondo l ‘idea di Antonio Presti, la funzione classica di camera d ‘albergo, permettendo ai fruitori di dormire e abitare all ‘interno di un ‘opera d ‘arte: E ‘ solo entrando e abitando la camera che l ‘opera sarà realizzata; la presenza, l ‘uso della stanza saranno parte integrante e fondamentale di essa.

 

AIAC associazione Italiana di Architettura e critica, è un ‘associazione fondata nel 2010 e presieduta da Luigi Prestinenza Puglisi con sede a Roma in via Pietro Da Cortona 1, ha carattere culturale e sociale, si dedica alla promozione dell ‘architettura contemporanea e a diffondere a tutti i livelli l ‘arte e la scienza inerenti l ‘architettura, l ‘urbanistica e il design; organizza o aiuta ad organizzare e a promuovere workshop, corsi, concorsi, mostre, ricerche, pubblicazioni ed eventi. Per la promozione e diffusione delle sue iniziative ha un accordo di collaborazione con il laboratorio presS/Tfactory, e con le riviste web presS/Tletter e presS/Tmagazine.

 

 

presS/Tletter

Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design. Ai sensi della Legge 675/1996, in relazione al D.Lgs 196/2003 La informiamo che il Suo indirizzo e-mail è stato reperito attraverso fonti di pubblico dominio o attraverso e-mail o adesioni da noi ricevute. Si informa inoltre che tali dati sono usati esclusivamente per l ‘invio della presS/Tletter e di presS/Tmagazine. Per avere ulteriori informazioni sui suoi dati, che di regola si limitano al solo indirizzo di e-mail può contattare il responsabile, Luigi Prestinenza Puglisi, all ‘indirizzo l.prestinenza@gmail.com. Tutti i destinatari della mail sono in copia nascosta (Privacy L.75/96).

E’ gradito ricevere notizie, le quali, dovranno essere comunicate via mail all ‘indirizzo l.prestinenza@gmail.com con almeno una settimana di anticipo e, comunque, entro il giovedì che precede l ‘evento, con brevi comunicati stampa, di regola non superiori alle cinque righe. In questi dovrà essere chiaro giorno e luogo dell’evento, titolo, partecipanti, telefono, mail, sito web per approfondimenti. Le notizie, a giudizio insindacabile della redazione, sono divulgate quando se ne intravede un potenziale interesse. E’ però cura di chi riceve la lettera verificarne attendibilità e esattezza. Pertanto esplicitamente si declina ogni responsabilità in proposito. La redazione si riserva il diritto di sintetizzare le lettere e gli interventi da pubblicare. Il materiale mandato in redazione, che è anche il luogo dove sono custoditi i dati, viale Mazzini 25, Roma, non verrà restituito.

 

In redazione: LPP, Edoardo Alamaro, Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Claudio Betti, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Rossella de Rita, Arcangelo di Cesare, Marco Ermentini, Francesca Ferlicca, Claudia Ferrauto, Elisabetta Fragalà, Maria Clara Ghia, Diego Lama, Nicolò Lewanski, Salvator-John Liotta, Massimo Locci, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Mario Miccio, Giulia Mura, Santi Musmeci, Renato Nicolini, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Benedetta Stoppioni, Diego Terna, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

Scrivi un commento